L’OSPITALITÀ È SACRA -Il silenzio della Chiesa

E ciò che più rammarica è il silenzio di fronte al rifiuto dell’altro, anche il silenzio dei cristiani e della Chiesa: si parla a sproposito di tante cose e poi non si alza la voce quando l’orfano, la vedova, lo straniero, i piccoli, i bambini vengono oppressi e rifiutati solo perché diversi. È qui che vorremmo sentire alta la voce della Chiesa; è qui che vorremmo vedere la gente andare in piazza contro questa deriva barbarica nei confronti degli indifesi.

Più la società si barrica dietro muri di prepotenza, di po-tere, di denaro, più diventa difficile praticare l’ospitalità. Finché si tiene chiuso il proprio cuore, si lascia chiuso anche lo spazio: più è ristretto il proprio spazio, meno possibilità esistono di dialogo e di interazione. Don Tonino Bello diceva che la convivialità delle differenze è il futuro della società: ospitare nel proprio cuore i popoli, ospitare nel proprio cuore il diverso.

Ospitare è scomodo perché fa saltare i propri schemi: per riuscire a fare spazio dentro se stessi al totalmente altro, all’ospite, bisogna avere imparato l’arte del saper morire a se stessi. Bisogna imparare che l’ospitalità verso l’altro significa che il diverso da noi deve diventare diverso “come noi”. Perché, nel dire che gli altri sono diversi, ci dimentichiamo che anche noi siamo diversi per gli altri. C’è una bella versione del tradizionale “Ama il prossimo tuo come te stesso”: “Ama il prossimo tuo, è come te stesso”. È come te stesso: con tutti i tuoi limiti. Con noi stessi siamo molto indulgenti: amare l’altro significa scusarlo nella stessa misura in cui scusiamo noi stessi. Solo se ridimensioniamo la nostra immagine, impareremo che accogliere l’altro vuol dire fargli spazio: assumere un atteggiamento positivo nei confronti del totalmente altro vuol dire riconoscerlo nella sua dimensione umana e culturale. Vuol dire, in altre parole, rispettare l’altro. Per questo dovremmo allenarci ad aprire le nostre menti e i nostri cuori alla conoscenza reciproca, in quanto si ama solo ciò che si conosce: solo allora ci sarà l’incontro di anime e di culture, solo allora saremo capaci di accogliere l’altro, solo allora sapremo che l’accoglienza è sacra.

1 Commento a “L’OSPITALITÀ È SACRA -Il silenzio della Chiesa”

  1. padre renato scrive:

    Solo l’amore restera’
    “È un funerale di stato!” si precipita subito a dirmi una donna, appena arrivato. Qui in Inghilterra la cosa significa proprio il contrario, pur mantenendo il suo senso letterale. L’incinerazione sarà a spese dello stato. Ma lo è per dei poveri cristi, senza risorse, come questi. Anche per il servizio religioso nessuno se ne prenderà carico, a meno che un responsabile religioso abbia un po’ di cuore… La moglie è deceduta l’anno scorso e quest’anno è il giovane uomo, alcoolizzato; qui di fronte il resto della famiglia di emigranti portoghesi: un adolescente e una ragazza dallo sguardo pietrificato. Un’immensa pietas, allora, ti prende guardando attorno i pochi amici di famiglia… Sì, siamo in emigrazione.
    Non è un funerale con i cavalli neri, come quello dell’altro giorno per un emigrato italiano. Questi aveva preferito qualcosa di old style. Il defunto, infatti, lo aveva sempre detto e desiderato, “un funerale con i cavalli,” creando non poche difficoltà per una strada stretta e trafficosa come la nostra. Qui la tradizione ancora impera e vecchie abitudini resistono, senza che nessuno se ne preoccupi tanto. Vecchio e nuovo coesistono a Londra, come la multiculturalità dai mille volti differenti. Si tratta di pacifica coabitazione, in fondo, che lascia ad ognuno la volontà di essere se stesso. Con la sua ambizione. Straordinaria metropoli inglese!
    E così, prima del momento di preghiera al cimitero osservo il prato verde attorno all’antica cappella gotica. Una piccola croce di cenere è disegnata sull’erba con attorno deposte con grande cura a raggiera una dozzina di lunghe rose appassite. Vicino, scorgo un’altra croce di cenere. Sono esseri umani. Destinati a scomparire alla prima pioggia…
    Scomparire nel nulla. Come l’essenzialità qui di un cimitero musulmano, dove si esalta unicamente la grandezza di Dio. Così, una semplice pietra senza nome indica sotto, in profondità, la presenza di un credente. O solo una ciotola d’acqua sulle tombe di terra, perchè gli uccelli possano venirvi a cantare e ricordare la vita dell’aldilà. Semplicità evangelica, diresti, che corona la fine di un’esistenza. Su ogni cosa, infatti, sovrasta unicamente l’onnipotenza di Dio.
    Tutto dice la provvisorietà di un’esistenza, il senso migrante del vivere che spesso dimentichiamo. L’importanza di camminare con altri compagni in umanità – differenti da noi – con cui condividere la gioia e la fatica del vivere insieme. Altra lezione fondamentale di un cristianesimo rivisitato. E ritorna in mente il senso delle ultime parole del Cristo: “Tutto è compiuto!” Non tanto finito, quanto piuttosto vissuto, realizzato. E questo si fa stupenda convinzione per una giovane missionaria, suor Leonella, martire in terra d’Africa: “Abbiamo una sola vita e dobbiamo viverla intensamente. Alla fine non resterà nulla. Se non l’amore.” Renato Zilio missionario a Londra Vangelo dei migranti di R.Zilio, EMI 2010 ( Prefazione Cardinal R.Etchegaray )

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