LO SPIRITO IN VACANZA

di Faustino Vilabrille
Dice Gesù: “Lo Spirito Santo, che il Padre manderà in mio nome, vi insegnerà ogni cosa, e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (Gv 14,26).

Circola una barzelletta che dice che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo decidono di andare in vacanza. Il Padre vuole tornare sul Sinai (per ricordare Mosè, i comandamenti, la li-berazione del popolo dalla schiavitù, ecc.); il Figlio vuole tornare a Betlemme (per la nascita tra i poveri), a Nazareth (per il lavoro da operaio), in Galilea (per la cura degli infermi, il cibo agli affamati, la proclamazione del Regno di Dio: fraternità, giustizia, uguaglianza, amore), a Gerusalemme (per l’eucarestia, il comandamento nuovo, la denuncia degli oppressori, la persecuzione, l’uccisione, il sepolcro vuoto…); e lo Spirito Santo dice: “Io voglio andare a Roma, perché non ci sono mai stato…”.

Sì, Spirito Santo, ti chiediamo di venire presto a Roma per disfarti il prima possibile di ricchezza, fasti, mitrie, cappelli, berrette, palli, prelature, pastorali, anelli d’oro, abiti da migliaia di euro, cerimonie offensive per i poveri, successi mondani, autoritarismo, dogmatismo, ornamenti di lusso, titoli quali porporato, santità, santo padre, eccellentissimo, reverendissimo, sua santità…

Sì, Spirito Santo, ti chiediamo di venire a Roma per realizzare il più presto possibile:

- l’impegno con i poveri: “Beati i poveri perché vostro è il Regno dei Cieli”;

- l’impegno per la giustizia: “Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia”;

- l’impegno per la fraternità: “Uno solo è vostro Padre: tutti voi siete fratelli”;

- l’impegno per l’uguaglianza: “Non chiamerete nessuno signore sulla terra; il maggiore fra di voi sia il servo di tutti”;

- l’impegno per l’austerità: “gli uccelli hanno i nidi e il Figlio dell’uomo non ha dove poggiare il capo”;

- l’impegno per la verità: “la verità vi farà liberi”;

- l’impegno con gli affamati, gli assetati, gli infermi, i denudati, gli incarcerati: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, in carcere e siete venuti a vedermi, perché il tempio vivo di Dio sono le persone: non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo abita in voi? Il tempio di Dio è sacro: voi siete il tempio del Dio vivo” (san Paolo).

Sì, Spirito Santo, vieni e ricorda loro tutto quello che ci ha detto Gesù. Ricorda loro e bene il Regno di Dio, il Messaggio di Gesù, i fatti della sua vita, il suo impegno con i bambini, i malati, le donne povere e disprezzate, l’uguaglianza assoluta di diritti fra uomini e donne: ricorda loro molto chiaramente che non hanno il diritto di discriminare le donne – come fanno da due millenni – perché Gesù non solo non lo ha fatto, ma, nell’evento più importante della sua vita (la resurrezione), ha tenuto particolarmente presenti le donne. Ricorda loro chiaramente che devono denunciare le ingiustizie e gli ingiusti che causano tanta ingiustizia fino ad uccidere di fame centomila persone al giorno, che non basta che facciano beneficenza a quelli che prima hanno reso poveri, che bisogna lottare per i diritti umani di tutti gli uomini, anche all’interno della stessa Chiesa, e che firmino una buona volta la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ricorda loro il Concilio Vaticano II, che sembra dimentichino apposta; che abbandonino tradizioni di altri tempi che oggi non hanno più valore e rivolgano l’attenzione al presente (“vino nuovo in otri nuovi”).

Ricorda loro di domandare ed ascoltare, perché non sanno tutto. Di’ molto chiaramente che non sei un loro patrimonio esclusivo e che tu semini verità anche in altre religioni, popoli e culture, pure in coloro che si confessano agnostici e non credenti; che dove c’è verità lì sei anche tu.

Sì, Spirito Santo, vieni e ricorda loro anche di preoccuparsi molto di più della Madre Terra. Di’ loro che già dal-l’origine dell’Universo battevi le ali su di essa come ci racconta la Genesi; che la Terra può vivere senza l’uomo, ma non l’uomo senza la Terra; che tu sei anche nei pesci, negli uccelli, nei minerali, negli alberi, negli animali; che vesti di bellezza i gigli, che ti curi dell’alimento dei passeri… Di’ loro che imparino dalle donne indigene, che, per quanto bisogno abbiano delle piante per preparare cibo o medicine, non colgono mai la pianta intera, solo alcune parti, e le chiedono perdono perché le stanno togliendo qualcosa che le apparteneva; o dai maya, che, per ogni albero che tagliavano, piantavano cinque semi e ti chiedevano perdono perché toglievano la vita ad un essere che tu stavi preservando.

Ricorda loro, come san Paolo nella Lettera ai Romani, che tutti gli esseri vivi sono chiamati alla resurrezione. Insisti su questo, Spirito Santo caro, perché la Terra è già malata, ha la febbre, rimane senza alberi e il sole la brucia; perché pochi uomini, ricchi e potenti, la stanno togliendo agli africani, i quali, rimanendo senza terra da coltivare, muoiono di fame. Di’ loro che la Terra ha la sua dignità e i suoi diritti.

Anche a noi, seguaci di Gesù, devi ricordare una quantità di cose, che però ti dirò un’altra volta. Per il momento e hai abbastanza da fare a Roma. Mi sa che avrai molto lavoro, e che delle vacanze… dovrai dimenticarti.

1 Commento a “LO SPIRITO IN VACANZA”

  1. padre renato scrive:

    Giovani a Londra

    “Ma questa è un’invasione!” mi fa un impiegato inglese solitamente così serio e rituale allo sportello della vicina banca Barclays. Parla dell’arrembaggio dei nostri giovani italiani a Londra da un certo tempo in qua…
    Evidentemente, nella città più popolosa e multiculturale d’Europa essi arrivano e scompaiono facilmente, mentre il loro accento si polverizza tra le 300 lingue che qui si parlano. Tuttavia il fenomeno si è ingrossato ultimamente e si rende visibile. È un cattivo sintomo per il nostro Paese, commenta qualcuno. La nostra è diventata per moltissimi giovani una terra senza speranza, senza prospettive e dalle rare opportunità. Per il nostro popolo – da sempre ottimista e ambizioso – è questo, in fondo, un vero handicap.
    Sono giovani laureati o diplomati, ragazze forse più dei ragazzi, ventenni e più… Sbarcano, si propongono di rimanere qualche mese, qualche anno, senza precise scadenze. L’attrazione prima è la lingua, vero passaporto per il mondo. Poi, in realtà, si agita sempre quel “sogno di Londra” così attraente anni fa come un’illusione collettiva per un modus vivendi più funzionale, con meno burocrazia, il clima di una società aperta e liberale, la complicità con tanti altri giovani.
    E, infine – aspetto nuovo in loro – la disponibilità ad ogni tipo di lavoro: la psicologa si fa baby sitter, il laureato cameriere… e spesso seguono contemporaneamente qualche corso all’università. Si parte dal basso. Quasi riscoprendo dei geni ereditari della cultura italiana: una straordinaria capacità di adattamento, un grande senso di universalità e apertura al mondo. Naturalmente, quando il campanile paesano non prende il sopravvento! E così vanno all’estero – go abroad – letteralmente, vanno al largo, come si esprime una lingua che sa di mare come quella inglese.
    È la stessa logica che accompagnava qui i primi migranti italiani di fine ‘700, grandi viaggiatori, artisti o commercianti: il senso del cosmopolitismo. Rispolverato oggi, semmai, con il valore europeistico e quel curioso timbro di estraneità che si respira appena si passa la Manica.
    Le difficoltà, tuttavia, non mancano. È la solitudine di una metropoli, la dispersione, i ritmi a volte duri di lavoro, la difficoltà abitativa, la droga, la perdita di punti di riferimenti… Ciononostante, il vivere in una società pragmatica e funzionale, dove non c’è tabù comportamentale o vestimentario, dà la percezione di crescere al senso del mondo. Attraverso la lingua, lo stile di vita, la vivace dimensione multiculturale, insieme a stimoli culturali di ogni genere, nasce la precisa sensazione di essere usciti dal nido.
    Si vive, allora, quel senso di provare e di provarsi. È il senso di una vita da combattere, uscendo dal contesto abituale, dal clima affettivo ristretto e vissuto in Italia. Si affronta il mondo. I modelli di vita ereditati di consumo e di riuscita si confrontano con la ristrettezza di mezzi economici, con la scuola della concretezza e del vivere in mezzo alla complessità. Come migliaia di migranti italiani venuti nell’ultimo secolo i giovani imparano che l’emigrazione è una lotta e una danza, qualcosa di duro e di bello insieme da vivere.
    La fede si fa, allora, ricerca di senso religioso più profondo, spesso avvertito più fortemente che in Italia. Si impone come necessità di essere positivi, nonostante le disillusioni e le tante sconfitte. La fede si fa impegno nel mettercela tutta di fronte alle difficoltà e diventa spesso un motore. La vita, così, è challenge, una sfida da giocare a fondo.
    È una lezione vera che stanno imparando. Educarsi alla mobilità, a uscire dai ghetti e dalle sicurezze circoscritte, che non permettono di respirare l’interculturalità e la diversità sociale di oggi. Evitare, allora, il rischio di diventare autoreferenziali, per aprirsi a una società di tutte le razze e culture dove la diversità non fa più paura, ma è contesto quotidiano.
    Così, alla fine della loro parabola all’estero, Sandro e Anna, due giovani architetti, rientrano in Italia per sposarsi e restarvi. Sono passati quattro anni intensamente vissuti a Londra, lavorando con un architetto coreano, uno indiano, un inglese e un ultimo pakistano: un team internazionale investito in grandi progetti in India. Esperienza formidabile, ti dicono entusiasti mentre brilla loro lo sguardo, ma sarà presa in conto? Difficile immaginarsi il loro futuro in Italia. Capisci, allora, che i giovani si attendono un’altra Italia: aperta, dinamica, tollerante e partecipativa. Sarà quella di domani?

    Vangelo dei migranti, R.Zilio EMI Bologna 2010 (Prefazione Cardinale R. Etchegaray)

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