E si parte per la foresta…
E si parte per la foresta.
Le larghe e polverose strade di Isiro inziano a restringersi avvolte dalla forza della foresta che avanza e inghiotte tutto cio che circonda.
Il rosso delle strade diventa ancora più intenso in contrasto con il verde umido degli alberi, che circondano il nostro Land Rover del 1960, carico dei nostri 6 corpi ancora freschi e riposati.
E l’emozione arriva, prima con i profumi della selva, poi con gli scricchiolii delle balestre ormai provate dalla ruggine di tanti anni, caricate dal peso di una “balla balla” piena di buche e piccoli canyon scavati dall’acqua durante la stagione delle pioggie.
E’ cosi che si chiamano le strade qua, “balla balla”, e proprio percorrendole si intuisce il perchè di questo buffo nome; sono appena larghe per far passare un’auto, e disconnesse tanto da permetterci di percorrere al massimo 10 Km all’ora nei punti di lancio massimo.
E proprio quando si inizia a prendere velocità, ecco che dal davanti, spunta un trasportatore dal viso avvolto da una bandana, con la sua bicicletta carica di riso fino al limite della sopportazione meccanica, magari in viaggio da 3 giorni, per qualche dollaro di ricompensa.
E siamo ancora fermi, perche assieme non si passa; ma la precedenza è nostra, perche siamo più grossi, e perchè siamo bianchi….
La strada prosegue dentro ai piccoli villaggi composti da quattro capanne di canne e terra secca e popolati da piccoli bambinetti, che attirati dal rumore raro di un’auto si precipitano sul ciglio per salutarci al grido di “mbote mindele”, che in lingua lingala significa “ciao uomini bianchi”.
L’emozione e la curiosità che trapela dai loro occhi e risuona dalle loro bocche, condita dal contesto di una natura profonda e antica, inizia a farmi sentire uomo, e non più individuo schiacciato dal nostro mondo europeo, ormai saturo di superfluo e inutile.
E si comincia a sentire la vera mondialità, quando ci fermiamo a Aru, in uno spiazzo in mezzo al niente, ma dentro al tutto, dove i missionari della consolata hanno costruito una scuola, di sei classi elementari per i bambini del villaggio.
E l’accoglienza si manifesta subito, entrando nelle classi, con saluti gioiosi di bambini dal volto timido, poi nel cortile esterno, con balli di benvenuto e qualche ovetto di gallina in omaggio.
Il percorso continua in auto, schiacciati e appiccicati l’un l’altro dal sudore, e allietati da Francesco e Fedele, l’altro missionario, che raccontano le barzelle e le mirabolanti avventure in foresta.
Fedele è il missionario forense, forse l’unico e vero selvatico di questi boschi, che da 27 anni, partendo dalla missione di Neisu, gira a dire messa e incontrare gli abitanti delle 17 parrocchie disseminate nella selva, dormendo come un nomade nelle loro capanne e mangiando assieme a loro.
Un personaggio indimenticabile, dal volto riflessivo, e dall’ umorismo unico.
Arriviamo quindi alla prima parrocchia, dove sistemiamo i bagagli e alloggiamo per la prima notte.
La serata passa all’aperto con i balli di accoglienza attorno al fuoco, ed i bambini, la maggioranza nel villaggio, che arrivano in processione per stringerci la mano.
Ci troviamo in posti dove gli abitanti della tribu non vedono tanti uomini bianchi tutti assieme da anni, e probabilmente per anni non ne vedranno più; ed è proprio questo che ci fa sentire importanti per loro e per noi.
Al mattino ci aspetta una messa con un matrimonio e due battesimi, nella grande cappella del villaggio, dove veniamo investiti da canti e balli allegri veramene sentiti in profondità.
Tre ore di messa che scivolano via in un battito di mani, mentre i bambini e le mamme incrociano incuriositi il nostro sguardo e studiano i nostri movimenti per vedere se assomigliamo ai loro.
Appena arrivato al villaggio ho notato la grande chiesa, e la mia prima impressione è stata abbastanza critica, perchè sostenevo che non è giusto dare tutto questa priorità alla costruzione della chiesa, quando l’impellenza sono le scuole per istruire i bambini, che gia dall’età di quattro anni vengono mandati a lavorare nei campi sotto 9 ore di sole.
Uscito da messa ho invece capito quanto la chiesa investa un ruolo primario di luogo di incontro, di condivisione, e di gioia, fondamentale per dare un senso di unità e fratellanza ad un popolo che abbiamo il dovere di aiutare affinchè trovi la via giusta per il suo sviluppo.
E non è facile questo, mille dubbi mi assalgono su quel che è giusto fare o non fare per aiutarli veramente; ma una cosa solo alla fine conta; sono nostri fratelli e non è giusto lasciarli morire per un’infezione stupida o lasciarli soccombere ai soprusi di chi non si fa scrupoli a sfruttarli per la loro ignoranza e semplicità.
E credo quindi che questa sia la via giusta, la via della mondialità, dove la comunione tra noi, troppo sviluppati e mal sviluppati e loro , ci porta a fare un passo indietro per trovare quell’equilibrio che può portare il mondo ad una giustizia e fratellanza maggiore.
Il secondo giorno in foresta, il più spettacolare, lo racconto domani, visto che siamo in Congo e la corrente elettrica è poca……..
23 gennaio 2007 alle 18:18
uh! che belli i vostri racconti, sono parole, lettere che si leggono tutte d’un fiato, lettere dense di particolari che ti avvolgono di colori, profumi, suoni. Lettere che offrono tanti spunti di riflessione sul nostro modo di vivere, su qual’è l’essenzialità del nostro vivere da occidentali. La cosa che mi colpisce di più leggendo i vostri racconti è quanti valori abbiamo perso, quanto le nostre vite siano circondate da meccanismi complessi che ci portano a correre sempre di più. Come riscoprire allora il valore della SEMPLICITA’ , dell’UMILTA’ ?
è bello condividere con voi le vostre emozioni..è altrettanto bello condividere con chi visita il sito impressioni e commenti..per cui invito tutti a clikkarlo più spesso e a non avere paura di lasciare il proprio commento!
un bacio a tutti!
23 gennaio 2007 alle 20:43
Ciao africani!
vi sto seguendo passo dopo passo…diciamo un po’ di nascosto…grazie veramente per condividere con tutti noi la vostra esperienza congolese.
Non ho idea di cosa si provi a respirare l’aria africana, a essere a contatto con gente africana…dai vostri racconti si evince tanta solarità che vi viene trasmessa da questo popolo…che meraviglia! GRAZIE.
Buon proseguimento di cammino!
24 gennaio 2007 alle 09:13
E’ difficile scrivere quello che si prova nel leggere le vostre lettera, ma è facile interpretare che la meraviglia e lo stupore vi sono costantemente negli occhi e ancor di più nel cuore. Beati voi?? no direi beati lo siamo anche noi che attraverso di voi abbiamo la possibilità di condividere questo sbalordimento.
Grazie Fra per aver fatto capire come sia bello saper cogliere anche nei piccoli gesti i grandi messaggi.
Grazie Fra per il coraggio che hai e sai trasmettere ai “tuoi” ragazzi per far sì che ciò si concretizzi.
Grazie Fra per la forza che sai e saprai dare nello scoraggiamento.
Grazie Fra per la gioia che riescono a sprigionare dall’esperienza di questo cammino.
Grazie di cuore per essere il …”grande” Fra.
24 gennaio 2007 alle 13:03
Non viene che da dire ancora e sentitamente…….GRAZIE! Grazie a voi ragazzi che ci testimoniate attraverso l’esperienza diretta la bellezza e l’importanza del semplice INCONTRO con l’ALTRO per riscoprirsi FRATELLI. Come diceva anche l’Abbe Pierre, scomparso due giorni fa, è nella COMUNIONE che dobbiamo investire per rendere migliore la vita di ognuno, non nell’individualismo profondo e sfrenato in cui ci stiamo avventurando………..grazie perchè ci state insegnando concretamente come si fa. Grazie Fra, perchè ti fai promotore di tutto ciò.
Andre,mi ha molto colpito quel che hai scritto……quando dici che “vi siete sentiti importanti per voi e per loro” mi vengono i brividi perchè credo che sia il punto più alto che un essere umano possa raggiungere. Un abbraccio a tutti. RO
24 gennaio 2007 alle 20:22
Grazie per quello che ci raccontate..ricordo anch’io quando sono stata in Africa tutte queste meravigliose emozioni!! Vi abbraccio a tutti GLORIA
27 gennaio 2007 alle 22:10
mi ha colpito leggere l’impressione di essere scrutati dalle mamme con i loro bambini per vedere le somiglianze
è proprio l’intuizione di una somiglianza profonda nella diversità che ci rende fratelli e sorelle
ciao, vi accompagno con i miei pensieri portandovi nelle mie azioni quotidiane giulietta