Santa Maria, donna del vino nuovo (Tonino Bello)

(Tonino Bello)
 

 

Santa Maria, donna del vino nuovo,

quante volte sperimentiamo pure noi

che il banchetto della vita languisce

e la felicità si spegne

sul volto dei commensali!

E il vino della festa che vien meno.

Sulla tavola non ci manca nulla:

ma senza il succo della vite,

abbiamo perso il gusto del pane che sa di grano.

Mastichiamo annoiati i prodotti dell’opulenza:

ma con l’ingordigia degli epuloni e con la rabbia di chi non ha fame.

Le pietanze della cucina nostrana hanno smarrito gli antichi sapori,

ma anche i frutti esotici hanno ormai poco da dirci.

Tu lo sai bene da che cosa deriva questa inflazione di tedio.

Le scorte di senso si sono esaurite.

Non abbiamo più vino.

Gli odori asprigni del mosto

non ci deliziano l’anima da tempo.

Le vecchie cantine non fermentano più.

E le botti vuote danno solo spurghi d’aceto.

Muoviti, allora, a compassione di noi,

e ridonaci il gusto delle cose.

Solo così le giare della nostra esistenza

si riempiranno fino all’orlo di significati ultimi.

E l’ebbrezza di vivere e di far vivere

ci farà finalmente provare le vertigini.

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