DUNGU: DOPO ATTACCHI RIBELLI UGANDESI, COPRIFUOCO E INSICUREZZA
“In due quartieri di Dungu sono rimaste soltanto capre e cani, gli abitanti si limitano a tornarvi soltanto per poche ore al giorno, poi preferiscono passare la notte in un terzo quartiere ritenuto più sicuro o anche nella foresta”: una fonte locale della MISNA che preferisce mantenere l’anonimato per motivi di sicurezza, descrive con queste parole la situazione nella cittadina della Provincia Orientale (al confine con Repubblica Centrafricana e Sudan), dallo scorso 17 settembre teatro di continue incursioni e violenze dei ribelli ugandesi dell’Esercito del Signore (Lra, Lord’s resistance army). “Dopo un attacco avvenuto il primo novembre sembrava che la gente stesse lentamente facendo ritorno – ha aggiunto la fonte - ma a due settimane da allora e con notizie di violenze che arrivano da altre parti della regione, in molti hanno preferito cercare un rifugio se non trasferirsi temporaneamente altrove”. Da una settimana a Dungu è entrato in vigore il coprifuoco e l’esercito, presente in città e nei dintorni con 2000 militari, ha cominciato a pattugliare le strade anche durante la notte. Ciononostante i ribelli continuano a muoversi liberamente, hanno loro sentieri, usano telefoni satellitari per tenersi in contatto tra loro, hanno perfino piccoli pannelli solari per ricaricare le batterie dei cellulari. A seguito delle loro incursioni, diversi civili sono stati uccisi – più di 20 hanno sicuramente perso la vita a Dungu il primo novembre – e decine sono gli adolescenti rapiti di cui non si conosce la sorte. Una situazione di precarietà aggravata dall’impossibilità dei contadini di poter lavorare le loro terre: “In questo momento – conclude la fonte della MISNA – sarebbe il momento di raccogliere il riso, ma nessuno lo sta facendo; così se al momento non ci sono emergenze alimentari e sanitarie, non è detto che la situazione rimanga la stessa nei prossimi mesi a meno di una cessazione delle ostilità”. [ GB]