QUARESIMA :METTERSI IN CAMMINO . P.RENATO
Forse a prima vista sembra un tempo triste, come l’inverno per le stagioni. La quaresima sembra un periodo che limita, rinchiude, trattiene e costringe la vita. Suggerisce, infatti, da sempre un senso di ascesi, una tradizione di disciplina, un limite in ogni cosa.
Invece, la quaresima è un tempo meraviglioso, luminoso. Invita a un dinamismo nuovo. Risveglia a una vitalità insospettata. E fa toccare con mano una forza straordinaria, la forza di Dio nascosta in ognuno. Essa incoraggia a mettersi in cammino.
Di fronte alla continua tentazione di sedersi, di istallarsi nell’abitudine, di rifiuto dell’altro o della novità, di sprofondarsi nei propri interessi essa stimola energicamente a riprendere il cammino. Ad avanzare verso l’altro, il differente da noi. Ed è come l’aria fresca del mattino che contiene una forza dinamizzante ad ogni passo, perchè libera la vita che è in noi per la vita dell’altro.
Ricordo un vecchio sacerdote francese quando spiegava ai bambini il senso del peccato. E mi stupiva come non ricorresse alla “pastorale della paura”, così abituale un tempo, quella che scuote gli animi promettendo pene o castighi. Aveva, invece, un approccio inedito che lasciava attoniti i suoi ragazzi.
E spiegava loro che il peccato più grave è quello di omissione. Perchè ricordava loro con entusiasmo:“Avete delle forze, delle qualità belle, delle energie nascoste con cui poter rivoluzionare il mondo. E non muovete un dito. Potete rendere più bello il nostro ambiente, più fraterno il nostro rapporto e invece si preferisce restare sulle proprie difese. E giocare, invece, con l’invidia, l’ambizione, l’arroganza, la gelosia, tutti veri sentimenti di chiusura o di paralisi!”
Quaresima è il tempo di mettersi in cammino, di uscire dalla chiesa. E ricordare che il vero praticante di una religione non è colui che va in chiesa, ma colui che esce e mette in pratica. Sì, realizza ciò che al suo interno ha cantato, proclamato, ascoltato o meditato: il perdono, la solidarietà, la riconciliazione, l’apertura gioiosa e missionaria all’altro, differente da noi.
È il tempo di tracciare sentieri nuovi, di aprire strade originali di incontro, di seminare speranza e ottimismo. Questo, in fondo, è “una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccesssi, una forza he non lascia mai il futuro agli avversari. Il futuro lo rivendica per sè!” Ripeteva questo con convinzione un pastore protestante, Dietrich Bonhoeffer. Al momento di essere trascinato alla morte a 39 anni di età sotto il nazismo, nella notte precedente l’esecuzione scriveva “La vittoria è sicura!”
Anche la morte serve alla vita dell’altro o dei valori in cui si crede. Splendida lezione del cammino di quaresima.
PREGHIERA A MARIA
Santa Maria, donna bellissima, attraverso te vogliamo ringraziare il Signore per il mistero della bellezza.
Egli l’ha disseminata qua e là sulla terra, perché lungo la strada, tenga deste, nel nostro cuore di viandanti, le nostalgie insopprimibili del cielo.
Riconciliaci con la bellezza.
Tu lo sai che dura poco nelle nostre mani rapaci.
Facci comprendere che sarà la bellezza a salvare il mondo.
21 febbraio 2010 alle 21:42
Dove stiamo andando?!
Ricordo con ammirazione un nostro vecchio professore libanese. Ci spiegava con passione la differenza tra due semplici termini: arabo ed ebreo. E faceva notare come etimologicamente i due sono costruiti sulle stesse medesime tre lettere, ma poste in ordine differente. Poi, puntigliosamente spiegava il senso della loro radice: ärb significa “colui che passa”, mentre invece äbr “colui che passa verso una terra”. In fondo, concludeva, l’arabo nato nel deserto vaga in esso passando da un’oasi ad un’altra, è un nomade. Invece l’altro ha nel sangue uno scopo, una terra promessa, un sogno da raggiungere. Per l’ebreo il suo camminare spirituale e simbolico ha un vero destino.
In tempo di quaresima anche il popolo cristiano vive questo senso del cammino. Avendo alla nostra sorgente il mondo ebraico, naturalmente sarà verso una terra promessa. Spesso, tuttavia, si dimentica che è tutto un popolo che si muove, non solamente degli individui: non è, infatti, un cammino solitario.
Ripenso, allora, con emozione alla marcia del deserto di tutta una diocesi a Gibuti. Era qualcosa di suggestivo, come tutto Israele che si muovesse sul suo percorso… dall’Egitto verso casa. Come la Chiesa intera in cammino verso il Regno.
Ogni anno, infatti, durante la quaresima i cristiani della diocesi di Gibuti con il vescovo in testa vivono un intero giorno di deserto. È per celebrare il sacramento della penitenza e dell’eucarestia, per riflettere e pregare insieme. E così si vedono tantissimi uomini, donne e bambini, venuti da tutte le parti della diocesi, camminare dalle prime ore del giorno sotto un sole sempre piu infuocato del deserto di Oveah.
Era bello osservare questo avanzare comunitario, meditativo e itinerante. Il gruppo dei bambini vocianti precedeva tutti nel loro zigzagare tra canyon, massi e distese vastissime di sabbia… In silenzio noi adulti li seguivamo in un cammino lento e difficile, ma curiosamente pedagogico, interrogativo…“Verso dove, Signore, sto camminando? Verso dove va la nostra comunità? È forse rimasta immobile sulle sue posizioni, con il suo solito giro, le persone abituali, il peso delle strutture, le stesse cose da fare, il ritmo stanco dell’abitudine?”
E, in questa ricerca del Regno, si imparava a pregare diversamente: ”Insegnaci a vivere in comunità più ariose, più aperte, missionarie. In un ascolto più attento, vigilante dei segni dei tempi: i giovani, i migranti, chi è piu fragile e vulnerabile…”
Perchè il Regno di Dio è ovunque un essere umano è amato. Ovunque si creano delle comunità in cui si impara ad amare, come la famiglia, le associazioni, le nazioni.
Il Regno di Dio è ovunque un migrante è trattato da essere umano, ovunque degli avversari si riconciliano, ovunque la giustizia è promossa, la pace ristabilita.
Allora, una comunità o un popolo non si trovano a vagare in un deserto, inseguiti dalla paura dell’altro. Avanzano, invece, verso una terra promessa da Dio: la fratellanza tra gli uomini.
Lettere da Gibuti, R. Zilio, Messaggero Edizioni, Padova 2009