FEDERICA E STEFANO ACCOGLIENZA A GIBUTI
L’1 Marzo ore 13.00 (11:00 ora italiana) 33 gradi centigradi: siamo arrivati a Gibuti. Abbiamo ricevuto una calorosa accoglienza in tutti i sensi, ad aspettarci all’aereoporto c’erano padre Francesco, padre Mateu e Fortuna figlia di MastaOt, “perpetua” della missione. In questi primi tre giorni abbiamo visitato, la città di gibuti: mercato, i vari quartieri, la cattedrale, ed anche la baraccopoli di Piccaduse. Oggi (mercoledì) siamo stati ad Alì Sabieh, nel sud del Gibuti, al confine con la Somalia, dove è presente una missione diocesana che ospita due suore della consolata.
In questi giorni abbiamo potuto toccare con mano la grande povertà in cui vivono i gibutini, la loro fortuna è la presenza delle basi militari francesi e la presenza del porto, che permettono a qualcuno di loro di lavorare.
Vorremmo condividere con voi qualche riflessione emersa durante queste giornate. Qui in Gibuti si può veramente ritrovare il nucleo vero dell’essere cristiani, si può capire molto bene che non siamo noi a salvare il mondo, ma è la fede in Cristo, è Cristo che salva il mondo noi siamo piccolissimi e fragili strumenti nelle sue mani. Questo ci ha fatto riflettere molto: quante volte mettiamo davanti la nostra volontà, i nostri obiettivi, la nostra realizzazione personale! Dovremmo invece ricordarci che il centro di tutto è il vivere da cristiani nella quotidianità, il fare è una pura conseguenza. Questo ci insegnano i trent’anni di vita ordinria di Gesù, li ha passati servendo, lavorando e facendo la carità. Vivere la vera carità non vuol dire fare grandi opere o donare il nostro superfluo o fare l’elemosina, la vera carità è un attitudine del cuore. La vera carità è portare nel cuore l’altro nonostante le sue diversità, nonostante la sua povertà ed i suoi difetti, anzi è amare soprattutto quelle parti di lui. Bisogna farsi carico dei bisogni dell’altro e sostenerlo, fornirgli gli strumenti, ma mai sostituirsi all’altro. Se si va incontro al’altro imponendo i proprio credo non si ottiene nulla, dobbiamo amare l’altro perchè è uomo, ‘perchè è immagine di Dio nonostante la sua religione e tutte le altre diversità. Qui i padri e le suore non fanno atro che prendersi cura e amare queste persone e anche loro sono di conseguenza amati.
I prossimi giorni saremo tra i nomadi Afar del nord di Gibuti, torneremo lunedì e allora scriveremo la prossima puntata!