Visita ai villaggi nomadi Afar. (Montepetra 2)

Siamo tornati ieri pomeriggio da un tour che ci ha portato in giro per tutto lo stato di Gibuti.
Ad accompagnarci nella nostra prima tappa c’era Ibrahim, un amico di padre Francesco che ora vive nella baraccopoli di Piccadus insieme ad alcuni dei suoi figli e la moglie, mentre la sua tribù ed i suoi parenti vivono in montagna.
Giovedì 4 Marzo: la prima tappa è stato il Lac Assal: è un grandissimo lago pieno di sale sul quale si può camminare, ci si sente un po’ come Gesù; tutto attorno il paesaggio è fatto da montagne di roccia vulcanica nera e di montagne di sale bianco, è veramente uno spettacolo, sembrano paesaggi lunari ma per aiutarvi nell’immaginazione metteremo qualche foto. E’ un caldo terribile perchè tutto è fatto di roccia vulcanica, abbiamo visto anche una sorgente di acqua bollente (come San Tommaso non ci abbiamo creduto finchè non ci abbiamo messo il dito). Siamo poi ripartiti verso la montagna e dopo circa un’ora di viaggio siamo arrivati ad un pozzo dove ci aspettava il fratello di Ibrahim con il cammello che ha portato i nostri zaini alla meta. Guidati da Ibrahim siamo partiti, il cammino è stato molto lungo ed è durato quasi 4 ore, abbiamo prima camminato su un altopiano in mezzo a tutti gli arbusti verdi per via della pioggia degli ultimi giorni, poi siamo scesi in un wed (letto di un fiume in secca); verso l’arrivo abbiamo trovato un piccolo fiumiciattolo d’acqua la salvezza di queste tribù che vivono su questi monti. Dopo una breve scalata siamo arrivati sul cucuzzolo della montagna dove vive la famiglia di Ibrahim e dove hanno costruito un tucul per padre Francesco. E’ stata una esperienza molto bella, unica per noi, abbiamo passato tutta la serata stesi fuori dal tucul ad ammirare il cielo, che anche se nuvoloso aveva il suo fascino, e a chiaccherare; ci siamo poi spostati dentro per la notte.
Quello che più ci ha colpito è stata l’accoglienza riservataci: appena arrivati ci hanno offerto del latte e del pane fatto di farina di mais e latte, anche la mattina ci hanno preparato del te, del latte e ancora pane e poi hanno addirittura ucciso un capretto per noi che ci hanno servito per pranzo insieme a tanto riso. Questa accoglienza ci ha tanto colpito perchè noi siamo completamente diversi da loro: noi bianchi e loro neri, noi ricchi e loro poveri, loro mussulmani noi cattolici, ma ci hanno donato tutto quello che potevano. Noi saremmo capaci di accogliere così il diverso? In Italia non abbiamo mai sperimentato un’accoglienza così totale!
Un’altra cosa che ci ha molto colpito è stato il modo di vivere di questa gente: tutto il giorno soli a pascolare le capre, noi penseremmo “poverini che brutta vita! Chissà che noia!” invece loro sono molto sereni, i bambini sorridono e non si lamentano inutilmente, hanno imparato veramente a vivere. Qui le persone vivono nel presente, vivono intensamente il momento senza aspettare il ritorno del passato o l’affannarsi per il futuro ed è proprio questo vivere nel presente che rende sereni, tranquilli e felici.
A domani per la prossima puntata
Il tucul su Montepetra 2 - Eremo Charles de Foucould

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