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PREGHIERA

Lunedì 5 Gennaio 2009

Hanno oscurato il cielo della Palestina

Una stella indicava il cammino in quelle notti di timore e buio, Signore.
Uomini saggi, da lontano, compresero che li avrebbe condotti a te,
Dio della pace e della fraternità tra tutte le creature,
e ‘gioirono molto di gioia grande’.
E andarono. E videro. E si inchinarono alla novità di un Dio venuto a condividere, a soffrire e ad amare fino in fondo i suoi figli, tutti quanti.
Signore, oggi a Gaza quella stella è oscurata da bombe e razzi seminatori di paura e di morte.
Ti supplichiamo: aiuta i potenti che abitano la Terra santa a fermarsi.
A far cessare i bagliori mortiferi delle armi, a non spegnere la stella.
Signore, Dio-con-noi! Tu che bambino piangevi
come tutti i bambini del mondo,
asciuga le lacrime dei bimbi di Terra Santa,
vittime di una nuova strage degli innocenti:
ora il loro cielo ha il colore della notte senza speranza.
Consola il pianto delle mamme di Gaza, che non vedranno mai crescere i loro figli perchè la loro veglia, in queste notti senza luce, è una veglia funebre. Dona loro la forza di non spegnere nei loro cuori straziati
la fiammella del perdono.
Signore, tu che attraverso la stella hai chiamato ad una vita buona ogni uomo e donna del mondo, tu che della trepidazione dei pastori e dei magi hai colto il movimento, l’andare verso, restituisci a noi, che forse ci sentiamo lontani dalla tragedia che si sta compiendo in queste ore a Gaza, il senso di una giustizia che cerchi il bene di tutti.

Signore, Dio degli ultimi e degli oppressi, tu che ti sei lasciato umiliare e ferire per vivere fino alla fine il dramma di tutti i crocifissi nell’ingiustizia, accarezza le migliaia di bambini, donne e uomini innocenti che non hanno trovato riparo dalla follia delle bombe intelligenti, degli attacchi mirati. Signore, Padre di tutti i danni collaterali di questa tragedia, tu che non l’hai certo voluta, ma che la subisci insieme a loro, sostieni la dignità di questi tuoi figli amatissimi. E a coloro che così stoltamente hanno organizzato e stanno perpetrando questo ennesimo atto di barbarie, infondi un po’ di quella sapienza che accendeva la notte di quei tre saggi venuti ad incontrarti.

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LISTIAMO A LUTTO LA STELLA DEI MAGI

Lunedì 5 Gennaio 2009
Attiviamoci subito per compiere UN GESTO simbolico, che stimoli più profonde prese di coscienza e diffonda un ampio rifiuto della logica dell’annientamento e della morte
 “Pesanti bombardamenti, un gran numero di vittime, i soldati israeliani non distinguono più tra civili e combattenti, questa è guerra, guerra, guerra; qualcuno provi a fermarli. Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento; è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice”.

Questo disperato appello del parroco di Gaza è stato raccolto da Pax Christi, che con UN COMUNICATO ha provato a scuotere la pesantissima indifferenza con cui in Italia si sta assistendo al massacro di un’intera popolazione, per metà minori. Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente.

Dopo una settimana di bombardamenti e centinaia di morti, i carri armati hanno invaso la Striscia, seminando morte casa per casa, distruggendo in un bagno di sangue luoghi di culto e ospedali, scuole e centrali elettriche. Se vergognosi sono il silenzio consenziente dei Governi e la paralisi delle Nazioni Unite, inaccettabile è il nostro assistere attoniti e rassegnati a questo crimine di guerra, senza condividere almeno un sussulto di indignata protesta.

 

Attiviamoci subito per compiere UN GESTO simbolico, che stimoli più profonde prese di coscienza e diffonda un ampio rifiuto della logica dell’annientamento e della morte. Nelle nostre case, nelle nostre chiese, lì dove splende il segno della STELLA COMETA, annuncio di luce e speranza per ogni uomo e donna, proponiamo di LISTARE A LUTTO LA STELLA DEI MAGI, perché sia percepibile la nostra vicinanza a tutti coloro che stanno piangendo i loro cari, ed evidente il nostro fermo NO alla distruzione, ai bombardamenti, alle uccisioni di centinaia di persone innocenti.  

Proponiamo occasioni di riflessione con UNA PREGHIERA di supplica per la pace che, ispirata alla Solennità dell’Epifania, potrà essere diffusa lungo tutto il mese di Gennaio, tradizionalmente dedicato alla pace

NON SPEGNETE LA STELLA

Lunedì 5 Gennaio 2009

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, in versione integrale, il seguente appello di ‘Pax Christi’:

[”Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice”. Padre Manauel Musallam, parroco a Gaza, 27 dicembre 2008]

Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente.

A voi, capi politici e militari israeliani,

chiediamo di considerare che insieme ai ‘miliziani’ di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: “Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d’Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra”.

FERMATEVI SUBITO!

A voi, capi di Hamas,

chiediamo di considerare che i vostri razzi artigianali lanciati verso le cittadine israeliane poste sul confine, sono strumenti ulteriori di distruzione e, per fortuna raramente, di morte, e creano inutilmente paura e tensione tra i civili. Sono una assurda e folle reazione all’oppressione subita, che si presta come alibi per un’aggressione illegale. Se foste più potenti, capi di Hamas, vorreste forse raggiungere i livelli di distruzione dei vostri nemici? E non essendolo, a che scopo creare panico, odio e desiderio di vendetta nei civili israeliani che vivono a fianco alla vostra terra? Quali strategie di desolazione, disumane e inefficaci, state perseguendo?

FERMATEVI SUBITO!

E noi donne e uomini che apparteniamo alla ‘società civile’,

FERMIAMOCI TUTTI!

Sostiamo almeno un minuto accanto a tutti i civili che soffrono. Alle centinaia di ammazzati palestinesi, che per noi non avranno mai nome e volto, come alle due vittime israeliane. Alle centinaia di feriti palestinesi e ai fortunatamente pochi feriti israeliani. A chi ha perso la casa. A chi non può curarsi.

E poi, tutti insieme, alziamo la voce: non è questa la strada che porterà Israele a vivere in pace e sicurezza. Non è questa la strada che porterà i palestinesi a vivere con dignità in uno Stato senza più occupazione militare, libero e sovrano.

I media italiani in questi giorni hanno purtroppo mascherato una folle e premeditata aggressione - e soprattutto l’insopportabile contesto di un assedio da parte di Israele che per mesi ha ridotto alla fame un milione e mezzo di persone - scegliendo accuratamente alcuni termini ed evitandone altri.

La maggior parte dei quotidiani e telegiornali ha affermato che “è stato Hamas a rompere la tregua”. Invece il 19 dicembre è semplicemente scaduta una tregua della durata concordata di sei mesi. L’accordo comprendeva: Il cessate-il-fuoco, la sua estensione nel giro di qualche mese alla Cisgiordania e la fine del blocco di Gaza. Questi impegni non sono stati rispettati da Israele (25 palestinesi uccisi solo dalla firma dell’accordo) e quindi Hamas non l’ha rinnovato. Ancor più precisamente, già ai primi di novembre, Israele aveva rotto la tregua con una serie di attacchi a Gaza uccidendo altri 6 palestinesi.

Aiutiamoci allora a valutare criticamente le analisi spesso falsate dei media per dare maggior forza ad altre voci diventate grida: Solo poche ore fa, proprio a Gaza, il Patriarca di Gerusalemme celebrava la Messa di Natale riprendendo il suo Messaggio natalizio: “Siamo stanchi. La pace è un diritto per tutti. Siamo in apprensione per l’ingiusta chiusura imposta a Gaza e a centinaia di migliaia di innocenti. Siamo riconoscenti a tutti gli uomini di buona volontà che non risparmiano sforzi per spezzare questo blocco.”

La strada intrapresa invece, lastricata di sangue e macerie, condurrà la gente qualsiasi al macello. E i suoi capi alla sconfitta. In primo luogo alla sconfitta umana.

[Sul sito di Pax Christi (www.paxchristi.it) all’appello si accompagnano una stella cometa listata a lutto e una preghiera per la pace da diffondere e proporre in tutte le comunità domani 6 gennaio, nelle domeniche successive e in tutte le occasioni di preghiera per la pace nel mese di gennaio.]

Epifania del Signore

Lunedì 5 Gennaio 2009

Vangelo: Mt 2,1-12
Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

I magi sono la primizia dei popoli che giungono alla fede in Gesù. Figure di coloro che cercano la risposta alle grandi domande. I magi sono dei sapienti: astronomi, filosofi e teologi nello stesso tempo. Hanno sete di verità e di salvezza. Desiderano la conoscenza che serve per la vita. Cercano risposte scrutando il cielo. Ed ecco, vedono splendere nella notte una stella straordinaria, che essi interpretano come segno della venuta di un grande re salvatore. Poi giunti a Gerusalemme, scrutano le Sacre Scritture degli Ebrei. Si mettono in ascolto della rivelazione profetica. Guidati dal segno cosmico della stella e dalla rivelazione storica contenuta nella Scrittura, arrivano finalmente all’incontro con il Salvatore. E sono ricolmati di gioia, perché in lui trovano la risposta ai più profondi desideri del cuore. Si prostrano in adorazione davanti al Signore e gli offrono i loro tesori, un gesto che dice la pienezza della fede, l’adesione consapevole, l’affidamento incondizionato.

I magi hanno molto da insegnare all’uomo contemporaneo. Per giungere alla fede, bisogna innanzitutto porsi le grandi domande sul senso della vita. Chi cerca con passione la verità, prima o poi la trova. “Chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”, ha detto il Signore Gesù. Purtroppo molti oggi non cercano e non bussano. Il principale ostacolo per la fede oggi è l’indifferenza, la rimozione delle grandi domande. C’è, però, una ricerca per giungere alla fede in Cristo e c’è un’ulteriore ricerca del credente, per conoscere meglio, amare di più e vivere più intensamente. Occorre fare e cercare, come fecero i magi, attraverso i segni del cosmo e della storia, con la luce della ragione e con l’ascolto della parola di Dio. Cercare la verità per incontrare Cristo.

Anche i Magi, partiti dall’Oriente molto lontano, sono giunti davanti al Bambino. Dopo il lungo viaggio, sotto la guida della stella, e l’infaticabile ricerca mai interrotta nonostante i depistaggi e le false tracce, sono finalmente giunti in vista del Salvatore dinanzi al quale si prostrano in adorazione. Quello che hanno trovato, di per sé, non ha nulla di straordinario: una casa, un bambino, una madre. Straordinario, casomai, è stato il cammino che li ha condotti fin lì, sotto un segno del cielo interpretato con la sapienza nascosta nella cultura e nella tradizione spirituale di cui sono ricchi tutti i popoli della terra. Così il cammino dei Magi è figura delle tappe che tutti i popoli e gli individui di ogni tempo devono percorrere nel loro andare incontro al Salvatore del mondo. Prima di assaporare la gioia dell’incontro con Cristo, prima di adorarlo e di offrirgli il meglio di una vita – se non la vita stessa – occorre cercare, chiedere, seguire i segni di Dio che sono anche i segni dei tempi.

La meta è certa perché non ci è solo davanti, ma ci precede da sempre. “Non mi cerchereste se non mi avreste già trovato”, dice il Signore per bocca di Agostino, “e non mi trovereste se non mi facessi già trovare”.
L’epifania è la manifestazione della gloria di Dio, della sapienza nascosta nei secoli, che per non abbacinarci si rivela nella piccolezza di un bambino in braccio alla madre. Dio si è fatto piccolo, uomo nella carne, perché ogni uomo e ogni carne, anche la più “piccola” e “debole”, possa contenere il mistero della grazia che è vita divina.
Oggi, anche noi cristiani, siamo immensamente vicini alla manifestazione di Dio. Due millenni di cristianesimo sono alle nostre spalle. Ma la fede è sempre cammino e responsabilità personale, oltre che dono di Dio. E anche per noi, a volte, è possibile che quelli “venuti da lontano” giungano prima di noi.

I doni dei Magi – l’oro, l’incenso e la mirra – da sempreci hanno indicato la natura e il segreto di quel Bambino: la sua regalità e la sua divinità. Tra le due, il modo in cui esercita le prerogative divine: con la sofferenza, la croce, il dono di sé. Proprio la mirra, l’amaro unguento usato per preparare i cadaveri, allude già all’evento di Pasqua. È anche per questo che oggi, dopo la proclamazione del Vangelo, il ministro dà l’annunzio del giorno della Pasqua, attorno al quale si incastonano tutti i giorni santi della liturgia cristiana.

 

Erode fa parte di coloro che pensano che il Signore è un Dio che toglie, per cui se ne difende. A volte succede anche a me di pensare che il Signore voglia togliermi qualche cosa o che voglia che io faccia qualche cosa di gravoso per lui, ma basta guardare il cielo e contare le stelle per rendersi conto di quanto sono piccolo e di quanto difficilmente potrei dargli qualche cosa che gli possa servire. Penso che è una presunzione credere che posso fare o dare una cosa al Dio creatore di tutte le cose che gli torni utile, posso solo ringraziarlo e manifestare gratitudine.

I Magi invece, abituati a guardare le stelle, scoprono una stella che li apre alla speranza, e la vanno a cercare perché intuiscono che è il segno che è nato il re dei giudei. Logicamente lo vanno a cercare a corte, perché si presume che un futuro re sia nato nell’ambito del potere vigente. Scoprendo invece che la stella li porta in un tutt’altro contesto, cioè alle porte di una povera grotta, vedendo il bambino si meravigliano e si prostrano, perché intuiscono che li c’è qualche cosa di straordinario.

Come hanno fatto non lo sappiamo, ma sappiamo che avrebbero potuto rimanere delusi o pensare di avere sbagliato, e invece li vediamo pieni di gioia, e questo è per loro il segno della presenza del Signore.

Anche noi abbiamo bisogno di vedere questa stella e di seguirla fino alla grotta, per avere una speranza, un futuro e raggiungere il Signore della gioia.

Aprici, Signore, alla contemplazione del Cielo e insegnaci a vedere i piccoli segni della tua presenza attorno a noi.
 

II DOMENICA DOPO NATALE

Sabato 3 Gennaio 2009

L’evento dell’incarnazione del Verbo è la rivelazione perfetta e insuperabile del mistero di Dio. È nella “storia del Verbo” (san Bernardo) che l’uomo può vedere la gloria di Dio e così la vita eterna è già donata all’uomo, mentre ancora vive nel tempo.
Il disegno misterioso di Dio sull’umanità ora è pienamente svelato: a chi accoglie il Verbo fatto carne viene donato il potere di diventare figlio di Dio. L’uomo è chiamato a divenire partecipe della stessa filiazione divina del Verbo: ad essere nel Verbo Incarnato figlio del Padre. E il Padre genera nel Verbo Incarnato anche ogni uomo e in lui vede e ama ogni persona umana. È la suprema rivelazione della dignità di ogni persona umana, della singolare preziosità di ogni uomo.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.
 

LA BIBBIA
«Nel quieto silenzio che avvolgeva ogni cosa, mentre la notte giungeva a metà del suo corso, il tuo Verbo onnipotente, o Signore, è sceso dal cielo, dal trono regale» (cfr. Sap 18,14-15. Ant ingr.)
«Così non ha fatto con nessun altro popolo, non ha manifestato ad altri i suoi precetti» (Sal 147).
«Nella città amata mi ha fatto abitare. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso» (cfr Sir 24, l2)

LA CATECHESI E IL MAGISTERO
«L’Incarnazione del Figlio di Dio rivela che Dio è il Padre eterno e che il Figlio è consustanziale al Padre, cioè che in lui e con lui è lo stesso unico Dio» (CCC, 262).
«Inseparabili nella loro sostanza, le Persone divine sono inseparabili anche nelle loro operazioni. Ma nell’unica operazione divina ogni Persona manifesta ciò che le è proprio nella Trinità, soprattutto nelle missioni divine dell’Incarnazione del Figlio e del dono dello Spirito Santo».

I PADRI
“Cristo prese la sua carne dalla carne di Maria; con questa carne passò sulla terra, e la stessa carne ce la dà come alimento di salvezza” (Sant’Agostino, In Ps 98,5).
“Miracolo dei miracoli; miracolo incomprensibile, dove Dio dimostrò la potenza del suo amore verso gli uomini, che da Dio lo rendeva uomo, da creatore a creatura: Creator ex creatura oritur” (Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Novena del Santo Natale, I).

PENSIERI E FRASI
Egli (von Balthasar) aveva fatto del mistero dell’Incarnazione l’oggetto privilegiato del suo studio, vedendo nel «triduum paschale» [triduo pasquale, ndt.] - come titolò significativamente uno dei suoi scritti - la forma più espressiva di questo ingresso di Dio nella storia dell’uomo. Nella morte e risurrezione di Gesù, di fatto, si rivela in pienezza il mistero dell’amore trinitario di Dio. La realtà della fede trova qui la sua «bellezza» insuperabile. Nel «dramma» del mistero pasquale, Dio vive pienamente la sua umanità, ma allo stesso tempo da significato all’azione dell’uomo e contenuto all’impegno cristiano nel mondo. Cosi von Balthasar vedeva la «logica» della rivelazione: Dio si fa uomo affinché l’uomo possa vivere la comunione di vita con Dio. In Cristo, si offre la verità ultima e definitiva della ricerca di senso che ciascuno si pone. L’estetica teologica, quella drammatica e quella logica, costituiscono la trilogia, nella quale questi concetti trovano ampio spazio e un’applicazione convinta. Posso testimoniare che la sua vita fu una genuina ricerca della verità, che egli comprendeva come una ricerca della vera Vita. Cercò le orme della presenza di Dio e della sua verità dovunque: nella filosofia, nella letteratura, nelle religioni, rompendo sempre quei circuiti che frequentemente imprigionano la ragione, aprendola agli spazi dell’infinito (Benedetto XVI, Messaggio nel centenario della nascita del teologo Hans Urs von Baltasar. In Zenit, ZS05101003 - ns. trad.).

ANEDDOTI
Nell’839 il diacono tedesco Bodo, educato fin dai suoi primi anni nella religione cristiana, si convertì al giudaismo prendendo il nome di Eleazaro. Ebbe una controversia con Paulo Alvaro, di Cordova, l’intimo amico di sant’Eulogio. Eleazaro bestemmiò contro l’Incarnazione. Alvaro rispose: «Chiedi “in che modo la carne incontrò la carne senza danno della verginità? Dimmi: in che modo fruttificò il bastone di Aronne, senza essere piantato? Perché si arrestò il sole al comando di Giosuè? Come poté parlare l’asina di Balaam? Perché retrocedette di quindici gradi la meridiana di Ezechia? Non confessi tu che tutte queste cose accaddero, non naturalmente, ma miracolosamente?».

BENEDETTO XVI: PACE E LOTTA ALLA POVERTA’ NELL’OMELIA E NELL’ANGELUS DI OGGI

Venerdì 2 Gennaio 2009

“L’anno nuovo inizia con il passo dei cercatori di pace”: lo ha detto oggi Benedetto XVI, dopo la prima preghiera mariana dell’Angelus del 2009, esprimendo “apprezzamento per le innumerevoli iniziative di preghiera e riflessione sul tema della pace”, tra le quali “quella della Conferenza Episcopale Italiana, svoltasi ieri sera a Palermo”. Prima dell’Angelus, al termine della Messa per la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nella ricorrenza della 42a Giornata Mondiale della Pace, il Papa aveva detto tra l’altro: “All’inizio di un nuovo anno, il mio primo obiettivo è proprio quello di invitare tutti, governanti e semplici cittadini, a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà e ai fallimenti, ma di rinnovare il loro impegno. La seconda parte del 2008 ha fatto emergere una crisi economica di vaste proporzioni. Tale crisi va letta in profondità, come un sintomo grave che richiede di intervenire sulle cause. Non basta – come direbbe Gesù – porre rattoppi nuovi su un vestito vecchio (cfr Mc 2,21). Mettere i poveri al primo posto significa passare decisamente a quella solidarietà globale che già Giovanni Paolo II aveva indicato come necessaria, concertando le potenzialità del mercato con quelle della società civile (cfr Messaggio, 12), nel costante rispetto della legalità e tendendo sempre al bene comune”. Subito prima, Benedetto XVI aveva sottolineato “Non si tratta di confidare in una sorte più favorevole, o nei moderni intrecci del mercato e della finanza, ma di sforzarsi di essere noi stessi un poco più buoni e responsabili, per poter contare sulla benevolenza del Signore. E questo è sempre possibile, perché ‘Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio’ (Eb 1,2) e continuamente ci parla, mediante la predicazione del Vangelo e mediante la voce della nostra coscienza. In Gesù Cristo è stata mostrata a tutti gli uomini la via della salvezza, che è prima di tutto una redenzione spirituale, ma che coinvolge interamente l’umano, comprendendo anche la dimensione sociale e storica”. Nell’omelia per la messa che aveva preceduto l’Angelus Benedetto XVI aveva anche detto: “Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante? Lo esigono, in realtà, più ancora che le difficoltà finanziarie immediate, lo stato di salute ecologica del pianeta e, soprattutto, la crisi culturale e morale, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni parte del mondo”. Benedetto XVI aveva così conclusola sua omelia: “A Maria, Madre del Figlio di Dio fattosi nostro fratello, rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera, perché ci aiuti a seguirne le orme, a combattere e vincere la povertà, a costruire la vera pace, che è opus iustitiae. A Lei affidiamo il profondo desiderio di vivere in pace che sale dal cuore della grande maggioranza delle popolazioni israeliana e palestinese, ancora una volta messe a repentaglio dalla massiccia violenza scoppiata nella striscia di Gaza in risposta ad altra violenza. Anche la violenza, anche l’odio e la sfiducia sono forme di povertà – forse le più tremende – “da combattere”. Che esse non prendano il sopravvento! In tal senso i Pastori di quelle Chiese, in questi tristi giorni, hanno fatto udire la loro voce. Insieme ad essi e ai loro carissimi fedeli, soprattutto quelli della piccola ma fervente parrocchia di Gaza, deponiamo ai piedi di Maria le nostre preoccupazioni per il presente e i timori per il futuro, ma altresì la fondata speranza che, con il saggio e lungimirante contributo di tutti, non sarà impossibile ascoltarsi, venirsi incontro e dare risposte concrete all’aspirazione diffusa a vivere in pace, in sicurezza, in dignità. Diciamo a Maria: accompagnaci, celeste Madre del Redentore, lungo tutto l’anno che oggi inizia, e ottieni da Dio il dono della pace per la Terrasanta e per l’intera umanità. Santa Madre di Dio, prega per noi.

PADRE MUSALLAM ALLA RADIO VATICANA: ” IL DIO DELLA PACE CI DIA LA PACE”

Venerdì 2 Gennaio 2009

Lanciando un appello per la pace in Medio Oriente, alla Messa di ieri per la 42esima “Giornata mondiale della pace”, Benedetto XVI ha ricordato “la piccola ma fervida parrocchia di Gaza”. Fausta Speranza della Radio Vaticana ha raggiunto telefonicamente il parroco, padre Manuel Mussalam. Ecco parte dello scambio di domande e risposte:

PADRE MUSALLAM - La maggior parte della gente qui a Gaza non ha sentito le parole del Papa che i media hanno riportato. Ma noi non abbiamo l’elettricità e dunque internet. Specialmente a Gaza City noi possiamo ascoltare la radio di Gaza, ma non abbiamo contatti con il mondo, con i media. Questa è la situazione ma ovviamente per quelli ai quali abbiamo riferito le parole del Papa è stata una cosa molto buona. Pochissime persone sono riuscite, sia ieri che oggi, ad andare a Messa anche grazie a delle suore che li hanno portati con la macchina. Qui da noi i raid aerei hanno distrutto moltissimo sia case che edifici istituzionali. Io ho parlato con alcune famiglie e molti dei cristiani e musulmani che conosco hanno le case distrutte anche se non sono stati attaccati direttamente, ma le loro case erano accanto agli obiettivi dei raid. Gli obiettivi da colpire erano in piena città dunque non avrebbero potuto distruggere posti di polizia, depositi di armi, uffici governativi, senza colpire le abitazioni private. Stamattina hanno distrutto il ministero dell’Istruzione. Hanno distrutto il Parlamento, il ministero degli Interni.

DOMANDA: Padre Manuel qual è la preghiera che ha nel cuore?

RISPOSTA: Ho chiesto ai miei parrocchiani di recitare con me ogni ora questa preghiera: il Dio della pace ci dia la pace, il Dio della pace dia a questo paese la pace. Noi cantiamo l’Agnus Dei per chiedere la pace. Per il mondo ho questa preghiera: la carità del mondo, la carità dei cristiani, la carità di Cristo, la carità del Vangelo, la carità della Chiesa se si ferma di fronte alle difficoltà non è la carità di Dio. La carità della Croce passa attraverso tutte le difficoltà e arriva a chi ha bisogno. Noi aspettiamo la carità della Croce. [CO

«Chi ci insegnerà la felicità?»del filosofo Paul Ricoeur

Mercoledì 31 Dicembre 2008

Mi piace molto la parola felicità. Per molto tempo ho pensato che era o troppo facile o troppo difficile parlare della felicità, e poi ho superato questo pudore, o meglio ho approfondito questo pudore di fronte alla parola felicità. La prendo in tutta la varietà dei suoi significati, compreso quello delle beatitudini. La formula della felicità è: «Beato chi…». Saluto la felicità come una «ri-conoscenza» nei tre sensi della parola. La riconosco come mia, l’approvo negli altri e ho della gratitudine per ciò che ho conosciuto della felicità, e delle piccole felicità, tra le quali, le piccole felicità della memoria, per guarirmi delle grandi infelicità dell’oblio. E qui funziono nello stesso tempo come filosofo, nutrito dei greci e come lettore della Bibbia e del Vangelo dove si può seguire il percorso della parola felicità. Ci sono come due registri: il meglio della filosofia greca è una riflessione sulla felicità, la parola greca eudeimon, come in Platone e Aristotele, e, d’altra parte, mi ritrovo molto bene nella Bibbia. Penso all’inizio del Salmo 4: « Chi ci farà vedere il bene?». E’ una domanda retorica, ma che ha la sua risposta nelle beatitudini, e le beatitudini sono l’orizzonte di felicità di una vita posta sotto il segno della benevolenza, poiché la felicità non è semplicemente ciò che non ho, ciò che spero di avere, ma anche ciò che ho gustato.

Tre immagini di felicità

Recentemente riflettevo sulle immagini della felicità nella vita. Riguardo alla creazione: un bel paesaggio di fronte a me, la felicità è l’ammirazione. Poi, seconda immagine, riguardo agli altri: nella riconoscenza degli altri e, sul modello nuziale del Cantico dei Cantici, è il giubilo. Poi, terza immagine della felicità, rivolta verso il futuro, è l’aspettativa: mi aspetto ancora qualcosa dalla vita. Spero di avere il coraggio del dolore che non conosco, ma mi aspetto ancora della felicità. Uso la parola aspettativa, potrei usarne un’altra che viene dalla lettera ai Corinzi, dal versetto che introduce il famoso capitolo 13, sulla «carità che comprende tutto, scusa tutto». Questo versetto dice: «Aspirate ai doni più grandi». «Aspirate»: è la felicità d’aspirare che completa la felicità del giubilo e la felicità dell’ammirazione (…).

Dietrich Bonhoeffer dal carcere

Mercoledì 31 Dicembre 2008

Condotto in carcere ed alla morte…Egli scrisse nel 1943: «Rimane un’esperienza di valore incomparabile, l’aver imparato a vedere i grandi avvenimenti della storia mondiale dal basso, dalla prospettiva di quelli che sono esclusi, guardati con sospetto, maltrattati, senza potere, oppressi e rigettati, in breve quelli che soffrono.»

lettera dal Kenia», scritta da frère Alois per l’anno 2009, FRATELLO DI TAIZE’

Mercoledì 31 Dicembre 2008

……….Affinché il progresso tecnico ed economico vada di pari passo con una maggiore umanità, è indispensabile cercare un senso più profondo dell’esistenza. Di fronte allo sconforto ed allo smarrimento di molti, emerge una domanda: qual è la nostra sorgente di vita ?

Alcuni secoli prima di Cristo, il profeta Isaia già indicava una sorgente quando scriveva: «Quanti sperano nel Signore riacquistano la forza, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi.» [2]

Molte più persone, rispetto al passato, non trovano questa sorgente. Anche il nome di Dio è caricato di ambiguità o del tutto dimenticato. Può esserci un legame fra questa rimozione della fede e la perdita del gusto di vivere? Come sbloccare in noi la sorgente? Certamente nel porre attenzione alla presenza di Dio. Da lì possiamo attingere la speranza e la gioia.

Allora la sorgente ricomincia a scorrere e la nostra vita acquista senso. Diventiamo capaci di farci carico della nostra esistenza: riceverla come un dono e donarla a nostra volta per coloro che ci sono affidati.

Anche con una fede piccolissima si realizza un ribaltamento: non viviamo più centrati su noi stessi. Aprendo a Dio le porte del nostro cuore, prepariamo anche la strada della sua venuta per molti altri………………….