IL RIENTRO A GIBUTI:PAURE ,GIOIE,SPERANZE
venerdì 6 febbraio 2009IL RIENTRO A GIBUTI CON TANTE EMOZIONI
‘’Dio ha creato un paese pieno d’acqua perché gli uomini possano vivere e un paese senza acqua perché gli uomini abbiano sete, e ha creato il deserto:un paese con e senza acqua,perché gli uomini trovino la loro anima’’ (Proverbio Tuareg)
Rientrare in un paese già conosciuto suscita tante emozioni diverse .Quando si arriva la prima volta la curiosità di scoprire tutto il nuovo ,distrae dai propri sentimenti e ti porta fuori di te a : vedere ,ascoltare,capire,incontrare. Ritornando, tutto ti sembra conosciuto ed allora sei più attento a quello che senti ,alle emozioni più profonde. Le emozioni che ti fanno vibrare ora il cuore ora la mente. Si susseguono in un ordine sparso la gioia,poi la paura e quindi le preoccupazioni poi uno strano vuoto ,un silenzio ed ancora una commozione che non ti spieghi .Otto ore all’aeroporto,bello nuovissimo,di Adis Ababa per attendere la coincidenza con il volo per Gibuti sono state appena sufficienti per percorrere con la mente i sette mesi trascorsi in Italia dal mio ultimo passaggio in questo aeroporto. Ho pensato e rivisto come in una visualizzazione tutti gli amici incontrati e soprattutto il dispiacere di non averli incontrati tutti,ma subito il panorama della mia visualizzazione si trasformava e ho visto le amiche suore di Obok intente a percorrere il deserto e portare solllievo e consolazione ai fratelli Afar. Marc ,l’amico americano che da piu’ di un anno è solo ad Alisabih ,il confratello Andrè solo a Gibuti,il Vescovo , don Sandro e tutti che ,mentre io ero al fresco in Italia ,hanno continuato con coraggio e semplicità a celebrare L’Eucarestia nei vari centri missionari ,con il caldo torrido ,la polvere il vento.
E’ bello rientrare in una missione già conosciuta soprattutto quando sei accolto come un fratello e tutti ti fanno sentire la gioia di rincontrarti. Come non commuovermi ,quando il mio amico Ibraim ,dopo due giorni che ero arrivato si presenta alla porta ,mi saluta, mi abbraccia e tira fuori ,avvolto da uno straccio una bottiglia di latte fresco delle sue capre e due pagnotte di pane fatte con il mais,è il pane che fanno i pastori nel deserto ,cotto sopra le pietre,è nero come le pietre laviche della zona ,è buono perché sa di condivisione di amicizia e Ibraim sa bene che io sono ciliaco e che posso mangiare solo pane di mais.Non so se questa può essere chiamata interculturalità.ma so bene che è l’amicizia e la fraternità che unirà in una sola famiglia popoli e religioni.
Le emozioni del rientro non sono finite.I grossi nuvoloni che sovrastavano Gibuti dal giorno del mio rientro tutto ad un tratto si trasformano in acquazzoni ,tutta la città si allaga ,non essendoci fogne, l’acqua del mare e della pioggia rendono impossibile il viaggiare in città. Comunque qui la pioggia è sempre benedizione di Allah è benedizione per tutti quelli che abitano il deserto che riprende vita ,diventa tutto verde,capre e cammelli rivivono e gli uomini pure.
Un po’ difficoltoso il mio primo viaggio ad Alisabieh ,il fango ha invaso la strada che diventa viscida ,come viaggiare sul ghiaccio.I camion ,numerosi su questa strada perché porta in Etiopia,sono fermi ai lati delle salite e passare è davvero una impresa,ma si va con coraggio….dicendo molti rosari.
Tutti i giorni celebriamo lEucarestia in una cappellina o in un’altra qui a Gibuti o fuori non è invece così normale celebrare dei battesimi ed io sono un fortunato,infatti il Vescovo mi annuccia che ad Arta,una cappellina situata su di una collina ad 800 metri sul mare , proprio la domenica in cui io devo andare a celebrare devo anche fare un Battesimo.
Due giovani del Madagascar ,ingegneri che lavorano per il rifacimento della strada principale,sposati da un anno ,pieni di fede e di amore per il Signore ,vogliono Battezzare il loro primogenito Juliano.Li incontro due volte e scopro con stupore la loro grande fede ,mi ha colpito la loro preparazione catechetica e la loro fedeltà alla Eucarestia domenicale,da tener presente che qui la domenica è un giorno lavorativo come gli altri ,loro però con grandi sacrifici arrivano sempre in tempo e partecipano con gioia.
Domenica 1 febbraio è il giorno della grande festa ,una ventina di persone loro amiche sono invitate alla celebrazione. Canti e accenno di danze esprimono la gioia di tutti nell’accogliere il nuovo cristiano , La piccola comunità di Arta ha vissuto per un giorno la bellezza di sentirsi cristiani ,in comunione con tutta la chiesa che celebra e ama tutti gli uomini. Ho celebrato tanti altri Battesimi ,in molte parti del mondo ,ma questo vivere il Sacramento in un luogo dove solo qualche ora prima i bambini correndo dietro alla mia macchina ad Alisabieh dimostravano a parole e con i fatti la loro ostilità per noi che siamo gli ‘’infedeli’’,mi ha emozionato tanto(che sia la vecchiaia!!).Un battesimo in mezzo ad una popolazione tutta mussulmana è comunque un segno di amore e speranza anche se ancora sono solo famiglie di altri paesi che credono in Gesù Salvatore.
Del deserto fiorito e verde ve ne parlerò un’altra volta per ora vi basti questo:
‘’…nel deserto chi cerca la Verità impara l’umiltà della sabbia e il grande desiderio di infinito.’’ (J.L.Maxence ‘’l’appello del deserto’’)
P.Francesco Giuliani
Compassione: è incontrare l’altro che soffre.
Ma per incontrare chi soffre, qualunque
sia la sua sofferenza, dobbiamo incontrare
la nostra sofferenza, la sofferenza che è in
noi, il sofferente che noi siamo e averne
compassione. Non basta vedere l’uomo nel
dolore e nel bisogno: occorre fargli spazio
in noi, far si che la sua sofferenza avvenga
in noi. La compassione è la radice della
prossimità solidale perché essa dice: “Tu
non sei solo perché la tua sofferenza è, in
parte, la mia”. Possiamo dire che la prossimità
interculturale sottrae l’altro dalla solitudine
perché in noi trova l’alterità mancante
e di cui ha bisogno. Se io accetto di
incontrare in me la sua solitudine, potrò
farmi vicino all’altro e diventare presenza
che lo interpella nella sua solitudine.
(“il difficile cammino della compassione” p. Antonio Rovelli, imc)