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LA STORIA CONTINUA: Diario del Djbouti (capitolo 2)

Mercoledì 18 Giugno 2008

Scusate il lungo silenzio, ma il rientro alla vita di tutti i giorni ci ha assorbito un po’ (sarebbe meglio dire ci ha prosciugati….ahahaah).

Riprendiamo il racconto da dove l’avevamo lasciato, ovvero dalla Plage de Ghoubet. Dopo una sguazzata rigenerante nel bel golfetto di fronte all’isola del “Diavolo”(un cucuzzolo a forma di panettone, messo lì in mezzo al mare, isolato, irto e spoglio, senza neanche una piccola spiaggetta per potervi approdare), un panino col formaggino squagliatino (W LA RIMA) e una slavazzata alla bene meglio con le nostre taniche di acqua non potabile (quella che in cameroon chiamavamo “il male”), ci siamo rimessi subito in marcia verso il villaggio del nostro amico Ibraim, passando attraverso montagne nere fatte di lava…..che spettacolo!!! sembravano onde al fermo immagine, un paesaggio quasi lunare dove non c’era neanche l’ombra di un alberello spennacchiato….e qui la strada si arrampicava con innumerevoli tornanti (ma la cosa ovviamente non ha impensierito per niente il nostro pilota P.F.Schumacher che anzi quasi impennava con il suo Toyota bianco) fino ad arrivare ad un fantastico altipiano…ovviamente roccioso e deserto!!!!. Dopo un po’ di Km ecco che Ibraim ci fa segno di svoltare a sinistra, verso le montagne “….si! si! Adesso giro ma dove cacchio è la strada!!! (esclama P.Fra)..” …insomma come potete immaginare la strada non c’era, al suo posto un sentiero in mezzo a un “mare”di rocce ….eravamo appena entrati in  un Oued (il letto di un fiume secco) e qui altro che tagadà !!!! (inutile dire che la Fra, e questa volta anche Io, abbiamo riportato innumerevoli traumi cranici….ma la cosa sembra non aver prodotto alcun effetto…chi sa come mai???).

Dopo circa una trentina di minuti vediamo apparire, in mezzo alle rocce, un villaggio composto da circa 10 case (o meglio capanne) e qui finalmente ci fermiamo e scendiamo dal tagadà…cioè dalla macchina …ma l’Odissea non è ancora terminata (ore 17 circa….il sole tramonta alle 18 circa), ad aspettarci infatti c’erano 2 cammelli brontoloni (che ci ricordavano qualcuno) su cui Ibraim comincia a caricare i nostri zaini, e nel giro di 10 minuti siamo già pronti a ripartire; questa volta però a piedi, visto che il oued non è più percorribile con il nostro Toyota bianco, eh cammina cammina …arrampicati….striscia…rotola…rimbalza….scivola…e ri-cammina ri-cammina….salta e inciampa (e qui scattano le prime imprecazioni rivolte alla natura…così birichina da aver messo proprio lì quel sassetto spigoloso e subito dietro un bel ricordino di cammello)…. Insomma ormai si era fatto buio, quand’ecco giungere alle nostre orecchie le innocenti vocine dei figli di Ibraim che urlavano a squarcia gola, ovviamente nella loro lingua, l’afar: “Papà..papà..” (rischiando di provocare lo smottamento di uno dei crostoni rocciosi che erano sopra le nostre teste), ma che a noi suonava come un bel “…siete arrivati…il percorso vita è terminato” come un segno dall’alto che le nostre sofferenze erano finite…..eh sì!!! proprio un bel segno dall’alto, infatti alzando gli occhi al cielo ci accorgiamo che le voci provenivano proprio dalla cima del crostone destro…..e qui esclamo: “ohhhh ma non ho mica la trazione integrale” …..ma Ibraim impassibile alle nostra ormai evidente stanchezza ci fa segno di proseguire.

Arrivati in cima, dopo un po’ di arrampicata libera, ci troviamo nel bel mezzo di un piccolo villaggio in perfetto stile Afar, composto da 5 o 6 Tucul (le loro tipiche capanne a forma di igloo) di cui si scorgevano a mala pena le sagome, visto che ormai era buio pesto, e in lontananza…Arta!; subito veniamo portati verso il nostro regale alloggio, una stupenda capanna fatta di rami coperti da coloratissime stuoie di paglia, completa di illuminazione a pila, e qui piano piano, uno alla volta, rimanendo sull’uscio, quasi come se non volessero disturbarci, cominciano a fare capolino i vari membri della famiglia di Ibraim per salutarci e fare la nostra conoscenza, ma poiché loro non accennavano ad entrare, abbiamo pensato bene di uscire noi dalla capanna; così loro, in un batter d’occhio, ci preparano una sorta di divano letto proprio lì davanti insistendo affinché ci sedessimo….probabilmente hanno percepito la nostra enorme stanchezza…..e qui dopo un breve dialogo ecco scomparire tutti ed apparire come d’incanto il nostro Ibraim con tanto di cena tra le mani…..3 Kg di pagnotte di mais cotte nel fuoco e, udite udite, una caraffa di latte di mucca appena munto a cui, nonostante ci ricordassimo bene tutte le raccomandazioni dei medici dell’AUSL , non abbiamo potuto dire di no….eh buono che era!!!!.

Finita la nostra  lauta cena ecco riapparire Ibraim in compagnia dell’anziano del villaggio, che ha la bellezza di 55 anni!!! (…e qui P.Fra esclama:”…e vabbè!! E io che mi credevo ancora un ragazzino…”…ora i 2 cammelli di Ibraim sono ricoverati nell’ospedale veterinario di Ghoubet  perché si stanno ancora sbellicando dalle risate). Con lui conversiamo piacevolmente per circa una mezz’oretta, parlando degli usi e costumi del villaggio e della zona, dopo di che entrambi si alzano e ci augurano una buona notte…..sono le 22 circa e tutto tace, tranne le capre che ancora non hanno voglia di addormentarsi….ma la Fra ormai insofferente pone ad ibraim  una domanda che serbava in cuor suo (e non solo) da ormai qualche ora:”….ma dov’è la toilette??? ..” e Ibraim comincia ad indicargli tutte le varie rocce che erano intorno a noi….insomma stavamo vivendo in quello che gli Architetti definirebbero un “Open space”.

Ad un certo punto ecco levarsi da dietro le montagne la cara sorella Luna….e P.Fra in preda ad una crisi mistica esclama: “…e luce fu…”…infatti la vallata aveva finalmente ripreso vita, tutto era perfettamente illuminato….che meraviglia!!!! … Bhè dopo aver dato un’ultima occhiatina ad Arta ci addormentiamo proprio lì, sdraiati per terra a prenderci la tintarella di luna.

 

Ore 5:30, il sole si è appena svegliato e il villaggio già è attivo; dopo circa una decina di minuti ecco arrivare pure la prima colazione ….altro che 4 stelle…. e con la nostra calma Africana ci prepariamo per fare una gita intorno al villaggio…..che sfacchinata!! I sentieri non erano larghi più di 20cm, e gli strapiombi sotto i nostri piedi di certo non mancavano. Dopo aver svalicato il pass Pordoi, dove la Fra esclama: “Altissima, purissima …levissima”…., ci troviamo proprio di fronte all’unica fonte di approvvigionamento idrico di tutta la zona….un piccolo pozzo naturale circoscritto da qualche roccia; dopo un po’ ecco arrivare 4 cammelli, 6 mucche e circa 50 capre accompagnati dai loro rispettivi pastori tutti seriamente intenzionati a farsi una bella bevuta di gruppo (vedi foto) …una scena di circa 2000 anni fa!!!!. Tra l’altro tramite una gomma per l’acqua chilometrica sono riusciti a far arrivare l’acqua direttamente al villaggio, sfruttando il principio dei vasi comunicanti, per bere e per irrigare un piccolo orto curato personalmente dall’anziano del villaggio (da noi soprannominato Remigio).

 Verso le 8:00 ritorniamo al villaggio e cominciamo ad aggirarci tra le tante capanne, propensi a socializzare con la gente soprattutto con i bambini…..che simpatici questi Afar!!!!…e con grande sorpresa scopriamo che la comunità stava organizzando il matrimonio di una ragazza del villaggio (lei ha appena 13 anni) con  un ragazzo di cui non ricordiamo ne l’età ne la provenienza, e che il “ricevimento” sarebbe stato fatto proprio lì al villaggio.

Ore 9:30 torniamo nella nostra “suite” per fare un riposino ed assaporare il gusto del lento scorrere del tempo, una sensazione meravigliosa che dalle nostre parti è difficilmente ricostruibile. Verso le 11:00 ci viene pure servito il pranzo a base di riso, gallette di mais e 2 capretti cucinati in tre modi diversi (Ibraim li aveva uccisi e macellati  per noi la mattina stessa)……Che accoglienza!!! Ci hanno dato proprio una grande lezione di vita !!!!

Si fanno le 12:30, il sole ora si che è alto e bello caldo…..è proprio ora di mettersi in marcia!!! Prepariamo i nostri cammelli, e dopo un abbraccio a tutta la piccola comunità montana, prendiamo la strada del ritorno attraverso il oued da cui eravamo venuti…..era come camminare in mezzo a un forno crematorio, e sinceramente per una buona parte del nostro percorso abbiamo pensato che sarebbe stata proprio la fine che avremmo fatto….ma dopo qualche ora di duro ed estenuante cammino con tanto di apparizioni mistiche (S.Gennaro & C.), finalmente arriviamo al nostro Toyota bianco, e questa volta non era un miraggio!!!!!!!!!!!!!!….nel giro di 10 minuti avevamo già caricato tutto nel cassone posteriore, e, dopo un grande abbraccio ad Ibraim e i suoi fratelli, ripreso la via del ritorno (il famoso tagadà) all’interno della nostra ghiacciaia motorizzata.

Appena ripresa la strada normale, quella che costeggia il litorale,  alla vista di quel fantastico mare abbiamo sentito l’esigenza di fare una breve sosta per darci una “rinfrescata”……..ma la discesa in acqua non è stata affatto semplice, anzi direi che è stata praticamente impossibile; infatti il fondale era pieno di rocce e il mare era alquanto agitato, e quella che doveva essere una pausa rigenerante si è trasformata in una battaglia contro le forze della natura rimediando solo botte ed escoriazioni. Così dopo neanche 10 minuti abbiamo deciso di ripartire alla volta di Tadjoura dove trascorreremo i prossimi 2 giorni…..ma questa è un’altra storia.

ARRIVEDERCI A PRESTO ,UN ABBRACCIO p.FRA

Sabato 31 Maggio 2008

E’ il 30 maggio pomeriggio ,siamo seduti sui gradini delle scale della nosta casetta a Gibuti.Lunghi silenzi ,il caldo non lo notiamo nemmeno piu’,le mie ultime raccomandazioni per il viaggio.Lunghi silenzi come per recuperare nella memoria i 15 meravigliosi giorni trascorsi assieme.Si dice che chi soffre di più è chi resta e in effetti è così,la casa ritornerà ad essere vissuta dal silenzio e interrotto solo dalla voce del muezim che chiama alla preghiera.Un abbraccio fuori dal piccolo aereoporto di Gibuti e poi solo i saluti da dietro una parete di vetro.

Ed ora tutto comincia,per Fra e Matteo a vivere una vita piu’ impegnata per gli altri e a me il continuare ad essere attento a chi mi sta attorno per consolarlo ed aiutarlo.

Ho lasciato in questo periodo tutto lo spazio del blog ai racconti dei nostri amici,che hanno visto con occhi sereni e semplici la realtà che li circondava,ora attendiamo da loro le riflessioni in profondità ,che non mancheranno.

Per e noi tre è stato proprio un momento di grazia forte ,ritrovarci e assieme andare verso l’altro con amore,coraggio ,senza paure.Ritornerò a incontrare quelle persone nelle prossime settimane e sono sicuro che non sarà piu’ la stessa cosa ,anche loro hanno vissuto con maggiore intensità l’incontro a tre.

Coraggio allora a tutti per vivere bene la prossima festa della Consolata il 20 GIUGNO

A GAMBETTOLA DOMENICA 15.

IL RITORNO DEI PIONIERI DAL DESERTO

Giovedì 29 Maggio 2008

Eccoci di nuovo qui sani e salvi nella celletta frigorifera di P.Fra….anche grazie alle vostre preghiere….vi assicuriamo che sono state davvero efficaci !!! Bhè questa volta sarà difficile riuscire a condensare tutto il vissuto (e che vissuto!!!!) di questa incredibile settimana di deserto in un solo articolo; anche perchè, avendo praticamente attraversato tutto lo stato di Gibuti, abbiamo visto cambiare i paesaggi intorno a noi come fossero scenografie teatrali; passando dal deserto di rocce nere e sabbia, alle montagne brulle e sassose, scendendo fin giù nella depressione del Lac Assal (uno spettacolo unico al mondo….un altro piccolo capolavoro della natura) e così via fino al deserto di Obock attraversando incredibili conformazioni geologiche fatte di lava solidificata che sembrava essere fuoriuscita il giorno prima, tra cui spuntavano irte collinette isolate (commento alla presente introduzione: bhè per la quinta elementare sarebbe un tema da 10 e lode….ahahahah…..commento dello scribacchino: che due comari del cacchio).

Ma vediamo di partire dall’inizio:

Dopo aver caricato il nostro Toyota bianco con i nostri bagagli, i barattoli di latte e i sacchi di zucchero siamo passati a prendere il nostro amico Ibraim al centro di Djbouti e in fretta e furia eccoci catapultati di nuovo sulla strada statale che già avevamo percorso quando siamo andati ad Ali-Sabieh; superata Arta a circa 10Km ecco apparire la strada per il nord, sormontata dal grande arco in cemeto bianco che abbiamo voluto battezzare “La porta del deserto”.  Dopo un pò ecco che Ibraim ci fa accostare lungo la strada, in pieno deserto, per farci visitare il bellissimo mausoleo!!(due piramidi alte un metro e mezzo all’interno di un cortile confinato da un muro in cemeneto) dedicato a due cinesi morti in un incidente stradale proprio lì in quel luogo…..e qui hanno cominciato a farsi largo le prime perplessità sull’andamento del nosro viaggio. Riprendendo la strada sull’altipiano col nostro sacco di cemento sull’accelleratore (in fondo la strada si prestava molto all’alta velocità…lunga e dritta come quelle delle cartoline americane, movimentata da interminabili sali e scendi tipo montagne russe di Mirabilandia…e poi a parte qualche cammello spennacchiato e due cinesi morti non c’era un’anima via) siamo arrivati in cima al valico piuttosto velocemente, e qui il nostro Ibraim ci fa accostare un altra volta, in un piazzale adiacente la strada (una bellissima terrazza sul golfo di Ghoubet); e dopo alcuni scatti (fotografici ovviamente) siamo ripartiti a gran velocità alla volta del meraviglioso Lac Assal a 150 metri sotto il livello del mare. Ovviamente all’interno del nostro abitacolo dovevamo grattare i vetri per cavare il ghiaccio che si formava!!!!!!! e intanto il sole (come nostra consuetudine) era al periplo più alto ….orario d’arrivo al Lac assal 12:30!!!!! Appena scesi dall’abitacolo la prima forma di vita (o quasi) che incontriamo è un cammello moribondo sdraiato sulla riva del lago…..alchè Ibraim ex cammelliere corre sulle colline a prendere qualche arbusto per far rinvenire il cammello, ma noi ancora adesso dubitiamo  che si sia salvato poichè faceva un caldo infernale (non abbiamo voluto rischiare di tirare fuori il temometro  per paura che scoppiasse) e di acqua dolce per dissetarsi neanche l’ombra (vedi documentazione fotografica); intorno a noi solo acqua salata e mucchi di sale, anzi montagne di sale infinite che si perdono a vista d’occhio….e la Fra esclama: “ma quanto cacchio di sale c’è da ste parti….” sperando che qualcuno gli fornisse il numero esatto di tonnellate. A questo punto dopo che Ibraim ci ha decantato tutte le innumerevoli proprietà dell’acqua del lac Assal, proviamo ad immergerci i piedi per constatare l’attendibilità delle sue parole, ma essendo il sale ruvido ed appuntito abbiamo rimediato solo ferite che ancora adesso bruciano. NOn è finita qui!!! Ibraim ci accompagna lungo un fiumiciattolo verdastro adiacente al lago con la promessa di stupirci con una sorpresa; e cammina cammina lungo una parete rocciosa ….intanto si erano fatte le 13:30 e il sole non accennava a scendere dal suo Azimut…..arriviamo alla sorgente di questo fiumiciattolo sempre più verde, e lì Ibraim ci svela la sorpresa: “fate attenzione e provate a sfiorare con cautela l’acqua”….ovviamente la Fra che di francese non mastica quasi nulla ci infila tutta la mano ed emettendo un urlo cammellare esclama: “Ahiaaaaaa!!!! butta la pasta che l’acqua bolle”….ora la Fra è ricoverata all’ospedale delle suore del lac Assal per ustioni di quarto grado della scala mercalli alla mano destra. (Editoriale di super Quark:  nella pancia della montagna sopra il magma bollente scorre l’acqua che fuoriesce da questa sorgente alla tenera temperatura di 70°.). Un pò ammmaccati dal caldo, scottati dall’acqua e mangiati dal sale sentiamo il desiderio profondo di rientrare nlla nostra ghiacciaia motorizzata….e in 10 minuti (allla velocità di P.fra….vedi sullla Trecccani velocità del suono) dopo alcuni tornanti ci appare di fronte come un miraggio la spiaggia di Cesenatico(Plage Ghoubet) con annessi stabilimenti balneari e piccolo porticciolo con qualche barca attraccata…..ma questa è un’altra storia che vi racconteremo alla prossima puntata.

Per il momento continuate a pregare visto che domani prenderemo l’aereo dell’Etiopian Airline  per ritornarcene a casa, con un pò di tristezza nel cuore visto che c’eravamo ormai affezionati a questo bellissimo paese….un salutone a tutti e ci ritroveremo qui sul blog per la prossima avventura sulle montagne di Tadjourah e nel deserto di Obock. firmato i 3 dell’Ave Maria (vedi mese di Maggio)

IL DESERTO ALLE PORTE

Mercoledì 21 Maggio 2008

Ciao a tutti

Rieccoci qua!!!!! da domani il trio paloma diventerà il quartetto cetra …. a noi si aggiungerà il nostro amico Ibraim(-ovich per tutti gli interesti) che lavora presso la Caritas di Djbouti come guardiano, mentre la sua famiglia ancora vive dalle parti di Tadjourah, serbando nel suo uore il grande desiderio di ricongiungersi a loro qui a Djbouti per poter garantire un tetto solido sotto cui dormire e soprattutto un’istruzione adeguata ai suoi bambini; perciò P.Fra ha pensato di aiutarlo un pò economicamente per la realizzazione della casa, e lui, in segno di riconoscienza, ci accompagnarà per la prima parte del nostro viaggio alla scoperta del misterioso deserto di Obok, per farci conoscere la sua famiglia e passare con loro una giornata di festa e una notte di…i particolari quelli succulenti ve li racconteremo al nostro ritorno previsto per giovedì e quindi in questo periodo non avrete nostre notizie per un pò….quindi pregate forte!!!!!!!

P.S. gli Italiani rapiti in Somalia ovviamente non siamo noi.

Ciao

E’ INIZIATA LA MONDIALITA’

Martedì 20 Maggio 2008

….In diretta dalla cella frigorifera, in sudio per voi i vostri inviati Matteo e Francesca……mentre P.Fra….ma che  sta facendo nel bagno?Ah non perde tempo e da gran lavoratore lava i panni seduto sul wc…… Bene siamo a Djibouti…e qui abbiamo trascinato P.Fra fuori dalla cella per accompagnarci a visitare la città. Lunedì mattina così dopo aver sbrigato alcune faccende abbiamo fatto una bella passeggiata nel centro della città …in mezzo alla gente, al tipico mercato dove abbiamo ritrovato i profumi, i colori, i cocomeri…e qui cammina cammina in mezzo alla gente ad un certo punto ci addesca un gibuziano…che pensate un pò non parla italiano…ma bensì napoletano….e non vi dico quanto era colorito il suo vocabolario!!Con la scusa di farci vedere il locale di un altro italiano, che guarda un pò in quel momento non c’era, ci ha scroccato ben 2 birre….stava per affibiare a P.Fra una giovincella…poi notando che non gradiva ci ha provato con una più anzianotta ma il nostro padre gliene ha dette 4:” sono un prete cristiano!.. e non un single in cerca di moglie!cacchio!”….allora lui ci ha chiesto una paglia e visto che ormai ci aveva scroccato tutto quello che avevamo abbiamo pensato che era meglio salutarsi……Eh si è proprio iniziata la mondialità!  Nel pomeriggio siamo andati a fare due passi attorno al nostro quartiere generale che rimane un pò defilato rispetto al centro, vicino alle varie basi militari che qui abbondano alla scoperta di qualche scorcio caratteristico. Durante la passeggiata abbiamo potuto notare la diversità che caratterizza qeste zone….i gibuziani seduti sui marcipiedi all’ombra dei muri di cinta delle basi militari intenti a farsi una kattata e/o una dormitina, le mogli dei militari che fanno la spesa e sorseggiano un drink al bar, i loro figli muniti di belle biciclette che si fanno un giretto, i piccoli minareti da cui ogni tanto echeggia il muezim e le tante piazzole ai cigli delle strade adibite per la preghiera dei mussulmani.  Al tramonto abbiamo celebrato la S.Messa nella nostra accogliente casa  assieme alle suore della Consolata suor Anna, suor Cristina(Argentina) e suor Dorota(Polacca) e a Padre Andrè (del Congo) in totale  7 cristiani….bellissimo!!!!  Dopo aver cenato con gli avanzi del mezzodì abbiamo pensato di andare a fare un giro nella Djbouti by Night per un drink assieme ai nostri Padri…questa volta per fortuna guidava Andrè. Dopo un lungo giro in macchina passando davanti al palazzo presidenziale e al mega porto (centro nevralgico del commercio con l’Asia) abbiamo parcheggiato la nostra ormai mitica toyota bianca in pieno centro e dopo pochi passi ecco apparire davanti ai nostri occhi un’ insegna alquanto insolita “Planet Hollywood Djbouti” (vedi foto)….. ma dai!!!! ma chi lo avrebbe mai detto!!!! questa potrebbe entrare nel guiness dei primati. La città era ormai spenta, i mercati avevano da poco (ore 22) chiuso i battenti e le donne stavano cominciando a rimuovere dalle strade con le loro scopette i quintali di rifiuti della giornata ….che organizzazione!!!!  Lungo le strade e nei vicoletti più bui, si scorgevano piccoli cumuli dalle forme non ben identificabili, adagiati sull’asfalto e avvolti dalla polvere……erano i bambini di strada che si erano addormentati dopo una lunga giornata passata ad elemosinare. La mattina seguente (cioè oggi) siamo andati da suor Anna nel centro della Caritas, dove vengono curati ed alfabetizzati i bambini di strada, per compiere il primo atto della vostra missione: consegnare i vari medicinali raccolti, che la Fra ha sapientemente illustrato a suor Anna e l’ha poi aiutata a catalogarli e a riporli negli scaffali del minuscolo dispensario, esclamado: “ma allora serve a qualcosa una laurea in farmacia!!!” ..(ora la Fra è ricoverata presso il solito ospedale delle suore per percosse subite dal rettore dell’Alma Mater Studiorum). Tutto il resto della giornata lo dobbiamo ancora vivere ma vi possiamo anticipare che le nostre care amiche suore ci hanno invitato per condividere con loro una parca cenetta questa sera…vi sapremo raccontare. Un abbraccio a tutti e a presto. Teo, Fra e ovviamente P.Fra

UNA MISSIONE DA V.I.P.

Domenica 18 Maggio 2008

Ecco di nuovo il mitico “Trio Paloma” due imbarieg ed uno in coma…..siamo già ubriachi delle meraviglie di questo luogo (il nostro autista ovvviamente è quello in coma…P.Fra) così strano e allo stesso tempo così familiare. La prima impressione è quella di una landa monocromatica, bruciata dal sole, un sole alto, caldo, luminoso, pieno, che ti accarezza  (ut spaca la testa!!!) e alla fine ti fa compagnia tutto il giorno. Ma appena lasciata la città di Djbouti ecco aprirsi un mondo nuovo affascinante e ricco di sorprese; le strade sembrano disegnate al tecnigrafo, dritte ed infinite senza un’anima che le percorre, ai lati solo deserto fatto di pietre nere che sembrano sistemate a terra da una mano sapiente e meticolosa; ad un certo punto ecco spuntare le carovane di TIR provenienti dall’Etiopia e qui il nostro autista, generoso ed accogliente nell’incontrare l’altro, comincia a strombzzare a tutto spiano e a lampeggiare alzando la mano in segno di saluto ed augurio di buon viaggio….ma gli autisti più prosaici salutano delicatamente altri non siamo riusciti ad identificarne i gesti sconnessi (intrecciavano le braccia in un modo strano poco consono alle nostre latitudini). Dopo svariati chilometri di riflessioni e meditazioni missionarie per inculturarci meglio (abbiamo capito che ci sono solo 2 grosse tribù Somali al Sud e Afar al Nord) ecco svanire l’asfalto sotto le gomme ed apparire solo fumo e polvere che rendono il viaggio impervio (comunque il nostro autista non vuole abbandonare il sacco di cemento messo sull’accelleratore) …al che la Fra esclama: “ma dove siamo sul Tagadà dei baracconi di Cesena”……la Fra è ora ricoverata presso l’ospedale delle suore per super bernoccoli provocati da svariate capocciate contro il tettuccio della Toyota Bianca (dopo la Uno bianca ….). Alle Ore 12:00 quando il sole è all’Azimut che più Azimut non c’è, il nostro safer decide di uscire dalla pista per innoltrarsi nel deserto (vedi foto) dove abbiamo scoperto la reale esistenza dei miraggi (laghetti blu e fenicotteri rosa da tutte le parti…..questa a parte i fenicotteri è vera)….e qui abbiamo deciso di fermarci per un gradevole pic-nic a base di pane e nutella (fatta sete). Dopo soli 4 minuti le nostre teste erano screpolate come la terra arida sotto i nostri piedi tanto che Teo è svenuto (vedi foto) …. al che la Fra dopo dieci minuti con voce sottile da incipiente insolazione (ora la Fra è ricoverata anche per ustioni di 20° grado sempre dalle solite suore) dice: ma non è meglio riprendere la pista con la nostra Toyota Bianca ??? .

Ripresa la strada normale diretti verso Alì-Sabhie (ribattezzata Alì-insabbiè) ecco venire dal sedile posteriore un pauroso boato: Babbuini in vistaaaaaaa!!!! …ed eccoli là con i loro sederini depilati 40 babbuini spennacchiati del cacchio che correvano su per la montagna (dove il gusto ci gudagna) impauriti dall’arrivo ai 204Km/h della nostra toyota Bianca. Arrivati ad Alì-Sabhie, a quota 750 m s.l.m., ecco apparire all’orizzonte un arco con sotto una corda tesa che impedisce il passaggio…è la frontiera per l’Etiopia in territorio Gibuziano….finalmente la Toyota Bianca deve atterrare e quindi ridurre la velocità di crociera ai 10 Km/h. A questo punto da una garitta fatiscente sbuca fuori un militare vestito di tutto punto con bazzuka in mano che si avvicina …. e con nostra grande sorpresa si mette sull’attenti e ci fa un gran bel saluto militare e rapidamente abbassa la corda per farci passare….cosa sarà successo????? P.Fra guarda in faccia Teo ed esclama: “gandioso ti ha scambiato per uno di quegli allampanati militari Americani presenti in zona”…

Il soggiorno nella missione di Alì-Sabhie, a parte la notte insonne per il caldo e la nostra cara zanzara killer (do you remember it???), è stato veramente arricchente: Santa messa (7 Cristiani compresi noi), cena comunitaria con le volontarie Francesi presenti nella missione con un interessante scambio di esperienze, incontro notturno con il guardiano Kattato (vedi articolo precedente sul Kat) anch’esso assai interessante, visita in mattinata alle scuole dove abbiamo vissuto momenti stupendi contemplando la gioia dei bambini somali attraverso i loro sorrisi e i loro  occhi luminosi. Ma appena fuori dal recinto della missione la scena cambia….altri ragazzotti anzichè dispensare sorrisi ci hanno imbrattato la macchina con i loro sputi e non vi descriviamo quali profumi inebrianti aleggiavano nell’aria passando accanto alla fogna aperta della città. La prossima tappa è Arta paese a 780 m s.l.m. con una bellissima vista sul golfo di Sorrento ( a no scusate il golfo di Ghoubet, dove dobbiamo celebrare la Santa Messa; il viaggio procede regolare fino a quando un gruppo di 28 dromedari rinsecchiti cercano di intralciare il nostro estenuante cammino missionario verso la meta, potete immaginare cosa è scattato nella testa del nostro Shumacher dei deserti che non è disposto con facilità a rallentare il suo passo: strombazzate a non finire ed imprecazioni tipo “at caz’ un rudeda” fino a quando una rudeda un povero dromedario se l’è presa sul serio. Al che il nostro mitico trio scappa a gambe levate (più o meno la velocità di crociera non cambia). Prima dell’arrivo ad Arta, dopo cotante sofferenze missionarie (è dura la missione!!!!) ci siamo voluti prendere un momento contemplativo per purificare il corpo e l’anima, di ciò ve ne parleremo un giorno ,forse, se non capirete dalle foto che mettiamo. A notte inoltrata ecco apparire all’orizzonte le luci di Djbouti. Ora potete capire  perchè il trio Paloma questa sera sono due imbarieg ed uno in coma. I prossimi giorni saremo impegnati in attività qui a Djbouti. CIAOOOOOOOO

Siamo arrivati!!!!

Venerdì 16 Maggio 2008

Ciao a tutti, finalmente siamo arrivati, il viaggio è andato benissimo e stiamo bene. Qua si sta veramente come in un forno ma i progetti che abbiamo per i prossimi giorni sono talmente belli che anche  40° passano inosservati (mica tanto!Chissà perchè non hanno ancora spento i termosifoni). L’accoglienza è stata talmente calorosa che appena arrivati all’aeroporto un facchino è venuto ad accoglierci per aiutarci con un cartello davvero convincente…..: ” FRANCESCA E MATTEO LASCIATEVI AIUTARE DA MOAMED, P.FRANCESCO”…..ci siamo sentiti subito a casa….in Africa. Partiti dall’aeroporto pronti al grande viaggio attraverso il deserto del gibuti con il vento in poppa dopo 100 metri ecco pf che svolta…siamo già arrivati….praticamente come il tragitto Douala-Yaoundè ricordate? Padre Francesco nella sua celletta a -5° si conserva piuttosto bene, il condiziontore ha dei ghiaccioli come stalattiti…avete presente le Grotte di Frasassi?Comunque rimane sempre il solito nonno brontolone…”ma che sono quelle due valigiette?mi aspettavo un container! E il termometro dov’è?……e così via…”. Abbiamo già avuto avuto il piacere di conoscere padre Andrè che ci ha accolti con un buon pranzetto in collaborazione con le suore felicissime anche loro del nostro arrivo, tanto che ci hanno fatto visita la sera con una tortina davvero gustosa ed entusiaste dei progetti che abbiamo ci hanno raccontato già moltecose su queste terre, tra le tante ci hanno avvisato allegramente che qui le zanzare sono davvero poche…..le poche che resistono al caldo non fanno ammalare di malaria…..perchè qui la malaria uccide!( tanto che sui pacchetti di sigarette c’è scritto:”IL FUMO NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE MA LA MALARIA TI UCCIDE!”

Bene come potete leggere stiamo piuttosto bene….certo è solo il primo giorno ma……non abbiamo ancora masticato il kat………ciao alla prossima puntata

OCEAN-ELISABETH-TERESINA, NUOVA CRISTIANA DELLA DIOCESI DI GIBUTI

Martedì 6 Maggio 2008

IL 25 Aprile sera a Tadjura è nata una nuova cristiana gibutina.Il nome dato dalla mamma è tutto un programma, ha gli occhi azzurri profondi come l’oceano,la pelle color della sabbia del deserto e la gioia e il sorriso accogliente degli Afar.Il suo DNA è il riassunto delle popolazioni che abiteranno in futuro questo paese,ecco la sua genealogia(dimenticavo di dirvi che Ocean ha sette mesi ed è bellissima)dunque la mamma e meticcia figlia di un francese ed una etiope,il papa’  della bambina è un americano,il nonno di congome Mondino è nato in Francia da genitori italiani emigrati a lione molti anni fa’,la bimba vivra’a Tadjura perchè la mamma ha un bellissimo albergo in questo villaggio,tutta la famiglia molto cristiana.

Il Battesimo è stato un momento molto emozionante per la piccola comunita’ di questo villaggio,la cena un vero incontro tra fratelli e sorelle.Vi lascio guardare le foto che dicono tutto cio’ che ho vissuto quella sera.Naturalmente il terzo nome l’ho messo io e non potevo che meterla stto la protezione della grande Missionaria Teresina,che dal cielo ci ha inviato mazzi di rose per la festa.

‘’TUTTO CIO’ CHE FATE A UNO DI QUESTI PICCOLI,LO RITENGO FATTO A ME'’ dice GESU’

Martedì 6 Maggio 2008

Eccomi di ritorno dal deserto,contento ,un po’ piu’ stanco perchè ora il caldo è aumentato e alla sera si suda come di giorno.

In questo periodo ho meditato molto e mi ha fatto impressione le parole di Gesù:'’Tutto cio’ che fate ad uno di questi piccoli,lo ritengo fatto a me.'’ Chi dice questo è lo stesso Gesu’ che durante l’ultima cena a detto:'’Questo è il mio corpo..questo è il mio sangue.Fate questo in memoria di me.'’ Mi colpisce il fatto che si è preso sul serio l’Eucarestia,e quanto è stata presa sul serio…?, ma questi piccoli,poveri, abbandonati sono una vera nostra preoccupazione?Sono i nostri fratelli sono Gesù solo ,abbandonato,affamato,accusato messo in croce,non ha patria è ovunque ricacciato altrove….

Grazie allora e immaginate la mia gioia nel costatare che noi in questo fine settimana,in questi ultimi giorni,sempre ci preoccupiamo dei piccoli……Grazie e il Signore è contento di noi che CELEBRIAMO ED AMIAMO CONCRETAMENTE LUI NEI PIU’ PICCOLI.

In questo ultimo viaggio non vi sono state grosse novita’ ,ormai le famiglie ci conoscono ,ci accolgono ci offrono il caffè parliamo dei loro bisogni ,dei malati e ripartiamo ,lascand anche qualche medicina che puo’ loro servira.Una persona è morta a Gibuti ed abitava in una sperduta capanna in montagna con la sua famiglia,abbiamo dovuto noi portare la notizia e quindi abbiamo con la moglie e i figli condiviso il dolore.

Ringrazio tutti coloro che hanno inviato aiuti:

OLGA E AMICI DEL CANADA’

LE PARROCCHIE DI ARDIANO ED ORIOLA

LA PARROCCHIA DI GAMBETTOLA E S.ANGELO

E GLIAMICI DI LATINA CHE MI SONO TANTO VICINI CON IL LORO IMPEGNO E PREGHIERA.

PER ORA VI SALUTO IN ATTESA DI VOSTRE RIFLESSIONI E APPROFONDIMENTI.

CELEBRARE UN AMORE DISINTERESSATO di P.Renato

Giovedì 17 Aprile 2008

celebrare un amore disinteressato
Le tre giovani suore indiane di Obock ci attendono, come sempre, una volta alla settimana.  Attendono l’eucarestia. Rendere grazie a Dio, il senso vero di ogni eucarestia. Sí, rendere grazie per questa vita che vivono qui, in pieno Islam. Venute tutte dal Kerala, sono a servizio di uomini, di donne, di bambini musulmani nell’ospedale,  nell’insegnamento o nell’aiuto concreto ai nomadi e ai poverissimi villaggi piú all’interno. Vita povera, sofferta, austera anche la loro, qui, in Africa. Tutto un altro mondo, diverso dalle loro origini. E parlano indi, inglese, francese, afar, e… con quel sorriso sempre sulle labbra, un’altra lingua, ancora. Quella del cuore.
Percorrere piú di 200 km per celebrare l’eucarestia con un gruppo di cinque, sei o al massimo una quindicina di persone valorizza il mio sacerdozio. La presenza del Signore, che si riconosce nella frazione del pane, le consola. Le rafforza. Dopo aver condiviso le proprie energie e le loro qualità migliori per un popolo che non si conosce molto. Che non vive la nostra religione. E viene da tradizioni ancestrali ben lontane. Ma di cui ci si fa compagni di viaggio. E che si ama. Proprio come sul cammino verso Emmaus, quello straniero che si era aggiunto… Mi risuona, cosí, la raccomandazione di Timothy Radcliffe, domenicano : « Abbiamo bisogno di entrare in dialogo con altre culture, con altre religioni per trascendere i limiti della nostra identità europea. E diventare pienamente cattolici ». E, infatti, qui è il dialogo della vita, bello ed esigente. Del vivere insieme, seppure differenti. E del farsi dono.
Due sono i polmoni di questa piccola diocesi di Gibuti, nel Corno d’Africa, immersa nel grande mondo musulmano: la carità e l’insegnamento. Lo sottolinea con passione il suo giovane vescovo, il padovano Giorgio Bertin. Sapendo che per le scuole cattoliche solo il direttore è cristiano, mentre il resto è musulmano: i ragazzi, gli insegnanti, i programmi. Ancora una testimonianza di servizio a questa società.  D’altronde, piú che attività religiose come processioni, grandi preparazioni di comunioni, sacramenti o  messe ad ogni ora… a parte una bella comunità di militari attorno alla cattedrale, qui c’è il deserto. E delle oasi: le minuscole comunità di cristiani. Dove è essenziale scendere profondamente alle radici della propria fede. Esprimere il suo senso misterioso, grandioso. E ritrovare quella sorgente, che disseta e aiuta a resistere nella propria azione di solidarietà e di empatia, per far crescere questo popolo. Nella sua differenza. E nella comune umanità. Testimonianza ammirevole dei discepoli del Signore, qui, nella terra del Profeta. Non si è qui per convertire, ma unicamente per amare. Pur silenziosamente, infatti, squillano nell’aria e negli animi le parole di Giovanni Paolo II ai giovani nello stadio di Casablanca: «Voi siete testimoni della grandezza di Dio, noi, invece, di un Dio che è amore ».
Ecco una testimonianza di universalità, di rispetto dell’alterità e di vera cattolicità, mi dico. Pensando alla nostra bella Italia. Dove sembra imporsi, invece, una pericolosa regola d’oro : chiudersi nel proprio particolare. Rifiutare la differenza dell’altro. Perdere il senso di servire una comunità nel suo insieme, al di sopra di ogni particolarismo. Curare, in fondo, i propri interessi. Qui, invece, si capisce che la vita vale perchè si fa dono. Non ai suoi. Ma a un popolo immensamente differente. E immensamente bisognoso di noi. Quest’Africa, definita recentemente “speranza della Chiesa” ci insegna e ci ricorda proprio questo. Un cristianesimo purificato. Essenziale. Privo di qualsiasi interesse.
“Piantiamo sementi, che spunteranno domani” si legge all’entrata di Caritas-Gibuti. “Inaffiamo sementi già piantate, sapendo che portano una promessa di avvenire… Siamo profeti di un avvenire che non ci appartiene.” Parole di Mons. Romero, che trovano qui il loro giusto posto. In quest’amore gratuito.  Ed è il comandamento nuovo, assolutamente originale nel Vangelo. Testimonianza di povertà, di fragilità e di amore disinteressato che costato qui, quotidianamente. Ed esperienza di tutta una Chiesa, fragile, minoritaria, che si spende a servizio dell’altro. A questi discepoli il Signore dona una ricompensa sorprendente. Sí, la ritrovi qui, nel cuore di ognuno: la gioia.
P.Renato Zilio, missionario scalabriniano
Diocesi di Gibuti – Repubblica di Gibuti