LA STORIA CONTINUA: Diario del Djbouti (capitolo 2)
Mercoledì 18 Giugno 2008Scusate il lungo silenzio, ma il rientro alla vita di tutti i giorni ci ha assorbito un po’ (sarebbe meglio dire ci ha prosciugati….ahahaah).
Riprendiamo il racconto da dove l’avevamo lasciato, ovvero dalla Plage de Ghoubet. Dopo una sguazzata rigenerante nel bel golfetto di fronte all’isola del “Diavolo”(un cucuzzolo a forma di panettone, messo lì in mezzo al mare, isolato, irto e spoglio, senza neanche una piccola spiaggetta per potervi approdare), un panino col formaggino squagliatino (W LA RIMA) e una slavazzata alla bene meglio con le nostre taniche di acqua non potabile (quella che in cameroon chiamavamo “il male”), ci siamo rimessi subito in marcia verso il villaggio del nostro amico Ibraim, passando attraverso montagne nere fatte di lava…..che spettacolo!!! sembravano onde al fermo immagine, un paesaggio quasi lunare dove non c’era neanche l’ombra di un alberello spennacchiato….e qui la strada si arrampicava con innumerevoli tornanti (ma la cosa ovviamente non ha impensierito per niente il nostro pilota P.F.Schumacher che anzi quasi impennava con il suo Toyota bianco) fino ad arrivare ad un fantastico altipiano…ovviamente roccioso e deserto!!!!. Dopo un po’ di Km ecco che Ibraim ci fa segno di svoltare a sinistra, verso le montagne “….si! si! Adesso giro ma dove cacchio è la strada!!! (esclama P.Fra)..” …insomma come potete immaginare la strada non c’era, al suo posto un sentiero in mezzo a un “mare”di rocce ….eravamo appena entrati in un Oued (il letto di un fiume secco) e qui altro che tagadà !!!! (inutile dire che la Fra, e questa volta anche Io, abbiamo riportato innumerevoli traumi cranici….ma la cosa sembra non aver prodotto alcun effetto…chi sa come mai???).
Dopo circa una trentina di minuti vediamo apparire, in mezzo alle rocce, un villaggio composto da circa 10 case (o meglio capanne) e qui finalmente ci fermiamo e scendiamo dal tagadà…cioè dalla macchina …ma l’Odissea non è ancora terminata (ore 17 circa….il sole tramonta alle 18 circa), ad aspettarci infatti c’erano 2 cammelli brontoloni (che ci ricordavano qualcuno) su cui Ibraim comincia a caricare i nostri zaini, e nel giro di 10 minuti siamo già pronti a ripartire; questa volta però a piedi, visto che il oued non è più percorribile con il nostro Toyota bianco, eh cammina cammina …arrampicati….striscia…rotola…rimbalza….scivola…e ri-cammina ri-cammina….salta e inciampa (e qui scattano le prime imprecazioni rivolte alla natura…così birichina da aver messo proprio lì quel sassetto spigoloso e subito dietro un bel ricordino di cammello)…. Insomma ormai si era fatto buio, quand’ecco giungere alle nostre orecchie le innocenti vocine dei figli di Ibraim che urlavano a squarcia gola, ovviamente nella loro lingua, l’afar: “Papà..papà..” (rischiando di provocare lo smottamento di uno dei crostoni rocciosi che erano sopra le nostre teste), ma che a noi suonava come un bel “…siete arrivati…il percorso vita è terminato” come un segno dall’alto che le nostre sofferenze erano finite…..eh sì!!! proprio un bel segno dall’alto, infatti alzando gli occhi al cielo ci accorgiamo che le voci provenivano proprio dalla cima del crostone destro…..e qui esclamo: “ohhhh ma non ho mica la trazione integrale” …..ma Ibraim impassibile alle nostra ormai evidente stanchezza ci fa segno di proseguire.
Arrivati in cima, dopo un po’ di arrampicata libera, ci troviamo nel bel mezzo di un piccolo villaggio in perfetto stile Afar, composto da 5 o 6 Tucul (le loro tipiche capanne a forma di igloo) di cui si scorgevano a mala pena le sagome, visto che ormai era buio pesto, e in lontananza…Arta!; subito veniamo portati verso il nostro regale alloggio, una stupenda capanna fatta di rami coperti da coloratissime stuoie di paglia, completa di illuminazione a pila, e qui piano piano, uno alla volta, rimanendo sull’uscio, quasi come se non volessero disturbarci, cominciano a fare capolino i vari membri della famiglia di Ibraim per salutarci e fare la nostra conoscenza, ma poiché loro non accennavano ad entrare, abbiamo pensato bene di uscire noi dalla capanna; così loro, in un batter d’occhio, ci preparano una sorta di divano letto proprio lì davanti insistendo affinché ci sedessimo….probabilmente hanno percepito la nostra enorme stanchezza…..e qui dopo un breve dialogo ecco scomparire tutti ed apparire come d’incanto il nostro Ibraim con tanto di cena tra le mani…..3 Kg di pagnotte di mais cotte nel fuoco e, udite udite, una caraffa di latte di mucca appena munto a cui, nonostante ci ricordassimo bene tutte le raccomandazioni dei medici dell’AUSL , non abbiamo potuto dire di no….eh buono che era!!!!.
Finita la nostra lauta cena ecco riapparire Ibraim in compagnia dell’anziano del villaggio, che ha la bellezza di 55 anni!!! (…e qui P.Fra esclama:”…e vabbè!! E io che mi credevo ancora un ragazzino…”…ora i 2 cammelli di Ibraim sono ricoverati nell’ospedale veterinario di Ghoubet perché si stanno ancora sbellicando dalle risate). Con lui conversiamo piacevolmente per circa una mezz’oretta, parlando degli usi e costumi del villaggio e della zona, dopo di che entrambi si alzano e ci augurano una buona notte…..sono le 22 circa e tutto tace, tranne le capre che ancora non hanno voglia di addormentarsi….ma la Fra ormai insofferente pone ad ibraim una domanda che serbava in cuor suo (e non solo) da ormai qualche ora:”….ma dov’è la toilette??? ..” e Ibraim comincia ad indicargli tutte le varie rocce che erano intorno a noi….insomma stavamo vivendo in quello che gli Architetti definirebbero un “Open space”.
Ad un certo punto ecco levarsi da dietro le montagne la cara sorella Luna….e P.Fra in preda ad una crisi mistica esclama: “…e luce fu…”…infatti la vallata aveva finalmente ripreso vita, tutto era perfettamente illuminato….che meraviglia!!!! … Bhè dopo aver dato un’ultima occhiatina ad Arta ci addormentiamo proprio lì, sdraiati per terra a prenderci la tintarella di luna.
Ore 5:30, il sole si è appena svegliato e il villaggio già è attivo; dopo circa una decina di minuti ecco arrivare pure la prima colazione ….altro che 4 stelle…. e con la nostra calma Africana ci prepariamo per fare una gita intorno al villaggio…..che sfacchinata!! I sentieri non erano larghi più di 20cm, e gli strapiombi sotto i nostri piedi di certo non mancavano. Dopo aver svalicato il pass Pordoi, dove la Fra esclama: “Altissima, purissima …levissima”…., ci troviamo proprio di fronte all’unica fonte di approvvigionamento idrico di tutta la zona….un piccolo pozzo naturale circoscritto da qualche roccia; dopo un po’ ecco arrivare 4 cammelli, 6 mucche e circa 50 capre accompagnati dai loro rispettivi pastori tutti seriamente intenzionati a farsi una bella bevuta di gruppo (vedi foto) …una scena di circa 2000 anni fa!!!!. Tra l’altro tramite una gomma per l’acqua chilometrica sono riusciti a far arrivare l’acqua direttamente al villaggio, sfruttando il principio dei vasi comunicanti, per bere e per irrigare un piccolo orto curato personalmente dall’anziano del villaggio (da noi soprannominato Remigio).
Verso le 8:00 ritorniamo al villaggio e cominciamo ad aggirarci tra le tante capanne, propensi a socializzare con la gente soprattutto con i bambini…..che simpatici questi Afar!!!!…e con grande sorpresa scopriamo che la comunità stava organizzando il matrimonio di una ragazza del villaggio (lei ha appena 13 anni) con un ragazzo di cui non ricordiamo ne l’età ne la provenienza, e che il “ricevimento” sarebbe stato fatto proprio lì al villaggio.
Ore 9:30 torniamo nella nostra “suite” per fare un riposino ed assaporare il gusto del lento scorrere del tempo, una sensazione meravigliosa che dalle nostre parti è difficilmente ricostruibile. Verso le 11:00 ci viene pure servito il pranzo a base di riso, gallette di mais e 2 capretti cucinati in tre modi diversi (Ibraim li aveva uccisi e macellati per noi la mattina stessa)……Che accoglienza!!! Ci hanno dato proprio una grande lezione di vita !!!!
Si fanno le 12:30, il sole ora si che è alto e bello caldo…..è proprio ora di mettersi in marcia!!! Prepariamo i nostri cammelli, e dopo un abbraccio a tutta la piccola comunità montana, prendiamo la strada del ritorno attraverso il oued da cui eravamo venuti…..era come camminare in mezzo a un forno crematorio, e sinceramente per una buona parte del nostro percorso abbiamo pensato che sarebbe stata proprio la fine che avremmo fatto….ma dopo qualche ora di duro ed estenuante cammino con tanto di apparizioni mistiche (S.Gennaro & C.), finalmente arriviamo al nostro Toyota bianco, e questa volta non era un miraggio!!!!!!!!!!!!!!….nel giro di 10 minuti avevamo già caricato tutto nel cassone posteriore, e, dopo un grande abbraccio ad Ibraim e i suoi fratelli, ripreso la via del ritorno (il famoso tagadà) all’interno della nostra ghiacciaia motorizzata.
Appena ripresa la strada normale, quella che costeggia il litorale, alla vista di quel fantastico mare abbiamo sentito l’esigenza di fare una breve sosta per darci una “rinfrescata”……..ma la discesa in acqua non è stata affatto semplice, anzi direi che è stata praticamente impossibile; infatti il fondale era pieno di rocce e il mare era alquanto agitato, e quella che doveva essere una pausa rigenerante si è trasformata in una battaglia contro le forze della natura rimediando solo botte ed escoriazioni. Così dopo neanche 10 minuti abbiamo deciso di ripartire alla volta di Tadjoura dove trascorreremo i prossimi 2 giorni…..ma questa è un’altra storia.