Archivio di gennaio 2007

OGGI FACCIO DI TE UNA FORTEZZA IV DOMENICA DEL T.O.

sabato 27 gennaio 2007

 

 IV domenica del Tempo Ordinario (C) – 28 Gennaio 2007 

 

Oggi faccio di te una fortezza

 

 

“Ci vuole un bel coraggio – mi diceva un giorno un

giovane, che viaggiava con me in aereo – non solo a

testimoniare la nostra fede di battezzati, ma a

dichiararsi sinceramente tali. L’ambiente in cui si vive,

dalla famiglia al posto di lavoro, ai vari luoghi di ritrovo,

pare sopporti con disagio che qualcuno ‘sia’ cristiano.

Si preferisce vivere nell’anonimato o non avere alcuna

fede. È triste, pensando che noi battezzati abbiamo da

Cristo, proprio nel Battesimo, il dovere di

evangelizzare i fratelli, a cominciare dalla nostre

famiglie. Ma si preferisce tacere. Cosa fare del resto?

Ammiro lei che viaggia portando Cristo a testa alta,

anzi, come l’Unico cui affidare l’esistenza, e si muove

sulle orme del Maestro. Ma ci vuole coraggio. Non ha

paura, non prova disagio?”.

È vero. A volte sembra che il distintivo di cristiano, la

Croce, sia destinato solo ad essere esibito per le

cerimonie esterne, per poi ritornare nell’anonimato in

cui si vorrebbe restasse. Come se Dio non ci fosse.

Ed è veramente incredibile che, in una società che fa

pressante appello alle sue radici cristiane, si debba

vivere la fede ‘come un martirio’… a volte, per questo,

rifiutati dalla società stessa!

Il Vangelo di oggi presenta Gesù che, nell’istante in

cui proclama la Sua missione di salvezza, subito è

rifiutato dai ‘suoi concittadini’. Non solo, ma,

preannunciando quella che sarà la Sua fine, la morte

in croce sul Calvario, vede il rifiuto di coloro che vuole

salvare.

“In quel tempo, Gesù prese a dire nella sinagoga:

Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete

udita con i vostri orecchi. Tutti gli rendevano

testimonianza ed erano meravigliati dalle parole di

Grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: Non

è il figlio di Giuseppe?. Ma egli rispose: Di certo voi mi

citerete il proverbio: medico cura te stesso. Quanto

abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche

qui, nella nostra patria! Poi aggiunse: Nessun profeta

è bene accetto in patria. Vi dico anche: c’erano molte

vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu

chiuso per tre anni e sei mesi, e ci fu una grande

carestia in tutto il paese, ma a nessuna di esse fu

mandato Elia, se non a una vedova in Zarepta di

Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del

profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non

Naaman il Siro. All’udire queste cose, tutti nella

sinagoga furono pieni di sdegno, si levarono, lo

cacciarono fuori della città, e lo condussero fin sul

ciglio del monte, sul quale la loro città era situata, per

gettarlo dal precipizio. Ma Gesù, passando in mezzo a

loro, se ne andò”. (Lc 4,21-30).

Gesù capisce l’effimera ‘consistenza’ della loro fede,

che, sentendolo parlare, si ferma alla soglia del

battimano e, quando gli si chiede quasi una

esibizione inopportuna del suo fare miracoli, come

fosse un ciarlatano, toglie la loro maschera

di ‘credenti senza fede’… La reazione è immediata:

vogliono ‘metterlo a morte’.

Così avverrà alla fine della sua missione, quando

dalla piazza, scordandosi dei tanti miracoli da lui

compiuti e, come a vendicarsi di un ‘profeta’, che

sempre aveva parlato chiaro nell’annunciare il

Vangelo, chiederanno che ‘sia crocifisso’.

È l’epilogo non solo di un grande evento di amore per

noi, ma anche la conferma che la Verità di Dio non

piace a tanti uomini. Preferiscono il parlar bene, ma

non la verità.

Ed è così che anche oggi tanti si spellano le mani

nell’ascoltare i troppi falsi profeti del nostro tempo,

che sanno come ‘prenderci’ per il lato debole, la

nostra ignoranza e superficialità, per

proporci ‘paradisi’, che tali non sono. Quante volte ho

sentito dire dagli ex terroristi: ‘Sono diventato quello

che sono perché ho dato retta a cattivi maestri’. E

quante volte veniamo derisi perché non siamo ‘alla

moda’, ossia non facciamo piazza pulita dei valori

della persona, che sono la nostra veste di figli di Dio,

per indossare gli stracci dell’effimero, che riduce a

marionette che stanno al gioco, ma sono

tremendamente infelici.

Oggi davvero occorrono ‘uomini e donne di fede’, che

sappiano mostrare il Volto di Dio, senza paura e,

senza disagi, con la semplicità dei santi, vestano

l’abito della verità, costi quel che costi, rimanendo ciò

che veramente siamo: figli di Dio.

Il mondo ci invita a idolatrare il benessere, il piacere

ad ogni costo, il successo e il potere…non importa se

questo ci chiede di calpestare la nostra meravigliosa

identità di figli del Padre!

Così parla il profeta Geremia: “Prima di formarti nel

grembo materno ti conoscevo e prima che tu uscissi

alla luce ti avevo consacrato. Ti ho stabilito profeta

delle nazioni, tu, dunque, cingiti i fianchi, alzati e di’

loro tutto ciò che ti ordinerò. Non spaventarti alla loro

vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro. Ed ecco,

oggi, io faccio di te come una fortezza, come un muro

di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i

suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del

paese. Ti muoveranno guerra, ma non ti vinceranno,

perché Io sono con te per salvarti” (Ger 1, 17-19).

Leggendo queste parole e, prima ancora, quelle di

Gesù a Nazareth, mi viene spontaneo chiedermi se,

come vescovo, davanti all’uomo di oggi, facilmente

ingannato, ho il coraggio del missionario, che non ha

alcuna paura di annunciare la Verità di Dio, anche se

è un contrastare le ‘comode verità’ del mondo,

rischiando di essere emarginato.

Ho vissuto il mio mandato sacerdotale ed episcopale

in un territorio dove a volte ‘gridare la verità’ poteva

costare la vita. Ma ho sperimentato che davvero Dio mi

ha aiutato ad essere ‘un muro di bronzo’ …sapendo

che Lui era sempre con me e che, per la mia

missione di ministro di Dio, quindi della Verità e della

Misericordia, era mio dovere non avere paura e

indicare, a tempo opportuno e con forza, le vie del

Bene. Quante volte ho dovuto alzare la voce contro i

mali della criminalità organizzata e i mali del mondo,

sempre mettendo in conto la possibilità del ‘martirio’.

Mi confortava la profonda amicizia che avevo con

l’amato Papa Giovanni Paolo II che, sempre,

incontrandomi, mi diceva con forza: ‘Non avere paura,

mai!’.

Come del resto era la sua missione nel mondo,

ovunque. Con forza, ripeto, e carità.

Voglio ricordare – e mi confondo anche solo a

narrarlo – un venerdì santo, giorno della Via Crucis in

Diocesi, cui partecipavano migliaia di persone.

Qualcuno del ‘gruppo di fuoco della criminalità’ mi

invitò a non partecipare, perché era possibile un

attentato. Non diedi ascolto neppure al

Commissariato e, al momento opportuno, scesi tra la

gente. Per tutelarmi le forze dell’ordine vollero che

stessi nel mezzo della processione, isolato, con a

fianco un carabiniere e un poliziotto a difendermi.

Sempre mi fecero dolce compagnia le parole del

Santo Padre: ‘Non abbiate paura’. Ma mi sentivo ‘poca

cosa’ di fronte al grande vescovo di Shangai, Mons.

Francis Xavier Ngunten Van Thuan, eletto poi

Cardinale e Presidente del Pontificio Consiglio per la

giustizia e la pace. Eravamo stati invitati insieme a

partecipare alla marcia della Pace a Boves, vicino a

Cuneo. Era stato in carcere, quello duro, dove è

possibile solo vedere le sbarre e le guardie di

custodia ed essere indottrinato ogni giorno.

Portandolo in carcere, non gli avevano concesso

alcunché di religioso: niente breviario, né Bibbia,

nessun messale. Nudo di tutto ciò che era parte del

suo ministero. Lui solo…con Dio. Così per 16 anni!

Aveva chiesto di portare con sé una bottiglietta di

vino ‘per la salute’ ed ogni giorno conservava un

pezzetto di pane. A sera, quando era solo, celebrava la

S. Messa – non so come facesse senza messale.

Consacrava due gocce di vino sul palmo della mano e

il pezzetto di pane. Racconti di santi martiri. Alla fine,

alcune guardie, ammirandolo, chiesero di essere

battezzate e partecipare a quella solenne Messa.

Quando lo incontrai aveva al collo una croce

composta con legno del carcere e la catena fatta con il

filo spinato. Si accorse della mia ammirazione ed

amicizia e voleva a tutti i costi donarmela. La rifiutai

perché per lui era segno del martirio a lungo subito,

per me solo un prezioso dono.

Di fronte a questi fratelli – ed oggi sono tanti, ovunque –

che predicano il Vangelo sempre sul filo del martirio,

confesso che mi assale come una grande

malinconia, soprattutto se li paragono al disagio di

molti nel testimoniare il Vangelo con la vita o alla

paura di chi si rifugia nell’anonimato, che è come

cancellare Dio dalla propria storia.

Viene da interrogarci sulla qualità della nostra fede e

missione, in questo tempo assetato di Verità, in cui

troppi però non trovano sorgenti di acqua viva.

E che diranno di noi, dal Cielo, coloro che hanno dato

la vita per essere cristiani?

Spero tanto e prego perché tutti possiamo diventare

coraggiosi e gioiosi testimoni di Cristo… anche se

sarà necessario andare contro corrente. Solo così si

può costruire una civiltà di amore e di fede, di pace e

di solidarietà, a misura di Cristo.

 

Antonio Riboldi – Vescovo –

Internet: www.vescovoriboldi.it

E-mail: riboldi@tin.it

 

 

 

 

 

 

              

Partiti….

venerdì 26 gennaio 2007

Eccomi qua a raccontarvi gli ultimi attimi in terra Congolese dei nostri due pionieri di ritorno…

La giornata inizia relativamente “presto” (ore 7.50 Congolesi, anche se nella notte l’orologia di Jan che ha al polso Simone suona alle 4.48), 

Prima domanda della giornata abbastanza legittima: “a che ora è l’aereo?” nessuna sa realmente l’orario dell’areo e non ridete che è la verità…SIAMO o No in AFRICA?

Colazione abbondante due chiacchere e poi via di corsa a chiudere le valigie, ebano quanto basta panni sporchi e Fra che con cura le avvolge di scooch.

Sono le 8.30-8.45: “l’aereo…mho…mah si ci sara’ verso le 10…comunque Celestino ha detto che ci avvisa…siamo sotto il portico e un po’ perplessi ci sediamo in attesa che Celestino ci faccia sapere…”Celestino a che ora è l’aereo?” “non vi preoccupate!!”

E cosi’ facciamo anzi fanno gustandosi cosi’ questi ultimi attimi africani…senza preoccupazione per l’aereo.

sono ormai le 11.30 e Celestino avvisa che l’aereo sta arrivando percio’, purtroppo le valigie sono da caricare sul fuoristrada, colgo la fatica di mettere su quelle valigie piene anche di tanti sguardi…sorrisi…embote…che rimarranno, io penso, nei loro cuori.

Poi di corsa all’aereoporto, gli ultimi abbracci, che sembrano spazzar via anche le “piccolissime” incomprensioni e vogliono essere “solo” un grazie di esserci stati di aver portato in africa un po’ di Simone e un po’ di Andrea.

L’imbarco è pressoche immediato anche se il pilota verifica che chi sale non sia troppo pesante…è stra pieno e qualcuno sembra rimanga anche giu’ proprio perchè non è in forma smagliante, io e Francesco ci facciamo un po di risate e poi alziamo il braccio per gli ultimissi saluti…

L’aereo sparisce per qualche attimo poi si alza finalmente in volo, tiriamo un sospiro di solievo, poi cerco di seguirli nel cielo fino all’ultimo istante,

Nelle 14.30 un messagino ci informa che il viaggio è andato benone, e che l’accoglienza a Kampala è stata delle migliori,

buon ritorno quindi e spero che il vostro bagaglio sia davvero pieno e pronto per essere aperto e scartato a chiunque voglia far tesoro della vostra esperienza..

Embote minggghiii

Il Congo saluta i primi pionieri!!!

giovedì 25 gennaio 2007

Ciao a tutti, eccoci qua a darvi le ultime sul viaggio dei nostri pionieri…

Ebbene si domani ore 10 locali l’aereoplanino MAF caricherà i nostri due primi viaggiatori Simone e Andrea,

eh si i tempi sono quelli africani e cosi’ già domani lascieranno Isiro per raggiungere la missione dei missionari della Consolata dell’Uganda, gli ultimi attimi congolesi sono pieni di vita, la giornata inizia con una bella messa nella clinica davanti alla meçon Oscar poi la visita al grandissimo ospedale centrale di Isiro…forse noi non ci metteremmo nemmeno gli animali…

nel pomeriggio l’omaggio ad Annarite (prima martire del Congo) é doveroso abbiamo pregato sulla sua tomba nella cattedrale del paese…poi via dall’amico artigiano che per l’occasione a rimediato un po’ vicini di casa e ci fa vedere il suo grande Atelier con i validi collaboratori, e poi ancora profumi colori e un bel tramonto salutano Simo e Andrea in questa calda giornata d’Africa, ed ora sono i ragazzi della casa Oscar a salutarli e ringraziarli per essere stati qui a portar un po’ di speranza.

Vorrei anch’io ringraziare i miei compagni di viaggio, tra una risata e l’altra c’è stato anche modo di meditare ascoltando quello che ogniuno di noi sentiva dentro….grazie davvero per questi giorni Congolesi e buon ritorno “scomodo” (direbbe Tonino Bello) a casa….. 

Samuele

E si parte per la foresta…

martedì 23 gennaio 2007

E si parte per la foresta.
Le larghe e polverose strade di Isiro inziano a restringersi avvolte dalla forza della foresta che avanza e inghiotte tutto cio che circonda.
Il rosso delle strade diventa ancora più intenso in contrasto con il verde umido degli alberi,  che circondano il nostro Land Rover del 1960, carico dei nostri 6 corpi ancora freschi e riposati.
E l’emozione arriva, prima con i profumi della selva, poi con gli scricchiolii delle balestre ormai provate dalla ruggine di tanti anni, caricate dal peso di una “balla balla” piena di buche e piccoli canyon scavati dall’acqua durante la stagione delle pioggie.
E’ cosi che si chiamano le strade qua, “balla balla”, e proprio percorrendole si intuisce il perchè di questo buffo nome; sono appena larghe per far passare un’auto, e disconnesse tanto da permetterci di percorrere al massimo 10 Km all’ora nei punti di lancio massimo.
E proprio quando si inizia a prendere velocità, ecco che dal davanti, spunta un trasportatore dal viso avvolto da una bandana, con la sua bicicletta carica di riso fino al limite della sopportazione meccanica, magari in viaggio da 3 giorni, per qualche dollaro di ricompensa.
E siamo ancora fermi, perche assieme non si passa; ma la precedenza è nostra, perche siamo più grossi, e perchè siamo bianchi….
La strada prosegue dentro ai piccoli villaggi composti da quattro capanne di canne e terra secca e popolati da piccoli bambinetti, che attirati dal rumore raro di un’auto si precipitano sul ciglio per salutarci al grido di “mbote mindele”, che in lingua lingala significa “ciao uomini bianchi”.
L’emozione e la curiosità che trapela dai loro occhi e risuona dalle loro bocche, condita dal contesto di una natura profonda e antica, inizia a farmi sentire uomo, e non più individuo schiacciato dal nostro mondo europeo, ormai saturo di superfluo e inutile.
E si comincia a sentire la vera mondialità, quando ci fermiamo a Aru, in uno spiazzo in mezzo al niente, ma dentro al tutto, dove i missionari della consolata hanno costruito una scuola, di sei classi elementari per i bambini del villaggio.
E l’accoglienza si manifesta subito, entrando nelle classi, con saluti gioiosi di bambini dal volto timido, poi nel cortile esterno, con balli di benvenuto e qualche ovetto di gallina in omaggio.
Il percorso continua in auto, schiacciati e appiccicati l’un l’altro dal sudore, e allietati da Francesco e Fedele, l’altro missionario, che raccontano le barzelle e le mirabolanti avventure in foresta.
Fedele è il missionario forense, forse l’unico e vero selvatico di questi boschi, che da 27 anni, partendo dalla missione di Neisu, gira a dire messa e incontrare gli abitanti delle 17 parrocchie disseminate nella selva, dormendo come un nomade nelle loro capanne e mangiando assieme a loro.
Un personaggio indimenticabile, dal volto riflessivo, e dall’ umorismo unico.
Arriviamo quindi alla prima parrocchia, dove sistemiamo i bagagli e alloggiamo per la prima notte.
La serata passa all’aperto con i balli di accoglienza attorno al fuoco, ed i bambini, la maggioranza nel villaggio, che arrivano in processione per stringerci la mano.
Ci troviamo in posti dove gli abitanti della tribu non vedono tanti uomini bianchi tutti assieme da anni, e probabilmente per anni non ne vedranno più; ed è proprio questo che ci fa sentire importanti per loro e per noi.
Al mattino ci aspetta una messa con un matrimonio e due battesimi, nella grande cappella del villaggio, dove veniamo investiti da canti e balli allegri veramene sentiti in profondità.
Tre ore di messa che scivolano via in un battito di mani, mentre i bambini e le mamme incrociano incuriositi il nostro sguardo e studiano i nostri movimenti per vedere se assomigliamo ai loro.
Appena arrivato al villaggio ho notato la grande chiesa, e la mia prima impressione è stata abbastanza critica, perchè sostenevo che non è giusto dare tutto questa priorità alla costruzione della chiesa, quando l’impellenza sono le scuole per istruire i bambini, che gia dall’età di quattro anni vengono mandati a lavorare nei campi sotto 9 ore di sole.
Uscito da messa ho invece capito quanto la chiesa investa un ruolo primario di luogo di incontro, di condivisione, e di gioia, fondamentale per dare un senso di unità e fratellanza ad un popolo che abbiamo il dovere di aiutare affinchè trovi la via giusta per il suo sviluppo.
E non è facile questo, mille dubbi mi assalgono su quel che è giusto fare o non fare per aiutarli veramente; ma una cosa solo alla fine conta; sono nostri fratelli e non è giusto lasciarli morire per un’infezione stupida o lasciarli soccombere ai soprusi di chi non si fa scrupoli a sfruttarli per la loro ignoranza e semplicità.
E credo quindi che questa sia la via giusta, la via della mondialità, dove la comunione tra noi, troppo sviluppati e mal sviluppati e loro , ci porta a fare un passo indietro per trovare quell’equilibrio che può portare il mondo ad una giustizia e fratellanza maggiore.
Il secondo giorno in foresta, il più spettacolare, lo racconto domani, visto che siamo in Congo e la corrente elettrica è poca……..
 

Vivere la Mondialità -Simone-

venerdì 19 gennaio 2007

« Fare nulla » quante volte abbiamo pronunciato questa frase ?

Quante volte ci siamo chiesti se fare nulla avesse un senso?

Bene, in questi primi giorni possiamo dire che ci siamo dedicati al “fare nulla”……non ridete…..bèh, in effetti non è che stiamo lavorando un gran che (solo d aieri abbiamo cominciato le nostre attività) ma per quanto rigurda il “fare nulla” che ci riguarda direi che ci stiamo immergendo sempre di più in mezzo a questi ragazzi.

Non è difficile entrare in sintonia con loro anche se i limiti della lingua a volte si fanno sentire ma con un po’ di francese, un po’ di inglese e un po’ di gesti tutto diventa più facile e perchè no anche divertente.

Parlare ora delle mie sensazioni mi sembra un po’ prematuro, quello che vi posso dire è che trovarsi davanti a 100-150 bambini festanti fa battere il cuore come un tamburo e la cordialità che si respira camminando per strada è davvero stupefacente.

Abbiamo passato la nostra prima notte a casa di Jan, uno studente universitario, che ha voluto ospitarci. Jan è un vero “maestro di mondialità”, ci ha accolto come se fossimo dei vecchi amici e abbiamo passato la serata giocando a carte.

L’altro ieri abbiamo visitato l’ospedale di Neisu, un vero miracolo in mezzo alla foresta. L’ospedale ha 4 medici e una trentina di infermieri ed è suddiviso in diverse unità collegate fra loro, li abbiamo lasciato in compagnia delle suore la nostra amica Federica che presterà il suo servizio di infermiera volontaria.

Un’ ultima nota sul paesaggio che mozza davvero il fiato e sulle doti di pilota fuoristrada del nostro Francesco!

Per ora vi saluto, e vi passo la parola.

Un abbraccio,

Simone

Dall’altra parte

lunedì 15 gennaio 2007

GRAZIE!Chi prende parola in congo per prima cosa ringrazia, quindi grazie a tutti voi fin d’ora perché senza di voi queste orme in terra africana sarebbero solo come luce nell’infinito.

Ebbene si…siamo dall’altra parte e ammetto che fa un po’ effetto. Chi lo avrebbe mai detto?Siamo arrivati e già il vivere africano ci ha invaso le ossa, tant’è che solo ora riusciamo a scrivere queste due righe.

Quanti sguardi, quanti sorrisi, quanti brividi, “la vita è un brivido che vola via….” dice una canzone a me cara di Vasco, quanti brividi vissuti in queste poche ore d’Africa, una vera e propria festa fatta di “niente”, ma piena di tantissime cose…le parole del piccolo principe: “non si vede bene che col cuore” trovano qui una concreta attualizzazione.

Quante emozioni che scombussolano le giornate, la natura, i profumi, i suoni, i colori, l’architettura, le strade rosse che per me rimangono uno dei simboli più belli dell’africa. E’ li che avvengono la maggior parte di incontri, é lungo le strade che i bambini giocano corrono, é li che si fa esperienza di viaggio (alla faccia delle nostre “lussuose macchine” che ci hanno inculcato essere indispensabili)

E poi i giovani, casa Oscar, voglia di giustizia e pace, sono giocani come noi stesse ambizioni stessa voglia di vivere, stessa voglia di dar un senso alla vita.

Avrei voglia di raccontare ogni attimo, ma ogni attimo è vita e la vita è vivere, e in più trovo attuali le parole di un amica di san marino quando dice che l’africa ha bisogno di sedimentare nel cuore prima di rivelare quello che di grande ha da insegnarci.

Brevi pensieri colorano questa notte congolese, ormai la batteria è alle corde quindi vi saluto a tutti un forte abbraccio e per le mamme più premurose dico che il viaggio, se pur lungo e un po’ faticoso è andato molto bene stiamo tutti e quanti molto bene, mangiamo altrettanto bene e anche p. Francesco l’abbiamo trovato in gran forma il lavoro con gli studenti l’ha ringiovanito e la sua accoglienza ci ha fatto sentire già di loro.

Spero a presto con altri pensieri e attimi di vita……vi voglio bene Samuele

GRAZIE

sabato 13 gennaio 2007


 


 

GRAZIE!

 

A tutti i ragazzi della mondialità che hanno sognato e realizzato “il ponte” che unisce noi amici della Consolata ai ragazzi di Isiro.

 A Padre Francesco che ci ha regalato questo progetto alimentando e concretizzando così il nostro sogno di costruire un mondo più giusto e migliore.


A Samuele, Michele, Marco, Katia, Silvia, Rosa e Riccardo per la realizzazione del calendario.


Alla Tipografia Bersani per la stampa del calendario in tempi record, per la loro cortesia e disponibilità oltre ogni limite.


A tutti i missionari dell’Istituto Missioni Consolata di Gambettola che ci hanno offerto un caldo rifugio dove sognare e progettare il nostro calendario e da dove “lanciare” la prima uscita.


Al Comune di Gambettola per il Patrocinio e per la gentile concessione della Sala Fellini.


A tutte le persone che ci hanno aiutato nella distribuzione dei calendari: Maria, Andrea, Stefano, Simon, Elvira, Katia, Marco, Riccardo, Fabrizio, Luca, Monica, Katia, Silvia, Rosa, Claudia, Barbara, Patrizia , Cristina, Francesca, Matteo, Valentina, Assunta, Walter, Francesca, Giulietta, Maurizio, Gloria, Carla, Federica, alle ragazze di S. Marino, Antonella, Rosanna e Bruno, Giulia, Alessandra, Arianna, Don Gilberto, la comunità di Montepetra, la Comunità di Ardiano.


Alle Parrocchie di Bagnarola, Gambettola, Budrio, S. Angelo per la loro disponibilità.


Alla Pasticceria Casadei per il buffet della Conferenza del 22 Dicembre con Padre Antonello, “La scuola, speranza di un Congo nuovo”.

Alla famiglia Pascucci per “quella porta sempre aperta”…ad ogni ora.
 

Alla Farmacia Pascucci per la loro gentilezza, pazienza e disponibilità.


A Wilma del Media World, per l’acquisto dei computer.


Alla squadra di pallavolo IMC volley Gambettola che ha donato le proprie divise alla squadra di pallavolo di Isiro fondata dal rinomato allenatore Giuliani.

all’Associazione Calcio Cella che ha donato le divise per la squadra avversaria


Ad Andrea, Samuele e Simone che con pazienza e disponibilità hanno accolto, vagliato e selezionato ogni richiesta di Francesco accettando di abbandonarsi, senza condizioni, e di partire ad occhi chiusi per questo viaggio…

A TUTTI COLORO CHE CON L’ACQUISTO DEL CALENDARIO HANNO FATTO SI CHE IL NOSTRO SOGNO DIVENTASSE REALTA’…

8550   VOLTE GRAZIE!

Invito tutti questa sera!

mercoledì 10 gennaio 2007

Ciao ebbene si…finalmente si parte, le valigie sono già ben chiuse e ora è il momento di affidare il viaggio a chi prima di me aveva già scelto per me e per noi questa “avventura”. Sarà bello cogliere per chi vuole, l’occasione della messa per sentirci nella preghiera tutti vicini.

Invito quindi chi volesse alle 20 in parrocchia a Gambettola, non abbiamo potuto incontrarci come al solito alla Consolata, ma solo per un problema di orari.

A questa sera!!

I ”PIONIERI” DEL CONGO SONO IN PARTENZA INCORAGGIAMOLI

domenica 7 gennaio 2007

Samuele,Andrea e Simone

sono in partenza.Si sono preparati molto bene,e vengono carichi di entusiasmo….e bagagli per dar vita al sogno della ”’BIBLIOTECA UNIVERSALE” per i giovani della fraternita’(GRAZIE sono arrivate moltissime offerte prendero’ presto il tempo per dare il resoconto della vostra generosita’) casa Oscar,quindi partite con loro u po’ anche voi.Vi terremo informati su tutto ,ma ora vi chiedo di essere loro vicini ,scrivendo qui’,pensieri di incoraggiamento ,fa’ sempre molto bene essere tutti uniti nei momenti forti della vita,

grazie ancora di tutto il vostro amore.P.Francesco….che si prepara a ricevervi….tutti

PARTONO DA BOLOGNA VENERDI’MATTINA 12 GENNAIO,

VIA BRUXELLES ARRIVERANNO IN SERATA A KAMPALA UGANDA ,DORMONO ALLA MISSIONE DEI MSSIONARI DELLA CONSOLATA,IL

13 MATTINA CON UN PICCOLO AEREO CHE FARA’ SCALO A BUNIA

ARRIVERANNO AD ISIRO VERSO MEZZOGIORNO

 CHE DIO LI BENEDICA E BUON VIAGGIO.
 

UNA PREGHIERA PER TUTTI I GIORNI di Madre Teresa

domenica 7 gennaio 2007

Signore, quando avrò fame…
(Madre Teresa di Calcutta)
 

 

Signore, quando avrò fame,

dammi qualcuno che ha bisogno di mangiare;

Signore, quando avrò sete,

dammi qualcuno che ha bisogno di acqua;

Signore, quando avrò freddo,

dammi qualcuno che ha bisogno di calore.

Signore, quando soffrirò,

dammi qualcuno che ha bisogno di consolazione;

Signore, quando la mia croce sembrerà pesante,

fammi condividere la croce di un altro;

Signore, quando mi sentirò povera,

mettimi al fianco di qualcuno più bisognoso.

Signore, quando vorrò che gli altri mi comprendano,

dammi qualcuno che ha bisogno della mia comprensione.

Signore, rendimi degna, di servire i fratelli,

dà loro, attraverso le queste mani,

non solo il pane di tutti i giorni,

ma anche il nostro amore misericordioso,

immagine del tuo.