Archivio di luglio 2007

DA LEGGERE

martedì 24 luglio 2007

Canto d’amore

a cura di: Sala Renzo
Copertina del titolo 'Canto d'amore'

Dati bibliografici

Data pubblic. Luglio 2007
Edizioni San Paolo
Cinisello Balsamo (MI) 2007, 1 ed.
32 pagine – formato 8×11
punto metallico – illustrazioni colore

ISBN 9788821559747
Collana: Opere generali / Grandi opere. Libri regalo / Amico
Euro 1,30

Descrizione

I dialoghi più salienti tra l’amato e l’amata nel Cantico dei Cantici. Lui è chiamato con il vezzeggiativo “il mio diletto”, “l’amato mio”. Lei chiamata con gli appellativi di “fidanzata”, “sposa”, “sorella mia”. Prima di ogni altra interpretazione, il Cantico è la celebrazione dell’amore umano nelle sue varie sfaccettature.

Il libro è aggraziato dalla plastica raffinatezza delle tavole del maestro Alessandro Nastasio che lasciano trasparire il pathos del desiderio e della ricerca amorosa accanto alla serenità dei sentimenti del vivere insieme nella relazione di coppia

Alessandro Nastasio è nato a Milano nel 1934. Ha studiato con Tullio Figini e Aldo Salvatori a Milano. A Roma ha lavorato con Sarra e Purificato. Ottenuta la cattedra all’Accademia delle Belle Arti di Brera nel 1966, per trent’anni si è dedicato all’insegnamento di Educazione Artistica in diversi istituti scolastici. La sua prima mostra personale risale al 1957, alla Pinacoteca Latina. Da allora ha tenuto numerose personali in Italia e all’estero. In collaborazione con architetti di chiara fama, ha realizzato opere pubbliche e private, viaggiando in America, Asia e Oriente. Ha collaborato con parecchi editori, illustrando opere di grande pregio. Nastasio si è inserito fra i grandi maestri dell’arte contemporanea e le sue opere si sono imposte all’attenzione di gallerie e collezioni private. Vive e lavora a Milano.

Presso le Edizioni San Paolo ha illustrato Nonostante tutto osiamo dire (1990), Canto d’amore (1993), Ti chiamo Padre come Gesù ci ha insegnato (1994), Qohelet canto della vita (2006).

DA LEGGERE

martedì 24 luglio 2007

Volti e stupore: Uomini feriti dalla bellezza

Copertina del titolo 'Volti e stupore'

Dati bibliografici

Data pubblic. Luglio 2007
Edizioni San Paolo
Cinisello Balsamo (MI) 2007, 1 ed.
142 pagine – formato 18×24,5
rilegato/sovraccopertina – riproduzione di quadri

ISBN 9788821559273
Collana: Religione / Teologia e cultura religiosa / Dimensioni dello spirito
Euro 20,00

Descrizione

Cosa può dire la bellezza all’uomo di oggi? Il giornalista racconta storie. Difficili, estreme, a volte disperate. La suora di clausura le specchia ogni volta in un’opera della grande arte pittorica otto-novecentesca: i dettagli della composizione, i tocchi cromatici, i giochi delle linee, gli indirizzi estetici esaltano figurativamente i significati umani e spirituali delle tranches de vie proposte dalla pagina scritta, nell’equilibrio di una singolare osmosi fra linguaggi diversi ma compatibili.

Un libro ideale per commuoversi e avviare il dibattito su temi scottanti del nostro tempo attraverso lo sguardo del giornalista e quello appassionato della bellezza che salva.

Un libro che testimonia la pace possibile e l’amicizia tra un laico non laicista, una cristiana non clericale e un mussulmano non integralista.

La bellezza diventa medicina e la fede cultura contemporanea.

Fabio Cavallari (Luino 1970), dopo il diploma superiore ha iniziato a collaborare con settimanali e mensili della provincia di Varese sui temi della politica e della società civile. È stato co-ideatore del collettivo e del foglio luinese RedAzione. Nel 1999 ha curato il libro Hannan Kunu la società dello spirito in memoria di Enzo Sarrubbi. Dal 2002 collabora stabilmente con il settimanale Tempi. Ha pubblicato per le Edizioni Giuseppe Laterza il saggio Fuori dalla metafora del volo (2004) con il coautore Ottavio Brigandì. Dal 2005 partecipa alle attività del sito www.culturacattolica.it. Nel 2004 e nel 2005 ha curato alcuni speciali per Radio Due.

Suor Maria Gloria Riva (Monza 1959), dopo gli studi artistici, ha lavorato nell’ambito del disegno a fumetti per la casa editrice Universo e ha militato in una compagnia teatrale dell’hinterland milanese. Entrata fra le Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento nel 1984, accanto alla sua passione per l’arte coltiva lo studio della sacra Scrittura (con una particolare attenzione all’ebraico biblico e alla tradizione rabbinica), della patristica e della spiritualità di Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, fondatrice dell’Ordine. Ha partecipato alla fondazione di un gruppo laicale associato all’Istituto (la Comunità Rete di luce) e propone, dal 1996, lezioni su Bibbia, arte e spiritualità, presenti sul sito www.beth-or.org. Ha fondato con alcune consorelle una rivista (Nel Cuore del Lume) per diffondere la spiritualità di Madre Maria Maddalena. Ha pubblicato un libro su arte ed eucaristia dal titolo: Nell’arte lo stupore di una Presenza (San Paolo, 20052), Frammenti di bellezza (San Paolo, 2006). Collabora con alcuni quotidiani e riviste e, in particolare, con il sito www.culturacattolica.it.

DALLA TERRA SANTA A NOI TANTO CARA

martedì 24 luglio 2007

“SALVIAMO LA PACE, LIBERIAMO BARGHOUTI”.
APPELLO DELLA COMUNITÀ PALESTINESE IN ITALIA

33997. ROMA-ADISTA. La comunità palestinese in Italia ha promosso un appello al ministro degli Esteri Massimo D’Alema, cui chiede di farsi “promotore presso il presidente dello Stato di Israele di un provvedimento di grazia per la scarcerazione di Marwan Barghouti, influente personalità palestinese, illegittimamente arrestato, processato e detenuto nelle carceri israeliane con altre personalità palestinesi dell’Olp e di Hamas”. Durante la Seconda Intifada, Barghouti era infatti a capo della cellula Tanzim, braccio militare di Fatah in Cisgiordania. Arrestato a Ramallah il 15 aprile 2002, è stato condannato nel 2004 a scontare cinque ergastoli con l’accusa di omicidio e di terrorismo. Dalla prigionia ha aderito agli accordi della Mecca, che hanno portato a febbraio alla formazione del governo d’unità nazionale, e ha promosso il “Documento della Concordia Nazionale Palestinese”, sottoscritto a maggio scorso dai leader detenuti di tutte le organizzazioni palestinesi, tra cui Hamas. Per questo si è conquistato la fama di ‘Mandela palestinese’. Barghouti è infatti considerato da più parti l’unico dirigente palestinese in grado di risollevare l’Anp dal collasso in cui è caduta con l’uscita di scena di Arafat, di ridurre il solco con Israele e quello tra i due principali soggetti politici palestinesi, Fatah e Hamas. Secondo i firmatari dell’appello, è opportuno rischiare la carta Barghouti perché “una personalità della resistenza, a lungo detenuta in regime carcerario, una volta liberata e messa in condizione di agire politicamente, ha potuto raccogliere un totale consenso interno e stabilire rapporti equi e pacifici con quella parte che era stata considerata avversa”. Le opinioni in merito alla scarcerazione di Barghouti sembrano convergere. In un editoriale del 21/6 (“Free Barghouti”), il quotidiano israeliano Haaretz sostiene infatti che è “giunto il momento di liberarlo”. Anche i due ministri del governo Olmert ne hanno chiesto la scarcerazione. Luisa Morgantini, vice Presidente del Parlamento Europeo e tra i firmatari dell’appello, ha affermato l’11 luglio scorso durante la seduta Plenaria di Strasburgo che “liberare Marwan Barghouti, impegnato per l’unità territoriale e politica del popolo palestinese e per la pace tra Palestina e Israele, sarebbe un segnale concreto per tutti coloro che credono nella coesistenza di due popoli e due stati”. Contrari alla scarcerazione di Barghouti restano invece molti leader della destra israeliana che propongono, come soluzione del conflitto, di isolare la striscia di Gaza, tagliando ai palestinesi acqua, elettricità, petrolio e alimenti e impedendo ai profughi di scappare verso la West Bank e ai leader dietro le sbarre di uscire di prigione. Tra coloro che hanno già sottoscritto il documento promosso dalla Comunità palestinese in Italia, figurano i nomi di numerosi parlamentari, come i deputati Jacopo Venier (Pdci), Elettra Deiana (Prc), Pietro Folena (Prc) e Silvana Pisa (Sinistra Democratica), Giovanni Russo Spena (Prc), Giorgio Mele (Sinistra Democratica), nonché il senatore a vita Giulio Andreotti. Tra le altre firme di spicco, quelle di Raniero la Valle, Giovanni Franzoni, della Rete Redié Resch, di Filippo Gentiloni. Particolarmente significativa l’adesione all’appello del card. Roger Etchegaray, già Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e del Pontificio Consiglio Cor Unum e per molti anni inviato personale del papa sui fronti caldi del mondo. È possibile aderire all’appello inviando una mail a g.franzoni@tiscali.it.

 

DAL KIVU REGIONE NORD EST DEL CONGO IL VESCOVO SCRIVE

lunedì 23 luglio 2007

IL MONDO HA SETE DI PACE
 di Mons. François-Xavier Maroy Rusengo

 

A nome di tutta la provincia, desideriamo farvi sapere qual è la nostra realtà al momento attuale. I nostri popoli e le nostre città sono sottoposti ad una psicosi di guerra. Il nostro popolo constata che apparentemente ci sono tutti gli elementi per una nuova guerra nel Sud Kivu.
Vi è un movimento di infiltrazione sistematica di massa dal Rwanda, attraverso i punti frontalieri di Rivière Ruzizi, Uvira, Nyangezi, Kaza-Roho, a Cahi Bukavu. Come prova di questo, il governatore della Provincia ha mostrato alla stampa, il 26 maggio 2007, un individuo burundese impegnato nel reclutamento e nella preparazione di una nuova guerra.
Il dislocamento militare riproduce lo stesso schema che è prevalso proprio prima dello scatenamento della guerra da parte della Rassemblement Congolais pour la Démocratie (Rcd) nel 1998. In effetti, l’undicesima brigata nella circoscrizione giudiziaria di Walunga, dove si sono verificati i massacri di Kaniola, la quattordicesima brigata un po’ più a nord e la terza brigata nella città di Bukavu sono tutte guidate da ufficiali dell’ex movimento politico-militare della Rcd-Goma. Persino il comandante in seconda della decima regione militare, incaricata delle operazioni, è un ex membro della Rcd-Goma. È un caso? O piuttosto uno stratagemma militare?
- Nei mezzi di comunicazione ritorna la campagna mediatica del presunto odio etnico.
- La macabra carneficina di Kaniola a Walungu, nella notte tra il 26 e il 27 maggio 2007, ricorda quella di Lemera nel territorio di Uvira prima degli attacchi decisivi della guerra della Afdl (Alleanza delle forze democratiche per la liberazione del Congo, capeggiata da Laurent‑Désiré Kabila, che il 18 ottobre attacca la città di Uvira, sul lago Tanganica, nell’est del Paese: è l’inizio della ribellione anti‑Mobutu, ndt). Il livello di crudeltà all’arma bianca è contrario alla nostra cultura e ricorda le carneficine di Kasiks e di Makobola.
- Il massacro di Kaniola è stato perpetrato praticamente davanti al maggiore dell’esercito regolare, accanto al comandante della undicesima brigata militare. Le grida della popolazione non gli hanno impedito di dormire mentre tali carneficine avvenivano non lontano dal luogo in cui si trovava.
- Come nel 1996, il nostro esercito regolare, in piena ristrutturazione, è incapace di difendere la popolazione.
- Come nel 1996, i banyamulenge (in maggior parte ruandesi di origine tutsi residenti nella regione orientale della RD Congo, che scatenarono il 30 ottobre 1996 la guerra a Bukavu, quando venne ucciso l’arcivescovo mons. Christophe Munzihirwa, ndt) vengono strumentalizzati per provocare la guerra; secondo testimoni, si mandano donne e bambini nei paesi vicini e si lasciano soli gli uomini negli altipiani del Sud Kivu.


Restano in sospeso alcune domande:
- Che cosa significa il silenzio delle istituzioni della Repubblica, cioè il capo dello Stato, il Parlamento, il Governo centrale, e l’alto comando militare di fronte ai ripetuti massacri a Kaniola? Altrove, la cattura di ostaggi, anche qualora si tratti di una sola persona, mobilita l’apparato dello Stato del Paese di appartenenza. Il Governo della Repubblica Democratica del Congo, di fronte alla minaccia di una nuova guerra e mentre si compiono massacri della popolazione civile, invece di affrontare il vero problema, che è di sicurezza e di ordine militare, ci propone la tavola rotonda “intercomunitaria”. Complicità o ignoranza?
- Il processo di gestione e di “commistione” negoziato nei Paesi vicini: a che fine e che risultato ha prodotto per la sicurezza della popolazione civile? Esistono accordi o contratti politico-militari dei nostri governi con i nostri aggressori?
- Come nelle precedenti guerre del 1996, 1998 e 2004, hanno inviato militari al fronte senza logistica né alimenti sufficienti. Lo fanno perché abbiano fame e si scoraggino o semplicemente per consegnarli al nemico?
- Gli Interhamwe, i Rasta e i Fdlr (milizie hutu ruandesi, ndt), responsabili dei massacri, parlano in primo luogo in kinyarwanda (lingua nazionale del Rwanda, ndt). Sono stati trascinati fino all’Est della Repubblica Democratica del Congo dalla Comunità internazionale dopo il genocidio rwandese. A quando il rimpatrio di queste persone trasformate in terroristi nel territorio di accoglienza? È questo il modo di ricompensare il popolo congolese dell’Est per la sua ospitalità?


Queste sono le nostre raccomandazioni:
- Che il nostro capo di Stato votato a grande maggioranza in questa provincia si responsabilizzi e invii truppe scelte che si oppongano all’imminente guerra nel Nord e nel Sud Kivu prima che sia troppo tardi.
- Che il governo abbandoni qualsiasi altra materia e consideri il problema della sicurezza nell’Est come prioritario e che smetta di deviare l’attenzione con piani di negoziazione, di dialogo, di tavola rotonda che non porterebbero a nulla. Lo sappiamo per esperienza.
- Che gli eletti dal popolo si mobilitino maggiormente per la vera sicurezza della popolazione.
- Che la comunità internazionale fortemente rappresentata in questa Regione non dica che non sapeva. La prenderemo a testimone.
- Che la Monuc (Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo, ndt), rinfrancata dall’ul-tima decisione dell’Onu che prolunga il suo mandato fino al dicembre del 2007, non eluda il suo compito e soprattutto non venga a patti con il nemico e che si impegni a favore della protezione della popolazione civile, in conformità al suo nuovo mandato.
- Che la popolazione dell’Est della Repubblica Democratica del Congo, che non ha mai tradito, apra bene gli occhi come in passato. Il nemico è ancora lì.
Siamo vicini naturali dei ruandesi, dei burundesi e degli ugandesi. Siamo obbligati a vivere vicini, in questa sub-regione che Dio ci ha affidato generosamente: viviamo il meglio possibile, in pace e concordia, e non in guerra perpetua. A cosa ci servirebbero nuove guerre, visto che non farebbero altro che impoverire i nostri popoli e creare inutili inimicizie? “Beati i costruttori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9). “Mai più, mai più la guerra, il mondo ha sete di pace!”.
Vi chiedo di essere la voce di questi senza-voce che ogni giorno muoiono nei nostri villaggi. Le nostre più sentite condoglianze alle famiglie colpite. Che i nostri fratelli e sorelle che sono morti a Kaniola riposino in pace.
Bukavu, 28 maggio 2007
Mons François-Xavier MAROY RUSENGO,
Arcivescovo di Bukavu

NOTIZIE DAL CONGO

lunedì 23 luglio 2007
CONGOLESI ESPULSI DA ANGOLA, PREOCCUPAZIONE DIFENSORI DIRITTI UMANI Diritti Umani Diritti Umani, Brief

“Stupiti dall’indifferenza che circonda il caso delle migliaia di congolesi espulsi di recente dall’Angola, ma soprattutto di fronte ai maltrattamenti subiti da queste persone, abbiamo voluto attirare l’attenzione delle autorità organizzando ieri due sit-in, davanti al Parlamento e davanti all’ambasciata dell’Angola”: lo riferisce oggi alla MISNA Floribert Chebeya, presidente dell’organizzazione non governativa locale Voix des Sans Voix (Voce dei senza voce, Vsv) al telefono dalla capitale Kinshasa. Un paio di settimane fa, ufficialmente per espellere immigrati clandestini dalle zone diamantifere del nord dell’Angola, le forze di sicurezza locali avevano rimpatriato migliaia di congolesi. Secondo le cifre diffuse dalla stampa locale, nelle ultime settimane sarebbero stati rimpatriati in totale circa 25.000 congolesi, nelle regioni del Katanga e del Bas-Congo. Chebeya ha detto alla MISNA di aver raccolto testimonianze secondo cui i migranti sono stati derubati, alcuni feriti e altri addirittura uccisi dalle forze dell’ordine angolane. “Qualunque siano le motivazioni di questo provvedimento – aggiunge – siamo preoccupati soprattutto per le violazioni dei diritti umani denunciate dai nostri connazionali”. Il presidente dell’Assemblea nazionale (Parlamento) Vital Kamerhe ha assicurato che interpellerà il primo ministro Antoine Gizenga sulla questione; una prima visita per portare aiuti è stata compiuta di recente dal ministro per gli Affari umanitari Jean-Claude Myuambo a Musumba (100.000 abitanti), nella regione meridionale del Katanga; nella località sono stati registrati 20.000 espulsi e alcuni di loro si sono già avviati verso le loro terre di origine. In realtà le espulsioni erano iniziate già dal 2004 e sono proseguite in questi anni; il responsabile di Vsv fa notare che i congolesi rimpatriati si trovavano in zone diamantifere dell’Angola già sotto controllo durante la guerra civile del 1975-2002 dell’ex-ribellione di Jonas Savimbi, il capo dell’Unita (Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola) ucciso alla fine del conflitto.

PERCHE’ BATTEZZARE I BAMBINI?

lunedì 23 luglio 2007

PERCHE BATTEZZO IL MIO BAMBINO?

Che cos’è il Battesimo?

·        Esso è:

• uno dei sette sacramenti istituiti da Gesù Cristo

• la fonte di tutta la vita cristiana

• la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti

• il fondamento della comunione tra tutti i cristiani.

·        Il rito essenziale del Battesimo consiste nell’immergere nell’acqua il candidato o nel versargli dell’acqua sul capo, mentre si pronuncia l’invocazione della Santissima Trinità, ossia del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Quali difficoltà vengono sollevate contro il Battesimo dei bambini (abbrev.BdB)?

Vengono sollevate varie difficoltà, ma non solo da oggi, riguardo al BdB. Esse sono state così egregiamente sintetizzate nell’ Istruzione sul Battesimo dei bambini, della Congregazione per la Dottrina della Fede:

·        “Molti genitori sono angosciati nel vedere i loro figli abbandonare la Fede e la pratica sacramentale, nonostante l’educazione cristiana che si sono sforzati di impartire loro, e alcuni curatori di anime si chiedono se non dovrebbero essere più esigenti prima di battezzare i bambini. Alcuni ritengono preferibile differire il Battesimo dei bambini fino al termine di un catecumenato (preparazione) di maggiore o minore durata; altri invece chiedono che venga riveduta la dottrina sulla necessità del Battesimo – almeno per quanto riguarda i bambini – e auspicano che la celebrazione del Battesimo sia rinviata ad una età nella quale sia possibile un impegno personale, o addirittura alle soglie dell’età adulta” (n.2).

·        “Il Battesimo dei bambini sarebbe controindicato nelle odierne società pluralistiche, caratterizzate dall’instabilità dei valori e dai conflitti ideologici. In una situazione del genere, dicono, converrebbe differire il Battesimo, finchè la personalità del candidato non sia sufficientemente maturata” (n.23).

·        Il Battesimo dei bambini “… deriverebbe da una pastorale priva di slancio missionario, più preoccupata di amministrare un sacramento, che di suscitare la Fede e di promuovere l’impegno evangelico. Nel conservarlo, la Chiesa cederebbe alla tentazione del numero e della ‘istituzione’; essa incoraggerebbe il mantenimento di una ‘concezione magica’ dei sacramenti, mentre il suo vero compito sarebbe di dedicarsi all’attività missionaria di far maturare la Fede dei cristiani di promuovere il loro impegno libero e cosciente, ammettendo, di conseguenza delle tappe nella sua pastorale sacramentale” (n.25).

Quali sono i motivi a favore del BdB?

Molteplici sono i motivi che giustificano, tutt’oggi, la prassi di donare il Battesimo ai bambini. Tali motivi:

·        sono da considerarsi non isolatamente, ma in modo complementare l’uno rispetto all’altro. In tal modo offrono, quali tasselli di un mosaico, una giustificazione articolata alla dottrina e alla prassi della Chiesa

·        appaiono intimamente connessi ed in profonda sintonia sia con contenuti fondamentali della Fede cristiana, sia con dimensioni (valori) essenziali della persona umana.

·        I principali motivi sono:

• La prassi antica della Chiesa

• L’iniziativa gratuita di Dio

• L’importanza della santità

• La Fede come nascita-vita nuova ( con le sue caratteristiche liberante e comunitaria)

• La dignità del bambino

• Il ruolo dei genitori

• La missione della Chiesa.

La prassi di dare il Battesimo ai bambini è recente o antica?

·        Nella Chiesa è antica la prassi del Battesimo sia degli adulti sia dei bambini.

·        Il Battesimo donato ai bambini costituisce una prassi immemorabile sia in oriente sia in occidente.

• Origéne, e più tardi S. Agostino, la ritenevano una “tradizione ricevuta dagli Apostoli”.

• Il più antico rituale conosciuto, quello che all’inizio del II sec. descrive la Tradizione apostolica, afferma: “ Battezzate in primo luogo i bambini: tutti coloro che possono parlare da soli, parlino per coloro invece che non possono parlare da soli, parlino i genitori o qualcuno della loro famiglia`.

• Tale prassi è stata ribadita, sostenuta, giustificata più volte da Romani Pontefici, Concili, Sinodi, fino a Paolo VI, il quale ha richiamato molto opportunamente l’insegnamento secolare su questo punto affermando che “il Battesimo deve essere amministrato anche ai bambini che non hanno ancora potuto rendersi colpevoli di alcun peccato personale, affinché essi, nati privi della grazia soprannaturale, rinascano dall’acqua e dallo Spirito Santo alla vita divina in Gesù Cristo”.

Quali caratteristiche ha l’Azione di Dio nel BdB?

L’azione di Dio, nel sacramento del Battesimo conferito ai bambini appena nati, è un’azione  gratuita, preveniente, che non presuppone meriti umani.

·        Dio concede uno specialissimo dono al bambino, senza e prima che questi lo possa meritare in alcun modo. La pura gratuità del dono di Dio si manifesta in modo tutto particolare nel BdB. 

·        Questo dono gratuito di Dio è una realtà molto ricca che comprende:

• la remissione del peccato originale e di tutti i peccati personali

• la grazia santificante, che rende il battezzato capace di credere in Dio e di vivere sotto l’influsso dello Spirito Santo

• la nascita alla vita nuova, mediante la quale l’uomo diventa figlio adottivo del Padre, membro di Cristo, tempio dello Spirito Santo

• la partecipazione al sacerdozio di Cristo, grazie alla quale il battezzato offre la propria vita quale sacrificio spirituale ‘“gradito a Dio” (1 Pt 2,5)

• l’incorporazione alla Chiesa, corpo di Cristo, e la partecipazione alla sua missione di annunciare, celebrare e testimoniare Cristo Signore

• l’elargizione delle virtù teologali (Fede, Speranza,  Carità), e i doni dello Spirito Santo

• il conferimento nell’anima di un segno spirituale indelebile, il carattere, il quale consacra il battezzato al culto della religione cristiana. A motivo del carattere che imprime, il Battesimo non può essere ripetuto.

·        “Nessuno può entrare nel Regno di Dio se non nasce da acqua e da Spirito” (Gv 3,5). Queste parole evangeliche manifestano l’amore preveniente di un Dio-Padre che invita tutti i suoi figli a partecipare alla sua vita: autodonazione di Dio per mezzo di Cristo nello Spirito.

·        La vita battesimale diventa così “dossologia”, lode e gloria della SS. Trinità, per la salvezza del mondo.

·        I bambini battezzati ci ricordano che la fecondità missionaria della Chiesa ha la sua radice vivificante non nei mezzi umani, ma nel dono assolutamente gratuito di Dio.

·        Lo stesso segno di Croce, che conclude il rito di accoglienza del sacramento del Battesimo, indica tra l’altro una presa di possesso preveniente e gratuita da parte di Dio-Trinità, della persona, che viene consacrata a Cristo.

Come il BdB evidenzia l’importanza della Santità?

·        La santità è componente essenziale e inseparabile della nuova vita battesimale e pertanto è un elemento costitutivo della dignità della persona.

·        Il bambino battezzato testimonia il suo essere già santo, quale figlio di Dio (per dono gratuito di Dio) e, nello stesso tempo, la sua situazione di non essere ancora compiutamente santo (aspetto questo che richiede impegno conversione, penitenza, cammino quotidiano della persona).

·        In tal modo i bambini, resi santi mediante il Battesimo, diventano capaci di una particolare azione apostolica nella Chiesa; diventano soggetti attivi, testimoni e collaboratori autentici, nella comunione dei santi, della crescita della Chiesa nella santità.

·        Del resto, ai bambini il Signore Gesù dona il suo amore delicato e generoso, riservando ad essi la sua benedizione, assicurando loro il regno dei cieli (cfr. Mt 19,13-15; Mc 10,14), additandoli come modello (cfr. Mt 18,3-5: “chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli”).

·        Si riconosce in tal modo che anche nell’età dell’infanzia e della fanciullezza sono aperte preziose possibilità operative sia per l’edificazione della Chiesa sia per l’umanizzazione della società.

·        In tale contesto appare di grande importanza l’affermazione, quanto mai vera e attuale, che fa il Concilio Vat. II, nella Gaudium et Spes: “I figli, come membra vive della Chiesa , contribuiscono pure a loro modo alla santificazione dei genitori”. Infatti, se è vero che i figli sono come li educano i genitori (i quali sono tali in virtù dell’esserci del figlio!), è altrettanto vero che i genitori durante tutto il tempo della loro azione educativa nei riguardi dei figli, si modificano, si formano, si modellano umanamente e soprannaturalmente, grazie all’azione educativa dei figli stessi.

·        L’invocazione dei santi, nel rito del Battesimo, mentre sollecita la protezione di coloro che già hanno portato felicemente a compimento il loro cammino battesimale, nello stesso tempo esprime l’intima comunione che unisce tra loro i battezzati, che in ogni età fanno della santità il loro programma e modello di vita.

In che modo il BdB manifesta la Fede come Nascita-Vita nuova?

·        Esprime così questa realtà San Gregorio di Nissa: “La nuova prole viene concepita per mezzo della Fede, viene data alla luce attraverso la rigenerazione del Battesimo, ha come madre la Chiesa, succhia il latte della sua dottrina e delle sue istituzioni.” S. Agostino, da parte sua, sollecita con queste parole i battezzati: “Rallegriamoci ed esultiamo… siamo diventati non solo cristiani, ma Cristo…Stupite e gioite: Cristo siamo diventati”. 

·        Il Battesimo è l’inizio di questa  nascita – vita nuova, spirituale, soprannaturale del credente in Cristo; la Cresima ne è il rafforzamento e l’Eucaristia ne è il nutrimento.

·        “Poiché nascono con una natura umana decaduta e contaminata dal peccato originale, anche i bambini hanno bisogno della nuova nascita nel Battesimo per essere liberati dal potere delle tenebre e trasferiti nel regno della libertà dei figli di Dio, alla quale tutti gli uomini sono chiamati” (CCC, n. 1250).

·        Non bisogna altresì sottovalutare il dato antropologico, presente si può dire in tutte le religioni, di celebrare in qualche modo i momenti salienti ed emblematici dell’esistenza – nascita, passaggio all’età adulta, matrimonio, morte – con riti culturalmente e socialmente determinati, che rispondono sia ad un riferimento più o meno ben definito all’ambito del ‘sacro’, sia ad una istanza di integrazione sociale.

·        L’acqua stessa, materia del sacramento del Battesimo, nei testi biblici appare:

• come materia prima, elemento primordiale e fondamentale della nascita-vita del mondo, principio di creazione, e perciò segno della nuova creazione fatta da Dio, per mezzo di Cristo nello Spirito

• segno della nascita dei nuovi tempi messianici,  attuatisi con Cristo

• fonte della vita e della fecondità

• simbolo di morte. Proprio per mezzo di questo simbolismo il Battesimo significa la comunione alla morte di Cristo; con lui il battezzato è sepolto e con lui risuscita: “Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova ” (Rm 6,3-4).

Quale tipo di vita viene evidenziata nel BdB?

·        Una vita generata: infatti risulta evidente, nel BdB, la relazione fra generazione umana e generazione nella Fede. La Chiesa, come una madre, genera alla Fede e nella Fede. S. Agostino scriveva a questo riguardo: “ I bambini sono presentati per ricevere la grazia spirituale, non tanto da coloro che li portano sulle braccia ( benchè anche da essi, se sono buoni fedeli), quanto dalla società universale dei santi e dei fedeli … E’ tutta la madre Chiesa dei santi che agisce, poichè essa tutta intera genera tutti e ciascuno”.

·        Una vita in crescita:

• Proprio il fatto che il Battesimo è sacramento dell’iniziazione cristiana, il primo e non l’unico, il quale insieme alla Confermazione e all’Eucaristia concorre a costituire il cristiano, evidenzia il carattere dinamico della vita cristiana, vita in crescita continua, verso la pienezza della maturità in Cristo. I tre sacramenti dell’iniziazione cristiana sono cosi intimamente tra loro congiunti che portano i fedeli a quella maturità cristiana per cui possano compiere, nella Chiesa e nel mondo , la missione propria del popolo di Dio.

           

• Il Battesimo è allo stesso tempo un dinamico punto di partenza. Una volta battezzati, l’impegno costante è quello di conoscere e attuare sempre meglio la propria dignìtà battesimale, accogliendo il monito di S. Leone Magno: “ Agnosce, o christiane, dignitatem tuam” “ Riconosci, o cristiano, la tua dignità”, come pure l’invito di S. Massimo vescovo di Torino,che così si rivolge a chi ha ricevuto l’unzione battesimale: “Considerate l’onore che vi è fatto in questo mistero”.

• Nella riscoperta del dono e della realtà battesimale, matura progressivamente quell’atteggiamento fondamentale del discepolato e della testimonianza, che “immerge”sempre di più in Cristo morto e risorto, e che si esprime nella completa professione di Fede e nella fratellanza sacramentale della Chiesa, così come Cristo ha voluto che fosse.

• “Perché la grazia battesimale possa svilupparsi è importante l’aiuto dei genitori. Questo è pure il ruolo del padrino o della madrina, che devono essere credenti solidi, capaci e pronti a sostenere nel cammino della vita cristiana il neo-battezzato, bambino o adulto. Il loro compito è una vera funzione ecclesiale (officium). L’intera comunità ecclesiale ha una parte di responsabilità nello sviluppo e nella conservazione della grazia ricevuta nel Battesimo” (CCC,  n. 1255).

Quali dimensioni della Fede appaiono nel BdB?

Nel BdB vengono evidenziate le dimensioni liberante e comunitaria della Fede.

·        La dimensione liberante della Fede:

• Mediante il Battesimo, si offre alla persona la possibilità di essere liberata, fin dai primi giorni della sua vita, dal peccato originale, partecipando della vita filiale divina, in modo santo e immacolato.

• Il donare il Battesimo ai bambini, pertanto, conferma la Fede della Chiesa nella realtà del peccato originale, che investe la persona fin dalla sua nascita. Il Concilio di Cartagine del 418 condanna “coloro che negano che si debbano battezzare i bambini appena usciti dal seno materno” e sottolinea che “ anche i più piccoli , che non hanno ancora potuto commettere personalmente alcun peccato, sono veramente battezzati per la remissione dei peccati, perchè mediante la rigenerazione sia purificato in essi ciò che hanno ricevuto dalla nascita”’.

• “L’acqua è quella nella quale viene immersa la carne perchè sia lavato ogni suo peccato. In essa è sepolta ogni vergogna”  (S. Ambrogio).

• Inizia pertanto, fin dalla nascita, quella “lotta contro il male, quel morire al peccato”, che contraddistingue la vita del battezzato e che lo porterà alla condivisione della Risurrezione di Cristo.

·        La dimensione comunitaria della Fede:

• “Noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo Corpo” (I Cor. 12,13); “un solo corpo, un solo spirito (…) un solo Signore, una sola Fede, un solo Battesimo”(Ef. 4,4-6).

• E’ nella Fede della Chiesa intera, resa presente nell’assemblea liturgica, che i bambini vengono battezzati. “Essi – leggiamo nei Praenotanda al rito battesimale dei bambini – vengono battezzati nella Fede della Chiesa, professata dai genitori, dai padrini e dagli altri presenti al rito: questi rappresentano sia la Chiesa locale sia la società universale dei santi e dei fedeli, la Chiesa madre” (n.2).

• Da qui la raccomandazione dei Praenotanda di celebrare il Battesimo, “porta e fondamento della comunione nella Chiesa”, normalmente nella Chiesa parrocchiale scegliendo il giorno domenicale e l’ora più adatta per avere la comunità, in modo che “…appaia chiaramente che il Battesimo è sacramento della Fede della Chiesa e della incorporazione al popolo di Dio”  (n.10).

• E pertanto il bambino battezzato va educato nella Fede e alla Fede della Chiesa e ciò per realizzare pienamente la realtà del sacramento.

Quale dignità del bambino viene manifestata nel BdB?

Il Battesimo conferito ai bambini evidenzia la dignità dell’essere bambino, prima ancora e più ancora del suo ruolo.

·        La società attuale concentra la propria attenzione maggiormente sul fare, sull’operare, sui ruoli, sull’efficienza. Da qui il rischio non remoto né circoscritto di non apprezzare sufficientemente il bambino nella sua dignità personale. Tale dignità infatti richiede che la persona venga considerata non alla luce di quello che fa, ma prima di tutto e anzitutto per quello che è. Con il metro di misura del fare, il bambino rischia di essere ritenuto un essere inutile, incapace, in funzione solo degli altri ( adulti, genitori), o tutt’al più viene apprezzato per le potenzialità che racchiude e che produrranno frutti in futuro.

·        Il Battesimo, dato a persone che sono tali “molto prima di essere in grado di manifestarlo mediante atti di coscienza e di libertà”, evidenzia davanti ad una società utilitaristica ed efficientistica qual è la nostra, l’importanza e la dignità dell’essere persona del bambino.

“L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita” (Congregazione per la dottrina della Fede, Istruzione sul rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione, LEV, 1987, p.13). Il testo qui parla della vita umana, certamente; ma perchè non si può riferire tale diritto anche alla vita divina, che non diminuisce, né toglie nulla alla vita umana, anzi l’attua in pienezza e l’eleva con l’adozione filiale soprannaturale?

·        Tenendo conto che il vero “culto a Dio” consiste nell’offrire se stessi, la propria vita “come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio” (cf. Rom 12,1-2), si comprende come la vita stessa del bambino possa costituire realmente tale “culto a Dio”.

·        L’imposizione del nome all’inizio del rito del sacramento del Battesimo è espressione, segno di tale dignità originale ed irripetibile di ogni bambino, che è dovuta:

• al fatto che Dio conosce e ama ciascuno individualmente

• al posto unico ed insostituibile che ogni cristiano ha da Dio nel piano salvifico della Chiesa e della storia dell’umanità

• all’invito a rispondere con altrettanta disponibilità al dono di comunione intima filiale di un Dio che conosce ed ama individualmente.

·        Da qui l’importanza anche che il nome dato al bambino sia quello di un santo, il quale potrà costituire per l’intera vita del battezzato, il suo modello, nonchè il suo intercessore e protettore.

·        La stessa consegna della veste bianca, nel rito battesimale, è segno della nuova dignità acquisita dal battezzato, che, quale persona nuova, si è rivestita di Cristo, partecipando, in un qualche modo, già fin d’ora alla Sua gloria, anticipata nella Trasfigurazione (“ le sue vesti divennero candide…”) ed attuata nella Risurrezione, ed acquisendo il diritto di partecipare con la richiesta veste nuziale, al banchetto dello sposo celeste (cfr. Mt.17,1s).

Qual è il ruolo dei genitori nel BdB?

Con il BdB risulta valorizzato, in modo fondamentale, il ruolo dei genitori, e più in generale della famiglia (nonché della parentela, attraverso i padrini). Infatti:

·        I genitori vengono coinvolti già nel periodo antecedente il Battesimo: essi infatti liberamente lo chiedono, si preparano alla celebrazione… Come pure è vivamente raccomandata la loro presenza e partecipazione attiva al momento della celebrazione. Per questo, si invita a celebrare il Battesimo non appena la mamma del battezzando possa anch’essa partecipare al rito.

·        Nel periodo poi post-battesimale appare indispensabile la loro opera educativa ai fini di una maturazione cristiana del figlio battezzato.

·        Nello stesso tempo la Chiesa, non ammettendo al Battesimo bambini senza il consenso dei genitori e senza un impegno esplicito di questi ad assicurare al bambino battezzato una seria educazione cristiana, mostra di riconoscere e rispettare sia i diritti naturali dei genitori, sia le esigenze di crescita della Fede del bambino.

·        Va pari tempo riconosciuto e proclamato il diritto-dovere dei genitori di donare ai propri figli tutto quello che essi ritengono buono, bene per loro; come pure è un loro diritto-dovere di educare come ritengono meglio i loro figli. E’ pertanto un’esigenza irrinunciabile dei genitori cristiani di condividere con i loro figli, non appena nati, quanto di originale e unico essi hanno ricevuto da Dio, e cioè la Fede, il Battesimo.

·        Questo diritto – dovere, precisato dal Concilio Vat. II nella Dichiarazione Dignitatis humanae, è stato affermato sul piano internazionale dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (art. 26, n.3). Ora per genitori cristiani che si considerino veramente tali, che cosa c’è di più grande e di più sublime della partecipazione alla vita divina, da trasmettere quale preziosissimo dono ai loro figli?

·        Qualora poi i figli, crescendo, dovessero malauguratamente abbandonare la Fede cristiana, l’opera educativa cristiana dei genitori non appare inutile: quanto meno è servita a far conoscere (speriamo nei suoi contenuti genuini ed autentici) quella Fede, che ora i figli rifiutano, e quindi a rendere maggiormente consapevole e responsabile tale rifiuto.

Come si esprime la missione della Chiesa nel BdB?

Nel BdB si evidenzia in vario modo la missione della Chiesa.

·        La Fede del singolo ha bisogno della comunità dei credenti. È soltanto nella Fede della Chiesa che ogni fedele può credere.

·        Cristo ha dato alla sua Chiesa, da lui stesso voluta e fondata, il comando: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19). Quindi anche i bambini, che sono stati oggetto di amore privilegiato da parte di Cristo stesso (“Lasciate che i fanciulli vengano a me…” – Mc 10,14 -; “se non diventerete come bambini…” – Mt 18,3), sono i destinatari della missione della Chiesa.

·        Mediante la sua dottrina e la sua prassi, la Chiesa ha dimostrato di non conoscere altro mezzo, al di fuori del battesimo, per assicurare ai bambini l’accesso alla beatitudine eterna.

Chi può dare il Battesimo?

·        I ministri ordinari del Battesimo sono il Vescovo e il presbitero e, nella Chiesa latina, anche il diacono. In caso di necessità, chiunque può battezzare, a condizione che intenda fare ciò che fa la Chiesa, e che versi dell’acqua sul capo del candidato dicendo: “ Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo ”.

·        La Chiesa trova la motivazione di questa possibilità data a tutti nella volontà salvifica universale di Dio e nella necessità del Battesimo per la salvezza.

·        E’ importante anche il cosiddetto Battesimo di desiderio: è il Battesimo che la madre cristiana, non appena consapevole di essere incinta, desidera per il figlio che porta in grembo. Tale Battesimo porta i frutti del Battesimo, anche prima e anche senza che venga celebrato il sacramento.

E i bambini morti senza Battesimo?

Quanto ai bambini morti senza Battesimo, la liturgia della Chiesa ci invita ad affidarli alla misericordia di Dio.

APPUNTAMENTO DA NON MANCARE,SIAMO TUTTI RESPONSABILI

sabato 21 luglio 2007
Carissimi amici della mondialità, domenica 5 agosto alle ore 18 nella parrocchia di S. Francesco di Paola a Lugo (RA), Padre Francesco battezzerà la ns. piccola Ottavia, la Vs. presenza ci farebbe molto felici.
Dopo la cerimonia festeggeremo tutti a casa nostra (cosi finalmente verrete a trovarci) in Viale Bertacchi, 12.
Grazie Milly Stefano e Ottavia

BETANIA

sabato 21 luglio 2007
VANGELO Lc 10, 38-42
In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». 
OMELIA
Cristo è il samaritano che versa sulle nostre piaghe l’olio della consolazione e il vino della speranza, colui che non tira diritto facendo finta di non vederci, che non si chiede se le nostre ferite non siano la conseguenza delle nostre scelte sbagliate, che non ha paura di sporcarsi le mani di sangue.
E noi, guariti dentro, siamo resi capaci di misericordia e di tenerezza.
Cristo è colui che possiamo accogliere, come fece Abramo con i tre misteriosi personaggi, alle querce di Mamrè, come fecero le sorelle Marta e Maria a Betania.
Accogliere Dio significa diventare fecondi, iniziare una nuova vita, come per Abramo e Sara.
Betania
È facile immaginare la scena: Gesù, verso la fine del pomeriggio, quando il caldo di Gerusalemme cede il passo al vento, scendeva la valle del Cedron e risaliva il monte degli Ulivi, per superarlo e raggiungere il piccolo villaggio di Betania.
Chissà quando aveva conosciuto le sorelle e Lazzaro, forse suoi coetanei…
Per Gesù Betania rappresentava una pausa di normalità, una sosta, un refrigerio. Lasciati indietro anche gli apostoli, forse Gesù ritrovava in quella casa di campagna gli odori e le luci della sua piccola Nazareth.
Forse a Betania, davanti ad una focaccia cotta, Gesù dimenticava la tensione che provava nella Gerusalemme che uccide i profeti, abbandonava il dolore sordo che gli stava crescendo nel cuore vedendo la sua missione duramente contrastata.
A Betania Gesù poteva parlare liberamente, sentirsi accolto, svestiva il ruolo del Rabbì, abbandonava i panni dell’accusato per ritrovare, per qualche momento, il piacere dell’amicizia e della complicità.
Mi commuove alle lacrime vedere Dio intessere una relazione, che chiede ascolto, che ama sedersi con semplicità intorno ad un tavolo e ridere e scherzare.
Se potessimo, di quando in quando, invitare Dio e ascoltarlo, preparare per lui, come Abramo, un buon pasto e dello yogurt fresco!
Diventassimo capaci, d’ogni tanto, di ascoltare Dio e il suo desiderio di salvezza, ascoltare le sue fatiche e il suo dolore nel vedere l’umanità travolta dalla violenza e dal limite, dirgli che può contare su di noi per realizzare il mondo altro che ha nel cuore…
Facessimo diventare Betania la nostra vita!
Ascolto e azione
Maria e Marta rappresentano le due dimensioni della vita interiore: la preghiera e l’azione.
Maria ascolta con attenzione le parole del Maestro, le manda a memoria, se ne abbevera. Come molti, ancora oggi, pende dalle labbra del Signore, aspetta che egli parli al suo cuore.
All’origine di ogni fede, il cuore di ogni esperienza religiosa è e resta l’incontro intimo e misterioso con la bellezza di Dio. Dio che solo intravediamo attraverso le fitte nebbie del nostro limite ma di cui, pure, possiamo temporaneamente fare cristallina esperienza.
Rimettiamo la preghiera e il silenzio nel cuore della nostra giornata, come sorgente di serenità e di gioia.
Marta realizza la beatitudine dell’accoglienza, la concretezza dell’amore e dell’ospitalità.
Anche lei sa che l’ascolto del Maestro è l’origine di ogni incontro, ma sa anche che se questo incontro non cambia la vita, resta sterile e inconcludente.
Marta nutre il Cristo che Maria adora.
Non esiste una preghiera autentica che non sfoci nel servizio.
È sterile una carità che non inizi e non termini nella contemplazione del mistero di Dio.
I patimenti
Restare ancorati a Cristo, ascoltare la sua parola, farlo diventare ospite fisso della nostra vita suscita e produce in noi una profondità che nulla può travolgere.
Marta e Maria, pur restando gravemente turbate dalle morte di Lazzaro loro fratello, sapranno, comunque, ancora disperatamente rivolgersi al Rabbì che scioglierà le loro angosce.
Paolo, riflettendo sul dolore che sta caratterizzando la sua vita di apostolo, invece di disperarsi offre il suo dolore a compimento del dolore di Cristo. Nella logica del Vangelo, anche la notte e la sconfitta, se unite a Cristo Signore della notte e della sconfitta, possono trasformarsi in gesto d’amore.
Siamo ormai nel cuore dell’estate: in ferie – per i più fortunati – o nelle città arroventate, lasciamo entrare la freschezza dello Spirito accogliendo Cristo.
In questi giorni nelle librerie cattoliche trovate il primo numero della rivista “Parola e preghiera”, un mensile basato sulle letture della messa del giorno per aiutare a pregare nella quotidianità. Il numero di ottobre, già disponibile, è gratuito e lo consiglio a quanti mi chiedono sussidi per la preghiera personale quotidiana.

Raniero La Valle: L’”ingegneria politica” non può contrastare la crisi globale.

venerdì 20 luglio 2007

Ciò che veramente è decisivo in politica è l’analisi. Se si sbaglia l’analisi, anche la più illuminata ricerca di obiettivi e prospettive è destinata ad essere travolta, perché sbagliando l’analisi si sbaglia anche la prognosi, e la situazione è destinata a degenerare. Da molti anni fra gli eredi della grande tradizione democratica e di sinistra italiana si sta sbagliando l’analisi: questa è la componente veramente catastrofica del contesto attuale, nel quale non si intravedono soluzioni e vie d’uscita.
Devo dire che sentendo la ricostruzione di Giovanni Avena e quella di Giorgio Tonini mi sono chiesto se io non abbia vissuto in un altro Paese. Io non ho mai avuto l’impressione che il fattore determinante della situazione fosse la vecchia questione del rapporto laici-cattolici. Non c’è dubbio che la posizione della Chiesa e l’atteggiamen-to dei cattolici nella vita pubblica rappresentino una variabile importantissima dell’equilibrio politico in generale. Come non vi sono dubbi sul fatto che la Chiesa sia intervenuta in modo anche molto pesante nei tempi più recenti. Tuttavia ritengo sia un’analisi profondamente errata credere che il “problema italiano” sia il problema del rapporto tra la Chiesa e la cultura laica, la cultura democratica. Penso infatti che il “problema italiano” sia analogo a quello che caratterizza tutto l’Occidente e di cui non sappiamo quale sarà lo sbocco. L’Occidente si trova di fronte a un’alternativa. Deve affrontare la sfida di un mondo completamente cambiato che presenta problemi nuovissimi rispetto a tutte le epoche passate, a cominciare dal problema ecologico. Relativamente nuovi sono anche i soggetti protagonisti sullo scacchiere mondiale: la Cina, la nuova Russia, il mondo islamico. L’Occidente può risponde a questa sfida con il riflesso condizionato del vecchio eurocentrismo – proiettato ormai a dimensione planetaria attraverso la mediazione degli Stati Uniti -, e cioè tentando in qualche modo di “tenere a bada” il mondo per poter continuare a godere della propria porzione di risorse, di beni, e di ricchezze. Questa via presuppone una visione del futuro nei termini di una “guerra d’eredità”, ovvero di una spartizione violenta dell’eredità di risorse ormai scarse; è una scelta che gli Stati Uniti hanno già fatto, è il disegno tratteggiato dalla nuova destra americana, dai teorici del “nuovo secolo americano” – ma su questo potrà illuminarci Furio tra poco. L’Europa ancora non ha intrapreso questa strada, però le pressioni perché compia questa “scelta di civiltà” – con la Chiesa in testa – sono fortissime: si tenta di spingere anche l’Europa verso un regolamento di conti basato sulla forza. L’alternativa a tutto ciò prevede la ripresa del grande discorso democratico ed internazionalista del Novecento; vale a dire accettare le nuove soggettività, le nuove problematiche, i nuovi parametri in base ai quali si deve organizzare la vita del mondo. È il discorso del dialogo, della collaborazione, del rilancio delle istituzioni di democrazia internazionale, e così via.
Io penso che l’Italia – in virtù della sua storia e della sua tradizione – avrebbe i titoli per giocare un ruolo molto importante per contribuire ad indirizzare la strada in un senso oppure in un altro. Ma da almeno 15 anni assistiamo ad un processo degenerativo della democrazia italiana – con molti protagonisti, alcuni consapevoli, altri no – che ha proprio l’obiettivo di privare l’Italia del suo ruolo fondamentale sullo scenario internazionale. La prima guerra del Golfo è del 1991, c’era ancora Gorbaciov. A partire da quel momento l’Occidente ha sentito il bisogno di riposizionarsi di fronte alla novità rappresentata dalla fine dei blocchi ed è cominciata parallelamente l’opera di smantellamento della democrazia italiana: nei suoi istituti e soprattutto nelle sue motivazioni profonde, nei suoi valori, nelle sue – diciamo così – tradizioni. A partire dalla cancellazione dei partiti storici. Per quanto il processo sia stato certamente favorito da tutto l’orrore seminato negli anni del precedente regime democristiano, non si può non notare la sistematicità e la lucidità con cui si è perseguito l’obiettivo di distruggere le grandi tradizioni appartenenti alla storia di questo Paese e la ‘metodicità’ con cui si è teso al sovvertimento delle istituzioni attraverso artificiose procedure di ingegneria costituzionale ed elettorale come l’abolizione del proporzionale e l’introduzione del maggioritario.
Mi pare strano che dopo 15 anni di questa esperienza si faccia ancora astrazione dalla situazione nella quale ci troviamo. E mi riferisco in particolare al dibattito sul Partito Democratico, che non coglie in alcun modo la crisi della democrazia italiana: noi abbiamo il gravissimo problema di una destra arrogante, populista, eversiva. Non è possibile immaginare una qualsiasi operazione politica che non tenga conto di cosa è la destra italiana: dopo un primo momento di “presentabilità” – con la destra storica risorgimentale – la destra italiana ha sempre rappresentato un’alternativa radicale allo sviluppo democratico del Paese; è stata la destra agraria, la destra degli squadristi, la destra della marcia su Roma, la destra del fascismo, la destra delle leggi razziali, ecc.; e la destra che si è nascosta a lungo nella Democrazia cristiana. Quando  l’esperienza della Dc si è conclusa, noi abbiamo creato un sistema politico talmente pericoloso che ogni giorno rischiamo di consegnare a questa destra il potere in modo definitivo.
Per la promessa assolutamente incostituzionale di abolizione di tasse, di abolizione dell’Ici, abbiamo rischiato di perdere le elezioni. Abbiamo rischiato di consolidare il potere di Berlusconi e della destra in modo probabilmente definitivo, perché ci sarebbe stata anche l’approvazione della nuova Costituzione. Ci siamo creati delle istituzioni prive di qualsiasi ammortizzatore, bilanciamento e garanzia. Non ci sono strumenti che permettano di fronteggiare in modo politico un’eventuale emergenza democratica. È la prima volta che questo problema si pone in modo così esplicito.
In passato c’è stato l’affare del generale De Lorenzo, più altri episodi che avrebbero dovuto metterci in guardia. Ma ad ogni modo – ripeto – è la prima volta che si pone con questa nettezza un problema a livello di “sistema”. E meno male che abbiamo trovato un governo che – per quanto caratterizzato da innegabili limiti – ha trovato la forza, ad esempio in occasione del recente caso del generale Speciale, di denunciare la reale natura del problema. Se Padoa Schioppa non avesse fatto quel discorso, avremmo rischiato veramente un colossale fraintendimento: si rischiava di far credere che abbiamo dei salvatori della Patria con le stellette pronti ad intervenire.
Il problema del Pd è appunto che non si può pensare di rispondere a questi problemi attraverso un progetto di pura ingegneria partitica che ignora le culture politiche, le tradizioni, e si concentra su una sola cosa: nella immaginazione assolutamente illusoria di coloro che lo stanno perseguendo, dovrebbe consentire di vincere le elezioni e di mantenere il governo del Paese.
Quando il processo di costituzione del Partito Democratico sarà arrivato a conclusione – dopo aver perso tutti i pezzi che già sta perdendo – potrebbe contemporaneamente arrivare a compimento la riforma che spinge ancora di più nel senso del bipolarismo, o addirittura del bipartitismo. Ma nessuno ci garantisce che il partito di maggioranza, che secondo le nuove regole dovrebbe incassare uno straordinario “premio di maggioranza”, non possa essere Forza Italia. Allora a quel punto, quando il Partito Democratico si potrà sedere e dire “finalmente ci siamo riusciti, abbiamo fatto il partito, abbiamo persino un leader”, a qual punto arriverà la catastrofe per il Paese. Perché la democrazia italiana sarà stata privata di forze enormi, forze eredi di grandi tradizioni, ivi compresa quella cattolica, ivi compresa la tradizione del cristianesimo democratico. Queste forze non potranno fare nulla per difendersi perché saranno prive degli strumenti politici indispensabili per agire. L’aboli-zione del proporzionale e questa idea di una coartazione violenta di tradizioni, progetti ed idee diverse dentro due soli contenitori, la cui unica modalità di rapporto è quella dell’odio reciproco, hanno portato non soltanto alla distruzione di un sistema politico, ma anche alla distruzione della stessa coscienza civile del Paese. Altro che la Chiesa, altro che l’amore dei nemici, altro che “Deus caritas est”!
Qui noi stiamo creando una cultura – rilanciata ogni giorno da tutti i mezzi di informazione – che concepisce come unica modalità possibile di relazione politica la reciproca distruzione, l’annichilimento del nemico. Basta vedere come una persona che dovrebbe avere una sua serietà – parlo di Francesco D’Onofrio e della sua esibizione in occasione del dibattito parlamentare sul “caso Visco-Speciale” – si permette di insultare un ministro della Repubblica italiana in una maniera assolutamente aberrante. E ciò non avviene perché D’Onofrio sia particolarmente maleducato: è il sistema che produce questo; produce queste conseguenze, produce queste culture, produce questi atteggiamenti.
Vorrei concludere il mio discorso affrontando la questione dei laici cattolici. Ma è proprio vero che sui temi eticamente sensibili i cattolici debbano o subire l’iniziativa, l’elaborazione dei laici, oppure semplicemente fare un’ opera di contenimento, di sconto, di mediazione? Eppure su ognuno di questi temi c’è una risposta cristiana, che certamente non è quella di Ruini. Non può non esserci: sul testamento biologico, sui Dico, sulle convivenze, sulla fecondazione artificiale, c’è una risposta cristiana che si può sostenere come autonoma rispetto alle altre soluzioni. È esattamente l’operazione che noi abbiamo fatto non tanto sul divorzio, quanto sull’aborto. Sull’aborto noi abbiamo impostato un discorso di libertà della donna e di investimento di responsabilità pubbliche sulle scelte che lei deve fare che non era il discorso di Baslini-Fortuna-Pannella, ma neanche di Giglia Tedesco e neanche dei socialisti che avevano la direzione della Commissione Sanità del Senato. E tanto meno era il discorso della Democrazia cristiana, che lì veramente in modo clericale non ha fatto altro che farsi cinghia di trasmissione del “non possumus” della gerarchia cattolica.
Noi eravamo sostenitori di una soluzione diversa e alternativa, come diversa e alternativa era la posizione di Carlo Carretto che, di fronte al voto sul divorzio, disse: “Io voto per il divorzio per il mio amore verso questi poveri immigrati che in Germania e Svizzera sono separati dalle loro spose e vivono nella sofferenza e nell’abban-dono. Per loro voto per il divorzio”. Questo era un discorso cristiano, non era un discorso di “sconti”.
Prima delle recenti elezioni amministrative ho assistito a una puntata della trasmissione “Primo piano” in onda su Rai Tre dedicata ai temi “eticamente sensibili”. I due schieramenti della destra e della sinistra – del centrodestra e del centrosinistra – erano rappresentati da una parte da Rocco Buttiglione e dall’altra da Emma Bonino. E allora mi chiedo: ma dove pensate che vadano i cattolici? Per chi dovevano votare? È il sistema che produce queste aberrazioni; io vorrei sapere perché uno deve essere obbligato a stare nello stesso schieramento politico di Marco Pannella, che mi fa una manifestazione per accogliere Bush, che mi fa le manifestazioni per Israele, che mi porta una cultura di radicalismo individualistico e liberale che è assolutamente l’antitesi di ciò che io ho sempre pensato e di ciò per cui ho sempre combattuto.
Io posso anche fare un governo con Pannella, perché un governo è limitato nel tempo e costruito sulla base di un chiaro compromesso programmatico. Ma non potete pretendere che stia nella stessa coalizione elettorale di Marco Pannella, che debba firmare un programma identico a quello di Marco Pannella. Non me lo potete chiedere. Una coalizione che si presenta alle elezioni ha anche un compito pedagogico, deve esprimere e rilanciare le istanze che nascono all’interno della società.

IL GRIDO DI ALLARME DELLA CHIESA CONGOLESE:

venerdì 20 luglio 2007

DOC-1876. KINSHASA-ADISTA. A pochi mesi dalle elezioni presidenziali che hanno portato alla vittoria, nel dicembre del 2006, del trentaseienne Joseph Kabila, e che sembravano poter traghettare il Paese verso le acque più tranquille della democratizzazione, la Repubblica Democratica del Congo rischia di precipitare in una nuova sanguinosa guerra civile. Da fine marzo, violenti scontri hanno opposto l’esercito regolare alle milizie del leader del partito di opposizione Jean-Pierre Bemba, ex vicepresidente ed ex capo ribelle, il quale ha rifiutato l’integrazione nell’esercito governativo e la consegna delle armi, cadendo nell’accusa di alto tradimento e formazione di milizie. Tutto ciò ha causato centinaia di morti e feriti, specialmente nella regione della capitale Kinshasa. I vescovi del Paese hanno rivolto un invito al dialogo: “In questo momento di democrazia nascente – ha detto mons. Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kisangani e presidente della Conferenza episcopale congolese – il Paese ha più che mai bisogno di unità, coesione e concordia per avviare la ricostruzione e risolvere i problemi vitali che ancora pesano sulla nazione”.


Una dittatura e due guerre

La Repubblica Democratica del Congo, infatti, porta il peso della dittatura di Mobutu Sese Seko, durata dal 1961 al 1997, e di una sanguinosa guerra civile (1998-2003) che ha condotto ad un governo di unità nazionale nel quale i quattro vicepresidenti si sono spartiti il territorio. Dal 1997 al 2001, la presidenza di Laurent Kabila, che aveva  rovesciato Mobutu (prima guerra del Congo), era stata ostacolata da Rwanda e Uganda, suoi ex-alleati, che gli si erano rivoltati contro e avevano fomentato una nuova ribellione, guidata dal Rassemblement Congolais pour la Démocratie (Rcd). Kabila aveva trovato nuovi alleati in Zimbabwe, Namibia e Angola, riuscendo a mantenere la posizione, ma la ribellione era continuata e Kabila era stato assassinato nel gennaio 2001. A succedergli era stato il figlio, Joseph, che aveva tentato di porre fine alla guerra civile con il Dialogo inter-congolese di Sun City, in Sudafrica (2002), conclusione ufficiale della seconda guerra del Congo (chiamata prima guerra mondiale africana, che causò più di tre milioni di morti e altri tre di sfollati), che liberava il Paese dalla presenza degli eserciti stranieri, lasciando Joseph Kabila come Presidente e capo di Stato del Congo. Ne era seguito un governo di transizione, responsabile di  un nuovo testo costituzionale approvato per via referendaria nel dicembre 2005.


Sull’orlo del baratro
Ora, dopo le elezioni presidenziali di dicembre, la tensione è alle stelle, specialmente nelle province del Nord e Sud Kivu. Un grido di allarme è stato lanciato dall’arcivescovo di Bukavu (Sud Kivu), mons. François-Xavier Maroy Rusengo, che denuncia una infiltrazione sistematica di militari dal confinante Rwanda, secondo uno schema già adottato nel conflitto di dieci anni fa, caratterizzato, nelle sue fasi iniziali, da massacri come quello verificatosi un mese fa a Kaniola, con un bilancio di 18 morti, 28 feriti e 25 persone rapite.
“Il problema – spiega don Albino Bizzotto di Beati i costruttori di pace, che nel 2006 ha inviato due missioni di osservatori elettorali – sono le milizie di Laurent Nkunda, il generale che dal 2004 comanda le due brigate che dettero l’avvio a un ammutinamento contro le forze di Kabila”, vanificando gli sforzi di riconciliazione del governo e rifiutando di entrare nei ranghi dell’esercito nazionale. Ed è proprio nel Rwanda che Nkunda sta reclutando le sue truppe. La sicurezza della popolazione è messa a repentaglio e la tensione aumenta: nasce da qui l’appello del vescovo al presidente Kabila affinché mandi truppe a contrastare l’imminente guerra nei due Kivu e alla comunità internazionale affinché la Repubblica Democratica del Congo non sia lasciata sola.
L’arcivescovo di Bukavu, tuttavia, non è stato il solo a lanciare un grido d’allarme. L’intera “assemblea episcopale” della provincia ecclesiastica di Bukavu si è rivolta “ai fedeli e agli uomini di buona volontà” in un messaggio che fa il punto della situazione elencando gli ultimi casi di violenze e soprusi, e sprona il governo a prendere posizione: “Lo stile del Governo non pare essere cambiato. Il periodo post-elettorale – si legge – assomiglia, per molti aspetti, al periodo preelettorale. Vi è anche un rischio di regressione verso una nuova destabilizzazione poiché i poteri pubblici fanno in modo e consentono che si incancreniscano le situazioni analoghe a quelle che portarono alle guerre del 1996, del 1998 e del 2004”. “In tale contesto – proseguono i vescovi – denunciamo il silenzio e l’apatia delle nostre istituzioni repubblicane uscite dalle urne, che sono il Capo di Stato, il Parlamento nazionale, il governo centrale con il nostro esercito, i tribunali, i governi e le assemblee provinciali. Nei nostri costumi politici qualcosa deve cambiare”. Da qui alcune raccomandazioni al popolo e agli eletti: raddoppiare la vigilanza, assumere maggiore consapevolezza delle proprie responsabilità politiche, dare priorità al problema della sicurezza andando al sodo e senza dialoghi e negoziazioni che si sono già rivelati inutili. E al Capo di Stato eletto democraticamente: “che prenda in mano le sue responsabilità istituzionali”. E infine, un monito alla comunità internazionale, perché “non dica in futuro che non sapeva: la prendiamo a testimone”.
Anche la popolazione civile è chiamata a mobilitarsi. È del 23 giugno scorso il lancio di una raccolta di firme di Umoya, la “Federazione dei comitati di solidarietà con l’Africa nera”, contro la violazione dei diritti umani nella Repubblica Democratica del Congo. “Ciò che sta accadendo esige un’azione immediata della comunità internazionale per impedire una nuova guerra”. La campagna consiste nell’invio di una lettera al presidente Kabila, alla presidenza dell’Unione Europea e al Segretario generale delle Nazioni Unite affinché “siano in grado di rispondere al popolo congolese” che “ha optato chiaramente per il processo democratico con la partecipazione massiccia alle ultime elezioni” e affinché “adottino le misure necessarie per contenere questo spargimento continuo di sangue tra una popolazione civile che merita di vivere in pace e, d’altra parte, per mettere in pratica misure che innalzino la qualità della vita della popolazione”.
Di seguito pubblichiamo, in una nostra traduzione dallo spagnolo, il testo dell’appello del vescovo di Bukavu François-Xavier Maroy Rusengo. (ludovica eugenio)