Archivio di agosto 2007

La felicità di amare CARISSIMI SARA E GIUSEPPE

venerdì 10 agosto 2007

La felicità di amare
CARISSIMI SARA E GIUSEPPE voi sperimentate da qualche anno la deliziosa felicità di amare.

Il vostro amore ha una storia
Da quando alcuni amici vi hanno presentati, avete cercato di conoscervi, avete condiviso parecchie attività, avete vibrato a gioie comuni e vi siete sostenuti nelle prove. Avete anche avuto l’occasione di vivere insieme la malattia e la morte di una persona cara. L’allontanamento, causato dagli studi di N., vi ha fatto prendere coscienza fino a che punto eravate legati l’un l’altro, e vi ha convinti che aveva senso pensare di sposarvi, di impegnarvi a vivere insieme, condividere tutto.
Avete preso tempo per elaborare il vostro progetto: da molto i vostri amici vi vedono insieme e parecchi hanno detto da tempo che ai loro occhi sembravate fatti l’uno per l’altro. Ma voi non avete precipitato le cose e avete continuato a frequentarvi, ad accordarvi, ad abituarvi l’uno all’altro. Indubbiamente siete cresciuti insieme. La presenza e lo sguardo vicendevoli vi hanno rivelato le vostre ricchezze personali. Ma non è finita. Dovrete continuare a crescere nella conoscenza reciproca, per tutta la vita!

L’ora dell’impegno
Ognuno di voi ha una storia. Le vostre vie erano diverse, ma vi siete incontrati e ora desiderate che si uniscano per il resto della vostra vita. Oggi avete piena fiducia in voi stessi e nell’altro, e affermate pubblicamente che vi amate abbastanza per amarvi sempre. È l’ora dell’impegno.
Da credenti, ringraziate Dio per aver permesso il vostro incontro. Avete anche ben compreso che fin dall’inizio lui si è interessato al vostro amore. Vi ha già benedetti avvicinandovi l’uno all’altra. Il vostro incontro non è fortuito. La nostra presenza qui si fa preghiera al Signore perché vi dia la forza di amarvi sempre, di un amore aperto all’altro, nel rispetto di ciò che ognuno di voi è. Con le stesse parole della liturgia tutti insieme preghiamo per la qualità del vostro amore. Dio è Amore… ma non un amore qualunque. In Gesù ci ha rivelato la pienezza dell’amore che consiste nel dare la vita per i propri amici. Noi preghiamo perché il vostro amore sia simile a quello di Gesù Cristo. Se amate veramente, se amate come Dio vi chiede di amare, allora diventerete segno dell’amore di Dio nel mondo, segno di Gesù. È il senso del sacramento del matrimonio, perché «sacramento» vuol dire segno.
San Paolo ha ragione nel dire che il matrimonio è grande. Il vostro amore sarà segno dell’Alleanza che Dio ha conclusa con l’umanità, una alleanza irrevocabile. Il matrimonio non è dunque la coincidenza di due egoismi o di due persone che si direbbero semplicemente l’una all’altra: «questo è affare mio, questo è affare tuo…», una specie di intesa passeggera in cui ognuno ha interesse all’altro. Ma è la decisione che ognuno prende di amare l’altro in modo disinteressato dicendogli: «Non temere, io ti amo. Della tua felicità me ne occupo io!». Oggi, ognuno di voi si impegna ad essere per l’altro un sostegno e a fare di tutto perché l’amore che vi unisce, dono di Dio, cresca in una fedeltà totale.

Dare frutto
San Paolo vi raccomanda che la Parola di Cristo abiti in voi in tutta la sua ricchezza. Siete stati scelti da Dio e ora sta a voi rivestire il vostro cuore di tenerezza e di bontà, di umiltà, di mitezza e di pazienza. Che il vostro amore giunga fino al perdono, e che regni sempre in voi la pace di Cristo. Vivete nell’azione di grazie. Se vi amate nello stile di Cristo, sarete felici. La vostra felicità sarà sempre direttamente proporzionale alla qualità del vostro amore. Solo così il vostro amore sarà fecondo: passerà dai fiori ai frutti.
N. e N., siamo con voi nel momento in cui vi impegnate reciprocamente, e vi auguriamo con tutto il cuore molta felicità. Anche Dio è con voi. Egli vuole la vostra felicità e si impegna per voi. Insieme a voi lo ringraziamo, sicuri che i frutti colmeranno la promessa racchiusa nei fiori.

Matrimonio come…”CAPUCCINO”

venerdì 10 agosto 2007

I tre tipi di matrimonio…
A un’attenta riflessione non può sfuggire il fatto che il matrimonio possa essere fondamentalmente di tre tipi:
• matrimonio-emulsione: tipo acqua e olio;
• matrimonio-soluzione reversibile: tipo acqua e sale;
• matrimonio-soluzione irreversibile: tipo latte e caffè.

Acqua e olio
Possono forse stare insieme?
Sì, solo quel tanto e quando sono «emulsionati», «agitati». Poi ognuno fa la sua strada, l’olio si separerà e, più leggero, prenderà posto sopra, e l’acqua finirà per raccogliersi nella parte sottostante.
Nessun matrimonio di questo tipo potrà essere vero. Ci sarà sempre e solo convenienza… Più o meno pacifica. Tutto è temporaneo, passeggero.

Acqua e sale
Situazione differente si ha nel rapporto tra l’acqua e il sale. Qui si può già avere una soluzione: il sale si «scioglie» e quindi fa apparentemente un tutt’uno con l’acqua.
Certo in un matrimonio «all’acqua e al sale» può esistere un legame profondo e totale… Un buon matrimonio? Sì… finché dura. Solo il tempo potrà essere buon testimone.
Infatti tutti sappiamo che l’evaporazione o la bollitura dimostrano con sufficienza che l’acqua e il sale sono reversibili, cioè «separabili». Condizione non diversa si verifica nel matrimonio.

Caffè e latte
Se invece si uniscono del latte e del caffè non potranno mai più separarsi. Non c’è chimico che tenga… L’unione è inossidabile, se così si può dire.
È questo dunque il solo tipo di matrimonio perfetto per solidità e per durata.

L’ottavo giorno
Lasciamoci allora conquistare da un racconto… Dio aveva lavorato alla creazione già alcuni giorni…
«Il giorno dopo, il Signore tornò a guardare la sua creazione. C’era qualche ritocco da fare. C’erano dei bei sassi sui greti dei fiumi, grigi, verdi e picchiettati. Ma sotto terra i sassi erano schiacciati e mortificati. Dio sfiorò quei sassi profondi ed ecco si formarono diamanti e smeraldi e milioni di gemme scintillanti laggiù nelle profondità.
Il Signore vide i fiori, uno più bello dell’altro. Mancava qualcosa, pensò, e posò su di essi un soffio leggero: ed ecco, i fiori si vestirono di profumo.
Un uccellino grigio e triste gli volò sulla mano. Dio gli fischiettò qualcosa. E l’usignolo incominciò a gorgheggiare.
E disse qualcosa al cielo e il cielo arrossì di piacere. Nacque così il tramonto.
Ma che cosa mai avrà bisbigliato il Signore all’orecchio dell’uomo perché egli sia un uomo?
Gli bisbigliò, in quel giorno lontano, in quell’alba remota, tre piccole parole: “Io sono te”» .
Sia che si mantengano le parole finali dell’originale «Ti voglio bene», sia che si accetti l’adattamento fatto per questa particolare occasione «Io sono te», la creazione «continua» sulla stessa scia, perché l’uomo è immagine e somiglianza di Dio, come precisamente afferma il libro della Genesi: «Dio creò l’uomo simile a sé, lo creò a immagine di Dio» (1,27).
Quando Adamo vede Eva esclama: «Questa sì è carne della mia carne osso delle mie ossa, la si chiamerà “ISHA” perchè da “ISH” è stata tratta» (Gn 2,23). In sintesi il testo dice: «Eva, io sono te…», e dalla risposta di Eva («si conobbero» = cappuccino): «Io sono te» è nato il matrimonio.

Se IO SONO TE
e TU SEI ME
EGLI È (Dio presente)
perciò NOI SIAMO (coppia)

Questo è il matrimonio: due «IO» che diventano un «NOI» come Dio.

Il sacramento del matrimonio…
E il Sacramento? Di esso voi sposi siete ministri, in che cosa consiste? Il sacramento sta nell’essere «Servitori» di un Annuncio:

NOI SIAMO VOI (non solo con voi e per voi)
come ESSI SONO (i Santi, la grande famiglia dell’Eternità).

Augurio…
Carissimi SARA E GIUSEPPE , il vostro compito è improbo ma magnifico: nel DNA del vostro matrimonio ci sono tutti i presenti, tutti quelli che incontrerete, tutta l’Umanità di oggi: BUON LAVORO!
AMEN.

IO Sono Te
TU Sei Me
EGLI è Noi
Noi Siamo Voi
Voi Siete Noi
Essi Sono tutto e tutti .

SABATO 11 MATRIMONIO DI SARA E GIUSEPPE

venerdì 10 agosto 2007

Ancora due nostri amici coraggiosi,si impegnano a vivere la loro vita in comunione .Saremo loro vicino con la preghiera e la disponobilita’ della nostra amicizia…non lasciamoli soli.Grazie e AUGURONI.

XIX DOMENICA T.O. TESTI BIBBLICI E COMMENTO

venerdì 10 agosto 2007

TESTI BIBBLICI
Dal libro della Sapienza

La notte della liberazione,
desti al tuo popolo, Signore,
una colonna di fuoco,
come guida in un viaggio sconosciuto
e come un sole innocuo per il glorioso emigrare.
Quella notte fu preannunziata ai nostri padri,
perché, sapendo a quali promesse avevano creduto,
stessero di buon animo.
Il tuo popolo si attendeva
la salvezza dei giusti come lo sterminio dei nemici.
Difatti come punisti gli avversari,
così ci rendesti gloriosi, chiamandoci a te.
I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto
e si imposero, concordi, questa legge divina:
i santi avrebbero partecipato ugualmente
ai beni e ai pericoli,
intonando prima i canti di lode dei padri.

SALMO
RESPONSORIALE

dal Salmo 32

Beato il popolo che appartiene al Signore.

Esultate, giusti, nel Signore:
ai retti si addice la lode.
Beata la nazione il cui Dio è il Signore,
il popolo che si è scelto come erede.

Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme,
su chi spera nella sua grazia,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore,
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Signore, sia su di noi la tua grazia,
perché in te speriamo.

SECONDA LETTURA

Eb 11,1-2.8-19

Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, la fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza.
Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Per fede anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare.
Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra. Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città.
Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, del quale era stato detto: In Isacco avrai una tua discendenza che porterà il tuo nome. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo.

CANTO AL VANGELO

Mt 24,42-44

Alleluia, alleluia.
Vegliate e state pronti,
perché non sapete in quale giorno verrà il Signore.
Alleluia.

VANGELO

Lc 12,32-48

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignuola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.
Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate”.
Allora Pietro disse: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”.
Il Signore rispose: “Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore, assegnandogli il posto fra gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”.

COMMENTO
L’estate, lo sappiamo, è tempo di partenze e di ritorni. In queste domeniche, mentre le chiese cittadine si svuotano un po’, si riempiono le strade e le spiagge. C’è però anche chi non parte. C’è chi è chiamato spesso solo ad aspettare un ritorno. L’attesa di per sé è sempre una dimensione particolarmente difficile. Soprattutto in questo periodo, pensando a chi è in viaggio, si attende una telefonata che rassicuri, un messaggio di saluto, un bussare alla porta che ridona al cuore la pace.
Dopo la parabola del ricco stolto e l’invito ad arricchire davanti a Dio, la liturgia di oggi ci parla di attese. In realtà nel vangelo di Luca c’è – tra i due testi – un altro di notevole importanza (cfr. Lc 12,22-31) che fa da ponte: l’abbandono alla provvidenza. Chi pensa agli altri invece che a se stesso, certo che Dio provvede a lui, trova un tesoro inalterabile: l’amore.
Il cristiano è colui che è chiamato a vivere ogni istante della sua vita nell’amore, attendendo così il ritorno di Colui che ci ha amato fino alla fine. L’attesa per noi non è densa di preoccupazioni per un possibile non ritorno. Noi sappiamo, siamo certi che Lui tornerà. L’attesa si deve trasformare in un servizio di amore. “attendere – come amava dire don Tonino Bello – è l’infinito del verbo amare”.
Luca ci presenta così una serie di tre parabole che ci esortano alla vigilanza, tema che ci proietta un po’ alla fine dell’anno liturgico e al periodo di avvento. L’introduzione è ricca di tenerezza: Gesù invita a non temere, chiamando i suoi amici e noi “piccolo gregge”.
Poi Gesù usa immagini un po’ distanti, che non indicano un’attesa positiva: il servo che attende il padrone; la casa che attende il ladro.
I servi, liberi del padrone, possono finalmente avere un po’ di tempo libero, possono anche divertirsi. Sperano che il padrone ritardi. A maggior ragione il padrone di casa non attende proprio il ladro, spera di non avere mai questa visita infelice. Gesù qui non vuole sottolineare chi bisogna attendere, ma piuttosto il modo: la vigilanza. Se i servi e i padroni sono vigilanti verso qualcuno che non si vuole che torni presto o che venga, quanto più lo dobbiamo essere noi verso chi vogliamo nella gioia che venga.
Essere vigilanti nei confronti del Signore significa riconoscere che lui viene sempre nella nostra vita, “è alla porta e bussa”, dà un senso nuovo ad ogni nostra giornata. Significa stupirsi ogni giorno di colui che siamo chiamati a servire, e che invece ci serve, come nel gesto unico e splendido della lavanda dei piedi nell’ultima cena. Non è forse un’immagine chiara dell’eucaristia, segno quotidiano di un Dio che ci invita a tavola e passa accanto a ciascuno per servirci e per donare se stesso?
Eppure, tra tutti i servi chiamati ad attenderlo, c’è il ministero particolare dei responsabili delle chiese: gli amministratori, i pastori. Essi, tra tutti, non solo sono chiamati ad attendere in modo vigilante, ma anche ad aiutare la comunità a vivere in questa dimensione di servizio e di amore. Per questo siamo chiamati a pregare in particolare per i nostri pastori, perché siano sempre pronti a riconoscere e a far riconoscere il passaggio di Dio nella nostra vita.
Chi ha sperimentato la forza rivoluzionaria del vangelo non può tornare a casa inerte, insensibile alla voce di chi soffre, disinteressato del problema dell’altro. La fede, di cui ci parla lo splendido testo della lettera agli ebri, ci spinge alla fedeltà, alla fiducia, all’apertura all’altro. Il servo è “fedele” perché il padrone è uno che ci chiama amici, è uno che si è fatto servo.
Il servo, divenuto amico, potrà allora attendere Gesù come il ladro, perché egli è l’unico capace di rapire il nostro cuore, Santa Teresa di Gesù Bambino, nella sua agonia, invocava il Signore chiamandolo con amore “il Ladro”.
Lasciamoci derubare di tutto ciò che ostacola il nostro incontro con Dio, per passare dalla schiavitù al servizio, dalla notte della liberazione alla luce della terra promessa, e porremo il nostro cuore lì dov’è il vero tesoro.

I FRUTTI DELLE VOSTRE OPERE BUONE-LETTERA DAL CONGO -ISIRO CASA OSCAR

venerdì 10 agosto 2007

IL GRAZIE DEI GIOVANI DELLA CASA OSCAR  PER IL VOSTRO AIUTO ,ANCHE QUEST’ANNO   POTRANNO TERMINARE GLI STUDI                                                                                                                

 Isiro     26-7-07

Chère P Francesco:

 

Comment ça va? Est-ce qu’il y a de nouvelles? Nous sommes très contents pour les abondantes bénédictions que Dieu nous donne chaque jour pour nous aider dans notre service. Nous sommes entrain de fer des entrevus avec chaque étudiant externe pour les mieux suivre. C’est une très belle expérience les connaitre, les écouter, les accompagner…  Le 20 Juillet nous avons reçu, à travers Western Union, 2000$ pour aider tous les étudiants que vous avez accompagnés durant les derniers mois. Avec cette aide ils pourront terminer l’année académique. Et pour ces qui sont internes continuer á la Maison P Oscar. Nous voulons transmettre le sincère remerciement de tous ces étudiants et de nous-mêmes aux personnes qui ont fait cet effort économique. Les étudiants aidés sont :

 

1 AMENYA, Jean
2 BACHULU, Benjamin

3 MANGEIEVULE, Bernadette

4 MIATADI, Madeleine

5 MIUKAUMELE DAGBAKAL 
6 ALI  MANGBALI, Dieu-donné
7 ALEMA, ABABU, Anastasie

8 WAMBA, Oscar,

9 DANAHININGA, Jean Claude,

10 AKPONGBAE EMOLONGI, Lydie.

 

Ils étudient à l’Université de l’Uélé (médecine), à l’institut Supérieur de Pédagogie, l’Institut Supérieur de Commerce, et à l’Institut Supérieur Technique Médical (infirmerie).

 

Merci beaucoup pour l’engagement de tous les amis en la formation des futurs leaders locaux. Cette aide est vraiment très importante pour le développement de la communauté local. Que Dieu vous bénisse pour continuer sur le chemin de la construction de son royaume.

 

Nôtres salutations et remerciements affectueuses.

 

                                                            Susi et David

                                                            Laïques Missionnaires de la Consolata au Congo

DAL DIARIO DELLA NOSTRA AMICA LUCIA ,HA INCONTRATO P.ANGELO IN COLOMBIA

mercoledì 8 agosto 2007

Sto sorvolando l’oceano Atlantico a 9000 metri d’altezza, rotta Bogotá-Madrid. Guardo dal finestrino lo spettacolo stupendo delle nubi che prendono varie forme ma il mio sguardo va oltre, e la mente ripercorre a ritroso lo stesso viaggio iniziato il 5 maggio 2007.
Tutti sulla stessa barca
Il viaggio che mi porta a Remolino del Caguan, in piena foresta amazzonica, nella missione dove é parroco p.Angelo Casadei, inizia da Bogotá, la capitale della Colombia, e dopo 10 ore con il bus di linea arrivo a Florencia, la capitale del Caquetá, quindi con un pulmino di linea dopo altre 5 ore di strada sterrarta arrivo a Cartagena del Chairá.
Da ora in poi la strada sará il fiume Caguan.
La partenza per Remolino é molto attesa e né la pioggia ed i consueti ed insistenti controlli dell’esericito riescono a turbare la mia serenitá.
Il viaggio via fiume dura 5 ore circa.
La barca o meglio il deslizador, fila veloce lungo questo immenso fiume dove si affaccia la meravigliosa foresta amazzonica che mi lascia incantata e senza fiato.
Ogni tanto attracchaimo in qualche piccolo porticciolo, a volte é solo una piccola scala scavata nella terra e la passerella scende quasi sotto l’ acqua.
C’é chi scende, chi sale, con varie mercanzie, ma tutti sembrano conoscersi e si aiutano facendo acrobazie che sembrano sfidare l’equilibrio della barca.
Lungo le sponde del fiume spesso insidioso a causa dei detriti naturali: tronchi, grossi rami… si possono scorgere le case dei campesinos, cavalli e mucche che liberamente pascolano, uccelli dai colori variopinti e colonie di tartarughe che pigramente si gustano il sole.
Si sta facendo sera quando arrivo alla meta. Il piccolo porto si riempie di voci quando i bambini si accorgono che sta arrivando padre Angelo. Scendo un po’ commossa ed occhi curiosi mi seguono lungo il breve tratto di strada che mi porta alla missione
Quante storie, situazioni, volti scorrono nel mio cuore mentre l’aereo mi riporta in Italia

Il paese
Remolino del Caguan adagiato lungo il fiume ha una storia dura e difficile imperniata nella coltivazione della coca e dove Esercito Nazionale e guerriglia della Farc si contendono questo luogo, perché posto in una posizione strategica.
Ora con il Plan Colombia, lo Stato, é presente in massa (3000 soldati) per una repressione che ha fatto spopolare il paese e non aiuta certo ad una convivneza serena.
La mancanza di acqua potabile, energia elettrica, strade… fanno di Remolino un luogo fuori dal mondo.
Nella piazza principale “El parque” circondata da palme si trova il monumento, alcuni giochi per i bambini e il campetto per giocare le partite a calcetto. Tutto attorno vi sono le case costruite per la maggior parte con assi di legno e con tetto in lamiera l’una vicina all’altra. Molte peró sono vuote ed ora vengono occupate dai militari. Lungo la strada principale si aprono i vari negozietti che vengono riforniti grazie ad un barcone che oltre al trasporto della merci diventa anche un mezzo per conoscere le ultime novitá da Florencia, capoluogo della regione, e notizie di amici e parenti.
Da un lato troviamo la chiesa con annessa la canonica ed il Club, l’oratorio, che dovrebbe diventare un punto di riferimento per i ragazzi.
Un po’ fuori si trova il piccolo ambulatorio, purtroppo poco servito, quindi l’hogar infantil (scuola materna) e le scuole elementari e superiori dove confluiscono vari ragazzi anche di altre veredas. (villaggi)

La gente
Mani, occhi, sorrisi, sono questi gli elementi che caratterizzano la gente ch qui vive.
Le mani: sempre pronte al saluto, mani costrette a raccogliere la coca, mani che parlano di un duro vivere, mani che accarezzano i molti bambini, mani protese verso un futuro tutto da inventare e che devono loro stesse costruire
Gli occhi: occhi di uomini, donne, bambini, che guardano alla vita con delusione, rabbia speranza…
I sorrisi: sorrisi che mai mancamo in questi volti, sorrisi forzati che nascondono ansie, paure..sorrisi ancora ingenui…sorrisi..
La gente é sempre pronta al sorriso ed al saluto ma nasconde nel cuore le ansie e le paure di un ambiente radicato nella violenza .
Molti sono coloro che per forza o per presa di coscienza hanno abbandonato le coltivazioni coca. Questo sta portando ad un cambiamento di mentalitá difficile peró da fare proprio. Molti infatti se ne sono andati solo per trovare un luogo piú sicuro per poterla coltivare nuovamente.
La gente é accogliente nella sua semplicitá e generositá, ti offre ció che ha con gioia, apprezza lo stare assieme, é molto curiosa.
La vita quotidiana scorre lentamente a ritmo del fiume, senza fretta, ogni novitá é occasione per fare festa.
Sembra che la precarietá del lavoro, la mancanza di beni essenziali, l’incertezza per il futuro non appartenga a loro, c’é quasi una rassegnazione, un fatalismo pericoloso perché non produce un desiderio di miglioramento

Il lavoro
Il lavoro si svolge per lo piú nelle finca, fattorie, dovi si coltiva il cacao, gli alberi di frutta amazzonica, l’allevemanto delle mucche, maiali sorretti dai vari progetti che la parrocchia nel corso degli anni ha incentivato
Non tutti peró aderiscono, proprio perché ció comporta una cambiamento radicale della propria vita ed allora ci si accotenta di piccoli lavori occasionali per quel tanto che basta per la sopravvivenza.
C’é chi con il proprio impegno e buona volontá ha avviato una falegameria, un panificio, una macelleria: piccoli segni di speranza.

Lo Stato
Bogotá dista 900 km da Remolino, non molto se le vie di comunicazione fossero come in Italia. Se ci vogliono 22 ore per arrivarci per lo Stato deve ancora iniziare il viaggio.
In questo territorio la sua assenza é ben visibile: l’energia elettrica viene attivata dalle 18 alle 22 mentre nei giorni festivi dalle 10 alle 24. Ecco allora che musiche e canzoni si rincorrono per le vie del paese. L’acquedotto pesca direttamente l’acqua insalubre del fiume, la salute viene garantita da un’infermiera che é presente saltuariamente, quindi quale prevenzione, cure possono essere effettuate!
L’ospedale piú vicino é a Cartagena del Chairá ma dista 5 ore di barca. Le scuole presenti sulla carta in realtá scarseggaino di professori e l’istruzione ne viene penalizzata. Per i piú piccoli il Bienestar Familiar, una organizzazione statale, gestisce l’Hogar Infantil dove, grazie alla buona volontá del personale presente i bambini oltre ad una crescita di apprendimento ricevono un pasto sano.
Ad ogni modo lo Stato é ben presente con il suo esercito che nonostante voglia vestire i panni di un servizio alla gente le pattuglie ben armate che girano per il paese ed i numerosi controlli provocano tensione e disagi notevoli.

La missione
In tutto questo contesto cosí tormentato si inserisce la missione dei Missionari della Consolata. Nata nel 1987 con padre Giacinto Franzoi durante il periodo della forte coltivaizone di coca, prosegue ora anche con padre Angelo Casadei, parroco da poco piú di un anno. La parrocchia é composta da 40 veredas (villaggi) raggiungibili solo per via fiume.
Da sempre la missione ha incentivato e promosso colture alternative alla coca : cacao caucciú, produzione di marmellate che vengono accolte con entusiasmo ma che a volte faticano a proseguire per svariate cause. La missione poi con progetti di promozione umana come: la fabbrica di cioccolato Chocaguan, il nuovo acquedotto per portare l’acqua potabile a tutto il paese, l’Aldea Juvenil Emaús (Collegio-Fattoria Amazzonica) dove i ragazzi dopo aver frequentato la scuola statale possono imparare un lavoro ed essere seguiti non solo dal punto di vista scolastico ma anche umano e cristiano grazie anche alla presenza di 4 suore colombiane “Hermanas de la Paz” va a sostituire le carenze governative.
Tutto questo peró potrá essere di sostegno a Remolino se assieme si riuscirá a creare una coscienza anche cristiana. Il lavoro che sta iniziando a portare avanti padre Angelo é proprio questo: ed é quello piú difficile. Andando al passo della gente, capendo ció che porta nel cuore, far penetrare i germi del Vangelo per creare una mentalitá nuova apportatrice di valori. La parrocchia é molto vasta e difficile da raggiungere . Il contatto con la gente delle veredas é periodico e padre Angelo le effettua con la piccola imbarcazione della parrocchia che si perde nell’immensitá del fiume, per poi addentrasi nel caldo della foresta amazzonica a cavallo o a piedi.
La sua presenza diventa molto importante per questi campesinos che spesso non riescono ad avere il denaro sufficiente per il trasporto e l’accoglienza é sempre calorosa affettuosa. L’altare, un tavolo traballante, é sempre preparato con cura e con bellissimi fiori. Tutto il villaggio si riunisce per la S.Messa e spesso i campesinos, compresi i bambini, compiono 2-3 ore di cammino per assistere alla celebrazione.
Ecco allora la nuova sfida che padre Angelo lancia: preparare persone che si impegnino a diventare catechisti, animatori della Parola di Dio, responsabili della propria comunitá e punto di riferimento prezioso per il missionario. E’ una sfida impegnativa, difficile per la situazione sociale, per i costi elevati che la missione deve sostenere per le visite nelle veredas, ma é questo il compito del missionario trasmettere la fede e far amare Gesú, il resto verrá di conseguenza.

La natura
Se dovessi disegnare il paradiso terrestre prenderei i tramonti dorati o infuocati, il verde smeraldo della foresta amazzonica colombiana, i colori intensi dei fiori, la maestositá degli alberi, l’eleganza degli uccelli, la vastitá dei fiumi…
Mentre l’aereo sta atterrando, un’immagine resta fissa nei miei pensieri: una barca piena di gente che scivola verso il futuro. In quella barca ci siamo tutti noi…sí siamo nella stessa barca perché viviamo in un’unica grande famiglia, e dobbiamo fare in modo che tutti possano vivere con le stesse opportunitá.

Sono venuto perché abbiano la vita piena ed abbondante. Gesú.

Pagnossin Lucia missionaria laica della Consolata

OPERE D’ARTE DAL CONGO

mercoledì 8 agosto 2007

Vi presento alcune opere d’arte fatte a Isiro da un giovane scultore dell’ebano,che ha lavorato per noi alcuni mesi.Sono opere originali che ho portato per poter far vedere a tutti l’abilita’ artistica di questo giovane .Il rpoblema è che non puo’ farsi conoscere e vendere le sue opere ,e quindi non puo’ nemmeno mandare a scuola i suoi figli .Per il prossimo anno ancora lo aiutero’ affinchè possa continuare ad esprimere sull’ebano la sua vena artistica.Le opere sono in vendita ,e spero di poter fare nache una mostra.

SOMALIA 7/8/2007 11.50

martedì 7 agosto 2007

Una forte esplosione ha accolto questa mattina l’arrivo dell’inviato speciale delle Nazioni Unite Francois Fall nella capitale somala. Secondo alcune testimonianze, uomini armati con volto coperto avrebbero fatto esplodere un ordigno piazzato al bordo di un strada al passaggio di un convoglio militare nel quartiere Afisiyoni di Mogadiscio. Non è chiaro se l’attentato abbia causato vittime, ma, come al solito, per reazione i militari hanno aperto il fuoco in ogni direzione. La deflagrazione è avvenuta quasi contemporaneamente all’arrivo, intorno alle 10.00 del mattino, della delegazione delle Nazioni Unite guidata da Fall. Il gruppo, pesantemente scortato dalle truppe dell’Amisom (la missione dell’Unione Africana in Somalia) e dalle forze governative, si è poi recato al palazzo presidenziale Villa Somalia dove dovrà incontrare il presidente Abdullahi Yusuf e un gruppo di anziani dei clan che partecipano alla Conferenza di riconciliazione. Intanto proseguono le operazioni di ricerca di armi e sospetti membri dei gruppi anti-governativi lanciate dalle forze governative somale in vari quartieri della città Oggi, per il terzo giorno consecutivo, perquisizioni casa per casa stanno avvenendo nel quartiere di Heliwa, nel nord della città, dove, secondo i media locali, ieri i militari avrebbero fermato quasi un centinaio di persone. Operazioni che vengono disturbate da gruppi anti-governativi col lancio di granate o di qualche raffica di mitra. In queste brevi scaramucce ieri sono rimaste uccisi almeno sette civili, mentre altri sono rimasti feriti. Una donna è morta e altre due persone sono state ferite gravemente nel quartiere di Gubta dal fuoco di reazione aperto dai militari governativi, bersaglio di una granata lanciata da ignoti. Altri sei civili sono stati uccisi, invece, quando il minibus su cui si trovavano è finito nel bel mezzo di uno scontro a fuoco tra soldati etiopi ed insorti nella zona dell’ex-pastificio di Mogadiscio, dove si trova una delle principali caserme dell’esercito etiopico, attaccata ieri dalle forze antigovernative. [MZ]

ANNIVERSARIO HIROSHIMA: “ERA UN INFERNO IN CUI I VIVI INVIDIAVANO I MORTI. . .”

martedì 7 agosto 2007

Pace,

Giovedì 9 agosto, a Nagasaki, obiettivo della seconda bomba atomica americana sganciata sul Giappone nell’agosto 1945, si rinnoverà il rito con cui oggi 50.000 le persone, raccolte in silenzio nel Parco della Pace di Hiroshima, hanno ricordato il 62° anniversario della prima bomba atomica “Little boy” che, sganciata dal «B-29» statunitense «Enola Gay» il 6 agosto 1945 alle 8.15 del mattino, ha causato nel tempo non meno di 250.000 morti, 140.000 dei quali nel primo anno successivo allo scoppio; 5221 vittime delle radiazioni di quella bomba sono morte nel solo anno in corso. Mentre tutta Hiroshima rispettava un minuto di silenzio e si svolgeva poi la cerimonia nel Parco sorto esattamente dove cadde l’ordigno, una campana faceva sentire i suoi rintocchi; nel cenotafio del Parco della pace venivano intanto deposti due volumi con i nomi delle ultime migliaia di vittime. “Nessuno ha sofferto come noi “ ha detto il sindaco di Hiroshima Tadatoshi Akiba ricordando che la città “ era un inferno in cui coloro che sopravvissero invidiavano i morti”. Facendo riferimento ai recenti tentativi di modificare alcune norme di pace in vigore con la Costituzione post-bellica, incoraggiati a quanto pare anche da forze conservatrici di Washington, Akiba ha aggiunto: ”Il governo giapponese deve impegnarsi per l’abolizione delle armi nucleari attraverso il diritto internazionale e ha l’obbligo di proteggere la sua Costituzione pacifista di cui deve essere orgoglioso, dicendo con chiarezza ‘no’ alle antiquate e sbagliate politiche americane”. Anche il primo ministro Shinzo Abe, un conservatore che in pochi mesi ha subito un drastico calo di consensi e ha perso il controllo del Senato nelle ultime recenti elezioni, ha affermato: “«Rinnovo la promessa di mantenere i tre principi antinucleari, in virtù dei quali il Giappone si impegna a non fabbricare, possedere o ammettere la presenza sul suo territorio di armi atomiche… come unico paese al mondo ad aver sofferto bombardamenti atomici nel corso della storia, abbiamo la responsabilità di tramandare questa triste esperienza alla comunità internazionale”. [MB]

NOTIZIE DALL’AFRICA

martedì 7 agosto 2007

ZIMBABWE – Il raccolto di frumento di quest’anno sarà il peggiore dell’ultimo decennio. Lo ha scritto ieri il quotidiano ufficiale Sunday Mail, precisando che secondo le associazioni di categoria il raccolto sarà inferiore a quello di 78.000 tonnellate dello scorso anno. Secondo i calcoli delle autorità, per il solo consumo interno, lo Zimbabwe avrebbe bisogno di una produzione di oltre 350.000 tonnellate di grano.

BURUNDI – La polizia ha arrestato nel fine settimana il governatore della Banca centrale Isaac Bizimana, accusato di appropriazione indebita di fondi statali. A Bizimana viene contestato di aver pagato a un’azienda petrolifera operante nel paese, la Interpetrol, un rimborso di 21 milioni di dollari circa, una cifra tre volte superiore a quella dovuta per legge all’azienda come risarcimento per i danni subiti negli anni del conflitto. Nella stessa vicenda sarebbe coinvolta, è attualmente indagata, anche l’ex-ministro delle Finanze Denise Sinankwa.

SUDAN – Il governo Sudanese ha scarcerato nel fine settimana le oltre 1000 persone, soprattutto donne e bambini originari del Sud Sudan, arrestate nei giorni scorsi per la vendita di alcolici nella zona di Khartoum. Lo hanno riferito le autorità sudanesi, le quali precisano che la scarcerazione è stata richiesta dalla Commissione per la protezione dei non musulmani che vivono a Khartoum. La vendita di alcolici, infatti, è proibita dalla Sharia ai soli fedeli musulmani.
NIGER – Sono almeno 20 le persone morte nel fine settimana in Niger per incidenti causati dalle forti piogge che stanno caratterizzando questa stagione. Almeno sei passeggeri di un minibus sono morte dopo che il mezzo sul quale viaggiavano è stato travolto che ha causato il crollo di un ponte nei pressi del villaggio di Bourbon, a una quindicina di chilometri dalla capitale Niamey. Sempre le piogge hanno causato il ribaltamento di un pulman nei pressi di Doss, 130 chilometri a sud-est di Niamey, provocando la morte di 14 passeggeri e il ferimento di molti altri.

NIGERIA – Migliaia di persone sono rimaste senza tetto dopo che improvise alluvioni hanno colpito alcune zone della capitale commerciale nigeriana, Lagos. Lo riferisce la stampa locale, precisando che le intense piogge hanno provoato l’esondazione di alcuni corsi d’acqua nell’area di Lagos. Le conseguenze più gravi si registrano nel distretto di Ikorodu. Al momento non vi sono bilanci di vittime, anche se, secondo alcune fonti, sei persone risulterebbero disperse. [MZ]