Archivio di dicembre 2007

DOMENICA 30 DICEMBRE FESTA DELLA S.FAMIGLIA

venerdì 28 dicembre 2007
Vangelo: Mt 2,13-15.19-23
Dal Vangelo secondo Matteo
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”.
Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio”.
Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino”.
Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: “Sarà chiamato Nazareno”. 

 

COMMENTO 

Nella domenica che cade tra il Natale e il primo dell’anno la nuova riforma liturgica fa celebrare la festa della santa Famiglia di Nazaret. Forse sotto l’aspetto pastorale non è una data più felice. La gente è troppo distratta dalle feste natalizie e quindi poco disposta a fissare l’attenzione sulla icona della santa Famiglia, esempio e modello di ogni famiglia cristiana e umana. Comunque la liturgia suggerisce preziosi insegnamenti, validi in ogni stagione. Nella prima lettura vengono raccomandati i doveri dei figli verso i genitori: Onorare il padre, la madre… prendersi cura di loro nella vecchiaia e anche quando dovessero perdere il senno. Frutti di questi gesti di pietà: Il Padre celeste esaudirà la preghiera, concederà lunga vita, donerà gioia dai figli… S. Paolo, scrivendo ai Colossesi, consiglia ad ogni famiglia di vivere nel Signore. Il vero legame della famiglia cristiana non sono tanto i sentimenti che passano, tramontano e cambiano, quanto quella comunione profonda che avviene tra i coniugi nella fede nel Signore Gesù che insegna a onorare, amare e rispettare nell’altro/a la sua immagine. Per giungere a questi sentimenti di reciproca attenzione, occorre attingere convinzioni profonde dalla Parola di Dio, che illumina i coniugi circa i propri limiti e li spinge ad accettare con pazienza quelli dell’altro. Il vangelo situa la santa famiglia in un momento di angoscia. Il Bambino Gesù corre pericolo di vita perché Erode ha deciso di uccidere tutti i bambini di Betlemme, da due anni in giù, dopo la partenza dei magi “per un’altra strada.” Ma il Padre vigila sul suo Figlio e quindi… la avventurosa fuga in Egitto… con la trepidazione di essere raggiunti da un momento all’altro…. Morto Erode, è ancora l’angelo che ordina a Giuseppe di rientrare in Palestina… Egli obbedisce, però la sicurezza del bambino lo consiglia a stabilirsi a Nazaret anziché a Betlemme. Le famiglie cristiane apprendono il senso religioso della vita coniugale, il rispetto reciproco, la fiducia illimitata nella divina provvidenza, la gioia di vivere insieme, la pace che fa superare tutte le immancabili difficoltà proprio dalla Santa Famiglia. Santificate e fortificate dal sacramento del matrimonio, a loro volta sono chiamate a svolgere la loro missione specifica presso altre coppie di sposi con la testimonianza della vita e con l’annunzio del vangelo. Si sa che l’istituto familiare vive un momento di crisi profonda sia perché è oggetto di ostilità e di incomprensione da parte di forze sociali e politiche, sia per la difficoltà di giovani coppie a rimanere ferme nelle proprie scelte dinanzi a un mondo in continua e rapida evoluzione. Voglia la santa famiglia di Nazaret vegliare su tutte le famiglie e infondere in loro tutto lo slancio per diventare dovunque testimoni dell’amore di Cristo attraverso la loro comunione di vita, nella piena armonia dei cuori.

 

E’ NATALE

lunedì 24 dicembre 2007

SANTO NATALE 2007


Natale è diventato la festa dei doni
per imitare Dio che ha donato
se stesso a noi.

Lasciamo che il nostro cuore,
la nostra anima e la nostra mente
siano toccati da questo fatto!

Tra i tanti doni non dimentichiamo
il più vero: donarci a vicenda
qualcosa di noi stessi
e aprire il nostro tempo per Dio.

Benedetto XVI 


Tanti auguri di Buon Natale

AUGURI DI UN FELICE E S.NATALE

lunedì 24 dicembre 2007

DAL NATALE … LA SPERANZA
Per chi è attento, la nascita di Gesù è un’occasione di crescita d’amore. Per chi è distratto, non si va più il là del proprio naso!
IL GRUPPO DEI DISTRATTI CHE FA DIMINUIRE LA SPERANZA
L’albergatore: Che affari in questi giorni! Quel censimento è servito proprio, è una pacchia! Vengono da tutte le parti, c’è il pienone. Posso anche aumentare il prezzo, tanto chi va a dormire fuori stanotte? Solo i poveri e pezzenti!
Erode: Questi ebrei del cavolo!!! Ho sempre paura che mi facciano sommosse e mi mandino via. Quindi chiamerò le guardie e chiederò di sorvegliare meglio. E visto che ci sono mando via con una legge pure quei pastori brutti, i malati e tutti quelli che non mi piacciono.
IL GRUPPO DEGLI ACCOGLIENTI CHE FA CRESCERE LA SPERANZA
Maria: Proprio in me, povera e umile ragazza, Dio ha chiesto di prendere casa. Non ho dubitato per un attimo a quelle parole, ho creduto, anche se stupita … e stanotte quelle parole si sono realizzate.
Giuseppe: Io, sono un falegname, abituato alle solite cose nella mia bottega, proprio io, diventare il papà del Figlio di Dio. Te lo immagini? In quella notte non capii molto; una cosa però capii: Dio mi chiedeva di dargli una mano perché Lui potesse crescere e manifestarsi al mondo.
I pastori: Dio si è rivolto a noi attraverso il  suo angelo e  ci ha chiamati; tutti ci scansavano; nella nostra vita tutto era buio. E invece una grande luce si è accesa: l’angelo ci ha dato l’annuncio del Bambino e, senza esitare, siamo andati, abbiamo visto e annunciato a tutti la lieta notizia.
O Signore ammiro il modo con cui sei entrato nella nostra vita! Non in un posto lontano, non in mezzo ai “vip”, ma in un posto dimenticato, in mezzo a persone dimenticate.
La Notte magnifica del tuo Natale aiutami a essere sveglio non tanto con l’ora del cellulare, quanto con l’ora del tuo amore che si rivolge a tutti e che verso tutti ha una parola e un gesto da donare.
A noi ti sei donato Tu, agli altri possiamo donare noi stessi. Adesso occupa la sala centrale del nostro cuore, abitala e rendila disponibile ad annunciare solo liete notizie
Dal Vangelo secondo Luca  (2,1-14)
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».
 

Nel Vangelo gli angeli parlano di un OGGI in cui è nato Gesù. Verrebbe da pensare che, per noi, quell’oggi è ieri, cioè passato. Non ci riguarderebbe più di tanto se non come una curiosità da libri di storia.
Invece non è così! La nostra  liturgia celebra gli eventi della salvezza come “oggi” per noi, cioè qui e adesso nasce il Signore!.
Quanto c’è bisogno di riscoprire l’ “oggi” della salvezza del Natale che va contemplato, accolto e testimoniato da ciascun credente.
Bellissime le luminarie che abbelliscono le case e le strade, gli alberi carichi di doni; bellissimi soprattutto i presepi. Però, chi contempla e accoglie il Natale di Gesù nel suo “oggi” sa che non gli basta allestire luminarie, abeti e presepi. Sa di dover essere lui – umilmente, ma coraggiosamente, magari anche come un “noi” – luminaria, albero e presepio!
 

 

Incredibile: Dio si fa bambino! Il Natale è qualcosa di stupefacente. Ma la sua meraviglia non sta negli effetti speciali, ma nella fragilità di una nascita. Dio ci viene incontro come un piccolo uomo, indifeso, debole e povero.

Allora intuisco come mai il Natale porta con sé la lieta notizia della PACE (“Pace agli uomini di buona volontà” inneggiano gli angeli): non una pace armata fino ai denti , a suon di bombe atomiche o scudi spaziali, non nell’esibizione della forza. Nemmeno una pace costruita sui vantaggi o sui compromessi. Questa pace è generata dall’amore, dalla misericordia di Dio che desidera raggiungere tutti gli uomini.

E possiamo anche noi lasciarci trasformare da quel dono che è Gesù che si fa bambino: le sue

strade di pace possono diventare le nostre, le mie.

Strade di riconoscimento della tenerezza di Dio e della sua compassione verso ogni creatura.

Strade di giustizia, cioè di abbandono di ogni privilegio per scegliere la condivisione.

Strade di semplicità che ci

restituiscono la gioia di guardare i doni di Dio basati sull’ “essere”, oltre la tentazione dell’ “avere” sempre di più.

Sì, il bambino  che contemplia-

mo nel presepe è venuto a portarci la pace su questa terra del 2007 immersa nell’oscurità, paralizzata da tanta paure, abbruttita da troppa cattiveria. Ma le braccia del Signore Gesù sono spalancate, per accogliere tutti in un grande abbraccio di amore e di pace!

 

GLI AUGURI DI NATALE DI MARIA DOMINICA

giovedì 20 dicembre 2007

L’Africa vista da una mundele

 

Mundele in lingala vuol dire “bianco”. Il lingala si parla a Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo, dove siamo stati per due settimane questa estate per il campo di lavoro del Gruppo di Solidarietà Internazionale (G.S.I.).

Quando sei in Africa non ti puoi nascondere, non è come in America Latina dove, se sei in una città,  se non ti metti a parlare e se non sfoggi un abbigliamento e accessori particolarmente “occidentali” in genere ti puoi confondere con la popolazione locale. In Africa no, sono proprio riconoscibile, individuabile in una massa di gente, perché sono bianca!

E’ una strana sensazione sentirsi dare del mundele, perché non sono più io, con la mia storia, le mie capacità, le mie debolezze: ma sono una della categoria dei mindele (plurale di mundele), quindi, dei “bianchi”.

Finché sono i bambini che ti corrono dietro gridando: “Mundele, mindele!”, puoi pensare che lo facciano con allegria, con curiosità, a volte con un po’ di interesse (magari si rimedia una caramella, nei casi più fortunati una penna). Ci si sente quasi gratificati a sentirsi chiamare così.

Ma quando lo senti dire da un adulto… da più adulti insieme…

Non è più la stessa cosa e si vorrebbe essere… un po’ più lontani.

Si ricostruiscono le frasi sentite, come quella del ragazzino della casa famiglia per ragazzi di strada che chiede ad uno di noi, del nostro gruppo: “Ma voi, bianchi (mindele), cosa ci siate venuti a fare qui, a portarci via gli ultimi diamanti?!”

Noi, no. Io, no. Ma… ha ragione!

La sua, come la loro esperienza è questa: i bianchi, gli occidentali, quelli del “primo mondo” che hanno incontrato sulla loro strada – e la strada loro la conoscono bene (uno di loro, di circa sedici anni, ci ha raccontato che è arrivato a Kinshasa dai confini del Ruanda camminando e ci ha impiegato quattro anni!) – i mindele sono interessati a prendere, a poco prezzo.

A poco prezzo, sì perché, tanto l’Africa è così povera, distrutta dalle proprie guerre intestine, che la gente si accontenta di poco, un po’ di elemosina che ti fa sentire “tanto buono”…

Cosi pensiamo da qui, così pensano i mindele.

Ma forse non è proprio così.

Le guerre vengono dai confini. Ma non sono i popoli ad essere in guerra, non sono gli hutu, non sono i tutzi. Sono le bande di sbandati di ogni popolo, organizzate in eserciti, finanziate ed armate dalle Grandi Compagnie che orientano i governi degli Stati – da quelli europei, agli Stati Uniti, alla Cina – a fare accordi capestro. Non contente, se qualcosa non va secondo i loro piani… di investimento, allora…

Si comincia con programmi radiofonici, unico sistema di collegamento in una realtà dove le strade sono inesistenti perché distrutte, tanto… “chi si vuole spostare va in elicottero!” Se ha le possibilità, altrimenti…

Con la radio si fanno passare informazioni un po’ tendenziose, che via via si infiammano – come le nostre radio locali delle tifoserie -, e montano nuove “verità”. Poi arriva un manipolo di persone, magari ragazzini, presi dalle proprie famiglie, drogati e poi armati, ed esplode la violenza.

Naturalmente, sono loro i responsabili, certo non i mindele della Compagnia, del governo di riferimento. O no?

E quando, dopo un percorso di transizione attraverso la guerra, violenze e dolori inimmaginabili – che abbiamo potuto solo intuire dagli sguardi dei bambini e ragazzi che abbiamo conosciuto -, un intero popolo elegge i propri rappresentanti, dal governo centrale alle amministrazioni locali, rinnova la legislazione decentrando i poteri, matura una consapevolezza politica della propria dignità e dei propri diritti – che noi qui ce la sogniamo- , rialza la testa e guarda con grande fiducia verso il futuro, che vuole costruire con le proprie risorse, in primo luogo umane e culturali, i mindele cosa fanno, cosa faranno? Li lasceranno liberi di esistere, di costruirsi il proprio futuro?

 

P. S. Come mundele in Africa ho imparato anche un’altra cosa: posso cominciare a capire cosa prova una persona quando la chiamo, la definisco: “negro”, “extracomunitario”, “zingaro”!

PER RICEVERE IL CALENDARIO

giovedì 20 dicembre 2007
Grazie a Barbara e tutti gli amici di Latina.E’ con gioia che vi inviamo i nostri piu’ cari Auguri di un felice e Santo Natale,e con gli auguri anche il calendario .Inviateci l’Indirizzo preciso dove li dobbiamo mandare.Così tutti coloro che lo desiderassero basta mettere quì sul blog l’indirizzo e sarà nostra gioia far avere il calendario ”GLI OCCHI STELLE DI SPERANZA”

GRAZIE A TUTTI E BUON NATALE  p.FRANCESCO

20 DICEMBRE Il Vangelo di oggi

giovedì 20 dicembre 2007

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,26-38.

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei.

20 DICEMBRE commento al vangelo di oggi

giovedì 20 dicembre 2007
Lo Spirito Santo suscita la nuova creazione in Maria

“Lo Spirito Santo scenderà su di te”. Sopraverrà in te, Maria. In altri santi è venuto, in altri verrà; ma in te sopraverrà… Sopraverrà nella sua fecondità, nell’abbondanza, nella pienezza della sua effusione in tutto il tuo essere. Quando ti avrà riempita, sarà ancora sopra di te, aleggerà sulle tue acque per fare in te un’opera migliore e più mirabile di quando, portato sulle acque in principio, faceva evolvere la materia creata fino alle sue diverse forme (Gen 1,2). “Su di te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo”. Cristo, potenza e sapienza di Dio, stenderà su di te la sua ombra; allora prenderà da te la natura umana, e la pienezza di Dio che non potresti portare, egli la custodirà pur assumendo la nostra carne. Stenderà su di te la sua ombra perché l’umanità che sarà assunta dal Verbo farà schermo alla luce inaccessibile di Dio; questa luce, smorzata dal suo schermo, penetrerà le tue viscere castissime…

Ti preghiamo dunque, Sovrana, degnissima Madre di Dio, non disprezzare oggi coloro che ti chiamano con timore, coloro che ti cercano con pietà, coloro che bussano con amore. Ti preghiamo, dicci quale sentimento ti ha commossa, quale amore ti ha presa… quando queste cose si sono compiute in te, quando il Verbo ha preso il tuo spirito, i tuoi sensi e la tua mente? Ardevi come il roveto che una volta era stato mostrato a Mosè, e non ti consumavi (Es 3,2). Ti scioglievi in Dio, ma senza consumarti. Ardente, ti scioglievi sotto il fuoco dall’alto; ma da questo fuoco riprendevi le forze, per essere sempre più ardente, e scioglierti più ancora in lui… Sei divenuta più vergine – anzi più che vergine, essendo divenuta vergine e madre. Ti salutiamo dunque, o piena di grazia, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno.

DAL CONGO ANNUNCIATA CONFERENZA DI PACE

martedì 18 dicembre 2007
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO   17/12/2007   21.39 REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO NORD-KIVU: ANNUNCIATA CONFERENZA DI PACE A FINE DICEMBRE Altro Altro, Brief

Le autorità congolesi hanno annunciato l’organizzazione, alla fine di dicembre, di una conferenza per riportare la pace nell’est del paese. L’iniziativa, voluta dal presidente Joseph Kabila, avrà luogo a Goma, capitale della regione del nord Kivu, il 27 dicembre e riunirà oltre 500 tra rappresentanti delle comunità del nord e del sud della regione. “La conferenza metterà fine alla guerra e getterà le basi per una pace durevole – ha detto Vital Kamerhe, presidente dell’Assemblea nazionale eletto in sud Kivu – e di uno sviluppo generale”. Il congresso affronterà i temi più scottanti che ruotano intorno al conflitto, come “la presenza di gruppi armati locali e stranieri, la sicurezza delle frontiere, il traffico di minerali e il proliferare di armi” ha detto l’abate Apollinaire Malu Malu, che dirige i lavori preparatori della conferenza ed è direttore della commissione elettorale congolese. Il Nord Kivu è teatro da questa estate di scontri tra le truppe regolari (Fardc) e le milizie fedeli al generale dissidente filoruandese Laurent Nkunda, che hanno provocato la fuga di migliaia di civili, costretti a vivere in condizioni precarie nei campi profughi. Secondo stime correnti sono quasi 400.000 gli sfollati rifugiatisi nella zona a nord di Goma, capoluogo di questa provincia a est della Repubblica democratica del Congo ed epicentro degli scontri.
[AdL

P.Andrea dalla turchia si racconta

martedì 18 dicembre 2007
TURCHIA   17/12/2007   16.22 TURCHIA DA SMIRNE ALLA MISNA (2): IL RACCONTO DI PADRE ADRIANO Chiesa e Missione Chiesa e Missione, Standard

“Ma che complotto internazionale, ma quale clima di intolleranza! Ci sono giornali che hanno scritto stupidaggini oscene su quel che è accaduto, che resta comunque un fatto brutto, deplorevole, ma isolato, né ho intenzione di sporgere denuncia”: lo ha detto alla MISNA, dal suo letto d’ospedale, padre Adriano Franchini, il Superiore della Custodia di Turchia dei cappuccini, ferito ieri da uno squilibrato all’interno della chiesa di Sant’Antonio, nel quartiere di Bayrakli a Smirne. Padre Adriano sta bene e con la sua viva voce pensa innanzitutto a chiarire una vicenda che lui stesso definisce “strumentalizzata” da alcuni mezzi di informazione per fini diversi dalla verità: “Innanzitutto – ha detto con tono scherzoso alla MISNA – per tirare giù vecchie querce come me ci vuole ben altro che un taglierino; mi sento benissimo. Certo, prima ero un capolavoro tra i capolavori, adesso sono solo un mezzo capolavoro” ha aggiunto con l’ancora intatto accento emiliano nonostante i 27 anni trascorsi in Turchia. “Quel ragazzo si era avvicinato chiedendomi di essere battezzato così, su due piedi, e avevo subito notato che aveva dei problemi di salute; gli ho fatto capire in maniera molto tranquilla e pacata che avrebbe dovuto risolvere prima i suoi problemi e a quel punto ha improvvisamente urlato; io mi sono tirato d’istinto indietro e pensavo mi avesse dato un pugno. Solo dopo ho capito che mi aveva accoltellato, ma tra il mio passo indietro e gli indumenti pesanti che avevo addosso, la ferita è stata solo superficiale e non ha intaccato gli organi interni”. Nella stanza di padre Adriano, da questa mattina è un andirivieni di gente, conoscenti, autorità locali, rappresentanti della Chiesa e dell’ambasciata italiana, e ai turchi che si scusano lui dice semplicemente di “non vergognarsi, è successo a Smirne, sarebbe potuto accadere in qualsiasi altro paese”; alla polizia ho già detto che non voglio denunciare nessuno; so che ci sarà un processo perché la legge deve pur fare il suo corso, ma io non mi presenterò come parte offesa. Adesso vorrei solo che questo ragazzo sia curato”. Padre Adriano resterà in ospedale almeno fino a domani: “Non gli sarà possibile uscire prima di 48 ore, ma solo perché queste sono le regole della stessa clinica” ha precisato alla MISNA padre Paolo Rovatti, che sta assistendo in queste ore il confratello. “Posso dirvi che la solidarietà dimostrata dalla gente e dalle autorità è massima; ieri, il primo ministro turco si trovava casualmente a Smirne e ha inviato molti deputati qui in ospedale con i suoi auguri di pronta guarigione; stamattina sono venuti anche il console italiano e l’arcivescovo di Smirne. La cosa che ci ha forse fatto più male è il collegamento di ciò che è successo con disegni più ampi che con tutta onestà, qui da Smirne, non riusciamo proprio a vedere”. (GB/MZ)[CO

PREGHIERE

martedì 18 dicembre 2007
Grazie, amico Giuseppe, padre amato di Gesù, perché hai creduto al Dio dell’impossibile,
 perché hai accettato di farti buttare per aria la vita da Dio, perché hai creduto, sul serio,
che il Dio della promessa potesse servirsi della tua amata Maria  per entrare nella storia.
 Rendici capaci di sognare, di lasciare che Dio ci cambi la vita, se serve a salvare l’umanità,
 e continua tu a vegliare sulla Chiesa.
Marana thà, vieni Signore Gesù!