SERVIRE E’ GIOIRE DI TAGORE
domenica 6 gennaio 2008(Rabindranath Tagore)Dormivo e sognavo
che la vita era gioia.
Mi svegliai e vidi
che la vita era servizio.
Volli servire e vidi
che servire era gioia.
Porrete fine alle guerre chiedendo agli uomini di fidarsi di uomini che evidentemente non meritano fiducia? No. Insegnate loro ad amare Dio e ad aver fiducia in Lui; allora essi saranno in grado di amare gli uomini in cui non possono avere fiducia ed oseranno far pace con loro, fidandosi non di loro ma di Dio.
Perché soltanto l’amore – che significa umiltà – può scacciare il timore che sta alla radice di ogni guerra.
Se gli uomini volessero davvero la pace, la chiederebbero a Dio ed Egli la darebbe loro. Ma perché Egli dovrebbe dare al mondo una pace che in realtà il mondo non desidera? Perché quella pace che il mondo sembra desiderare non è affatto pace.
Per alcuni, pace significa semplicemente libertà di sfruttare altri senza pericolo di rappresaglie o di interferenze. Per altri, pace significa la possibilità di derubarsi continuamente a vicenda. Per altri ancora significa facoltà di divorare i beni della terra senza essere costretti a interrompere i propri piaceri per nutrire coloro che vengono affamati dalla loro avidità. E per la grande maggioranza, pace significa semplicemente l’assenza di ogni violenza fisica che possa gettare una ombra su vite dedite alla soddisfazione dei propri appetiti animali di comodità e di piacere.
Molti uomini come questi hanno domandato a Dio ciò che essi credevano fosse la «pace» e si sono chiesti perché le loro preghiere non fossero state esaudite. Essi non potevano comprendere che in realtà erano esaudite. Dio ha lasciato loro ciò che desideravano, perché la loro idea di pace era soltanto un’altra forma di guerra.
Così, invece di amare ciò che tu credi sia la pace, ama gli altri uomini e ama soprattutto Dio. E invece di odiare coloro che credi fomentatori di guerra, odia gli appetiti e il disordine della tua anima, che sono le cause della guerra.
Io ti auguro del tempo per il tuo fare, per il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per regalarlo.
Io ti auguro del tempo per non avere fretta e per correre,
ma il tempo per poter essere soddisfatto.
Io ti auguro del tempo non solo così per poterlo sprecare.
Io ti auguro che ti possa restare del tempo per stupirti,
e del tempo per avere fiducia,
invece che guardare come passa il tempo nell’orologio.
Io ti auguro del tempo per poter afferrare le stelle
e tempo per crescere, cioè per maturare.
Io ti auguro del tempo per sperare di nuovo e per amare,
non ha senso rinviare questo tempo.
Io ti auguro del tempo per trovare te stesso,
ogni giorno, ogni ora per trovare la felicità.
Io ti auguro del tempo anche per perdonare gli altri.
Io ti auguro di avere tempo per vivere..
traduzione dal tedesco di una poesia tratta dal libro:
Dir zugedacht Wunschgedichte
Dal Vangelo secondo Matteo
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Parola del Signore
Canto delle comunità brasiliane Dio solo può donare la fede, ma tu puoi donare la tua testimonianza. Dio solo può donare la speranza, ma tu puoi dare fiducia ai tuoi fratelli. Dio solo può donare l’amore, ma tu puoi insegnare ad altri ad amare. Dio solo può donare la pace, ma tu puoi seminare l’unione. Dio solo può donare la forza, ma tu puoi sostenere lo sfiduciato. Dio solo è il cammino, ma tu puoi indicarlo ad altri. Dio solo è la luce, ma tu puoi farla brillare agli occhi di tutti. Dio solo è la vita, ma tu puoi suscitare negli altri il desiderio di vivere. Dio solo può fare quello che sembra impossibile, ma tu puoi fare il possibile. Dio solo basta a se stesso, ma egli preferisce contare su di te.
Re-magi, questo è il nome con il quale siamo soliti ricordare i tre personaggi che, oltre i pastori, sono passati a trovare il nascituro figlio di Dio. Re-Magi un appellativo strano il loro, sono quindi dei Re? Ma ce li vedete tre sovrani che da soli partono, percorrono per chissà quanti giorni strade difficili e si lanciano nell’avventurosa ricerca di un eventuale altro sovrano per adorarlo? Mah… Questi tre personaggi erano quelli che noi oggi potremo chiamare scienziati, degli studiosi di astronomia provenienti dall’oriente, mossi inizialmente da una grandiosa ed irrefrenabile voglia di sapere se i loro studi gli avevano portati a scoprire qualcosa di incredibile. Loro sapevano che una stella cometa dalla grandiosa intensità, una stella come ne appaiono veramente poche in millenni, avrebbe accompagnato la nascita del Re dei Giudei. La scienza dei Magi si sposa poi con la “promessa” dei testi sacri che indicavano in Betlemme il luogo natale del “bambino”. I Magi trovano Gesù e respirano le prodigiose sensazioni di trovarsi di fronte ad un evento unico, incredibile, importantissimo, anche per loro che non credevano nel Dio dei giudei, erano “pagani”. L’Epifania ha dei significati eccezionali, uno è l’attestazione storica della nascita e presenza di Gesù, provata tramite l’apparizione di quella stella cometa, che è stata identificata anche da studi astronomici recenti, abbinata a quanto sapevano i Magi dall’oriente, con le sacre scritture della Bibbia, e con i dati del censimento. Capite, l’Epifania è la prima attestazione che Gesù non è leggenda. È vivo è reale, ma è anche Dio, d’altronde l’aveva promesso… Un altro fatto importante è che Gesù sia stato visto prima dai poveri del posto, perlopiù pastori, e da stranieri, che professavano altre religioni. Questo ci dice quanto Dio sia universale, di tutti. Non solo per la salvezza di un popolo, ma di tutti quelli che lo cercheranno. Poi ci sono i poveri, quelle persone che hanno poco o niente, loro potrebbero essere le prime a prendersela con un Dio che le ha relegate ad una posizione apparentemente svantaggiata nella vita, loro invece sono i primi ad adorarlo, i primi a portare i doni al Dio della speranza. I tre studiosi, partiti per consacrare i loro studi, sono tornati con ben di più, hanno trovato la felicità, la gioia. Grazie ai Magi capiamo che anche la nostra ricerca di Dio verrà premiata e il dono sarà molto, molto più grande di quello che saremmo mai capaci di desiderare. L’ANGOLO DELLE CURIOSITA’: LA BEFANA È difficile raccontare la reale storia della fantomatica “Befana”, il nome è una storpiatura in “volgare” della parola Epifania, ma le origini sono sicuramente diverse dalla festa cristiana. Alcuni sostengono che provenga dal popolo celtico, altri che sia una figura dei tempi romani, per entrambe le correnti di pensiero la misteriosa vecchina non è caratterizzata da connotati molto positivi. Una leggenda la lega ai biblici Re-Magi e anche noi preferiamo ricordarla così: La leggenda della Befana Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, portando dolci e regali ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare. Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, portando dolci e regali ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.