Archivio di febbraio 2008

BUON FINE SETTIMANA

venerdì 29 febbraio 2008

Io andro’ a celebrare la domenica con l’unico cristiano (volontario francese che dirige una scuola di alfabetizzazione ) a ALI SABIEH al confine con la Somalia.Attraversamento del desero questa volta di sabbia,150 km.

A lunidì con altre nuove esperienze di fede e di amore per i nostri fratelli,vi chiedo ancora di seguirmi con la preghieravi abbraccio tutti P.Fra

IV DOMENICA DI QUARESIMA-LETTURE-

venerdì 29 febbraio 2008

Letture per:
IV Domenica di Quaresima – Laetare (Anno A)
Prima Lettura
1Sam 16,1.4.6-7.10-13
Dal primo libro di Samuele
In quei giorni, il Signore disse a Samuele: “Riempi di olio il tuo corno e parti. Ti ordino di andare da Iesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re”. Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando Iesse e i suoi figli gli furono davanti, egli osservò Eliab e chiese: “È forse davanti al Signore il suo consacrato?”. Il Signore rispose a Samuele: “Non guardare al suo aspetto né all’imponenza della sua statura. Io l’ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l’uomo. L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore”.
Iesse presentò a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: “Il Signore non ha scelto nessuno di questi”. Samuele chiese a Iesse: “Sono qui tutti i giovani?”. Rispose Iesse: “Rimane ancora il più piccolo che ora sta a pascolare il gregge”. Samuele ordinò a Iesse: “Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui”. Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto.
Disse il Signore: “Àlzati e ungilo: è lui!”. Samuele prese il corno dell’olio e lo consacrò con l’unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi.
Salmo responsoriale (Sal 22) Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi il Signore mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.
Seconda Lettura
Ef 5,8-14
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate ciò che è gradito al Signore, e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare. Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che si manifesta è luce. Per questo sta scritto:
“Svegliati, o tu che dormi,
destati dai morti
e Cristo ti illuminerà”.
Acclamazione al Vangelo
(Gv 8,12) Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Io sono la luce del mondo,
dice il Signore,
chi segue me avrà la luce della vita.
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Vangelo: Gv 9,1-41 (forma breve: Gv 9,1.6-9.13-17.34-38)
Dal Vangelo secondo Giovanni
[In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita] e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo”.
Detto questo [sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: "Va' a lavarti nella piscina di Siloe (che significa ''Inviato'')". Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: "Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?". Alcuni dicevano: "È lui"; altri dicevano: "No, ma gli assomiglia". Ed egli diceva: "Sono io!".] Allora gli chiesero: “Come dunque ti furono aperti gli occhi?”. Egli rispose: “Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: ”Va’ a Siloe e lavati!”. Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista”. Gli dissero: “Dov’è questo tale?”. Rispose: “Non lo so”.
[Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: "Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo".
Allora alcuni dei farisei dicevano: "Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato". Altri dicevano: "Come può un peccatore compiere tali prodigi?". E c'era dissenso tra di loro. Allora dissero di nuovo al cieco: "Tu, che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?". Egli rispose: "È un profeta!".] Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: “È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?”.
I genitori risposero: “Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di se stesso”. Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: “Ha l’età, chiedetelo a lui!”.
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che questo uomo è un peccatore”. Quegli rispose: “Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo”. Allora gli dissero di nuovo: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?”. Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. Allora lo insultarono e gli dissero: “Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. Rispose loro quell’uomo: “Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. [Gli replicarono: "Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?". E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: "Tu credi nel Figlio dell'uomo?". Egli rispose: "E chi è, Signore, perché io creda in lui?". Gli disse Gesù: "Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui". Ed egli disse: "Io credo, Signore!". E gli si prostrò innanzi.] Gesù allora disse: “Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi”. Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo forse ciechi anche noi?”. Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: ”Noi vediamo”, il vostro peccato rimane”.

IV DOMENICA DI QUARESIMA -GESU’ LUCE-COMMENTO

venerdì 29 febbraio 2008

IV Domenica di Quaresima – Laetare (Anno A) (02/03/2008)
Vangelo: Gv 9,1-41 (forma breve: Gv 9,1.6-9.13-17.34-38)   
Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Gv 9,1-41 (forma breve: Gv 9,1.6-9.13-17.34-38)) Riflessioni
Il cammino verso la Pasqua è scandito da grandi temi catechetici-battesimali: il tentatore da vincere, il volto di Cristo da contemplare, i simboli dell’acqua, la luce, la vita. Nel Vangelo di questa domenica è centrale la figura di Gesù-luce: è Lui che vede e va all’incontro del cieco, gli spalma fango negli occhi, lo manda a lavarsi alla piscina di Siloe (che significa Inviato). Il cieco va, si lava e torna che ci vede (v. 1.6-7). Il segno è chiaro, ma solo per chi lo sa vedere. Proprio quel miracolo così patente di Gesù diventa un segno di contraddizione: dal medesimo fatto partono due reazioni (del cieco e dei farisei) in sensi opposti.

Il cieco avanza, gradualmente, verso la scoperta del volto-identità di Gesù: da semplice uomo, a profeta, uomo di Dio, Signore… fino a prostrarsi con fede: “Credo, Signore!” (v. 38). Ormai il cieco è convertito: tutto illuminato, nel corpo e nello spirito. Mentre il cieco progredisce nella scoperta di Gesù, i farisei, invece, si chiudono progressivamente alla luce, non credono alla testimonianza del cieco guarito, lo mettono a tacere e lo cacciano fuori (v. 34). L’ostinazione del cuore porta alla cecità interiore. Purtroppo, la fede si può anche perdere! Solo chi accetta che la verità gli cambi la vita, non avrà paura della luce, dell’amore, del servizio… Vale, a questo proposito, l’augurio di S. Agostino, bello, come sempre, anche nel testo latino: “Servum te faciat caritas, quia liberum te fecit veritas” = la carità ti faccia servo, dato che la verità ti ha reso libero.

“Più luce!”: furono le ultime parole di Johann W. G-the. Gesù, con la parola e il segno, porta la luce nuova che rischiara anche la realtà del peccato presente nel mondo. Il peccato è quella vasta zona oscura, in cui vivono le persone non ancora illuminate dal Vangelo. In quella zona oscura c’è anche la non comprensione del senso della malattia, del dolore, della disgrazia, mali che spesso vengono vincolati, erroneamente, a peccati personali. Emblematica a tale proposito è la storia di Giobbe. Gli apostoli stessi sono un esempio di questa mentalità: vedendo il cieco nato, domandano al Maestro: “Chi ha peccato, lui o i suoi genitori?” (v. 2). È questa la tipica impostazione pre-cristiana del problema della sofferenza: identificare la causa del dolore o della malattia con il peccato, con il malocchio, o maleficio, o iettatura altrui… È una mentalità molto estesa, anche in ambienti cristiani, tipica di persone non ancora ben evangelizzati. Penso ai miei anni di lavoro missionario in RdCongo, dove i problemi e le paure dello ndoki (in lingua lingala, il malocchio, e simili) erano all’ordine del giorno: tanti cristiani, compresi dei catechisti, non ne erano ancora interiormente liberi. Anche in America Latina e in Europa ho visto situazioni simili. Si tocca con mano che il paganesimo (con i suoi addentellati) è sinonimo di tenebra, paure, vendette, manovre oscure… che serpeggiano in abbondanza anche fra i cristiani, in ogni latitudine. Il cuore umano non è mai convertito del tutto. L’azione missionaria della Chiesa non si accontenta di una evangelizzazione superficiale, ma deve mirare al cuore delle persone e ai valori delle culture, come insegna bene Paolo VI. (*)

È possibile uscire da questa mentalità paganeggiante soltanto facendo un cammino di conversione permanente, accettando interiormente e fino in fondo Cristo che ha detto: “Sono la luce del mondo” (v. 5), “la verità vi farà liberi” (Gv 8,32). È il chiaro monito di Paolo (II lettura) a comportarsi come figli della luce (v. 8; cf Mt 5,14), a non prendere parte alle opere infruttuose e vergognose delle tenebre (v. 11-12, ma guardare a Cristo: “Svégliati… e Cristo ti illuminerà” (v. 14). È Cristo la luce, è Lui l’Inviato (v. 7) del Padre, il lavacro nel quale immergersi con il battesimo. La luce della fede che riceviamo nel battesimo è un dono per ciascuno di noi, da condividere, però, con gli altri.

La luce di Cristo aiuta a capire il senso della malattia e del dolore, come lo si apprende dalla silenziosa e paziente testimonianza di tante persone ammalate, ma interiormente serene. La fede è una luce nuova che permette di cogliere il messaggio di vita presente nel dolore, l’opportunità di purificazione e di salvezza, per sé e per gli altri. La fede porta a fidarsi di Dio, il Pastore che ci guida per cammini sicuri (Salmo responsoriale). Egli ha vie e criteri diversi dai nostri (I lettura): “Il Signore vede il cuore” (v. 7) delle persone, come risulta dalla scelta di Davide. Era il più piccolo, un pastore (cf Lc 2,8), ma Dio ne fa un re. Sono sorprendenti i criteri di Dio: guarisce il cieco, un mendicante (v. 8), un espulso (v. 34), gli si auto-rivela, ne fa un credente, un testimone, un annunciatore convinto (v. 30-33). Come per la Samaritana (cf. domenica scorsa). Dio ci sorprende: preferisce scegliere gli ultimi per far crescere il suo Regno nel mondo.

Parola del Papa
(*) “Evangelizzare, per la Chiesa, è portare la buona novella in tutti gli strati dell’umanità e, col suo influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova l’umanità stessa… Raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità, che sono in contrasto con la parola di Dio e col disegno della salvezza… Occorre evangelizzare -non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici- la cultura e le culture dell’uomo”.
Paolo VI
Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi (1975), n. 18-20

Sui passi dei Missionari
- 3/3: BB. Liberato Weiss, Samuele Marzorati e Michele Pio Fasoli da Zerbo, sacerdoti francescani, lapidati fino al martirio (+1716) a Gondar (Etiopia).
- 3/3: S. Caterina Drexel (morta a Filadelfia, USA, 1955), fondatrice; elargì la sua ricca eredità a favore degli indigeni e afroamericani, aprendo e sostenendo una sessantina di scuole e missioni.
- 6/3: S. Ollegario di Tarragona (Spagna, 1137), vescovo di Barcellona, che fu pure vescovo di Tarragona, allorché questa antica sede fu liberata dal dominio dei Mori.
- 7/3: SS. Perpetua e Felicita, martiri a Cartagine (+203), sotto l’imperatore Settimio Severo.
- 8/3: S. Giovanni di Dio (1495-1550), religioso portoghese, fondatore dell’Ordine dei Fratelli Ospedalieri (i ‘Fatebenefratelli’), protettore degli ospedali, patrono dei malati e degli infermieri.
- 8/3: Giornata Internazionale della Donna (istituita nel 1910, divenuta Giornata ONU nel 1975).

PACE E BENEDIZIONE SIA SU DI LUI preghiera per la piogia VI CHIEDO PREGHIERE ED AIUTO

giovedì 28 febbraio 2008

Il presidente della repubblica di Gibuti,ha indetto una serata di preghiera per chiedere la pioggia ad Allah,tutti alla stadio questa sera alle 18.

Anche noi ci uniamo con la preghiera a questa richiesta ,infatti,il fine settimana scorsa sono stato a Tadjura e Obok al nord del paese e le suore della presentazione che li’ risiedono(sono 3 indiane vedi foto)mi hanno detto come i dromedari e le capre dei pastori nomadi che sono in queste zone stanno morendo e quelle vive non danno piu’ latte perchè non hanno piu’ nulla da brucare.Questa popolazione vive del latte che queste bestie producono e non avendone piu’ i primi a soffrire sono i bambini piccoli che si nutrono solo di questo.Allora ho pensato di dar loro una mano e con i vostri risparmi che mi ero portato dietro abbiamo comprato 7 scatoloni di barattoli di latte e 2 quintali di zucchero e questa setimana le suore porteranno questi aiuti alle popolazioni.A Pasqua faro’ un’altro carico e andro’ anch’io con le suore nel deserto per continuare ad aiutare le famiglie che hanno i bambini piccoli gia’tanto denutriti.

Poi le mie scorte di denaro sono finite

Per poter continuare ad aiutarli  faccio un appello alla vostra generosita’

con 15 euri posso comprare un barattolo di latte e un kg.di zucchero per mantenere un bambino in vita durante un mese,che ne dite vogliamo anche dopo Pasqua continuare ad aiutare queste popolazioni? 

Chi sottoscrive l’appello mandi un mssaggio qui’ sul sito di incoraggiamento per tutti .Grazie

NB. PER ORA AIUTIAMO 40 FAMIGLIE SPERIAMO DI POTERNE AIUTARE DI PIU’

Prossimo incontro della mondialità

martedì 26 febbraio 2008

Cari amici, vi comunichiamo la data del prossimo incontro: ci troveremo domenica 9 marzo alle ore 18 presso la Consolata di Gambettola…. (visto che i padri sono così  gentili da ospitarci!!).
Abbiamo un po’ di idee in cantiere, ci piacerebbe realizzarle anche con la vostra partecipazione…vi aspettiamo!

Per chi vuole ceniamo insieme….cari saluti!

DON SANDRO CI SCRIVE E CI RINGRAZIA

martedì 26 febbraio 2008

Carissimi amici di ANIMAFRICA e tutti coloro che hanno pregato per me e si sono fatti prossimo alla mia sofferenza,garzie di cuore e che il Signore benedica voi tutti e le vostre famiglie,continuiamo a pregare in comunione fraterna e a batterci per la giustizia e la pace(n.d.r.)

 

Se ho fatto bene i calcoli, ho passato 117 giorni in prigione. E’ solo una cifra, cui bisognerebbe anche aggiungere i 20 giorni di libertà provvisoria all’inizio, con tutte le tensioni permanenti del non sapere cosa sarebbe successo, i contatti coll’avvocato, e chi cercava di approfittarne. E prima ancora, il sapere che da anni c’era che diffondeva le voci contro di me, una diffamazione in effetti decennale, arrivata anche a Ali Sabieh. In una società orale, occupata a raccontarsi notizie vere o false che siano per gran parte della giornata intorno ai mazzetti di khat, la Coca Cola e l’incenso, immagino che ora moltissimi Gibutini sanno tutto di me, e che importa se è tutto falso! Probabilmente, almeno in senso negativo, la caratteristica del mio apostolato a Gibuti sarà riassunta da questi voci nascoste, dagli insulti che di tanto in tanto affiorano, e finalmente da questo essere un capro espiatorio in un affare di Stato fra Francia e Gibuti.
Grazie a Dio, la mia vita negli ultimi 15 anni non finisce qui; ci sono talmente tanti aspetti positivi…. prima di tutto la gente, pur se dura nella scorza, buoni quando li si conosce; il mare e il deserto; l’amicizia col mio Vescovo; tanti che hanno confermato nella prova il loro affetto per me; il cammino fatto con Dio.
Vorrei tanto poter considerare col cuore la prigionia come una gioia, basata com’è sulla menzogna: è quello che dicono Pietro e Paolo nelle loro lettere…… Non ne sono capace, e me ne trattiene il sentimento che forse è indipendente dal mio essere cristiano; che che non sono stato abbastanza prudente nei miei contatti coi giovani alla Caritas Djibouti o a Ali Sabieh, senza prendere in conto il veleno di chi voleva assassinarmi colla maldicenza. In ogni caso, prego sempre che finalmente io ne esca, che chi ne è all’origine si penta del giocare cosi’ colla vita e reputazione degli altri, e che il Signore mi dia un altro modo di testimoniare della sua parola e della sua vita in me. Nel frattempo, che abbia la pazienza e la fiducia che un giorno forse sarà di aiuto ricordare anche queste cose.
Don Sandro  GIBUTI  26 FEBBRAIO 2008
 

TERZA DOMENICA DI QUARESIMA-SE TU CONOSESSI IL DONO DI DIO

sabato 23 febbraio 2008
                                                                            

 

 

 

 

Adorazione Eucaristica
 
“Siamo venuti per
 Adorarlo”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Se tu conoscessi il dono di Dio
 

G. Oggi il Signore Gesù ci attende mentre, assetati, andiamo a cercare refrigerio. Egli vuole darci la sua acqua viva, per ristorarci e non avere mai più sete. La vicenda della Samaritana, che rappresenta la Chiesa, ci riguarda. È il cammino che dovremmo sempre fare: dall’incontro con Cristo, alla conoscenza di sé, alla fede, alla missione. È l’itinerario cristiano. La Samaritana rappresenta la storia di una vocazione. Tutto comincia da un incontro con Cristo, dal lasciarsi interpellare da lui, dall’accettarne la provocazione, per interrogarsi, scendere in se stessi, darsi delle risposte, impegnarsi. Questa celebrazione ci aiuti a riscoprire l’origini del nostro essere cristiani, che sta nel Battesimo, in cui attraverso il segno dell’acqua ci è stata donata la “Vita nuova”, e ci sproni a vivere gli impegni che abbiamo assunto in questo lavacro di rigenerazione.
 

G. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.     T. Amen
 

Canto
 

 

G. Cristo ci assicura della presenza di Dio. Egli non è più da ricercare su un monte o in un tempio, ma nella persona di Gesù, l’unico capace di saziare qualsiasi sete di verità, di libertà, di giustizia, di vita, di amore, di pace. Con la sete e la disponibilità della Samaritana, accostiamoci alla sua Parola per trovare ristoro.
 

(S) Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
 

1L Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42)
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Parola del Signore
 

Davanti a Gesù Eucarestia
Durante la preghiera a Gesù Eucaristia ci metteremo in ginocchio. Stare inginocchiati ci fa ricordare
che siamo davanti al Signore e lo riconosciamo come l’Unico della nostra vita
 

(S) So che cos’è la sete, Gesù, conosco l’arsura che divora quando la borraccia è vuota
e la gola secca reclama un sorso d’acqua fresca, quando la polvere s’attacca ostinata
 alla mia pelle abbrustolita. Ma conosco ancor di più il bisogno tenace
che abita le profondità dell’anima, quando da troppo tempo ormai
cammino in lande desolate e attraverso deserti senza fine.
E’ allora che, con tutte le mie forze, anelo a quella sorgente
che colma ogni mio desiderio e soddisfa ogni attesa.
No, non mi può bastare l’acqua delle pozzanghere e degli stagni,
rimedio temporaneo e rischioso per la mia debolezza cronica.
lo cerco te, Signore Gesù, perché solo tu mi puoi donare
l’acqua viva che estingue la mia sete senza tregua,
l’acqua che deterge e purifica da ogni peccato e da ogni sozzura,
l’acqua che risana e guarisce da ogni malattia e infermità,
l’acqua che zampilla e percorre ogni cavità della mia esistenza,
portando dovunque una vitalità e una forza straordinarie.
 

Tutti
O Dio, sorgente della vita, tu offri all’umanità riarsa dalla sete l’acqua viva della grazia
 che scaturisce dalla roccia, Cristo salvatore; concedi al tuo popolo il dono dello Spirito,
perché sappia professare con forza la sua fede, e annunzi con gioia le meraviglie del tuo amore.
Crea in noi, Signore, il silenzio per ascoltare  la tua voce,
penetra nei nostri cuori con la spada  della tua Parola, perché alla luce della tua sapienza,
possiamo valutare le cose terrene ed eterne, e diventare liberi e poveri per il tuo regno,
testimoniando al mondo che tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Amen
 

 

 

Adorazione silenziosa
 

 

G. A mezzogiorno un uomo, seduto sull’orlo del pozzo aspetta la Samaritana: è Gesù che aspetta un’anima per rivelarle il dono di Dio. Le dice per primo:
 

(S) Ho sete, dammi da bere!
 

2L La sete della Samaritana è prevenuta dalla sete di Gesù. Dio ha sete della nostra sete, desidera che noi lo desideriamo. Per questo è venuto tra gli uomini:
 

(S) “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera”
(Gv 4,34)
 

Tocchiamo oggi livelli profondi del cuore umano. Il bisogno di vita e di pienezza che spinge a cercare oltre il proprio limite, si incontra con la risposta di un Dio che ci è venuto incontro e s’è affaticato a cercarci, fino a dirci:
 

(S) Quello che tu cerchi…”Sono Io!”

La donna Samaritana è come l’emblema del cuore dell’uomo che passa di cosa in cosa – di marito in marito – senza mai trovare sazietà e soddisfazione. Non sospetta neppure che ci possa essere un’altra acqua capace di saziare la sua affannosa ricerca di felicità e di vita. Confida solo nei suoi consueti mezzi umani, i quali pure continuamente la deludono. Non sospetta… o forse non ha mai preso sul serio quel lontano segnale d’un Messia che sapeva avrebbe “annunciato ogni cosa”. Proprio come forse capita anche a noi:
 

(S) Affannati alla ricerca di vita piena, rincorriamo esperienze e acque che non saziano,
snobbando indifferenti e ostili quei grandi doni di Dio ricevuti gratuitamente fin dall’infanzia
che sono il nostro battesimo e la nostra fede.
 

L’iniziativa è di Gesù, che ci aspetta paziente per risvegliarci e convertirci, per far decantare la nostra sete ed elevarne il tiro. La donna cerca l’acqua del pozzo e Gesù la rinvia ad un’altra acqua:
 

(S) “Chi beve di quest’acqua avrà di nuovo sete;
ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete”
 

Guarda, o uomo – ci dice Gesù – che tu hai una sete ben più esigente; che il tuo cuore è fatto per bisogni e destini ben più grandi; che solo totalità, infinità ed eternità ti possono saziare! Sentiamo bene di ritrovarci spesso a bocca amara. Dice il profeta Geremia:
 

(S) “Le nostre sono cisterne screpolate
rispetto alla sorgente di acqua viva che è il Dio da noi spesso abbandonato”
(Ger 2,13)
 

Questo Dio che sazia non è promessa lontana. E’ qui. E’ a portata di mano. Basta che noi lo riconosciamo. E’ Gesù in persona. Lo scopriamo in quella fede cristiana che noi abbiamo ricevuto e che forse non abbiamo mai studiato e stimato seriamente.
 

(S) “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!,
tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”
 

Quello che cerchi, c’è già. Il dono di Dio, l’acqua che disseta pienamente sono Io, Gesù!
 

(S) “Sono Io, che ti parlo”
 

Lui non solo sazia le nostre attese, ma le dilata, le supera, fino ad aprirci alle prospettive dell’eternità:
 

(S) “L’acqua che io darò diventerà sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”
 

Lui è vita divina. Ascoltiamo dunque questo rimprovero di Gesù! Abbiamo in mano la medicina giusta, e la snobbiamo, per andare poi magari a mendicare – come fanno parecchi oggi – a forme irrazionali di religiosità quanto con maggior sicurezza e contenuto la nostra antica fede cristiana ci offre da sempre.

(S) Dio ci offre continue occasioni perché impariamo a camminare sulla via santa della conversione.
 Però, se ci ribelliamo, vanifichiamo la buona occasione offertaci dal Signore per conoscerlo
 e dovremo aspettarne un’altra, sperando di non rifiutare anche quella.
Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.
 

Pausa di silenzio per l’interiorizzazione
Sal 94
                       
Tutti
Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.
 

(S) Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia.
Tutti
Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

(S)
Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce.
Tutti
Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

(S)
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere».
Tutti
Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.
 

Canto

G. L’incontro col Dio vero rivelatosi in Gesù crea un nuovo rapporto con Lui, una nuova religione, un culto non più legato al luogo, ma al cuore.
 

(S) “Credimi donna, è giunto il momento in cui né su questo monte,
 né in Gerusalemme adorerete il Padre. E’ giunto il momento, ed è questo,
 in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità;
 perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito,
e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”.
 

3L “In spirito” significa nella potenza dello Spirito santo. Non è alla nostra portata attingere a Dio: egli è Spirito, qualcosa di alto, di inaccessibile alle nostre capacità. San Paolo dice che noi siamo “carne”, di corte prospettive, insufficienti a penetrare i misteri di Dio. Ciò che è più proprio e specifico di Dio lo rivela lo Spirito per creare in noi quella piena esperienza della divinità che ci fa gridare: Abbà! E’ lo Spirito a fondare in noi l’autentica speranza:
 

(S) “La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori
 per mezzo dello Spirito santo che ci è stato dato”
(Rm 5,5)
 

“In Spirito e… Verità”. Per verità san Giovanni intende sempre la rivelazione che di Dio ha fatto Gesù e la sua stessa persona, il quadro oggettivo entro il quale instaurare i nuovi rapporti con Dio.
Più precisamente si tratta di porsi davanti a Dio in quella condizione nuova in cui ci pone Cristo, “figli nel Figlio”, legati e sostenuti da Lui come nostro fratello maggiore che dà valore efficace alla nostra fragile preghiera. Significa in concreto aprirsi a Dio nella confidenza piena del figlio rivolto al Padre, non con la paura dello schiavo verso il padrone.
 

(S) “E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura,
 ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre!”
(Rm 8,15)
Molti dicono di credere in Dio e di pregarlo. Ma quale Dio pregano? Quello vero che ci ha mostrato Cristo – quindi Padre, fedele, misericordioso… – o qualche altro Dio-idolo? E con l’aiuto dello Spirito santo che ci coinvolge nell’intimità della Trinità e ci mette nella condizione di essere ascoltati quanto il Figlio Unigenito-Primogenito, o semplicemente con nostri fragili e generici sentimenti sempre distratti da molti banali interessi…?
 

(S) Il Battesimo ci ha costituiti “sacerdoti” per offrire un culto legittimo a Dio,
 proprio perché inseriti in Cristo e arricchiti dallo Spirito santo.
Quel dono di Dio ricevuto al battesimo in questa prossima Pasqua deve essere riaccolto e vivificato.

Che il nostro tempo, arido di speranze e di certezze, abbia bisogno di interiorità e spiritualità è risaputo e riconosciuto da ogni analista. L’Israele di sempre cerca l’acqua per dissetarsi in questo deserto, magari lamentandosi proprio con quel Dio che ha abbandonato:
 

(S) “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”
(Es 17,7)
 

Il Mosè che ha fatto scaturire l’acqua dello Spirito – che dà la vita – è già venuto, e .. ci aspetta paziente ad un pozzo. Non manchiamo all’appuntamento! Il segno dell’acqua nel Battesimo sottolinea una purificazione e una vita nuova. La grazia dei sacramenti pasquali ci ridoni questa innocenza e la forza di una vita rinnovata.
 

(S) Quando tutto in te diventa arido e nulla ti soddisfa, quando ti si stringe il cuore e ti sembra di morire, quando si sgretolano le zolle delle tue fatiche e non vedi fiori nel tuo giardino…
scopri l’urgere di una insopprimibile esigenza: l’acqua. Un’acqua che non duri appena un’ora… un’acqua che non si estingua… Dio, l’unica acqua che disseta la tua sete.
Fermati al pozzo del tuo deserto: troverai un uomo, capace di condurti alle sorgenti della Vita.
Non dovrai camminare molto, perché il pozzo sigillato di acqua viva lui l’ha scavato in te
quando ancora tu non eri… scava nei tuoi giorni, e troverai la sua sete in te che estinguerà la tua.
 

Pausa di silenzio per l’interiorizzazione
 

Tutti
Aspettaci, Signore, al pozzo del convegno, nell’ora provvidenziale che scocca per ognuno.
Presèntati e parlaci per primo, tu mendicante ricco dell’unica acqua viva.
Distoglici, pian piano, da tanti desideri, da tanti amori effimeri che ancora ci trattengono.
Sciogli l’indifferenza, i pregiudizi, i dubbi e le paure, libera la fede.
Scava in noi il vuoto, riempilo di desiderio. Fa’ emergere la sete, attraici con il tuo dono.
Dilata il nostro cuore, infiammane l’attesa. Da’ nome a quella sete che dentro ci brucia,
senza che sappiamo chiamarla con il suo vero nome. Riportaci in noi stessi,
nel centro più segreto dove nessun altro giunge. Tra le dure pietre dell’orgoglio,
il fango dei compromessi, la sabbia dei rimandi, scava tu stesso un varco al tuo Santo Spirito.
Amen
 

 

Canto
 

 

Preghiere spontanee                   
 

Padre nostro
 

 

G. Siamo assetati oppure dissetati? Siamo assetati dell’acqua vera che “zampilla per la vita eterna” oppure ci siamo già dissetati delle tante “acque” che il mondo ci propone? Solo Gesù, acqua viva, può dissetare la nostra sete di eternità, amore, vita. Può colmare il nostro desiderio di assoluto, di vita senza fine. La vera acqua che disseta la nostra sete di Dio è Gesù di Nazaret, riconosciuto come Profeta, Messia e Salvatore del mondo. Ecco allora la nostra missione nella quotidianità della nostra esistensa: smascherare le false ricette di felicità e proporre e far conoscere Gesù, acqua viva. E nel frattempo, ricordarci che essere assetati di Gesù è l’atteggiamento giusto per essere buoni discepoli.
 

(S)Dopo tanta strada percorsa in terra arida, la sete.
Mille e più bevande ti hanno offerto colorate, attraenti, gasate,
alla moda, con mille gusti; e molte ne hai assaporato.
Ma bere non è dissetarsi!
Una sorgente di acqua fresca, pura, viva, scorre alla tua destra.
Zampilla, canta, dà forza, cresce, purifica, appaga.
Ora puoi bere, dissetarti, vivere.
Mi chino e bevo.
 

Tutti

Grazie, Signore, mi hai offerto un’acqua che non osavo sperare.
Mi hai donato te stesso, acqua che non ristagna, acqua che disseta per sempre. Presso quel pozzo,
quando tu mi hai parlato, sono cadute le tenebre, il mio cuore si è sentito ricolmo di gioia,
 io mi sono sentito rinascere. Tutto questo ha fatto la tua grazia che, d’ora in poi,
voglio far conoscere a tutte le persone che ti cercano, senza saperlo,
 in ogni briciola di gioia che il tempo mi offre.
“Dacci sempre o Signore
    l’acqua viva che disseta!”

 

 

 

 

Canto
 

 

UN GRAZIE DI CUORE A TUTTI DALA PARTE DI DON SANDRO

sabato 23 febbraio 2008

Ho comunicato a don Sandro il vostro interessamento con le preghiere e le firme(in particolare all’interesse di Lucia)e lui vi ringrazie e contraccambia le preghiere,presto si fara’ vivo con uno scritto.

Buon fine settimana a tutti.P.Fra

LA MIA PRIMA SETTIMANA A GIBUTI

venerdì 22 febbraio 2008

Carissimo Giuseppe,vorrei incominciare il mio raccontarmi a Gibuti,con le parole del P.Fondatore che ho meditato sull’aereo partendo da Roma il 15 mattina scorso mentre il mio vicino leggeva il Corano, ‘’Il missionario e la missionaria della Consolata siano e appaiano santi e parlino alla gente con la santità della vita.

          Il viaggio è andato tutto bene.Già nello scalo fatto ad Adis Abeba ho trovato amici di viaggio due suore della carita’ che andavano proprio a Gibuti e quidi abbiamo fatto il viaggio assieme,ma è sorta gia’ la prima difficolta’ che qui’ sara’ costante ,la babele delle lingue,parlavano solo inglese,cosi’ erono piu’ lunghi i silenzi del nostro dialogare.

Arrivando P.Andre’ mi aspettava ,e siccome il venerdi’ qui’ è festa,ritornando a casa (situata a 500 m. dall’aereoporto)ci siamo preparati un buon pranzetto.

          Il giorno dopo ci siamo subito attivati per preparare una bella festa del P.Fondatore nella cripta della Cattedrale, la S.Messa concelebrata da noi due e il rinfresco a base di bibite e biscottini nel cortile.Nel sentire la bella commemorazione fatta da P.Andrè pensavo al Congo e alla meravigliosa semina fatta dai nostri Padri negli anni 70 a Wamba e non ti nascondo la commozione.Le trenta persone presenti (20 tra volontari laici e suore e 4 famiglie di militari con bambini) si sono commosse quando assieme abbiamo pregato il P.Fondatore che intercedesse per la liberazione di don Sandro.Tutto molto semplice ,ma come voleva il Fondatore : fatto bene e con il cuore.

La domenica sera siamo andati a celebrare l’Eucaristia a 40km. In un paese sule colline Arta,qui’ vivono 4500 persone ,noi abbiamo celebrata la festa con una laica consacrata Beatrice che da 30 anni è qui’sola con Gesu’ Sacramentato e veglia sula citta’.

Quattro famiglie di militari hanno seguito la celebrazione,mia prima messa in terra Mussulmana.La mia prima mia settimana l’ho vissuta tra il carcere(visitavo durante la giornata don Sandro con le suore che gli portavano il pranzo e la cena) e lunghe passeggiate per scoprire la citta’  .Inutile sottolinearti i caldo umido che c’è in questo perodo a Gibuti,in casa pero’ si tsa bene.Martedi’ pomeriggio è ritornato il Vescovo da un suo viaggio in Somalia e l’incontro è stato cordiale ed affabile. Ma il momento piu’ bello l’ho visuto con tutta la comunita’ cristiana di Gibuti durante la concelebrazione di ringraziamento per la scarcerzone di don Sandro; stanco e provato dalla lunga detenzione ha ringraziato tutti per le preghiere e la vicinanza spirituale che ha sentito durane i lunghi 4 mesi di carcere.Oggi incontro di faglia IMC qui’ a casa nostra e abbiamo ringraziao la SS:Consolata per i benefici che ci dona ogni giorno.Io sono contento di essere qui’ la vita con P.Andre’ scorre bene tra le faccende di casa e i suoi impegni esterni,è buono e paziente con me ,mi aiuta ad inserirmi in questa societa’ con pazienza positivita’ e coraggio.Me tre Ringrazio ancora il Signore che mi ha dato questa possibilita’ ancoradi farmi Santo,ti abbraccio e ti saluto cioa P.Francesco

VENERDI’ FESTA

venerdì 22 febbraio 2008

Carissimi spero che abbiate letto la bella notizia ,perchè sulla mia home page non appare piu’ nulla ma io speranzoso scrivo ugualmente per continuare ad incoraggiarvi a ringraziareil Signore che fa’ ancora miracoli e la vostra preghiera conta molta perchè ci fa bene restare in comunione.Sabato ,domenica e lunidì prossimo con il mio confratello andremo a Tagiura e a Obok a celebrare l’Eucarestia a suore e fratelli che testimoniano il vangelo in quelle citta’.Quindi non saro’ su skipe,al mio ritorno vi eaccontero’.No è facile abituarsi ai ritmi diversi di questi paesi….venerdi’ festa domenica giornata di lavoro….ma per chi non fa nulla tutto diventa piu’ sempice.Se verree qui’ dovete stare attenti a non dare la mano ,al venerdi’.a nessuno perche’ i nostri fratelli che si sono purificati per andare i moschea,dinventerebbero impuri toccandoci,queste e tante altre situazioni spesso mi fanno pensare molto.La cosa bella che mi sento in comunione con i nostri fratelli Mussulmani nel momento della preghiera.C’è una Moschea vicina alla nostra casa e gia’ alle 4,30 il muezin ci richiama alla preghera e cosi’ spesso anch’io ne appofitto.Il caldo umido sta aumentando …che sia a causa della luna piena?

Alla prossima vi abbraccio P.Fra