Archivio di marzo 2008

ALLELUIA

sabato 22 marzo 2008
ARABIA SAUDITA
21/3/2008   8.38
DIALOGO INTERRELIGIOSO: UNA SCUOLA PER 40.000 IMAM
Dialogo e pace, Brief

Oltre 40.000 imam saranno iscritti a corsi speciali sul dialogo interreligioso; fonti saudite rendono noto che gli imam, provenienti dalle moschee di tutto il paese, seguiranno lezioni sulla “cultura del dialogo e sull’importanza dei contatti personali”. Il programma è stato ideato dal “Centro re Abdelaziz per il dialogo nazionale”, in collaborazione con il ministero degli Affari islamici e rientra nell’ambito delle iniziative per le guide religiose decise dal sovrano nel 2003. Obiettivo del programma è aiutare gli imam sauditi in un processo di conoscenza e comprensione di altre fedi, “incoraggiando la moderazione e lottando contro l’estremismo nella religione”. Pur riconoscendo le specificità che contraddistinguono il pensiero islamico e i precetti della ‘shari’a’ – precisa una articolo del quotidiano ‘Asharq al Awsat’ – il programma “enfatizzerà il carattere moderato dell’Islam e la sua accettazione del pluralismo nelle scuole e nell’intera società islamica”. [AdL]

DA TADJURA PER FIFLETTERE INSIEME E VIVERE LA PASQUA

sabato 22 marzo 2008

“Far memoria dei misteri di Cristo significa anche vivere in profonda e solidale adesione all’oggi della storia, convinti che quanto celebriamo è realtà viva ed attuale. Portiamo dunque nella nostra preghiera la drammaticità di fatti e situazioni che in questi giorni affliggono tanti nostri fratelli in ogni parte del mondo. Noi sappiamo che l’odio, le divisioni, le violenze non hanno mai l’ultima parola negli eventi della storia. Questi giorni rianimano in noi la grande speranza: Cristo crocifisso è risorto e ha vinto il mondo. L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’amore. Dobbiamo quindi ripartire da Cristo e lavorare in comunione con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore”.

[Dalla catechèsi di Benedetto XVI nell'Udienza generale di ieri; il testo integrale del periodico insegnamento orale dei principi fondamentali della religione cristiana svolto dal Papa riguardava ieri il 'Triduo Pasquale' ed è disponibile sulla pagina della MISNA come ultimo titolo del notiziario di ieri.]

NEL MIO CUORE,SULL’ALTARE A TADJURA,NELLA NOTTE PIU’ SPLENDENTE DELL’ANNO-E’ LA PASQUA DEL SIGNORE- UN RICORDO PARTICOLARE PER TE E I MIEI PIU’ CARI AUGURI p.FRANCESCO

mercoledì 19 marzo 2008

Carissimi amici,            

FILECE PASQUA!

CRISTO NOSTRA UNICA SPERANZA E’ RISORTO , E’ VIVO TRA NOI,

ALLELUIA ALLELUIA!!!

Grazie ancora di essere missionari con me e con tutti i missionari della Consolata.Dopo il periodo Quaresimale:austero ,silenzioso,di servizio e piu’ preghiera,eccoci ormai a PASQUA.

Auguri allora e che la Pasqua 2008  sia per te e tutta la tua famiglia un risveglio di pace e di speranza nuova nel tuo cuore e di comunione piu’ profonda tra di voi

                        E TUTTI GLI UOMINI E DONNE DEL MONDO.

Gesù Cristo è vivo ed è presente in mezzo a noi, ci ama come fratelli,ci consola con la sua Parola di speranza ogni giorno.

Lui stesso ci ha detto che è presente sopratutto nei nostri fratelli piu’ poveri,allora per seguirlo Risorto e vivo dobbiamo amare i nostri fatelli e stare loro vicini con tanto amore e gioia.

          l’Apostolo Giacomo ci dice :LA FEDE IN GESU’ SENZA LE OPERE E’ MORTA.

Ma la nostra Fede in Gesu’ risorto  è viva,perché siamo sempre pronti a rispondere al grido degli uomini nostri fratelli che chiedono ,pane,latte zucchero per i loro bambini……

          Io qust’anno la Pasqua la vivro’ nel deserto di Gibuti con i pastori nomadi rifugiati dall’Etiopia.Da tre anni qui’ non piove e quindi i loro greggi di capre e dromedari stanno morendo non trovando piu’ nulla da brucare,portero’ loro consolazione e speranza e latte e zucchero per i piu’ piccoli ,i piu’ penalizzati perché il latte per loro è vita.

CREDERE IN CRISTO RISORTO E’ PORTARE LA VITA.

 

Grazie a te e alla tua famiglia, l’amore del Signore Risorto si fa Speranza per tanti fratelli africani.

Vi Benedico con tutto il cuore,ed ogni giorno qui’ nel deserto,prego  per tutti voi.

La Vergine Santissima Consolata vi benedica sempre

Vostro Amico P.Francesco  Missionario della Consolata nel deserto di Gibuti

Per sapere notizie piu’ dettagliate della mia Missione  vi rinvio al Blog:

www.animafrica.net     E-mail :pfgiuliani@libero.it      SKIPE :padre Francesco giuliani

DIO E’ AMORE E NOI ABBIAMO CREDUTO ALL’AMORE

 

Se non riuscirai ad essere santo…(l.boff)

mercoledì 19 marzo 2008

(L. Boff) Udii un vecchio confratello ragionevole e buono, perfetto e santo, dire: “Se sentirai la chiamata dello Spirito, ascoltala e cerca di essere santo con tutta la tua anima, con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Se, però, per umana debolezza non riuscirai ad essere santo, cerca allora di essere perfetto con tutta la tua anima, con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Se, tuttavia, non riuscirai ad essere perfetto a causa della vanità della tua vita, cerca allora di essere buono con tutta la tua anima, con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Se, ancora, non riuscirai ad essere buono a causa delle insidie del Maligno, cerca allora di essere ragionevole con tutta la tua anima, con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Se, infine, non riuscirai ad essere santo, né perfetto, né buono, né ragionevole a causa del peso dei tuoi peccati, allora cerca di portare questo peso di fronte a Dio e affida la tua vita alla sua misericordia.
Se farai questo senza amarezza, con tutta umiltà e con giovialità di spirito a causa della tenerezza di Dio che ama gli ingrati e i cattivi, allora incomincerai a capire cosa sia ragionevole, imparerai ciò che è buono, lentamente aspirerai ad essere perfetto, e infine anelerai ad essere santo.
Se farai questo ogni giorno, con tutta la tua anima, con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze, allora io ti garantisco, fratello: sarai sulla strada di Francesco, non sarai lontano dal Regno di Dio!”.

IL CALVARIO TRE GIORNI DOPO-di don tonino bello-

mercoledì 19 marzo 2008

Il Calvario tre giorni dopo

(don Tonino Bello)I Vangeli ci raccontano numerose apparizioni del Risorto avvenute nel giorno di Pasqua. Se è lecito esprimere delle preferenze, quella che mi commuove di più è l’apparizione a Maria di Magdala, piangente accanto al sepolcro vuoto.

Le si avvicina Gesù e le dice: “Perché piangi?”. Donna, le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che tu non pianga per gioia o per amore. Vedi: la collina del Calvario, che l’altro ieri sera era solo un teschio coperto di fango, oggi si è improvvisamente allagata di un mare d’erba. I sassi si sono coperti di velluto. Le chiazze di sangue sono tutte fiorite di anemoni e asfodeli. Il cielo, che venerdì era uno straccio pauroso, oggi è limpido come un sogno di libertà. Siamo appena al terzo giorno, ma sono bastate queste poche ore perché il mondo facesse un balzo di millenni. No, non misurare sui calendari dell’uomo la distanza che separa quest’alba luminosa dal tramonto livido dell’ultimo venerdì. Non è trascorso del tempo: è passata un’eternità. Donna, tu non lo sai: ma oggi è cominciata la nuova creazione.

Cari amici, nel giorno solennissimo di Pasqua anch’io debbo rivolgere a ciascuno di voi la stessa domanda di Gesù: “Perché piangi?”. Le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che non siano l’ultimo rigagnolo di un pianto antico. O l’ultimo fiotto di una vecchia riserva di dolore da cui ancora la tua anima non è riuscita a liberarsi. Lo so che hai buon gioco a dirmi che sto vaneggiando. Lo so che hai mille ragioni per tacciarmi di follia. Lo so che non ti mancano gli argomenti per puntellare la tua disperazione. Lo so.

Forse rischio di restare in silenzio anch’io, se tu mi parli a lungo dei dolori dell’umanità: della fame, delle torture, della droga, della violenza. Forse non avrò nulla da replicarti se attaccherai il discorso sulla guerra nucleare, sulla corsa alle armi o, per non andare troppo lontano, sul mega poligono di tiro che piazzeranno sulle nostre terre, attentando alla nostra sicurezza, sovvertendo la nostra economia e infischiandosene di tutte le nostre marce della pace.

Forse rimarrò suggestionato anch’io dal fascino sottile del pessimismo, se tu mi racconterai della prostituzione pubblica sulla statale, del dilagare dei furti nelle nostre case, della recrudescienza di barbarie tra i minori della nostra città.

Forse mi arrenderò anch’io alle lusinghe dello scetticismo, se mi attarderò ad ascoltarti sulle manovre dei potenti, sul pianto dei poveri, sulla miseria degli sfrattati, sulle umiliazioni di tanta gente senza lavoro.

Forse vedrai vacillare anche la mia speranza se continuerai a parlarmi di Teresa che, a trentacinque anni, sta morendo di cancro. O di Corrado che, a dieci, è stato inutilmente operato al cervello. O di Lucia che, dopo Pasqua, farà la Prima Comunione in casa perché in chiesa, con gli altri compagni, non potrà andarci più. O di Nicola e Annalisa che, dopo tre anni di matrimonio e dopo aver messo al mondo una creatura, se ne sono andati ognuno per la sua strada, perché non hanno più nulla da dirsi.

Queste cose le so: ma io voglio giocarmi, fino all’ultima, tutte le carte dell’incredibile e dire ugualmente che il nostro pianto non ha più ragione di esistere.

La Resurrezione di Gesù ne ha disseccate le sorgenti. E tutte le lacrime che si trovano in circolazione sono come gli ultimi scoli delle tubature dopo che hanno chiuso l’acquedotto.

Riconciliamoci con la gioia. La Pasqua sconfigga il nostro peccato, frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi e perfino la morte, dal versante giusto: quello del “terzo giorno”. Da quel versante, il luogo del cranio ci apparirà come il Tabor. Le croci sembreranno antenne, piazzate per farci udire la musica del Cielo. Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell’agonia, ma i travagli del parto.

E le stigmate lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d’ora le luci di un mondo nuovo!

Buona Pasqua!

CON GLI AUGURI DI PASQUA UNA BELLA MEDITAZIONE DEL MIO CARO AMICO P.GIUSEPPE RONCO

mercoledì 19 marzo 2008


BUONA PASQUA, AMICO!
Da P. Giuseppe Ronco
 GRAZIE,CARISSIMO GIUSEPPE PER GLI AUGURI CHE ALLARGO ANCHE A TUTTI GLI AMICI DI ANIMAFRICA

Il grido «Cristo è risorto!» risuona in tutte le chiese cristiane, in occidente come in oriente, nel settentrione come nel mezzogiorno. Tutta la terra è come avvolta dal suono gioioso delle nostre campane. Finché esse suoneranno, la speranza potrà sempre ricominciare da capo.
 
“Pasqua splendida, pasqua del Signore, pasqua!
Una pasqua santissima ci è sorta: con gioia abbracciamoci gli uni gli altri!
O Pasqua che liberi dalla tristezza! Perché oggi Cristo è uscito risplendente dalla tomba, come dal talamo, e ha riempito le donne di gioia dicendo: portate l’annunzio agli apostoli.
E’ il giorno della resurrezione!
Irradiamo gioia, chiamiamo fratelli anche quelli che ci odiano, perdoniamo tutto per la resurrezione e gridiamo così:
Cristo è risorto dai morti, con la morte ha calpestato la morte e ai morti nei sepolcri ha dato la vita!”.
 “Illùminati, illùminati, o nuova Gerusalemme,
la gloria del Signore è sorta sopra di te!
Danza ora ed esulta, o Sion,
e tu rallegrati, o pura Madre di Dio,
nella risurrezione del Figlio tuo!”
(Giovanni Damasceno, Ode IX del Canone)”Illùminati, illùminati, o nuova Gerusalemme,la gloria del Signore è sorta sopra di te!Danza ora ed esulta, o Sion,e tu rallegrati, o pura Madre di Dio,nella risurrezione del Figlio tuo!”(Giovanni Damasceno, Ode IX del Canone)MATTINO DI PASQUA  
(David Maria Turoldo)

“Illùminati, illùminati, o nuova Gerusalemme,la gloria del Signore è sorta sopra di te!Danza ora ed esulta, o Sion,e tu rallegrati, o pura Madre di Dio,nella risurrezione del Figlio tuo!”(Giovanni Damasceno, Ode IX del Canone)Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade,
zufolando così
finché gli uomini dicano: “È pazzo!”.
E mi fermerò soprattutto con i bambini
a giocare in periferia.
E poi lascerò lascerò un fiore
ad ogni finestra dei poveri.
E saluterò chiunque incontrerò per via,
inchinandomi fino a terra…
E poi suonerò con le mani
le campane della torre,
a più riprese finché non sarò esausto.
E, a chiunque venga, anche al ricco,
dirò: “Siedi pure alla mia mensa!”.
Anche il ricco è un pover’uomo…
E a tutti dirò: “Avete visto il Signore?”.
Ma lo dirò in silenzio, con un sorriso.
Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Tutto è Suo dono,
eccetto il nostro peccato.
Ecco: gli darò un’icona,
dove Lui bambino
guarda gli occhi di Sua madre:
così dimenticherà ogni cosa.
Gli raccoglierò dal prato
una goccia di rugiada:
è già primavera, ancora primavera,
una cosa insperata, non meritata:
una cosa che non ha parole.
E poi gli chiederò d’indovinare
se sia una lacrima,
o una perla di sole,
o una goccia di rugiada.
E dirò alla gente:
“Avete visto il Signore?”.
Ma lo dirò in silenzio,
e solo con un sorriso.

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Non credo più nemmeno alle mie lacrime.
E queste gioie son tutte povere.
Metterò un fiore rosso sul balcone.
E canterò una canzone tutta per Lui solo.
Andrò nel bosco questa notte,
e abbraccerò gli alberi.
E starò in ascolto dell’usignolo,
dell’usignolo che canta solo
da mezzanotte all’alba.
E poi andrò a lavarmi nel fiume,
come fanno i poveri.
E all’alba passerò sulle porte
di tutti i miei fratelli
e dirò a ogni casa: “Pace!”
E poi cospargerei la terra
di acqua benedetta
in direzione dei quattro punti
dell’universo.
Poi… non lascerò mai morire
la lampada dell’altare.
E ogni domenica mi vestirò di bianco!
Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
E non piangerò più,
non piangerò più inutilmente.
Dirò solo: “Avete visto il Signore?”.
Ma lo dirò in silenzio,
e solo con un sorriso.
Poi non dirò più niente.
 

 Ora sei nostra madre

 Vergine, o natura sacra
piena di bellezze,
tu sei l’isola della speranza.
Sei la terra che passa
carica di luce
nella nostra notte.
Noi ti abbiamo ucciso il figlio,
ma ora sei nostra Madre,
viviamo insieme la resurrezione.

INCOMINCIAMO A RIFLETTERE SULLA PASQUA ORMAI VICINA

martedì 18 marzo 2008

L’ANNUNCIO PASQUALE DI UN ALTRO MONDO POSSIBILE
 di Felice Scalia

Anno A 23 marzo 2008 Pasqua At 10,34.37-43 Sal 117 Col 3,1-5 Gv 20,1-9

Pasqua è una festa difficile. Affermare che la vita può nascere dalla morte, la luce dalle tenebre e la gioia da un tristezza disperata, ci sembra superiore alle nostre forze umane. Si trattasse solo di celebrare la vicenda personale del Figlio di Dio assassinato dagli uomini e risuscitato dal Padre, le cose non sarebbero così dure. Ma affermare che l’uomo concreto, ciascuno di noi, è inserito in una economia di salvezza dove la morte – nelle sue infinite forme – è vinta, dove la bontà è l’esito di ogni cattiveria, questo ci sembra davvero troppo.

Che può fare una creatura umana quando la bellezza è crocifissa e la violenza prende il posto di ogni convivenza benevola? Nulla verrebbe da dire. Solo rassegnarsi. Il massimo ci sembra indicato nella nostra cultura dall’agire di alcune donne: Antigone nell’antichità e le donne del Vangelo di cui parla Matteo. Ma cosa è seppellire un fratello morto? Cosa è cercare un cadavere da ungere con gli oli rituali? Crolla tutto davanti alla morte ed anche questo gesto supremo di pietas, in fondo, a che serve? La fedeltà all’amore di queste donne ci commuove ma finisce per intristirci ancora di più. È come ritenere di avere rischiarato l’universo accendendo una candelina. Nessun “terremoto” del resto rovescia le nostre pietre tombali, niente e nessuno le trasforma in “pietre pasquali” restituendoci chi abbiamo amato più di noi stessi o quella dignità che il cinismo ci ha tolto.

Viviamo tempi amari e molte zone d’ombra non solo non si rischiarano ma sembrano moltiplicarsi. Ogni giorno decretiamo la morte gli uni degli altri. Cos’è l’angoscia che creiamo? La paura che incutiamo? Il cinismo che premiamo? Ma quanto è difficile dirci l’un l’altro che la comprensione, l’empatia, la tenerezza sono ancora vive e la libertà di amare una esperienza possibile! L’industria della morte (si chiami terrorismo legalizzato da Stati rapaci o terrorismo di disperati) è ancora trainante nel mondo. Il dio-denaro è davvero cannibalico. Non ama la vita, ma la strumentalizza soltanto. C’è la corruzione che fa tramontare ogni giustizia e c’è la diffidenza che crea muri insormontabili. In questo clima dove la vita è uccisa e, a guardia perché essa non torni a fare sognare di nuovo i cuori degli uomini, ci sono grossi macigni rotolati con cura e guardie armate per la sicurezza dei mandanti, in questa atmosfera mi vedo come le donne “all’alba del primo giorno della settimana”. Cammino a tentoni, col buio del mio cuore, più disposto a piangere su ciò che sembra tramontato del tutto che a credere in un ritorno dello splendore della vita. Non sempre mi aiuta la Chiesa, turbata, perplessa – nei fatti – tra il dare voce alla speranza di “angeli” che sui quei macigni si sono seduti, e il realismo di quanti dicono che la morte è invincibile su questa terra, tanto vale venire a patti con essa e cercare di ungere ancora una volta, per sempre, i corpi martoriati dei crocifissi. Per la Chiesa tutta, per il popolo di Dio, fare Pasqua oggi è accogliere l’invito celeste a non avere paura, a guardare vuoti i luoghi della sconfitta, a convincersi che “in Galilea”, nel nudo Vangelo, Lui è ancora visibile, udibile, pronto ad indicarci la strada della luce in questo tempo buio.

Sarà una festa difficile la Pasqua, ma ne abbiamo un lancinante bisogno. E vorrei dire alle sorelle nella fede che l’an-nunzio della risurrezione è roba loro. Compito storico loro, che si sono ribellate alla morte ed hanno voluto onorare gli sconfitti delegittimando così ogni potere dell’uomo sull’uomo. È loro la missione di annunziare ai “fratelli” non solo che la pietra è rovesciata, che il sepolcro è vuoto, ma che ancora è nelle nostre possibilità accostarci all’impossibile: al “Verbo della vita che le nostre mani possono toccare ed i nostri occhi vedere”. Noi maschi, laici o in sacris che siamo, abbiamo bisogno di sentirci ripetere annunzi di “angeli folgoranti e biancovestiti”. Che possiamo lasciarci alle spalle le nostre voglie di successi, onori e soldi (proprio le voglie che oggi uccidono Cristo e lo stesso uomo), possiamo vivere di Vangelo, possiamo oltrepassare le bugie del potere imperiale che vuole morto per sempre “Cristo nostra vita”, possiamo essere umani, possiamo ritrovare il coraggio di affermare, contro ogni evidenza, che “un altro mondo è possibile”, che una Chiesa “altra” è possibile, che un uomo non più “conforme agli schemi di questo mondo” ma plasmato dalla “forma del Cristo” può camminare per le nostre città e lodare il Padre della vita nelle nostre Chiese.

GESU’ OGGI VUOL DIRTI:”TI AMO”

martedì 18 marzo 2008

Amore non è possesso
Amore è desiderare il Vero Bene
Amore non si pronuncia
se non è ispirato dall’Amore di Dio.
Voglio dirti “ti Amo”
perché sei importante e speciale
ogni volta che t’incontro
perché te come tutti gli altri
siete dono particolare,
ognuno con una diversa qualità!
Non te lo dico per desiderare
un abbraccio.
Non te lo dico per avere
un consenso.
Te lo dico perché desidero
che i tuoi occhi brillino d’Amore
per donarlo agli altri
con l’ascolto,
nel dolce silenzio Amico,
e perché desidero donarti il mio cuore
che non può essere esclusivo
in quanto sempre sovrabbonda…

E prima che giunga un qualsiasi peccato
voglio approfittarne,
sia con la parola che con l’azione
per dimostrare a tutti,
- da quelli che conosco
a quelli che “capitano” -
che voglio Amare
e voglio poterlo dire
a chi ha un cuore così puro
da saper accogliere nel giusto
una parola così bella!

SAI VIVERE NEL PRESENTE ED ESSERE FELICE?

martedì 18 marzo 2008

Preghiera per vivere il presente

(Soren Kierkegaard, filosofo e teologo, 1813-1855)Signore,
aiutaci a vivere l’oggi,
a non indugiare nel passato.
Ciò che è stato è stato,
e tutto il mio rammarico
non lo farà risorgere.
Il momento immediatamente presente
è quasi sempre tollerabile.
Soltanto il rimpianto del passato
e l’apprensione del futuro
lo rendono insopportabile.
Adattarsi alle circostanze
è assai più facile
che piegarle alla nostra volontà.
Aiutaci a capire
che accettare il dono di ogni giorno
è lasciarsi guidare
docilmente da Te.

DANZARE LA VITA

martedì 18 marzo 2008

“Noi abbiamo suonato il flauto e voi non avete danzato”

E’ il 14 luglio.GIORNO DEL MIO COMPLEANNO.PESA DELLA BASTIGLIA IN FRANCIA 
Tutti si apprestano a danzare.
Dappertutto il mondo, dopo anni dopo mesi, danza.
Ondate di guerra, ondate di ballo.

C’è proprio molto rumore.
La gente seria è a letto.
I religiosi dicono il mattutino di sant’Enrico, re.
Ed io, penso
all’altro re.
Al re David che danzava davanti all’Arca.

Perché se ci sono molti santi che non amano danzare,
ce ne sono molti altri che hanno avuto bisogno di danzare,
tanto erano felici di vivere:
Santa Teresa con le sue nacchere,
San Giovanni della Croce con un Bambino Gesù tra le braccia,
e san Francesco, davanti al papa.
Se noi fossimo contenti di te, Signore,
non potremmo resistere
a questo bisogno di danzare che irrompe nel mondo,
e indovineremmo facilmente
quale danza ti piace farci danzare
facendo i passi che la tua Provvidenza ha segnato.
Perché io penso che tu forse ne abbia abbastanza
della gente che, sempre, parla di servirti col piglio da
condottiero,
di conoscerti con aria da professore,
di raggiungerti con regole sportive,
di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato.

Un giorno in cui avevi un po’ voglia d’altro
hai inventato san Francesco,
e ne hai fatto il tuo giullare.
Lascia che noi inventiamo qualcosa
per essere gente allegra che danza la propria vita con te.

Per essere un buon danzatore, con te come con tutti,
non occorre sapere dove la danza conduce.
Basta seguire,
essere gioioso,
essere leggero,
e soprattutto non essere rigido.
Non occorre chiederti spiegazioni
sui passi che ti piace di segnare.
Bisogna essere come un prolungamento,
vivo ed agile, di te.
E ricevere da te la trasmissione del ritmo che l’orchestra
scandisce.
Non bisogna volere avanzare a tutti i costi,
ma accettare di tornare indietro, di andare di fianco.
Bisogna saper fermarsi e saper scivolare invece di
camminare.
Ma non sarebbero che passi da stupidi
se la musica non ne facesse un’armonia.

Ma noi dimentichiamo la musica del tuo Spirito,
e facciamo della nostra vita un esercizio di ginnastica:
dimentichiamo che fra le tue braccia la vita è danza,
che la tua Santa Volontà
è di una inconcepibile fantasia,
e che non c’è monotonia e noia
se non per le anime vecchie,
tappezzeria
nel ballo di gioia che è il tuo amore.

Signore, vieni ad invitarci.
Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare,
questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in
cui avremo sonno.
Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro,
quella del caldo, e quella del freddo, più tardi.
Se certe melodie sono spesso in minore, non ti diremo
che sono tristi;
Se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo
che sono logoranti.
E se qualcuno per strada ci urta, gli sorrideremo:
anche questo è danza.

Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno
avviato fra te e noi,
il ballo della nostra obbedienza.

Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni:
in essa, quel che tu permetti
dà suoni strani
nella serenità di quel che tu vuoi.
Insegnaci a indossare ogni giorno
la nostra condizione umana
come un vestito da ballo, che ci farà amare di te
tutti i particolari. Come indispensabili gioielli.

Facci vivere la nostra vita,
non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato,
non come una partita dove tutto è difficile,
non come un teorema che ci rompa il capo,
ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si
rinnovella,
come un ballo,
come una danza,
fra le braccia della tua grazia,
nella musica che riempie l’universo d’amore.

Signore, vieni ad invitarci.