Archivio di marzo 2008

QUESTA PREGHIERA E’ PER TANTI DEL GRUPPO MONDIALITA’-SAMO I SOLITI FESSI-

martedì 18 marzo 2008

 I soliti fessi

(Tonino Lasconi)Signore, noi siamo i “soliti fessi”.
Quelli che “al dunque” non si tirano indietro.
Quelli che non sanno mai trovare la scusa per dire “Non sono potuto venire”
Quelli che dicono: “Ormai ci siamo impegnati, non possiamo tirarci indietro”.
Quelli che si ritrovano “sempre gli stessi” a lavorare, a sgobbare.
Quelli che devono inghiottire amari bocconi perché gli altri oltre a non lavorare ti prendono anche in giro.
Signore, è duro.
Siamo sempre in tanti ad avere idee, a progettare, a programmare.
Ma poi, a lavorare, chi scappa di qua, chi fugge di là, chi non può,
chi non si ricorda…

E noi siamo i “soliti fessi”.
Ci arrabbiamo, diciamo che questa è l’ultima volta; che non ci cascheremo mai più… Ma sappiamo che non è vero.

Perché non siamo soli. Ci sei Tu. Tu non hai mai tagliato la corda.
Aiutaci a stare in tua compagnia: anche Tu ci sei sempre!

IN ATTESA DEL RISORTO CON MARIA-PREGHIERA-

martedì 18 marzo 2008

Maria donna di frontiera

(Fonte non specificata)Maria donna feriale
rendimi allergico ai tripudi di feste che naufragano nel vuoto

Maria donna dell’attesa
distruggi in me la frenesia di volere tutto e subito

Maria donna innamorata
affrancami dalla voglia di essere sempre capito e amato

Maria donna gestante
donami la gioia di sentire nel grembo i fremiti del mondo

Maria donna accogliente
dilata a non finire in me la tenda dell’accoglienza

Maria donna missionaria
rendi polverosi i miei piedi per il lungo calcare sentieri del mondo

Maria donna di parte
rendi costante in me il rigetto di ogni compromesso

Maria donna del pane
affina in me il gusto dell’essenziale nella semplicità

Maria donna di frontiera
snidami dalle retroguardie della mia codardia spirituale

Maria donna in cammino
provoca in me il rifiuto definitivo della poltrona e delle pantofole

Maria donna del vino nuovo
regalami un cuore traboccante di gioia e di letizia

Maria donna del silenzio
stabilisci il mio domicilio nella contemplazione di Dio

Maria donna del servizio
prestami il tuo grembiule preparato a Nazareth e mai dismesso

Maria donna vera
strappami le plastiche facciali che sfregiano l’immagine di Dio

Maria donna del popolo
abolisci in me ogni traccia di privilegio e annullane anche il desiderio

Maria donna che conosce la danza
fa’ di me un rigo musicale su cui ognuno possa cantare la sua vita

Maria donna elegante
donami un sorriso per ogni gesto di amore

Maria donna dei nostri giorni
depenna eventuali rimpianti del passato, perché renda già presente il futuro

Maria donna dell’ultima ora
affretta il mio passo verso il fratello che mi attende, verso il Cristo che mi precede, verso il Padre pronto ad accogliermi nell’Amore dello Spirito.

TERRA SANTA,TERRA DELLA RESURREZIONE

lunedì 17 marzo 2008
14:13TERRA SANTA: IL MESSAGGIO DI PASQUA DEI LEADER CRISTIANI DI GERUSALEMME
A pochi giorni dalla Pasqua, i capi delle chiese cristiane di Gerusalemme, tra cui il patriarca Sabbah ed il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, invitano tutti i cristiani, gli uomini di buona volontà e i leader politici palestinesi e israeliani “alla penitenza e al perdono affinché seguano le giuste vie per conseguire la pace e la sicurezza”. Nel tradizionale messaggio pasquale i capi cristiani ricordano, in particolare, ai leader palestinesi e israeliani che “i modi usati fino ad ora per ottenere la sicurezza vanno cambiati se non si vuole vivere in un costante ciclo di violenza”. Da qui l’invito a “fare penitenza e ad ammettere il proprio coinvolgimento nel peccato del mondo così da essere perdonati”. Da parte loro i cristiani sono chiamati ad “essere testimoni del Risorto” collaborando a “rimuovere il fardello che pesa sulla vita della gente causato dell’occupazione, dallo spargimento di sangue, dalla violenza e dall’odio reciproco”. A tutti coloro che, sparsi nel mondo, aspirano alla pace in Terra Santa i leader cristiani chiedono di “pregare perché la paura, principale ostacolo alla pace, possa svanire, le persone possano accettarsi gli uni gli altri e questa Terra diventare terra della Resurrezione”.

AUGURI DI UNA BUONA SETTIMANA SANTA-UNA BELLA PREGHIERA DI P.RENATO

lunedì 17 marzo 2008

Insegnaci, Signore, a condividere il nostro pane.

Il pane bianco dei nostri sogni, il pane nero dei nostri limiti.

Il pane duro delle sconfitte e il pane forte della speranza.

Con i migranti o con qualsiasi uomo della terra,

insegnaci, o Padre, a condividere da fratelli.

O Cristo, tu che hai superato ogni frontiera

della morte e della vita, dell’odio e dell’amore,

donaci la forza di superare le nostre stesse frontiere.

Dei nostri egoismi o delle nostre terre chiuse,

delle nostre solitudini o delle nostre infinite paure.

Insegnaci ad ascoltare l’altro e le sue fragilità,

ad accogliere il suo mistero e i suoi differenti valori,

a camminare con lui, ormai, per sentieri nuovi…

Insegnaci a vivere di nuovi cieli e di terre nuove!

Insegnaci a vivere del tuo Spirito, Signore,

spirito di servizio e di ospitalità,

spirito di apertura, di condivisione e di unità,

spirito di pace e di riconciliazione.

Santa Trinità di Dio, liberaci da noi stessi,

insegnaci a vivere la tua divina comunione.

 Con l’augurio di una bella e santa settimana. Da cui le dinamiche di vita (spirito di servizio, corresponsabilità, spirito di famiglia, ascolto dell’altro, comunicazione, audacia missionaria…) prevalgano sulle nostre forze di morte. P.Renato
 

TEMPO FAVOREVOLE,TEMPO DI GRAZIA,PER I CRISTIANI DI GIBUTI-LA MARCIA PENITENZIALE NEL DESERTO-

venerdì 14 marzo 2008

Ogni anno durante la quaresima tutti i cristiani della diocesi di Gibuti,con il Vescovo in testa si incontrano nel deserto per celebrare il sacramento della penitenza e l’Eucarestia.Anche quest’anno venerdi’ scorso,150 persone venute da tutte le parti della diocesi,ci siamo incontrati nel deserto di Wea,un letto di fiume secco da 4 anni,pietroso,dove i pastori portano a pascolare dromedari e capre.Durante la marcia ci si è fermati quattro volte per meditare sulla speranza.Bambini giovani,vecchi suore e preti Vescovo  in cammino per chiedere il perdono al Signore e ricevere tante grazie di speranza e di pace del cuore.Una giornata di preghiera,riflessione e celebrazione.Dopo la S.Messa momento comunitario di scambio e conoscenza.Io dopo la terza tappa ,mi sono preso un’ora di solitudine e di meditazione solitaria anche perchè è proprio vero che nel deserto il Signore parla al cuore .Difficile poter tradurre in parole i sentimenti le paure e le gioie che in quei momenti si vivono.Comunque vi lascio guardare le foto ed ognuna porta con se tutto il mondo del deserto,ricco di fascino ma anche di terribili fantasmi,tutto questo ho voluto trasmettervi attraverso le foto,sta a voi scoprirli e viverli nel deserto della vostra ANIMA.Auguri e buona lettura del vostro profondo.

Il volto terribile della fame

mercoledì 12 marzo 2008

Il volto terribile della fame

BAN KI- MOON*
I l costo del cibo cresce. E cresce la minaccia di fame e malnutrizione.
Milioni di persone nel mondo sono a rischio. C’è bisogno di una risposta urgente ed efficace. Il primo degli Obiettivi di Sviluppo del millennio stabiliti nel 2000, punta a dimezzare entro il 2015 la proporzione di coloro che soffrono la fame.
Un obiettivo già di per sé impegnativo, specialmente in Africa. Ma quella che si presenta ora ai nostri occhi è una ‘tempesta perfetta’ di nuove sfide. Il prezzo di generi di prima necessità – grano, mais, riso – è a livelli record, aumentato di oltre il 50% negli ultimi sei mesi. Le riserve alimentari sono ai minimi storici. Le cause vanno da un aumento della domanda di economie in ascesa, come India e Cina, a eventi legati al clima, quali uragani, inondazioni e siccità, che hanno devastato I raccolti in molte regioni. E a ciò si è aggiunto il boom del petrolio. Secondo alcuni esperti, l’incremento dei biocarburanti ha ridotto la quantità di derrate disponibili. Gli effetti sono davanti ai nostri occhi. Sommosse spinte dalle carenze di cibo sono scoppiate dall’Africa occidentale al Sud-Est asiatico. Le comunità che dipendono dalle importazioni insorgono contro il costo sempre più alto della vita. Democrazie fragili avvertono la pressione della mancanza di sicurezza alimentare. Molti governi hanno emanato divieti all’esportazione e calmierato i prezzi, distorcendo in tal modo i mercati e creando ulteriori sfide ai commerci. A gennaio, solo per fare un esempio, il presidente afgano Karzai ha chiesto un aiuto di 77 milioni di dollari per consentire l’accesso al cibo a oltre 2,5 milioni di persone spinte all’indigenza dai prezzi crescenti. Karzai ha sottolineato un fatto allarmante: la famiglia media afghana spende ora circa il 45% del proprio reddito in generi alimentari, rispetto all’11% del 2006. È il nuovo volto della fame, che tocca sempre più comunità che prima erano invece sicure. Ed è inevitabile che siano coloro che vivono con meno di un dollaro al giorno a essere maggiormente colpiti. Il Programma alimentare mondiale (Pam) assiste famiglie che in precedenza potevano permettersi una dieta diversificata e che ora hanno ridotto i propri pasti da tre o due a uno soltanto al giorno, per giunta basato su un solo tipo di cibo. I prezzi non sono destinati a scendere. Ma abbiamo strumenti e tecnologia per sconfiggere la fame e soddisfare gli Obiettivi del millennio.
Sappiamo cosa va fatto: occorrono volontà politica e risorse, utilizzate in modo efficace ed efficiente. Dobbiamo innanzitutto soddisfare le urgenze umanitarie.
Quest’anno, l’Agenzia ha programmato di nutrire 73 milioni di persone, 3 milioni delle quali in Darfur. Per poter fare questo, il Pam chiede risorse aggiuntive per 500 milioni di dollari, destinate a coprire l’aumento dei costi alimentari. In secondo luogo, occorre rafforzare i programmi dell’Onu che aiutano i Paesi in via di sviluppo a fronteggiare l’emergenza fame. Ciò include il sostegno ai piani di protezione sociale immediata, mentre si lavora su soluzioni di più lungo termine. Vanno inoltre sviluppati sistemi di allerta preventiva per ridurre l’impatto dei disastri. La distribuzione di cibo alla popolazione studentesca – a un costo inferiore a 25 centesimi al giorno – può rappresentare uno strumento particolarmente efficace. In terzo luogo, dobbiamo affrontare le conseguenze che gli sconvolgimenti climatici comportano per le agricolture locali, così come le ripercussioni di lungo periodo del cambiamento ambientale – ad esempio costruendo barriere e protezioni anti-inondazioni.
Infine, occorre sostenere la produzione agricola e l’efficienza dei mercati. Circa un terzo delle carenze alimentari potrebbe essere alleviato in misura significativa dal miglioramento della rete distributive delle agricolture locali e da un migliore collegamento dei piccoli imprenditori agricoli con i mercati. Le agenzie alimentari Onu – dalla Fao all’Ifad – intanto, lavorano con l’Unione africana e altre organizzazioni per promuovere una ‘rivoluzione verde’ nel Continente, attraverso l’introduzione di tecnologie che offrano soluzioni permanenti al problema denutrizione. Ma questo è futuro. Qui e adesso, invece, dobbiamo aiutare chi soffre la fame a causa dei prezzi sempre più alti. Ciò significa riconoscere l’urgenza della crisi, e agire di conseguenza.
*Segretario generale delle Nazioni Unite

Segnalazioni

mercoledì 12 marzo 2008

A proposito di strumenti per allargare i propri orizzonti vorrei segnalare un paio di libri che a detta di chi li ha letti sconvolgono non poco (io per ora ne ho sentito solo la presentazione) :

-”Economia canaglia” di cui non ricordo il nome dell’autrice, che svela retroscena agghiaccianti

-”L’anima e il suo destino” di Vito Mancuso, un libro di teologia alla portati di tutti che offre spunti “rivoluzionari”

DAL MONDO LE 10 CRISI DIMENTICATE DAI MEDIA GENERALISTI

mercoledì 12 marzo 2008
MONDO
12/3/2008   16.31 DALLA SOMALIA ALLO SRI LANKA, LE DIECI CRISI DIMENTICATE DAI MEDIA GENERALISTI Giustizia e diritti umani, Standard

Attraversano tutto il Sud del mondo – dalla crisi umanitaria degli sfollati in fuga per la guerra somala al coinvolgimento di civili nel conflitto cingalese, dall’aggravarsi della crisi nella Repubblica democratica del Congo orientale alla precarietà nelle zone di conflitto colombiano – le 10 crisi umanitarie più ignorate nel 2007 dai mezzi d’informazione “generalisti”. Anche l’attenzione dei principali telegiornali italiani per le crisi umanitarie in generale sarebbe diminuita secondo il nuovo rapporto di Medici senza frontiere, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio dei media di Pavia; le notizie dedicate al Sud del mondo sarebbero diminuite dal 10% del totale nel 2006 all’8% nel 2007, scendendo a 6426 su 83.200. Nessuno spazio è stato dedicato agli scontri tra forze governative e vari gruppi ribelli nel nordovest della Repubblica Centrafricana che, dal 2005 a oggi, hanno costretto la popolazione ad abbandonare i propri villaggi e a cercare rifugio nelle inospitali foreste, o nei vicini Camerun e Ciad meridionale. Un anno dopo le prime elezioni democratiche nella Repubblica democratica del Congo, solo cinque notizie sono state dedicate agli scontri tra gruppi armati nel Kivu e in Ituri. Di Somalia, Sri Lanka, Colombia, tubercolosi farmacoresistente si è parlato solo per il coinvolgimento di italiani o occidentali. In sordina le notizie sulla crisi dello Zimbabwe o la malnutrizione che ogni anno uccide nel mondo cinque milioni di bambini sotto i cinque anni. “È importante che i media si impegnino per informare sulla realtà dei tanti contesti di crisi nel mondo perché raccontare significa sollevare problemi che altrimenti resterebbero nascosti e richiamare alle proprie responsabilità nei confronti delle popolazioni in pericolo i governi e le istituzioni” ha detto Kostas Moschochoritis, direttore di Msf italia sottolineando anche “non è vero, come viene spesso affermato, che queste notizie non interessano: 30.000 italiani lo scorso anno hanno aderito alla campagna ‘Dimmi di più’ chiedendo un’informazione più attenta alle crisi umanitarie”.
[CO]

PREGHIERA

mercoledì 12 marzo 2008


Signor e,

che nessun nuovo mattino

venga ad illuminar e la mia vita

senza che il mio pensier o

si volga alla tua r esur r ez ione

e senza che in spirito io vada,

con i miei poveri ar omi,

verso il sepolcr o vuoto dell’orto!

Che ogni mattino sia, per me,

mattino di Pasqua!

Che ognuno dei miei risvegli,

sia un risveglio alla tua pr esenza vera,

un incontr o “pasquale col Cristo nell’orto”,

questo Cristo talvolta inatteso.

Che ogni episodio della gior nata

sia un momento in cui io ti senta

chiamar mi per nome,

come chiamasti Maria!

Concedimi, allora,

di voltar mi verso di te.

Concedimi di risponder e con una par ola,

dirti una par ola sola,

ma con tutto il cuor e:

«Maestro mio!»

DOMENICA DELLE PALME

mercoledì 12 marzo 2008
Domenica delle Palme
Isaia 50,4-7; Filippesi 2,6-11; Matteo 26,14-27,66

Domenica delle Palme e della Passione. Inizia la Settimana Santa, la settimana delle settimane, nella quale la Chiesa celebra i misteri della salvezza portati a compimento da Cristo negli ultimi giorni della sua vita.
La liturgia di oggi inizia con il trionfo dell’ingresso a Gerusalemme e prosegue con il racconto della passione e morte di Gesù sul Calvario. Le palme e la croce, l’acclamazione “Osanna” e il grido “Crocifiggilo!”. Perché questo accostamento? Gesù aveva solo annunciato che la croce è il prezzo da pagare per risorgere. È una motivazione, non la spiegazione. Che poi nella croce debba vedersi il disegno divino, diventa un puro atto di fede. E di questo mistero Gesù stesso portò tutto il peso nell’orto del Getsemani laddove si riscontrano quelli che i medici chiamano i “sintomi da panico”: sudorazione di sangue, desiderio di fuggire, paura di morire, caduta a terra, angoscia.

La spiegazione è in un mistero ancora più profondo, l’amore di Dio. Un amore che portò Gesù laddove il suo cuore non lo avrebbe voluto portare ma quando capì, nell’orto degli ulivi, che l’amore gli chiedeva questo andare fino in fondo, “fino alla fine”, non si tirò indietro, anche se sudava sangue. Ecco perché nel suo corpo squarciato si squarcia anche il velo del tempio che celava il volto di Dio. Guardando al crocifisso Giovanni dice: Dio è amore. Questa Domenica ci presenta Gesù, ponendo la processione delle palme – che è il segno liturgico del trionfo del Signore – come introduzione al racconto della sua passione. “Dio non è venuto a spiegare la sofferenza: è venuto a riempirla della sua presenza”, scriveva Paul Claudel. Solo se teniamo presente questo tesoro nascosto dentro il nostro soffrire e dentro il dolore del mondo, questo può acquistare significato.

Gesù non ci invia nel mondo come testimoni della croce, ma come testimoni della sua resurrezione, di un amore così grande – “fino alla fine” – da vincere ogni morte. Ci sono testimoni di questo tipo?
Così si legge nel testamento lasciato da padre Christian de Chenge, trappista, priore di Notre Dame d’Atlas, in Algeria, ucciso una decina di anni fa insieme con altri sei confratelli: “…evidentemente, la mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno considerato con precipitazione un ingenuo o un idealista: «Ci dica adesso quel che pensa!». Ma queste persone devono sapere che la mia più lancinante curiosità verrà finalmente soddisfatta. Ecco che potrò, a Dio piacendo, immergere il mio sguardo in quello del Padre per contemplare con lui i suoi figli dell’Islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua Passione, investiti dal dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre quella di stabilire la comunione, ristabilire la rassomiglianza, giocando con le differenze. Questa vita perduta, totalmente mia, totalmente loro, rendo grazie a Dio che sembra averla voluta interamente per quella gioia, nonostante tutto e contro tutto… E anche te, amico dell’ultimo minuto, che non sapevi quel che facevi. Sì, anche per te voglio prevedere questo Grazie e questo Addio, con il volto tuo. E che sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piacerà a Dio, nostro Padre comune. Amen! Insciallah!”.

Sembrano parole da un altro mondo. Sono solo pronunciate a due metri da terra. In cima ad una croce. La croce del Figlio, apice della più completa incomprensione e abbandono. “Se sei Figlio di Dio…” è la parola che risuona con maggiore insistenza durante tutta la passione, negando l’identità più profonda di Gesù. Il Vangelo di Matteo mostra che proprio nella morte di Gesù si compiono tutte le profezie e il Figlio si svela tale per il suo abbandono fiducioso nelle mani di Colui che non lo abbandona. Perciò la croce non è oscuramento, ma teofania, rivelazione del vero volto di Dio che è amore.

Angelo Sceppacerca