Archivio di aprile 2008

5 DOMENICA DI PASQUA

sabato 19 aprile 2008

Le ultime parole che si pronunciano alla fine della vita hanno un carattere particolare. Riassumono il mistero di un essere. Platone fa parlare il suo maestro Socrate di immortalità prima di morire. Il condannato a morte consola quelli che restano.
Le ultime parole possono essere molto pragmatiche. La madre di Goethe diede istruzioni di non mettere troppa uva passa nel dolce preparato per la sua sepoltura. Alcuni esortano i loro figli a sostenersi a vicenda. I patriarchi della Bibbia muoiono benedicendo la loro discendenza.
Anche nel nostro Vangelo si tratta di ultime parole. Parla uno che è consapevole di stare per morire. E colui che ne ha preso nota è convinto che quel morto è ancora in vita.
Non leggete queste parole come un discorso ben costruito e coerente. Immaginate delle pause. Prendetele piuttosto come parole pronunciate in un profondo silenzio, come parole indirizzate a uomini prigionieri, “tutt’orecchi”, in qualche modo. Noi potremmo ascoltarle anche come si ascolta una goccia d’acqua cadere in una grotta. Bisogna che chi ascolta sia assolutamente silenzioso per lasciar entrare in sé queste parole. Se noi ascoltiamo veramente, sentiamo parole di consolazione: “Non sia turbato il vostro cuore”. Parole di speranza: “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti”. Parole di maestà: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Parole di vocazione esigente: “Chi crede in me compirà le opere che io compio”.
Non è facile per noi capire immediatamente queste parole. I discepoli che interrompono il Signore fanno delle domande smarrite. Non hanno ancora capito, eppure è già l’ora dell’addio. Sapremo noi capire meglio?

 Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.

Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Parola del Signore

DIVENTA PAROLA PER I BAMBINI CHE NON HANNO VOCE-GRAZIE-

sabato 19 aprile 2008

GRAZIE
PER AVER AIUTATO IL Progetto LATTE E ZUCCHERO
Promosso da Padre Francesco e i Missionari della Consolata
e dalle Suore di Obok in GIBUTI
…Fatti parola per chi non ha voce…
Missione Catholique d’Obock
Distretto d’Obock Gibuti

Padre Francesco missionario della Consolata attualmente in Gibuti e le suore della presentazione di Maria al tempio che operano da dieci anni a Obok fanno visita portando il loro aiuto a più di 40 famiglie nomadi che vivono nel deserto che hanno bambini malnutriti distribuendo vestiti e alimenti.
Una grave siccità sta colpendo da 4 anni il Nord del Paese (Holma 25 Km. Da Obok)  
IL LORO AIUTO VUOLE CONCENTRARSI AIUTANDO LE VITTIME DI QUESTA TREMENDA SICCITA’
La mancanza d’acqua in quelle zone infatti causa la morte di numerose capre e cammelli e per le famiglie questo significa NON AVER PIU’ LATTE E QUINDI MALNUTRIZIONE E ANEMIE in modo particolare ai bambini più indifesi.
Il loro impegno prevede una volta al mese per un anno di portare a quelle famiglie e ai loro bambini
LATTE E ZUCCHERO
Nell’attesa che la pioggia cada e permetta così a quelle popolazioni di nutrire il loro bestiame vorremmo con il nostro aiuto aumentare le famiglie che ricevono questi aiuti.

Ad ogni famiglia servono: UNA SCATOLA di LATTE E UN Kg. di ZUCCHERO per un totale di 15 €
Il prossimo mese due nostri amici andranno a trovare Padre Francesco e faranno così visita a quella popolazione, partecipando alla distribuzione di maggio. Avranno così modo di portare concretamente il nostro aiuto in favore di quelle popolazioni,
I Missionari della Consolata, le Suore di Obok e le famiglie del deserto vi ringraziano di cuore di essere PAROLA di chi NON HA VOCE.
Visita www.animafrica.net

DIO E’ AMORE -riflessione di GRAZIANA-

sabato 19 aprile 2008

Carissimo P.Francesco,
 

Mi ha particolarmente colpita, al di là di tutte le meravigliose cose che ho letto del vostro quotidiano vivere tra la gente “vera” una frase:
 

“Non si é qui per convertire ma unicamente per amare”
 

Questa mi pare una scintilla (ma che dico? Un gran fuoco) di Verità e di Luce che potrebbe far riflettere ed aiutare il mondo intero a vivere veramente lo spirito ecumenico del quale tanto si parla ma che presenta sempre il pericolo che ciascuno tenda a “tirare dalla sua parte” l’altro, anzichè rispettarne il credo più profondo.
 

Avere invece come meta e come ideale l’Amore, vissuto semplicemente e faticosamente accanto all’altro, di cui non si sa niente ma che si riconosce come amico, come “tu” a cui ci si rivolge nel desiderio di comprenderlo, di condividerne l’attimo che si sta vivendo, al di là dell’ieri e del domani, perché solo l’attimo presente può essere vero, perché la nostra vita é fatta soltanto di piccoli attimi in cui ci é data la possibilità di realizzare tutto ciò in cui crediamo e per cui ci appare degna di essere vissuta, e questo può essere magari espresso soltanto in un sorriso, ma valido più di un volume di principi morali… come il sorriso delle suore che sono con voi e sanno trasferire la letizia divina negli occhi e nel cuore di chi incontrano.
 

Così, chi riesce ad essere un “semplice” Missionario dell’amore, non può che propagarlo, e trasmettere nel cuore dell’altro un benessere soprannaturale che gli fa vedere tutto con occhi nuovi, e sente il bisogno di trasferire quella nuova letizia nel cuore degli altri che incontrerà, e così l’Amore diventa contagioso…pensa che bella epidemia, se si riuscisse veramente a diffonderla!
 

Scusa, mi son fatta prendere un po’ la mano dall’esaltazione, come se fossi lì anch’io, nel deserto, ad attingere la miracolosa acqua da una sorgente invisibile finalmente ritrovata!
Ma é tale la sensazione che provo immaginando di essere al vostro fianco..
 

E’ talmente bello sentir parlare di Dio-Amore in un periodo in cui tutti pare siano diventati grandi Maestri, e discutono e contestano ed umiliano la vera natura di Dio, facendolo apparire un despota, un sorpassato, un antico eco di una favola  ormai superata dall’”intelligenza moderna”!! E con lui tutti gli illusi che ci credono…
 

Io, tu lo sai, non ho una conoscenza culturale, teorica, teologica, basata sui libri  che pure, ovviamente, riconosco e rispetto: non riesco a rinchiudere in un contesto razionale l’idea che ho di Dio.
Anche definirla “idea” é una forzatura, é qualcosa che appiattisce, che limita, che soffoca un sentimento – perché tale é la natura più simile a Lui – che tutto sublima, accoglie e giustifica.
E’ qualcosa che trascende i nostri poveri sentieri e pensieri, li rende unici e luminosi, pregni di profondi significati e di radiose attese.
E’ ciò che rende il nostro presente degno di essere vissuto, che dà senso ad ogni attimo perchè ogni attimo ha senso in una vita fatta di un mosaico di istanti preziosi, se tali riusciamo a considerarli, nel nostro tempo effimero ma infinito.
Ecco, Dio é qualcosa che sta sopra, attorno e dentro di me, é il respiro della brezza che sta muovendo le corolle dei miei fiori, qui sul balcone che vedo mentre sto scrivendo, che giunge da lontani Cieli, attraverso Universi sconfinati che non riesco nemmeno ad immaginare, nella loro infinita vastità; é il canto che contiene ed origina la mia gioia e l’eco che porta lontano il mio dolore; é la magìa che trasforma la mia tristezza in dolce malinconia di sogni e mi rende felice di poter costruire nuove speranze sul terreno dell’anima, resa feconda dalle lacrime.
E’ il brivido che percorre le mie vene quando contemplo la misteriosa oscurità del cielo trapuntato di stelle che, tremule, sembrano trasmettere un richiamo a chi sa ascoltare la voce silente della notte attraverso la quale questo vento percorre infinite distanze, saluta innumerevoli lidi e percorre tutti i mondi possibili e impossibili, e conosce le grandezze e le infinite piccolezze dei cuori umani che conforta ed accoglie con la sua vibrante carezza.
E’ tutto ciò che non é e dà forma e significato a ciò che esiste, se si muove sulle ali del suo spirito e parla, ed ama con la forza del suo cuore, che rende grande ciò che l’uomo crede insignificante ed annulla lo spazio, il tempo, l’angoscia ed il vuoto lasciato dalla caduta della illusioni umane.
Non riesco a filosofeggiare, a ragionare, a razionalizzare un concetto che appartiene soltanto al cuore e, come tale, sale dalla mia nima e tutto avvolge; sale verso il cielo, abbraccia l’universo intero, dà vita a tutto ciò che vive e fa vivere, con la speranza, tutto ciò che crede di non vivere più.
Dio é tutto ciò che credo e voglio credere che esista, che sia sempre esistito al di là del tempo, ciò da cui vengo ed a cui tornerò quando questo meraviglioso viaggio terreno non avrà più tappe.
Dio é la vita che non finisce, é ciò che di più grande é riuscita ad immaginare, inventare o credere l’anima umana poiché ha bisogno  di trovare qualcosa che non deluda, che non finisca, che rende Tutto il nulla che noi siamo e che dia ad ogni attimo della nostra vita il senso di cui ha bisogno per non morire.
 

Ecco la mia solita prolissità: bastava ripetere che Dio é “soltanto” Amore.
 

Ora credo sia bene salutarti, per lasciar riposare i tuoi occhi che é pur vero che da tanto tempo non affliggo, ma non é il caso che imperversi ulteriormente…
 Ancora un abbraccio a tutti voi                             
                                                             Graziana

BARBARA DA LATINA-LO SPIRITO DEL SIGNORE RISORTO ANIMA I CUORI PER LA MISSIONE-GRAZIE-

giovedì 17 aprile 2008
Caro padre Francesco,
riprovo a mettermi in contatto con lei dopo molti
tentativi andati a vuoto.
Non sapendo se riceverà mai questa mail le
racconto molto semplicemente che da queste parti soffia forte il vento
della Grazia sospinto dalla Provvidenza.
Ogni due mesi vendiamo circa
700 kg di tappi e l’imprenditore che li acquista si dimostra sempre
molto generoso arrotondando per eccesso la cifra che ci spetterebbe. 

La raccolta dei tappi sta prendendo piede anche in altri borghi e a
Latina, ma soprattutto siamo stati contattati dal gruppo adulti di una
parrocchia dei Colli Albani, prima ancora di conoscerci di persona
avevano già raccolto circa 150kg di tappi.

Infine domenica prossima
20/04/08 a Borgo Carso si celebrerà la giornata della missione di
Isiro.
Le offerte delle Messe saranno devolute alla Missione di Isiro
così come il ricavato della pesca di beneficienza per la quale sono
stati raccolti circa 200 premi capaci di accontentare adulti e piccini,
al tutto si accompgnano la vendita di piantine grasse e icone
realizzate a mano apposta per il progetto “Sostieni l?Africa con noi!”

Don Libardo ha chiesto che venisse rappresentato il senso della
Missione allora insieme a Veronica e alla sua famiglia abbiamo scelto
la storiella dell’anfora imperfetta di Bruno Ferrero che ci sembrava
rappresentare bene il senso del nostro metterci a servizio.

La allego
sperando questa condivisione ci aiuti a sentirci vicini nonostante la
lontanaza.

Leggiamo costanetemente il sito anche se per un pò non
siamo riusciti a postare i nostri messaggi (compresi i nostri auguri
per Pasqua).

La saluto di cuore da parte mia, di Luca, della mia
famiglia, di Veronica e della sua famiglia e da Don Libardo.

Preghiamo
per lei.

Barbara

Carissimo Padre Francesco,
ho ricevuto la su aconferma di lettura.
Sono
stat ainvasa dall’emozione:finalmente abbiamo ristabilito un contatto.
Le scrivo rapidamente dal lavoro nella speranza di poterci risentire
con calma, solo per raccontarle anche un’altra bellanotizia: ho
attivato il contatto con le piccole sorelle di Gesù.
Sono venute a
Latina un paio di volte e hanno consciuto l’associazione che si occupa
degli “ultimi vicini” con la quale collaboro.
Sia le piccole sorelle
che il responsabile dell’associazione si dicono contenti dello scambio
che hanno avuto.
Spero di poterla sentire presto,
un abbraccio.
Barbara

CELEBRARE UN AMORE DISINTERESSATO di P.Renato

giovedì 17 aprile 2008

celebrare un amore disinteressato
Le tre giovani suore indiane di Obock ci attendono, come sempre, una volta alla settimana.  Attendono l’eucarestia. Rendere grazie a Dio, il senso vero di ogni eucarestia. Sí, rendere grazie per questa vita che vivono qui, in pieno Islam. Venute tutte dal Kerala, sono a servizio di uomini, di donne, di bambini musulmani nell’ospedale,  nell’insegnamento o nell’aiuto concreto ai nomadi e ai poverissimi villaggi piú all’interno. Vita povera, sofferta, austera anche la loro, qui, in Africa. Tutto un altro mondo, diverso dalle loro origini. E parlano indi, inglese, francese, afar, e… con quel sorriso sempre sulle labbra, un’altra lingua, ancora. Quella del cuore.
Percorrere piú di 200 km per celebrare l’eucarestia con un gruppo di cinque, sei o al massimo una quindicina di persone valorizza il mio sacerdozio. La presenza del Signore, che si riconosce nella frazione del pane, le consola. Le rafforza. Dopo aver condiviso le proprie energie e le loro qualità migliori per un popolo che non si conosce molto. Che non vive la nostra religione. E viene da tradizioni ancestrali ben lontane. Ma di cui ci si fa compagni di viaggio. E che si ama. Proprio come sul cammino verso Emmaus, quello straniero che si era aggiunto… Mi risuona, cosí, la raccomandazione di Timothy Radcliffe, domenicano : « Abbiamo bisogno di entrare in dialogo con altre culture, con altre religioni per trascendere i limiti della nostra identità europea. E diventare pienamente cattolici ». E, infatti, qui è il dialogo della vita, bello ed esigente. Del vivere insieme, seppure differenti. E del farsi dono.
Due sono i polmoni di questa piccola diocesi di Gibuti, nel Corno d’Africa, immersa nel grande mondo musulmano: la carità e l’insegnamento. Lo sottolinea con passione il suo giovane vescovo, il padovano Giorgio Bertin. Sapendo che per le scuole cattoliche solo il direttore è cristiano, mentre il resto è musulmano: i ragazzi, gli insegnanti, i programmi. Ancora una testimonianza di servizio a questa società.  D’altronde, piú che attività religiose come processioni, grandi preparazioni di comunioni, sacramenti o  messe ad ogni ora… a parte una bella comunità di militari attorno alla cattedrale, qui c’è il deserto. E delle oasi: le minuscole comunità di cristiani. Dove è essenziale scendere profondamente alle radici della propria fede. Esprimere il suo senso misterioso, grandioso. E ritrovare quella sorgente, che disseta e aiuta a resistere nella propria azione di solidarietà e di empatia, per far crescere questo popolo. Nella sua differenza. E nella comune umanità. Testimonianza ammirevole dei discepoli del Signore, qui, nella terra del Profeta. Non si è qui per convertire, ma unicamente per amare. Pur silenziosamente, infatti, squillano nell’aria e negli animi le parole di Giovanni Paolo II ai giovani nello stadio di Casablanca: «Voi siete testimoni della grandezza di Dio, noi, invece, di un Dio che è amore ».
Ecco una testimonianza di universalità, di rispetto dell’alterità e di vera cattolicità, mi dico. Pensando alla nostra bella Italia. Dove sembra imporsi, invece, una pericolosa regola d’oro : chiudersi nel proprio particolare. Rifiutare la differenza dell’altro. Perdere il senso di servire una comunità nel suo insieme, al di sopra di ogni particolarismo. Curare, in fondo, i propri interessi. Qui, invece, si capisce che la vita vale perchè si fa dono. Non ai suoi. Ma a un popolo immensamente differente. E immensamente bisognoso di noi. Quest’Africa, definita recentemente “speranza della Chiesa” ci insegna e ci ricorda proprio questo. Un cristianesimo purificato. Essenziale. Privo di qualsiasi interesse.
“Piantiamo sementi, che spunteranno domani” si legge all’entrata di Caritas-Gibuti. “Inaffiamo sementi già piantate, sapendo che portano una promessa di avvenire… Siamo profeti di un avvenire che non ci appartiene.” Parole di Mons. Romero, che trovano qui il loro giusto posto. In quest’amore gratuito.  Ed è il comandamento nuovo, assolutamente originale nel Vangelo. Testimonianza di povertà, di fragilità e di amore disinteressato che costato qui, quotidianamente. Ed esperienza di tutta una Chiesa, fragile, minoritaria, che si spende a servizio dell’altro. A questi discepoli il Signore dona una ricompensa sorprendente. Sí, la ritrovi qui, nel cuore di ognuno: la gioia.
P.Renato Zilio, missionario scalabriniano
Diocesi di Gibuti – Repubblica di Gibuti

LA CARISSIMA AMICA GRAZIANA DI MILANO – ci scrive-

giovedì 17 aprile 2008

Carissimo Francesco, non mi sorprende più apprendere che dalla Romagna
sei saltato in Etiopia…é il minimo che tu possa fare, appena ti si
perde di vista. E del resto fai bene ad assecondare la tua sete di
sempre nuovi incontri e di entrare in sintonia con tutto il mondo.
Ho letto le bellissime relazioni e lettere sul sito animafrica e mi é
sembrato di vederti, a colloquio con i ragazzi ed i pastori. P.Renato
relaziona più e meglio di una telecamera: si vede ciò che descrive e si
sente ciò che prova e rivive mentre ne dà notizia agli altri.
Di te e del tuo modo di comunicare agli amici ciò che il cuore ti
detta é inutile parlare, perché già ti si conosce…E’ bello saperti
vicino alle persone che più di ogni altro , ho sempre creduto, sono in
sintonia con il Tutto: non avendo nulla, al di fuori delle loro povere
capre e degli affetti familiari, possiedono la ricchezza più grande:
l’accettazione profonda del loro stato vitale, che non credo sia
rassegnazione ma qualcosa di molto più elevato. Credo che questo
pastori, che quotidianamente vivono nel gran silenzio e nella grande
pace del deserto, vanno al di là della desolazione che c’é intorno a
loro perché hanno la dignità interiore di vivere con ciò che hanno,
senza sentirsi sminuiti, o infelici, o privati di qualcosa. Forse, più
di ogni altro essere che osiamo chiamare “fortunato” in quanto ha in
sovrabbondanza ciò che gli abbisogna, sanno ringraziare sinceramente il
Signore per il dono della vita, e questo li fa sentire in pace col
creato e fa sì che sappiano accogliere l’ospite con più generosità e
contentezza di chiunque altro. Grazie per avermi dato modo di seguire,
col pensiero, te ed i tuoi Amici in questa meravigliosa esperienza.
Per ora invio a te ed ai pionieri che condividono le tue giornate in
comunione con queste splendide persone i più affettuosi saluti ed
auguri di buon proseguimento.
Un abbraccio Graziana (saluti anche da tutti noi)

ANCHE DALLE NOSTRE COSTE PARTONO PER LO YEMEN

giovedì 17 aprile 2008

Più di venti migranti somali sono affogati ieri nel golfo di Aden – e un’altra dozzina risulta dispersa – dopo che i trafficanti a cui si erno affidati hanno ordinato loro di gettarsi in acqua; lo hanno riferito fonti ufficiali yemenite. Le vittime, con un altro centinaio di persone, erano a bordo di un battello al largo delle coste dello Yemen quando l’equipaggio li ha obbligati tutti a gettarsi in acqua per raggiungere la riva a nuoto, temendo di incappare nelle forze di sicurezza. 


La guardia costiera è riuscita a trarre in salvo alcuni sulle sue barche; mentre chi sapeva nuotare ha raggiunto la costa, altri hanno perso la vita. Altri 53 somali erano morti annegati in un incidente simile pochi giorni fa. Con l’ultimo tragico episodio, dall’inizio dell’anno almeno 259 migranti, soprattutto somali ma anche etiopici, sono morti nelle acque antistanti lo Yemen e 214 risultano dispersi; l’anno scorso le vittime della traversata furono circa 1400 e l’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati (Acnur/Unhcr)calcola che più di 28.000 raggiunse invece lo Yemen. Nei giorni scorsi il console somalo ad Aden Hussein Hajji ha definito quella in corso “un’ecatombe di migranti”, chiedendo all’Onu di intervenire per trovare una soluzione.
 

 

AI SANTI CHE VIVONO L’EUCARESTIA E LA CARITA’ AL SANTUARIO DELLA CONSOLATA DI GAMBETTOLA(da stampare e portare a P.Daniele per domenica grazie)

martedì 15 aprile 2008

AI SANTI CHE VIVONO L’EUCARESTIA E LA CARITA’ AL SANTUARIO DELLA CONSOLATA DI GAMBETTOLA
 

GESU’ DISE: ‘’IO SONO LA VIA LA VERITA’ LA VITA’’(Gv.14)
‘’Stringetevi a Cristo pietra viva…anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale’’(1Pt.2)
(Dalla liturgia 5 dom. di Pasqua)

 

Carissimi fratelli in Cristo,amici del Santuario della Consolata di Gambettola,un caro ricordo,un saluto.Grazie a P.Daniele,P.Armannoe P.Virgilio per il loro costante ricordo nella preghiera e a voi di essere missionari con me nella ‘’povera’’Chiesa di Gibuti.

Povera si in numero di cristiani e in mezzi di sussistenza ,ma ricca di Speranza e di Spirito profetico.Qui’ si ha proprio la sensazione di essere pietre vive della Chiesa Spirituale perché richiamati ogni momento all’essenziale della vita :la Preghiera ,l’Eucarestia,l’Amore vissuto con i piu’ poveri.Come sapete,lo stato di gibuti è tutto Mussulmano e quando possono mettono in carcere i preti (l’unico prete diocesano don Sandro è ancora in sorveglianza vigilata),il nostro compito allora  è proprio solo di essere pietre vive dell’edificio Spirituale che è la Chiesa in Gibuti.Siamo tre Sacerdoti:Il Vescovo,p.Andrè missionario della Consolata ed io che durante la giornata,preghiamo,svolgiamo i compiti della nostra sopravvivenza(pulire,lavare,farsi da mangiare ecc)alla sera solennmente celebriamo la S.Messa in tre parti distinte della citta’ di Gibuti dove ci sono suore,fratelli laici ,volontari cristiani che lavorano nelle scuole ,negli ospedali della citta’ alla caritas.

Solo in queste tre chiesette c’è la presenza reale di Cristo vivo nell’Eucarestia.Cristiani qui’ in citta’ non ce ne sono salvo qualche famiglia di militari francesi che normalmente vengono alla Messa la domenica.

Il fine settimana si anima un po’ perchè andiamo a vivere l’Eucarestia nei quattro villaggi dove esiste la chiesa e una presenza cristiana(anche qui’ suore e volontari religiosi e laici)

Se volete scoprirli sulla cartina sono:Alì Sabièh,Arta,Tadjura,Obock.Si parte il sabato mattina si fanno 180km. -250km, nel deserto dove le strade non sono proprio sempre belle si arriva nella missione si è accolti dalle suore o dai fratelli si scambiano le notizie,si celebra l’Eucarestia ben preparata .Quanti siamo a Messa dalle 3 alle 7 persone.

La notte di Pasqua a Tadjura eravamo 9 ….folla immensa per queste zone.

E’ bello riscoprire la forza e la grandezza dell’Eucarestia vissuta senza sfarzi ,ma solo con grande fede ,Dio e il Suo amore ci basta.

Cristo è vivo a Gibuti non solo con la sua presenza reale Eucaristica ma anche con l’amore che noi sacerdoti e suore e laici cerchiamo di vivere con i più poveri,chi alla caritas diocesana,chi negli ospedali come le suore di madre Teresa e chi come me e le tre suore indiane ce ne andiamo per il deserto di sabbia e di roccia in montagna a cercare le capanne dei pastori nomadi Afar …davvero molto poveri,e portiamo prima di tutto amicizia ,speranza e poi cio’ che riusciamo a ricevere dai benefattori.I cristiani del Giappone per es.ci hanno inviato 1000 belle coperte che stiamo distribuendo , e voi mi state aiutando a portare latte e zucchero per le famiglie che hanno i bambini piccoli.Gia’ da due mesi che riesco a portare tutto cio’ a 40 famiglie che abitano nel deserto o sugli altopiani di Obock.

Il latte e lo zucchero lo compro qui’ ,ma le scorte di soldi(vostre offerte) che mi ero portato stanno per finire e percio’ mi faccio ancora mendicante presso di voi,conoscendo bene la vostra generosita’, per i poveri dei piu’ poveri del deserto.

Necessitano naturalmente anche medicine soprattutto antibiotici e quindi se riuscite a trovare presso le farmacie nostre amiche potete farle arrivare qui’ tramite Francesca e Matteo, due giovani del gruppo mondialita’ che con coraggio e abnegazione spenderanno le loro ferie qui’ con me ed assieme andremo ,nel mese di maggio, ad incontrare i nostri amici Afar.

Non so se sono stato esauriente ,ma spero proprio presto di essere tra voi per comunicarvi tutta la gioia ,la speranza,l’amore che vivo qui’ in questo paese solo apparentemente difficile,sapeste quante cose mi hanno insegnato i nostri fratelli Mussulmani!( Il mio rientro verso la fine di giugno,SE DIO VUOLE come dicono sempre i nostri amici Mussulmani,che ci credono davvero in Dio)

 Quanto a caldo è sempre peggio,fin ad ora si stava benino soprattutto la sera,ma da un po’ che il termometro non scende mai sotto i 35°,per mangiare tutto bene,ancora riso se ne trova.

Per il momento vi saluto di cuore e vi ringrazio,un grazie particolare ai mie cari giovani della mondialita’ che con sollecitudine si fanno eco delle mie proposte vi voglio bene ,e coraggio il Signore vi ama.

Cristo è vivo ed è presente in mezzo a noi nell’Eucarestia e nei poveri,INCONTRIAMOLO.
Vi benedico e vi affido alla SS.Consolata che vi porti la gioia di Pasqua
 

Con affetto vi saluto vostro amico P.Francesco missionario della Consolata nel deserto di Gibuti

 

 

 

 

ECCO IL PROGETTO LATTE E ZUCCHERO INVIATOMI DALLE SUORE DI OBOK-FATTI PAROLA PER CHI NON HA VOCE

lunedì 14 aprile 2008

Mission Catholique d’Obock
District d’Obock
B.    P. 94 Djibouti
Obget : Demande d’aide de rations alimentaires
Oggetto :Domanda di aiuto di generi alimentari
 

Nous sommes les soeurs de la présentation de Marie au Temple.
Noi siamo le suore della presentazione di Maria al tempio
 Nous sommes installées depuis dix ans à Obock.  Notre communauté d’Obock compte
Noi ci troviamo da dieci anni a Obok.La nostra comunita’ è di tre suore
 trois soeurs Soeur Shany est la directrice du centre d’alphabétisation d’Obock, qui
 accueille 45 élèves de 12 à 20 ans.  Soeur Geena forme les élèves les plus âgées à la couture.  Soeur Siji intervient en tant qui in fermière à l’hôpital d’ Obock au service de pédiatrie.
Notre action d’étend également à la brousse : Nous rendons visite aux familles et nous
La nostra azione si svolge anche nel deserto.Noi facciamo visita alle famiglie
distribuons des vêtements et de la nourriture aux plus démunis.
Distribuiamo vestiti e alimenti alle famiglie piu’ povere.
Notre projet consiste à apporter une aide alimentaire à 40 familles, aux mamans et aux
Il nostro progetto consiste a portare un aiuto alimentare a 40 famiglie,alle mamme
 enfa nouveaux nés qui souffrent de malnutritions.
Che hanno banbini che sono mal nutriti.
Notre projet : aider les victimes de la sécheresse.
NOI VORREMMO AIUTARE LE VITTIME DELLA SECCHE.
Depuis 4 ans, le nord du pays à Holma 25k.m d’Obock il y a une grande sécheresse.  Le
DA 4 ANNI AL NORD DEL PAESE A HOLMA (25 KM. DA OBOK C’E’ UNA GRANDE SECCA
 manque d’eau entraîne la mort de nombreuses chèvres et de chameaux, pour les
LA MANCANZA D’ACQUA CAUSA LA MORTEDI NUMEROSE CAPRE E CAMMELLI
familles, cela signifie qu’il n’y a plus de lait pour les enfants, et donc une forte
PER LE FAMIGLIE QUESTO SIGNIFICACHE NON HANNO PIU’ LATTE
 malnutrition et anémie.
E QUINDI MALNUTRIZIONE E ANEMIE
Une fois par mois nous souhaitons apporter par la route une aide alimentaire a base de
UAN VOLTA AL MESE NOI VORREMMO PORTARE
 lait et de sucre qui sera distribuée aux mamans pour leurs enfants.  En espérant que ce
LATTE E ZUCCHERO CHE SARA’ DISTRIBUITO ALLE MAMME CON BAMBINI PICCOLI
 projet puisse durer une année au moins, en attendant que la pluie revienne et permette
CHE IL PROGETTO POSSA DURARE ALMENO UN ANNO IN ATTESA CHE LA PIOGGIA CADA E PERMETTERE COSI’ A QUELLE POPOLAZIONI
 aux populations de nourrir à nouveau le bétail.
DI NUTRIRE IL LORO BESTIAME
Nous comptons vraiment sur votre aide pour mettre en place ce projet et apporter une aide à ces populations qui sont dans une grande détresse.
 PER OGNI FAMIGLIA SERVONO :UNA SCATOLA DI LATTE E UN KG.DI ZUCCHERO AL MESE PER UN TOTALE DI 15 EURI
 
ADOTTA UNA FAMIGLIA NOMADE DI OBOK
ALMENO PER TRE MESI
EURI 50
 
GRAZIE

4 DOMENICA DI PASQUA-GESU’ BUON PASTORE-

venerdì 11 aprile 2008

Quarta domenica di Pasqua
13 aprile 2008

LETTURE

Atti 2,14,36-41
Salmo 23
1Pt 2,20-25
Giovanni 10,1-10

TEMA DELLE LETTURE

Nel contesto liturgico dei misteri pasquali, celebriamo, oggi, Gesù Cristo come Buon Pastore. Il Maestro usa questa immagine in riferimento a sé nel Vangelo di san Giovanni. Egli è la Porta; tutti coloro che passano attraverso la Porta saranno salvati. Egli è il Buon Pastore che conduce il suo gregge su pascoli sicuri, perché né briganti né ladri possano rubare, sopprimere o distruggere il gregge.

Il salmo 22 ripropone l’immagine bucolica del Signore quale pastore e custode. Anche se può accadere di dover subire la persecuzione dei nemici, il salmista sperimenta un senso di sicurezza, grazie alla presenza e alla protezione del Signore.

La prima Lettera di san Pietro sembra riecheggiare le parole del capitolo 53 del libro del profeta Isaia, quando ricorda che tutti noi eravamo erranti come pecore, ciascuno perso per la propria strada. Gesù si assume il compito di radunare il gregge, quale pastore e custode delle nostre anime.

Gli Atti degli Apostoli riferiscono di Pietro che rivela come far ritorno al gregge del Signore, attraverso il pentimento personale, la purificazione del Battesimo e mediante l’accoglienza dello Spirito Santo.

MESSAGGIO DOTTRINALE

Il sacerdozio ministeriale. Le letture di oggi richiamano un aspetto centrale del sacerdozio ministeriale di Gesù: il sacerdote come pastore. La metafora deve essere compresa correttamente. Il sacerdote è uno che, in virtù della sua consacrazione, vive per gli altri. Il titolo “Padre”, come “Pastore”, essenzialmente esprime un rapporto aperto agli altri, così come il suo modo di essere per gli altri ben più di chi svolge una semplice e anonima funzione. È questo intenzionale (ed autentico) modo di essere per gli altri che anima tutto ciò che egli fa, dai sacri ministeri alle faccende più ordinarie. Questo spirito di carità è parte essenziale della santità e della fedeltà del sacerdote.

Riferimenti nel Catechismo: i paragrafi 1544-1553 trattano dell’unico sacerdozio di Cristo e del servizio ministeriale di carità.

APPLICAZIONI PASTORALI

Può darsi che ci sia qualcosa di insoddisfacente nella nostra concezione del sacerdozio quale ruolo di pastore. Questa immagine potrebbe implicare una certa passività, lontana dallo stress tipico delle occupazioni più mondane. Si può pensare ad un pastore come a qualcuno che veglia con calma, che ha ben poco da fare, mentre il suo bel gregge pascola a suo piacimento. Non ci sono vere mete da raggiungere, nulla davvero cambia moltissimo, né pare debba farlo.

Un rapido e realistico sguardo allo stato del “gregge” rivela una situazione assai più urgente. Il mondo sembra correre su altri binari. La vera sfida per i sacerdoti di oggi sembra essere rappresentata da coloro che ritengono il sacerdozio quasi irrilevante in un mondo determinato tecnicamente ed economicamente. Come sacerdoti, dobbiamo trovare la nostra strada, con coraggio e un po’ d’immaginazione, per far breccia in una società laica ermeticamente sigillata. Dobbiamo sopportare il peso della possibile indifferenza e del rifiuto.

Si può anche vedere un collegamento con le nuove vocazioni al sacerdozio. La nostra società offre gli strumenti per un’istruzione accademica e professionale specializzata. Il lavoro è diventato più preciso; i risultati sono previsti e misurati con accuratezza. Viviamo in una società dove ciò che più conta è la capacità di essere efficienti. I giovani vogliono forse vedere nel sacerdozio un modo convincente ed efficace per fare qualcosa di grande per il Signore e per gli altri. Forse le passioni che ispirano molti giovani a dedicare lunghe ore ed anni alla formazione professionale, sono indicative del potenziale di spirito di sacrificio di cui essi sanno valersi, quando gli viene proposta una sfida che valga la pena raccogliere.

Il rinnovamento delle vocazioni sacerdotali può avere qualcosa a che fare col rinnovamento dei metodi pastorali della Chiesa. In un’età che è spiccatamente segnata dalla tecnica, può esser necessario adattare metodi pastorali idonei per il confronto con questa società per essere alla pari con l’efficienza e la precisione delle attività professionali. Certamente, nulla può sostituire la carità di un pastore, ma è proprio la carità pastorale che cerca di andare oltre il modo ordinario di fare le cose, quando quel modo non sembra più adeguato.

C’è anche la necessità di formare persone laiche affinché facciano la loro parte nella missione dinamica della Chiesa. Il pastore deve formare oltre che pascolare il suo gregge. Attraverso una competente guida spirituale ed il coinvolgimento di laici idonei, la Chiesa può guardare con più ottimismo e con maggior entusiasmo all’evangelizzazione. Potrebbe darsi che, come pastori, abbiamo soffocato l’iniziativa, non alimentandola, o non usando strumenti adeguati per le vere sfide pastorali che ci attendono. Potremmo essere anche tentati di ridimensionare le sfide a “quel che ritengo di poter gestire”, “quel che abbiamo sempre fatto”, “quel che le finanze della parrocchia permettono”.

San Giovanni, nel racconto del miracolo dei pani, fa menzione della preoccupazione del Buon Pastore per il suo gregge. Bisognava dar da mangiare a cinquemila persone; gli apostoli seppero vedere solamente i limiti, le difficoltà, e l’apparente impossibilità. È il suo amore per il gregge che porta Gesù a fare la domanda che andava posta, che gli altri avevano evitato o liquidata come inarrivabile. Come pastori, abbiamo bisogno di vedere, e di far sì che gli altri vedano le autentiche preoccupazioni del cuore del pastore