Archivio di giugno 2008

GRAZIANA DA MILANO SCRIVE

lunedì 23 giugno 2008

Carissimo p.Francesco,

                      mentre ti sto scrivendo per darti il bentornato

in Europa, ti penso ad Addis Abeba a vivere le ore, ancora africane,

che ti separano dalla partenza per Roma.

Sarai sicuramente ancora frastornato dal saluti, dagli abbracci, dalla

ridda di ricordi meravigliosi che questa giornata intensa avrà fatto

affiorare nella tua mente…

 

Ti sembrerà sicuramente strano camminare senza riempirti i sandali di

sabbia, ti mancheranno le zolle riarse, le capre con i loro doni…e

soprattutto i tuoi nuovi e grandi Amici Pastori nomadi, e le

meravigliose notti nel deserto, sotto il firmamento sconfinato e

silenzioso!…

 

Non so se, per questa sera, vincerà la nostalgia per tutto ciò e tutti

coloro che lasci alle spalle o l’euforia e l’entusiasmo per il rientro,

e l’incontro con gli Amici che ti stanno aspettando da mesi per poterti

riabbracciare! (non ipotizzo la terza tesi della stanchezza che

potrebbe vincerti, perché pare che tu sia una creatura instancabile e

ultraterrena…)

 

Per quanto riguarda le condizioni metereologiche, non risentirai

troppo dello sbalzo perché qui, per non farti prendere raffreddori,

hanno pensato di far alzare sopra i 30° la temperatura locale, quindi

sentirai solo un po’ più di fresco, confrontato con i 50 gradi di media

ai quali eri abituato!

 

Quindi, di nuovo, bentornato nel vecchio continente, dove non

mancheranno i comitati di accoglienza, tutti in fila da Roma a

Gambettola, a tutta la Romagna! Si prevede traffico difficoltoso in

tutta la penisola, causa rientro di ciclone parafricano nel suolo

natìo.

 

Un abbraccio da tutti noi

 

                         Graziana

20 GIUGNO FESTA SS.VERGINE DELLA CONSOLATA-GIORNO DEL MIO RIENTRO-

giovedì 19 giugno 2008

 acatisto.jpg

 

Domani mattina alle 8,S.Messa solenne nella chiesa di Bulaos,al centro città di Gibuti,concelebrata da tutti i padri presenti,prescieduta dal Vescovo.Dopo la Messa breve rinfresco per tutti i cristiani  presenti (una ventina).

A mezzogiorno pranzo tutti assieme dalle suore della Consolata.

dscn1228.jpg

Ore 17 in aeroporto ,ore 18,30 partenza per Adis Ababa dove arriverò alle 19,30

A mezzanotte e venti partenza per Roma, arrivo alle 5 un confratello mi verrà a prendere all’aereoporto.

Resterò a Roma per incontrare il P.Generale fino a lunedì ed infine se Dio vorrà rientrerò a Gambettola.

A Roma riprenderà a funzionare il mio solito cellulare 3388326173 

UNITEVI ALLE NOSTRE PREGHIERE PER LA FESTA DELLA CONSOLATA.

             179074.jpg

XII DMENICA T.O. ”NON ABBIATE PAURA”

giovedì 19 giugno 2008

Mt 10,26-33 

Dal Vangelo secondo Matteo 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Non temete gli uomini, poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. 

Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti. 

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna. 

Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. 

Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! 

Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.

 

COMMENTO

Il volto cristiano del coraggio
don Bruno Maggioni
XII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (19/06/2005)
Vangelo: Mt 10,26-33   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mt 10,26-33)

Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri.
l mondo ha odiato Cristo e continua ad odiarlo nei suoi discepoli. Le ragioni del suo odio sono sempre le stesse, ragioni che il mondo tenta di nascondere dietro falsi pretesti: l’ordine religioso e civile, il bene comune. Ma la vera ragione è sempre un’altra: «a causa del nome di Gesù». L’annuncio del discepolo è un annuncio che inquieta il mondo. Il Cristo è venuto, senza tanti riguardi, a fare irruzione nella tranquillità del mondo. Il mondo ama solo ciò che è suo, ciò che non turba la sua pace e non smaschera le sue pretese. Il mondo odia i discepoli di Cristo (quelli veri) perché con la loro esistenza lo pongono in questione.
Il Vangelo di questa domenica, invita il discepolo ad avere coraggio. L’espressione «non temere» ricorre tre volte e scandisce tutta quanta la pericope. E vengono indicate alcune forme in cui il coraggio deve concretamente manifestarsi: il coraggio nella persecuzione, il coraggio di parlar chiaro, il coraggio di non aver mai vergogna di Cristo di fronte agli uomini. E alle forme di coraggio si aggiungono i motivi che devono sostenerlo: la certezza di essere nelle mani del Padre e, anche, la certezza che gli uomini nulla possono fare per toglierci la vera vita. È un coraggio – come si vede – che nasce dalla fede e dalla libertà: la condizione è di amare Cristo al di sopra di ogni altra cosa. Solo così il discepolo è libero da se stesso, e non ha più nulla da difendere, quindi non è più ricattabile.
Mi si permetta un’insistenza. La paura è un sentimento che ogni uomo prova. Generalmente la paura viene da pericoli esterni, dalla calunnia o dalla violenza, ma se può entrare nel cuore dell’uomo turbandolo è unicamente perché vi trova un punto di appoggio. La paura entra nel profondo se si è ricattabili, se qualcosa ci importa più della causa di Gesù. E questo qualcosa può essere la vita, anche se, più spesso, si ha paura per molto meno. Ma ora che il Signore è risorto non c’è più ragione di avere alcuna paura. Persino la morte è vinta: di che cosa allora avere paura? Neppure della forza del peccato, che pure è profondo. Ce lo dice Paolo nella seconda lettura: «Se per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini» (Rom 5,15). Il peccato è grande e pervasivo, sembra dominare ogni cosa, ma la grazia di Dio è più forte dello stesso peccato.

 179074.jpg

SECONDO COMMENTO 

Tutto quello che Gesù ha detto e ha fatto durante la sua vita terrena, gli apostoli lo predicheranno nel mondo intero. Dopo la Pentecoste e il dono dello Spirito, gli apostoli, spalancate le porte del cenacolo, hanno iniziato ad annunciare il Vangelo dirigendosi verso i quattro punti cardinali del mondo conosciuto e non. 

Anche noi dobbiamo superare ogni paura, soprattutto quella della morte, ma anche il timore delle persecuzioni e le difficoltà di ogni giorno. Occorre la fede, ossia la fiducia nel Padre che protegge anche il più insignificante degli uccelli, il passero. Addirittura ha considerazione per ciascun capello del nostro capo. Il martirio non è il destino di tutti i discepoli, ma a tutti i discepoli è chiesta la testimonianza e la coerenza delle parole e delle opere, della vita e del comportamento. Ad ognuno è chiesto di proclamare: io sono di Cristo. 

 

Nel Vangelo di questa domenica Gesù ripete per tre volte l’imperativo: “Non temete”. Eppure una sua parola è sempre definitiva. Qui, però, la ripete più volte. La paura deve proprio attanagliare il discepolo! Non è, infatti, così? Non è forse la paura il freno dell’agire umano? C’è paura in ogni cosa: l’uomo si sente assediato e sfiduciato, fra timori e incertezze, angoscia e disperazione. Su tutte, domina la paura della morte. Al punto che questa è divenuta una vera filosofia di vita. 

Il cristiano cerca e vive di un’altra filosofia, quella della sapienza dell’amore di Dio. È questa che vince ogni paura, anche quella della morte. Il discepolo di Cristo si lascia guidare dallo Spirito e la fiducia in lui rovescia la condizione angosciante dell’esistenza: se la paura sbarra il passo, la fiducia fa compiere ciò che si desidera. 

 

Dopo il secolo delle guerre mondiali, con gli orrori delle bombe atomiche e dei campi di sterminio ad Est e ad Ovest, è iniziato il secolo del terrorismo di massa: a paura si aggiunge paura. È in epoche come queste che si avverte più chiara la coscienza del “silenzio di Dio”, della sua apparente assenza, della sua luce che scompare dall’ultima linea del nostro orizzonte. Il Vangelo di questa Domenica è proprio per quest’oggi. E per quest’oggi occorrono, più che mai, discepoli di Gesù – uomini e donne – che hanno accolto il suo invito: “Non temete”. La Pentecoste non investì, col suo vento gagliardo, solo quelli che erano nel cenacolo, ma diede fuoco al mondo. Con cristiani pieni di fede-fiducia, continua la Pentecoste fino agli ultimi confini della terra. Sarà pur tempo di angoscia, “ma che importa!”, dice Bernanos. E Peguy: “Tutto ciò che accade è adorabile”. Oppure, La Pira: “Dio esiste, Cristo è risorto: dunque tutto va bene”. 

 

Gesù invita i discepoli ad avere sconfinata fiducia in Dio, il Padre che conosce ogni cosa, anche la minima della nostra vita. Egli stesso è il modello, il maestro da seguire. L’esempio dei passeri e dei capelli contati dice tenerezza, ma non ingenuità, perché sullo sfondo c’è già il dramma del calvario e l’agonia sulla croce. La fede-fiducia, però, è più forte perché dice che alla fine non c’è il nulla e la disperazione, ma il Padre che ci ama e che amiamo. È l’amore che scaccia il timore. Se Gesù cita l’esempio dei passeri e dei capelli è perché noi stessi ci giudichiamo di nessun valore e dunque incapaci di avere e dare fiducia. Gesù sposta lo sguardo sul Padre: Lui conta le stelle e le chiama per nome, si prende cura di ciascuno di noi, come padre amorevole verso i suoi figli. Oggi, un solo pensiero vale: Dio, mio padre. 

 

 

 

LA STORIA CONTINUA: Diario del Djbouti (capitolo 2)

mercoledì 18 giugno 2008

Scusate il lungo silenzio, ma il rientro alla vita di tutti i giorni ci ha assorbito un po’ (sarebbe meglio dire ci ha prosciugati….ahahaah).

Riprendiamo il racconto da dove l’avevamo lasciato, ovvero dalla Plage de Ghoubet. Dopo una sguazzata rigenerante nel bel golfetto di fronte all’isola del “Diavolo”(un cucuzzolo a forma di panettone, messo lì in mezzo al mare, isolato, irto e spoglio, senza neanche una piccola spiaggetta per potervi approdare), un panino col formaggino squagliatino (W LA RIMA) e una slavazzata alla bene meglio con le nostre taniche di acqua non potabile (quella che in cameroon chiamavamo “il male”), ci siamo rimessi subito in marcia verso il villaggio del nostro amico Ibraim, passando attraverso montagne nere fatte di lava…..che spettacolo!!! sembravano onde al fermo immagine, un paesaggio quasi lunare dove non c’era neanche l’ombra di un alberello spennacchiato….e qui la strada si arrampicava con innumerevoli tornanti (ma la cosa ovviamente non ha impensierito per niente il nostro pilota P.F.Schumacher che anzi quasi impennava con il suo Toyota bianco) fino ad arrivare ad un fantastico altipiano…ovviamente roccioso e deserto!!!!. Dopo un po’ di Km ecco che Ibraim ci fa segno di svoltare a sinistra, verso le montagne “….si! si! Adesso giro ma dove cacchio è la strada!!! (esclama P.Fra)..” …insomma come potete immaginare la strada non c’era, al suo posto un sentiero in mezzo a un “mare”di rocce ….eravamo appena entrati in  un Oued (il letto di un fiume secco) e qui altro che tagadà !!!! (inutile dire che la Fra, e questa volta anche Io, abbiamo riportato innumerevoli traumi cranici….ma la cosa sembra non aver prodotto alcun effetto…chi sa come mai???).

Dopo circa una trentina di minuti vediamo apparire, in mezzo alle rocce, un villaggio composto da circa 10 case (o meglio capanne) e qui finalmente ci fermiamo e scendiamo dal tagadà…cioè dalla macchina …ma l’Odissea non è ancora terminata (ore 17 circa….il sole tramonta alle 18 circa), ad aspettarci infatti c’erano 2 cammelli brontoloni (che ci ricordavano qualcuno) su cui Ibraim comincia a caricare i nostri zaini, e nel giro di 10 minuti siamo già pronti a ripartire; questa volta però a piedi, visto che il oued non è più percorribile con il nostro Toyota bianco, eh cammina cammina …arrampicati….striscia…rotola…rimbalza….scivola…e ri-cammina ri-cammina….salta e inciampa (e qui scattano le prime imprecazioni rivolte alla natura…così birichina da aver messo proprio lì quel sassetto spigoloso e subito dietro un bel ricordino di cammello)…. Insomma ormai si era fatto buio, quand’ecco giungere alle nostre orecchie le innocenti vocine dei figli di Ibraim che urlavano a squarcia gola, ovviamente nella loro lingua, l’afar: “Papà..papà..” (rischiando di provocare lo smottamento di uno dei crostoni rocciosi che erano sopra le nostre teste), ma che a noi suonava come un bel “…siete arrivati…il percorso vita è terminato” come un segno dall’alto che le nostre sofferenze erano finite…..eh sì!!! proprio un bel segno dall’alto, infatti alzando gli occhi al cielo ci accorgiamo che le voci provenivano proprio dalla cima del crostone destro…..e qui esclamo: “ohhhh ma non ho mica la trazione integrale” …..ma Ibraim impassibile alle nostra ormai evidente stanchezza ci fa segno di proseguire.

Arrivati in cima, dopo un po’ di arrampicata libera, ci troviamo nel bel mezzo di un piccolo villaggio in perfetto stile Afar, composto da 5 o 6 Tucul (le loro tipiche capanne a forma di igloo) di cui si scorgevano a mala pena le sagome, visto che ormai era buio pesto, e in lontananza…Arta!; subito veniamo portati verso il nostro regale alloggio, una stupenda capanna fatta di rami coperti da coloratissime stuoie di paglia, completa di illuminazione a pila, e qui piano piano, uno alla volta, rimanendo sull’uscio, quasi come se non volessero disturbarci, cominciano a fare capolino i vari membri della famiglia di Ibraim per salutarci e fare la nostra conoscenza, ma poiché loro non accennavano ad entrare, abbiamo pensato bene di uscire noi dalla capanna; così loro, in un batter d’occhio, ci preparano una sorta di divano letto proprio lì davanti insistendo affinché ci sedessimo….probabilmente hanno percepito la nostra enorme stanchezza…..e qui dopo un breve dialogo ecco scomparire tutti ed apparire come d’incanto il nostro Ibraim con tanto di cena tra le mani…..3 Kg di pagnotte di mais cotte nel fuoco e, udite udite, una caraffa di latte di mucca appena munto a cui, nonostante ci ricordassimo bene tutte le raccomandazioni dei medici dell’AUSL , non abbiamo potuto dire di no….eh buono che era!!!!.

Finita la nostra  lauta cena ecco riapparire Ibraim in compagnia dell’anziano del villaggio, che ha la bellezza di 55 anni!!! (…e qui P.Fra esclama:”…e vabbè!! E io che mi credevo ancora un ragazzino…”…ora i 2 cammelli di Ibraim sono ricoverati nell’ospedale veterinario di Ghoubet  perché si stanno ancora sbellicando dalle risate). Con lui conversiamo piacevolmente per circa una mezz’oretta, parlando degli usi e costumi del villaggio e della zona, dopo di che entrambi si alzano e ci augurano una buona notte…..sono le 22 circa e tutto tace, tranne le capre che ancora non hanno voglia di addormentarsi….ma la Fra ormai insofferente pone ad ibraim  una domanda che serbava in cuor suo (e non solo) da ormai qualche ora:”….ma dov’è la toilette??? ..” e Ibraim comincia ad indicargli tutte le varie rocce che erano intorno a noi….insomma stavamo vivendo in quello che gli Architetti definirebbero un “Open space”.

Ad un certo punto ecco levarsi da dietro le montagne la cara sorella Luna….e P.Fra in preda ad una crisi mistica esclama: “…e luce fu…”…infatti la vallata aveva finalmente ripreso vita, tutto era perfettamente illuminato….che meraviglia!!!! … Bhè dopo aver dato un’ultima occhiatina ad Arta ci addormentiamo proprio lì, sdraiati per terra a prenderci la tintarella di luna.

 

Ore 5:30, il sole si è appena svegliato e il villaggio già è attivo; dopo circa una decina di minuti ecco arrivare pure la prima colazione ….altro che 4 stelle…. e con la nostra calma Africana ci prepariamo per fare una gita intorno al villaggio…..che sfacchinata!! I sentieri non erano larghi più di 20cm, e gli strapiombi sotto i nostri piedi di certo non mancavano. Dopo aver svalicato il pass Pordoi, dove la Fra esclama: “Altissima, purissima …levissima”…., ci troviamo proprio di fronte all’unica fonte di approvvigionamento idrico di tutta la zona….un piccolo pozzo naturale circoscritto da qualche roccia; dopo un po’ ecco arrivare 4 cammelli, 6 mucche e circa 50 capre accompagnati dai loro rispettivi pastori tutti seriamente intenzionati a farsi una bella bevuta di gruppo (vedi foto) …una scena di circa 2000 anni fa!!!!. Tra l’altro tramite una gomma per l’acqua chilometrica sono riusciti a far arrivare l’acqua direttamente al villaggio, sfruttando il principio dei vasi comunicanti, per bere e per irrigare un piccolo orto curato personalmente dall’anziano del villaggio (da noi soprannominato Remigio).

 Verso le 8:00 ritorniamo al villaggio e cominciamo ad aggirarci tra le tante capanne, propensi a socializzare con la gente soprattutto con i bambini…..che simpatici questi Afar!!!!…e con grande sorpresa scopriamo che la comunità stava organizzando il matrimonio di una ragazza del villaggio (lei ha appena 13 anni) con  un ragazzo di cui non ricordiamo ne l’età ne la provenienza, e che il “ricevimento” sarebbe stato fatto proprio lì al villaggio.

Ore 9:30 torniamo nella nostra “suite” per fare un riposino ed assaporare il gusto del lento scorrere del tempo, una sensazione meravigliosa che dalle nostre parti è difficilmente ricostruibile. Verso le 11:00 ci viene pure servito il pranzo a base di riso, gallette di mais e 2 capretti cucinati in tre modi diversi (Ibraim li aveva uccisi e macellati  per noi la mattina stessa)……Che accoglienza!!! Ci hanno dato proprio una grande lezione di vita !!!!

Si fanno le 12:30, il sole ora si che è alto e bello caldo…..è proprio ora di mettersi in marcia!!! Prepariamo i nostri cammelli, e dopo un abbraccio a tutta la piccola comunità montana, prendiamo la strada del ritorno attraverso il oued da cui eravamo venuti…..era come camminare in mezzo a un forno crematorio, e sinceramente per una buona parte del nostro percorso abbiamo pensato che sarebbe stata proprio la fine che avremmo fatto….ma dopo qualche ora di duro ed estenuante cammino con tanto di apparizioni mistiche (S.Gennaro & C.), finalmente arriviamo al nostro Toyota bianco, e questa volta non era un miraggio!!!!!!!!!!!!!!….nel giro di 10 minuti avevamo già caricato tutto nel cassone posteriore, e, dopo un grande abbraccio ad Ibraim e i suoi fratelli, ripreso la via del ritorno (il famoso tagadà) all’interno della nostra ghiacciaia motorizzata.

Appena ripresa la strada normale, quella che costeggia il litorale,  alla vista di quel fantastico mare abbiamo sentito l’esigenza di fare una breve sosta per darci una “rinfrescata”……..ma la discesa in acqua non è stata affatto semplice, anzi direi che è stata praticamente impossibile; infatti il fondale era pieno di rocce e il mare era alquanto agitato, e quella che doveva essere una pausa rigenerante si è trasformata in una battaglia contro le forze della natura rimediando solo botte ed escoriazioni. Così dopo neanche 10 minuti abbiamo deciso di ripartire alla volta di Tadjoura dove trascorreremo i prossimi 2 giorni…..ma questa è un’altra storia.

Mai senza l’Altro

sabato 14 giugno 2008

Mai senza l’Altro
Lettera  della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Istituti Missionari (CIMI)
 alle comunità missionarie in Italia
nel contesto del corrente clima sociale politico culturale in relazione ai migranti
Siamo missionari/e, cioè, migranti.
Abbiamo passato buona parte delle nostra vita altrove, da ‘stranieri’. Come tali ci siamo sentiti accolti, amati, e abbiamo convissuto esperienze esaltanti di incontro, scambio ed arricchimento. Nei giorni di guerra e conflitti alcuni/e di noi sono stati protetti e salvati da coloro che ci “ospitavano”.
Conosciamo per esperienza la ‘debolezza’ di trovarsi in un Paese ‘straniero’. Quegli anni e quei volti e quelle speranze ci hanno resi più attenti e vulnerabili; ci hanno aperto gli occhi sulla realtà del nostro mondo; ci hanno trasformati!
Come missionari/e siamo profondamente feriti da quanto sta accadendo nella nostra terra, rispetto ai migranti.
Ci preoccupa il ‘virus’ che gradualmente sta infettando non solo parte della nostra società, ma, purtroppo, anche porzioni delle nostre stesse comunità missionarie! Un ‘virus’ che spinge a considerare immigrati, Rom, i “senza documenti”, come gente che ruba, violenta, diventa ‘il nemico’ che minaccia la nostra sicurezza.
Come missionari/e siamo profondamente indignati perché persuasi che ogni attentato perpetrato alla dignità della persona si afferma come radicale negazione di un comune progetto di umanità che insieme abbiamo la responsabilità di costruire.
La ‘criminalizzazione’ dei migranti e il conseguente tentativo di farne il ‘capro espiatorio’ per una crisi sociale che ha ben altre radici, ci amareggia e ci spinge a dissentire dallo ‘spirito’ che sembra prevalere nella società.
Ci sembra di riconoscere lo stesso ‘virus’ che ha coinvolto, attraverso il crescente ricorso alla violenza e alla logica della competizione e della manipolazione mediatico-politica, il nostro tessuto sociale, minandone le difese ‘civili’.
Come cittadini, ci preoccupa il rinnegamento dei valori portanti di una Costituzione con la quale ci identifichiamo e che, seppur faticosamente, ha offerto negli anni spunti e prospettive di solidarietà e civile convivenza.
Come discepoli di Cristo, rimaniamo sconcertati nel constatare come episodi di intolleranza, giustizia sommaria, discriminazione ed esclusione abbiano potuto trovare terreno fertile anche in varie comunità cristiane. Questi fatti gettano una luce particolarmente inquietante sul tipo di Vangelo e di ‘evangelizzazione’ che in tutti questi anni la Chiesa, cui apparteniamo e di cui siamo espressione, ha proclamato e testimoniato. Siamo infatti persuasi che il ‘virus’ di cui sopra deve essere combattuto anche attraverso la nostra predicazione, l’accoglienza evangelica e la testimonianza quotidiana di ospitalità.
Vogliamo esprimere solidarietà e vicinanza ai nostri fratelli e sorelle migranti assicurando loro che non saranno mai soli in questo viaggio di speranza comune.
Invitiamo le nostre comunità missionarie e quanti/e hanno a cuore la dignità della persona e i valori del Vangelo a contrastare in ogni modo la logica violenta dell’esclusione e della criminalizzazione dei migranti. Mettiamoci insieme per continuare a creare spazi di ospitalità e di dialogo, che soli assicureranno il germoglio di un futuro più umano per tutti.
Il futuro della nostra società è legato ai nostri cuori aperti e ospitali.  
Mai senza l’altro!
Commissione Giustizia e Pace
Conferenza Istituti Missionari in Italia

Limone sul Garda,
27 Maggio 2008 
 
Contatto: p. Giovanni Scudiero imc, Coordinatore      email: cgpcimi@emi.it

Programma FESTA della Consolata

venerdì 13 giugno 2008

Festa_Con.jpg

SCONTRI ARMATI AL CONFINE TRA L’ESERCITO DI GIBUTI E QUELLO DELL’ERITREA – PREGHIAMO LA CONSOLATA PER LA PACE

venerdì 13 giugno 2008

13 giugno preghiamo S.ANTONIO che ci faccia trovare la pace-Noi lo abbiamo festeggiato con il vescovo,padovano,nella bella missione di Arta.

Ricorre oggi la festività di sant’Antonio di Padova, ovvero del frate francescano portoghese Fernando Martim de Bulhões e Taveira Azevedo, alias Fernando Buglioni (Lisbona 1195 – Padova, 13 giugno 1231) proclamato anche Dottore della Chiesa, al cui nome è legata la tradizione del “pane benedetto dei poveri” distribuito, ogni anno in questa data non solo sul sagrato della Basilica padovana ma anche in molte Chiese in Italia e nelle comunità italiane all’estero. Con l’emergenza alimentare planetaria in corso, più acuta in tanti paesi del Sud del mondo, l’usanza assume un valore emblematico speciale e può forse suggerire la speranza che alla fine – come vuole una credenza popolare che indica in sant’Antonio colui che aiuta a ritrovare le cose smarrite – una “Tredicina” e un “Sequeri”, dal responsorio latino “Si quaeris” (se chiedi) possano contribuire a trovare il pane necessario a tutti i poveri del mondo. « Si quaeris miracula, mors, error, calamitas, demon, lepra fugiunt… Se miracoli tu brami, fugge error, calamità, lebbra, morte, spirti infami…»

 

12/6/2008   12.12    
GIBUTI-ERITREA: SCONTRI AL CONFINE, SCHERMAGLIE POLITICHE
 Sarebbero tuttora in corso gli scontri alla frontiera tra Gibuti e Eritrea: lo sostiene il ministero della Difesa di Gibuti secondo cui negli ultimi tre giorni i combattimenti tra soldati dei due eserciti avrebbero fatto nove morti e oltre 60 feriti tra i soldati gibutiani, con l’arresto di circa un centinaio di militari eritrei. Il ministero della Difesa di Gibuti ha diffuso un appello per il reintegro degli ex-ufficiali e militari congedati “per far fronte all’offensiva bellica” condotta dall’esercito eritreo nella zona di Ras Dumeira, estremo nord-ovest del paese. Accuse smentite dal governo di Asmara che, senza confermare né smentire i combattimenti (non verificabili con fonti indipendenti), rimprovera a Gibuti di voler “trascinare il governo eritreo in un clima di ostilità immotivato”. In un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri, l’Eritrea si dice “sorpresa” della “campagna diffamatoria messa in atto” dal paese confinante e ribadisce la sua intenzione di non lasciarsi condurre verso “alterchi che hanno lo scopo di insidiare i rapporti di buon vicinato”. Lo stesso presidente eritreo Isaias Afwerki aveva definito le accuse di Gibuti “pura invenzione”. La tensione tra i due paesi del Corno d’Africa è tornata a salire alla fine di marzo quando il governo di Gibuti aveva accusato Asmara di uno sconfinamento nell’area di Ras Doumeira, interpellando in proposito l’Unione Africana (UA), la Lega Araba e il Consiglio di sicurezza dell’Onu che avevano invitato le parti alla calma. Alla luce dei recenti sviluppi, l’UA ha inviato lo scorso fine settimana a Gibuti una missione per verificare la situazione sul campo, ma le conclusioni non sono ancora note. [AdL]
ERITREA-GIBUTI: ONU CONDANNA ‘AZIONE MILITARE’ DI ASMARA
 Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha condannato, con una dichiarazione adottata all’unanimità, “l’azione militare dell’Eritrea contro Gibuti” alla frontiera tra i due paesi. Il Consiglio “condanna l’azione bellica eritrea a Ras Dumeira e nell’isola di Dumeira” esortando le parti “ad un cessate-il-fuoco immediato”, e in particolare l’Eritrea a “fare prova di autocontrollo riportando le proprie truppe alle posizioni che tenevano prima degli incidenti”. Il Consiglio ha invitato i due paesi a “risolvere per via diplomatica e conformemente al diritto internazionale le dispute di confine”, e incoraggiato il Segretario Generale Ban Ki-moon a “dispiegare con urgenza i suoi buoni uffici per facilitare discussioni bilaterali e far diminuire la presenza militare lungo la frontiera”. Nei giorni scorsi il governo di Gibuti aveva accusato le truppe di Asmara di aver attaccato le proprie postazioni lungo il confine, causando scontri a fuoco e la morte di almeno 9 soldati. L’Eritrea, che non ha né confermato né smentito gli scontri, ha rigettato le accuse di aggressione definendole “infondate”.
AFRICA
13/6/2008   12.21    
ERITREA-GIBUTI (2): ANCHE MILITARI FRANCESI ALLA FRONTIERA
 Un dispositivo militare francese è stato dispiegato a fianco delle truppe di Gibuti presenti al confine con l’Eritrea teatro negli ultimi giorni di intensi scontri tra gli eserciti dei due paesi. Lo riferisce l’agenzia di stampa ufficiale (Adi, ‘Agence djiboutienne d’information’), citando fonti militari le quali hanno affermato, senza fornire dettagli sul numero, che “soldati francesi si trovano attualmente a Moulouhlé (una quindicina di chilometri dalla frontiera) con il compito di sostenere l’esercito gibutiano”. Le stesse forze francesi, riferisce sempre l’Adi, “forniscono, da quando sono iniziate le ostilità, appoggio logistico, sanitario” sulla base degli accordi difensivi sottoscritti dai due paesi nel 1977. La notizia non trova per ora conferme da fonti francesi – Parigi ha proprio a Gibuti la sua più importante base militare del continente africano – o internazionali. Intanto, mentre il presidente, Ismail Omar Guelleh, ha detto ai giornalisti che lo aspettavano fuori dall’ospedale militare francese dove nelle scorse ore ha visitato i feriti dei combattimenti con l’esercito eritreo che Gibuti è “assolutamente” in guerra con l’Eritrea, inviti ad abbassare i toni e a risolvere le differenze tra i due paesi col dialogo sono arrivati anche dall’Egitto e dalla Lega Araba. In un appello lanciato ieri sera al termine di un incontro urgente dedicato alle tensioni tra i due paesi del Corno d’Africa, il vice Segretario generale della Lega, Ahmed Ben Helli, ha chiesto ad Asmara di ritirare le sue truppe al più presto, precisando che contatti tra l’organismo pan-arabo e l’Eritrea sono già in corso. Il governo eritreo avrebbe inoltre accettato l’arrivo nel paese di una commissione speciale incaricata di indagare sugli scontri al confine. [MZ]
 

 

12/6/2008   18.03    
BREVI DALL’AFRICA (R.D. Congo, Burundi, Sao Tomé, Sudan)
 R. D. CONGO – E’ stato aggiornato a data da destinarsi il primo processo della Corte penale internazionale (Cpi) contro Thomas Lubanga Dyilo, ex signore della guerra congolese accusato di crimini di guerra e arruolamento di minori. “Il processo non comincerà il 23 giugno come previsto” ha reso noto la Cpi precisando che motiverà la decisione del rinvio e la data della nuova udienza la prossima settimana.
 

BURUNDI – Il parlamento ha accolto 21 nuovi deputati chiamati a sostituire altrettanti rappresentanti dell’Assemblea destituiti da una sentenza della Corte Costituzionale. I parlamentari destituiti, tutti appartenenti al partito di maggioranza, erano accusati di assenteismo o di essere passati all’opposizione. “Una pratica incostituzionale” secondo l’opposizione per cui queste accuse non possono motivare l’esclusione dai lavori di deputati democraticamente eletti.
 

SAO TOME E PRINCIPE – Il nuovo governo sarà formato dal Movimento di Liberazione/Partito sociale democratico (Mlstp) seconda forza politica del paese diretta da Rafael Branco. Lo ha annunciato Fradique de Menezes, presidente dell’arcipelago che attraversa una crisi istituzionale dalla caduta del precedente esecutivo, il 20 maggio scorso, in seguito a un voto di sfiducia del parlamento. Branco sarà nominato primo ministro nei prossimi giorni e comincerà le consultazioni per la creazione di una squadra di governo.

R.D. CONGO (2) – Delegazioni della Repubblica democratica del Congo e dell’Uganda si sono incontrate per discutere la definizione dei reciproci confini, all’origine di recenti scaramucce lungo la frontiera. Le consultazioni, che si svolgono a Kinshasa alla presenza di comitati tecnici di entrambe le parti e mirano a raggiungere un accordo risolutivo sulla questione dei confini, si concluderanno domani.
SUDAN – I governi di Khartoum e Pechino hanno firmato otto accordi in materia di cooperazione economica e tecnologica, finanza, agricoltura e sanità pubblica. Le intese, firmate in occasione del viaggio del vicepresidente sudanese Ali Osman Mohamed Taha in Cina, prevedono la costruzione di un ospedale nella regione del Blue Nile con l’assistenza di ingegneri cinesi e la firma di un memorandum d’intesa per i lavoratori cinesi in Sudan.
 

YEMEN
12/6/2008   20.06    
GOLFO DI ADEN: DECINE DI MORTI DALL’INIZIO DI GIUGNO
 Sarebbero almeno una cinquantina i migranti africani morti nel tentativo di raggiungere la costa yemenita dall’inizio del mese di giugno, secondo Hussein Haji, console somalo ad Aden. L’8 giugno otto persone sono morte di sete e di fame a bordo di un barcone rimasto per alcuni giorni alla deriva nelle internazionali tra la Somalia e lo Yemen a causa di un’avaria al motore; in un altro incidente, 40 somali ed etiopi sono annegati tentando di raggiungere a nuoto le rive dello Yemen, dopo essere stati costretti ad abbandonare la nave con cui avevano attraversato il golfo di Aden, mentre altri 80 che avevano viaggiato con loro sono sopravvissuti nuotando per almeno tre ore. Dall’inizio dell’anno, secondo l’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr), sarebbero oltre 18.000 i migranti che sono arrivati in Yemen e più di 400 i morti in mare.
 

SOMALIA
12/6/2008   23.01     
DIRITTI UMANI: AUMENTANO LE VIOLAZIONI CONTRO I BAMBINI
 Sono aumentate costantemente durante lo scorso anno le violazioni dei diritti umani nei confronti dei bambini: lo ha denunciato il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, in un rapporto presentato oggi al Consiglio di sicurezza, in cui sono riferiti casi di omicidio e di rapimento, reclutamenti forzati e mancato accesso agli aiuti umanitari per coloro che si trovano in condizioni di bisogno. “Violazioni si sono verificate nel contesto del conflitto in corso in Somalia, ma anche singoli individui hanno approfittato della mancanza di uno stato di diritto e della disponibilità di armi per commettere reati violenti nei confronti dei bambini e di altri gruppi vulnerabili della popolazione”, ha detto Ban Ki-moon, che ha accusato sia il governo federale di transizione (Tfg) sia i gruppi anti-governativi di aver commesso gravi crimini contro i minori.
 

 

Alla Festa della Consolata a Gambettola i “BARCHè”

venerdì 13 giugno 2008

Siete tutti invitati questo fine settimana alla Consolata di Gambettola, entro questa sera metterò sul sito il programma dettagliato, intanto per gli amici della mondialità ricordo che sabato sera 14 giugno verso le 21.30 dopo la processione saranno sul palco i BARCHè formazione musicale dove milita il nostro Matteo Delvecchio!!! non potete mancare!!!

TASSATIVO!

LE SUORE DI GIBUTI-di P.Renato(pub. anche su Avvenire)

mercoledì 11 giugno 2008

le suore   di   gibuti
 

 

 dscn1941.jpg

 

 

« Donne di carità, di frontiera e di obbedienza ». Con il suo stile calabrese, franco e deciso, Giuseppe, direttore della Caritas-Somalia, le definisce subito così.  Sono le suore incontrate a Gibuti. Appartengono a quattro congregazioni differenti, tutte in prima linea, in un mondo musulmano. Sanità, insegnamento, educazione e carità sono i loro campi di azione. E preghiera, evidentemente.
Sì perchè solo così puoi capire che l’unico loro motore è l´amore di Dio. Eric, infatti, un volontario francese, sottoscrive subito:“Per me sono la misericordia di Dio incarnata”. Bella definizione. Aggiungendo: “sono donne coraggiose ed efficaci”. E mi fa notare la gelosia che suscitano tra i responsabili locali di varie istituzioni, piuttosto trascurati, indolenti. Le suore con poco fanno molto, conclude asciutto.
La nostra presenza in terra musulmana – scrive suor Celia, missionaria della Consolata – ha essenzialmente questa missione: assicurare la presenza viva del Vangelo. Non solo attraverso le attività, ma attraverso l´impegno vissuto nella gioia, realizzato con amore. Questo si esprime in un’accoglienza sorridente. In una disponibilità serena. E in una vita vissuta con semplicità. Condizioni queste perché tutti possano vedere in noi un segno dell’amore di Dio”.                                             
L’altro giorno, arrivando alla Caritas, sentivo suor Anna gridare, stranamente concitata: “Portate subito un cartone!” con tra le braccia un bel giovane etiopico, atletico, pestato dappertutto dalla polizía. Urlava ancora di dolore, sbavando pietosamente, il poveretto. Gli avevano chiesto i documenti, ma essendo clandestino, era fuggito confidando nelle sue sole forze. Raggiunto da loro, però… Aperto, allora, il cartone, hanno fatto distendere sopra il giovane come su un lettino da campo…
Questa anziana suora veneta è come una madre. È capace, a volte, di presentarsi dalla polizía per fare le sue rimostranze: “Voi trattate come animali questi emigranti!”… mentre i poliziotti la ascoltano, in silenzio, restando interdetti. Con quel suo tono dolce, ma una grande fermezza si avverte subito la grande autorevolezza che gode qui. E mi ricorda il senso vero del magnificat: essere duri con i duri, ma deboli con i deboli. Come Dio. Mai viceversa. Cioé, prepotente con i deboli e debole con i potenti…
Scriveva Suor Celia: “È qui che sto imparando a donarmi senza aspettare nulla. Neppure un grazie. Perché questa parola nella lingua somala non esiste. Ma esiste il gesto, lo sguardo, il bacio e l’abbraccio e questo forse comunica di più. Qui l’amore di Dio ci spinge a scoprirlo oltre i confini dei cristiani: è vederlo negli altri, in coloro che sono diversi per fede e per cultura. E soprattutto nei più poveri.
E qui le quattro candide suore indiane di Madre Teresa ne sono delle vere guide…
È stato bello, poi, l’altro giorno, quando mi hanno invitato al collegio delle Suore della Presentazione di Maria, alla premiazione dei giochi dei ragazzi. Naturalmente, l’invito era per la tribuna d´onore. Ma da qui ho potuto osservare con emozione le tantissime strette di mano del vescovo, seduto al tavolo centrale, a tantissimi ragazzi e ragazze musulmani. Venivano a ritirare i loro premi: un tee-shirt, una cartella, un libro… Centinaia di ragazzi erano schierati nel cortile per la cerimonia. Mentre mi dicevo:  ecco, ancora un aspetto del dialogo concreto tra religioni. Un vescovo cattolico si spende per ore a salutare, a felicitarsi, a stringere mani a giovani musulmani, che in questa scuola preparano i loro avvenire. Sarà, in fondo, quell’ avvenire nuovo, fatto di dialogo e di comprensione tra gli uomini, che tutti noi attendiamo?!
Riprendo ancora il diario di suor Celia, la sua storia, il suo coraggio.
“Ricordo ancora, all’arrivo, a Gibuti, il primo impatto con il calore soffocante di 45 gradi e il vento caldo e umido che mi colpiva la faccia… per nulla simile ad una carezza! Mi sono subito chiesta dov’ero mai capitata e come ce l’avrei fatta con quel calore insopportabile… Gibuti é un Paese senza alcuna attrattiva. Senza il colore verde che caratterizza l’Africa, qui c’è solo siccità, tanta povertà, tanto deserto e tanto grigiore.
 

 Eppure è in mezzo a questa realtà e in questo clima torrido che ho imparato a scoprire la ricchezza della gente espressa nei loro volti, nella loro amicizia e nella loro storia. Storia ascoltata nell’attesa al mercato, nei mezzi di trasporto o nel Centro ospedaliero, dove lavoro. Non ha bisogno di tante parole sofisticate per essere raccontata. Ma solo di tempo donato per l’ascolto. Ogni incontro, una celebrazione.”
 
E, conclude, trovando il senso delle sue origini…
 Ho imparato nella mia terra, l’ Argentina, che ciò che veramente conta è saper fermarsi per ascoltare e per scoprire l’altro, per condividere la vita. Soprattutto per scoprire negli occhi delle donne, delle ragazze e dei bambini la gioia e il dolore che la vita stessa comporta.
E cosí, se arrivate in fondo alla città, verso il mare, incontrate la casa delle suore francescane e il loro college. È il fiore all’occhiello dell’insegnamento cattolico in terra musulmana. Una scuola alla francese, seria, rigorosa, un migliaio di ragazzi e un centinaio di insegnanti musulmani. È qui che i figli dei ministri vengono a studiare. Scuola di alto bordo, quindi, ma non solo… Lo spirito francescano vive anche altrove. All’entrata, per esempio, vi imbattete in quella che da piú di vent’anni chiamano la pouponnière… un centro di bèbè, una sessantina oggi. Portati qui dalla polizía, restano un mese o piú, partendo, poi, direttamente in adozione. Destinazione Francia. Fa tenerezza vedere tutta questa schiera di frugoletti, fuori, nel giardino verso sera, quando arriva la prima brezza di mare. Si dibattono con la zampette all’aria, attorniati dal sorriso di ragazze, di donne e di volontari… Sono tutti figli della prostituzione di qui.
L’altro giorno è venuta una coppia dalla Francia per portarsi via un bambino. Hanno preferito quello che era nato con il più grave handicap. Sí, l’hanno voluto per renderlo felice. Raccontandocelo, la suora francescana ne era ancora commossa. “Ecco un miracolo vero, quello del cuore”aggiungeva. Luminosa di gioia.
Ah,… benedette suore di Gibuti!

VENERDI’-SABATO-DOMENICA-FESTA AL SANTUARIO DELLA CONSOLATA A GAMBETTOLA-PRGRAMMA

mercoledì 11 giugno 2008

(SAMU PER PIACERE METTI IL PROGRAMMA,GRAZIE)