Archivio di luglio 2008

PROPOSTA DI LUCIA -A PROPOSITO DI OLIMPIADI-

lunedì 28 luglio 2008
Buongiorno a tutti!

Grazie innanzitutto a p.Francesco per farci conoscere questo tipo di notizie…e poi vorrei proporvi una cosa.

Boicottiamo le Olimpiadi: PRIMA I DIRITTI UMANI E POI LE OLIMPIADI! e proprio per questo io non guarderò nessun collegamento sportivo che riguardi questo evento. Invito anche voi a non guardare le Olimpiadi, anche se può “costare” però un calo di ascolti potrebbe a far pensare su quanto questa potenza mondiale, la Cina, combina a livello di diritti umani. Ci si scandalizza, si protesta perché alcuni stati americani ancora usano la pena di morte e la Cina è il paese dove si contano il maggior numero di condannati a morte, anche se mancano statistiche ufficiali in materia. Tra i circa 65 reati vi sono l’omicidio, il traffico di droga, alcuni reati economici, politici, d’opinione, il commercio di pornografia…

Vengono spesso organizzate manifestazioni di massa per la lettura della sentenza di morte, e l’esecuzione viene compiuta subito dopo: i condannati vengono mostrati al pubblico con la testa reclinata, le mani legate dietro la schiena ed un cartello con il nome e l’indicazione dei crimini commessi legato al collo. Vi è una violazione dei diritti fondamentali: molti trascorrono il periodo che va dalla condanna a morte all’esecuzione ammanettati e coi ferri alle caviglie; inoltre vengono quasi sempre espiantati gli organi del condannato, ma senza chiedere il consenso alla famiglia.

Ora vi saluto a presto Lucia

Pechino 2008: vietato ai bar servire “neri” e mongoli

giovedì 24 luglio 2008
Scritto da AsiaNews   
ImagePer “ragioni di sicurezza” proibito ai bar servire “neri” e mongoli, tenere tavoli sulla strada, suonare per la via, ma anche comprare medicine contenenti “stimolanti” senza ricetta. Aumentano i divieti per la Capitale olimpica, mentre le prime indiscrezioni parlano di grandiosi fuochi d’artificio per l’inaugurazione. I baristi della zona intorno allo Stadio dei Lavoratori, nel centro di Pechino, raccontano che funzionari della Sicurezza pubblica li intimano a non lasciare entrare i “neri” e i mongoli, molti hanno anche dovuto firmare un impegno.

La ragione ufficiale è la lotta a stupefacenti e prostituzione, in passato gestiti da gruppi di mongoli o persone di colore. Inoltre i locali pubblici dovranno chiudere entro le 2 di notte, per “motivi di sicurezza” e ai baristi è chiesto di ricordare ai clienti l’obbligo di avere sempre con sé un documento d’identità. C’è persino incertezza se i bar entro un raggio di 2 chilometri dagli edifici olimpici potranno lavorare o dovranno chiudere per l’intero periodo. In alcune zone sono anche vietati tavoli all’aperto, perché “la presenza di troppi stranieri riuniti all’aperto potrebbe creare problemi”. Come pure non si vogliono spettacoli musicali all’aperto, per evitare assembramenti e rischi di disordini.


Il musicita jazz David Mitchell dice che per la sua band a Pechino è sempre più arduo trovare dove suonare. “In questo modo – commenta sconsolato – si confermano solo i pregiudizi che gli stranieri hanno verso la società cinese: molto controllata e con scarsi spunti culturali. E’ autolesionista”.

Per garantire Olimpiadi “pulite”, per la vendita di 1.993 medicinali di uso comune è ora necessaria una prescrizione medica, oppure uno speciale avviso sulla confezione che contengono sostanze ritenute stimolanti non consentiti agli atleti. Per la prescrizione occorrerà recarsi a un ospedale, ma molti ospedali chiedono anche 100 yuan per una ricetta, con disagi soprattutto per gli anziani e i poveri.

Intanto dal 20 luglio entrano in vigore i divieti di circolazione giornalieri per milioni di veicoli, ma non sono ancora in funzione la 3 nuove linee metropolitane e Zhou Zhengyu, vicedirettore del Comitato per le comunicazioni di Pechino municipale, non sa dire quando saranno inaugurate.

Sarà invece ben preparata l’inaugurazione dell’8 agosto.Il programma è “segreto”, ma è difficile nascondere uno spettacolo di fuochi di artificio e chi vive vicino allo stadio Nido d’uccello e ha “visto” le prove ne parla ammirato. Il regista Zhang Yimou prepara lo spettacolo da 3 anni con artisti internazionali: il 10 luglio c’è stata una prova generale, con centinaia di poliziotti a vigilare e a garantire il segreto.

LULA COME CARDOSO. NON C’È PIÙ TRACCIA DEL PRESIDENTE OPERAIO

giovedì 24 luglio 2008
34525. BRASILIA-ADISTA. C’è rimasto ben poco di progressista in quel governo brasiliano che, nelle sue intenzioni originarie, doveva rappresentare una speranza per l’intera sinistra mondiale: l’“Analisi della congiuntura” presentata alla riunione del Consiglio permanente della Cnbb (Conferenza dei vescovi brasiliani), tenutasi dall’11 al 13 giugno scorso a Brasilia, illustra con chiarezza le opzioni reali del governo Lula. Le critiche al presidente esposte nell’Analisi – il tradizionale studio condotto da un gruppo di consiglieri guidato dal sociologo Pedro A. Ribeiro de Oliveira come contributo per la riflessione dei vescovi sulla situazione politica, economica e sociale del Paese – sono a tutto campo, non risparmiando neppure il versante della politica di integrazione latinoamericana, rispetto a cui – in particolare di fronte alla crisi attraversata dalla Bolivia – il governo Lula “potrebbe assumere un atteggiamento più fermo in difesa della democrazia e dei diritti dei popoli indigeni”: “Le pressioni interne – sottolinea l’Analisi – vanno in direzione di un rafforzamento della posizione di Washington, che considera Lula un alleato per contenere la crescita dei movimenti sociali in America Latina”.

È comunque sul piano interno che le critiche a Lula si fanno più severe. Riguardo all’offensiva dell’agrobusiness contro la demarcazione delle aree indigene – particolarmente violento e brutale l’attacco ai popoli di Raposa Serra do Sol – e la regolarizzazione dei territori quilombolas (degli afrodiscendenti), l’Analisi accusa Lula di lasciare “politicamente isolati i movimenti sociali e i settori della società che vogliono saldare il debito con i popoli su cui è stata costruita la ricchezza del Paese”.

Ed è sempre agli interessi dell’agrobusiness che viene sacrificata la produzione di alimenti per il mercato interno. In Brasile, infatti, “le terre occupate dalla produzione di cereali o dal bestiame cedono spazio alla canna da zucchero destinata all’industria dell’etanolo”. Non sorprende allora “che il bestiame e la soia migrino per l’Amazzonia e il Cerrado, dove ‘un albero in piedi vale meno che un albero per terra’”. E un altro grave colpo all’Amazzonia viene dalla Misura provvisoria 422/08 – non a caso ribattezzata Pag, Piano di Accelerazione del Grilagem (appropriazione indebita di terre pubbliche) – che triplica il limite dell’area, da 500 a 1500 ettari, che può essere concessa ad uso rurale in Amazzonia senza licitazione, con legalizzazione immediata. Con la concreta possibilità – denunciano gli ambientalisti – che il disboscamento cresca nella stessa proporzione. Una misura a cui si accompagna il progetto di legge, già passato al Senato, che punta a ridurre l’area di riserva legale forestale dell’Amazzonia per consentire piantagioni di palmacee, cereali, eucalipto e canna da zucchero.

Neppure l’emergenza alimentare sembra indurre il governo a cambiare linea: se l’incremento del prezzo degli alimenti, infatti, “dovrebbe motivare l’agricoltura locale ad aumentare la produzione”, si assiste invece alla dissoluzione dell’agricoltura familiare da parte dell’agrobusiness. “La necessità di esportare beni primari per sanare il deficit estero ha condotto i governi di Fernando Henrique Cardoso e di Lula a favorire l’agrobusiness e l’attività mineraria, cosa che, a partire dal 2003, ha prodotto ottimi risultati finanziari, ma ha favorito la devastazione dell’Amazzonia e del Cerrado”. E la violenza è lì a dimostrare che, “una volta ancora, l’economia va bene, ma il popolo va male”.

Se il parallelo tra Lula e Cardoso, il predecessore odiatissimo dai movimenti sociali, già dice tutto sulla condotta dell’attuale presidente, il progetto di riforma tributaria presentato dall’esecutivo al Congresso nazionale aggrava ulteriormente la posizione del governo. Infatti, se l’attuale sistema tributario appare già “altamente regressivo” (le tasse pagate dai contribuenti con reddito minore sono in proporzione superiori a quelle pagate dai più ricchi), in quanto il maggiore carico fiscale è costituito da imposte indirette – quelle cioè che incidono sul prezzo delle merci e dei servizi (prezzo che è lo stesso per tutti, ricchi o poveri che siano) anziché sul reddito e la proprietà -, con la riforma prevista “più dell’80% del carico tributario sarà costituito da imposte e contributi indiretti. Di più: le modifiche proposte colpiranno principalmente le spese sociali, in quanto, in nome della lotta alla burocratizzazione e degli incentivi al settore produttivo, verrà soppresso quel bilancio per la sicurezza sociale, previsto dalla Costituzione, che vincolava risorse specifiche alle politiche per la salute, la previdenza e l’assistenza sociale, le quali dovranno allora cercare finanziamenti in sede di legge finanziaria. E “qualunque osservatore sa che, in questi casi, solo per miracolo le risorse del bilancio vengono destinate prioritariamente a soddisfare le necessità dei settori più poveri, perché sono meno organizzati e quasi senza rappresentanti al Congresso”. Il cambiamento è grave, spiegano gli autori dell’Analisi: “Vincolare risorse significava garantire che una parte del bilancio fosse obbligatoriamente destinata al finanziamento dell’area sociale”. E se il governo Lula promette di compensare tale perdita assicurando alle spese sociali una percentuale determinata del bilancio dello Stato, ciò non impedisce – conclude l’Analisi – che la proposta “destrutturi il profilo della Costituzione del 1988”, essendo le regole ora proposte insufficienti per proteggere i diritti sociali di base al momento del varo della legge finanziaria.

Alla bocciatura del governo Lula da parte dell’Analisi presentata ai vescovi si aggiunge inoltre la denuncia della Commissione pastorale della terra (Cpt) riguardo alla criminalizzazione dei movimenti sociali, il cui caso più eclatante si è registrato nello Stato del Rio Grande do Sul, dove il Consiglio superiore della magistratura ha approvato all’unanimità la proposta di “promuovere un’azione pubblica mirata alla dissoluzione del Movimento dei Senza Terra e alla proclamazione della sua illegalità”. Il Mst, definito dall’istituto di ricerca Ibope una delle “istituzioni nazionali”, “è trattato – denuncia la Cpt – come un’organizzazione criminale legata a gruppi terroristi”, colpevole addirittura di ispirarsi a testi come quelli di Paulo Freire, uno dei più importanti pedagogisti del nostro tempo (autore della celebre Pedagogia degli oppressi) o del grande martire ambientalista Chico Mendes. “Non si vedeva nulla di simile dai tempi della dittatura!”, ha concluso la Cpt, sottolineando come l’élite economica, l’agrobusiness e le imprese minerarie riescano ormai a dettare la linea dell’esecutivo e del giudiziario. (claudia fanti)

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COLPISCONO STRANIERI E ROM PER GARANTIRE LA SICUREZZA

giovedì 24 luglio 2008
34543. ZUGLIANO (VI)-ADISTA. “Siamo fortemente preoccupati di quanto sta avvenendo nel nostro Paese, tanto più nel contesto di un dibattito sulla sicurezza caratterizzato da toni e contenuti che ricordano periodi cupi della storia d’Italia e d’Europa: la decisione di prendere le impronte digitali ai bambini Rom ha suscitato giusta indignazione e ha rivelato ‑ se ancora ce ne fosse stato bisogno ‑ la vera faccia di una politica asservita soltanto agli interessi dei ricchi e dei potenti”. È netta la posizione che 11 preti – don Pierluigi Di Piazza, don Federico Schiavon, don Franco Saccavini, don Giacomo Tolot, don Piergiorgio Rigolo, Andrea Bellavite, don Alberto De Nadai, don Luigi Fontanot, don Mario Vatta, don Albino Bizzotto, p. Alessandro Paradisi – hanno assunto il 4 luglio scorso nella lettera aperta Accoglienza, sicurezza e legalità per tutti: no alle discriminazioni e al razzismo. I firmatari esprimono “preoccupazione e disagio” rispetto al clima politico e culturale che si è creato in questi ultimi mesi intorno al dibattito sull’immigrazione e sui rom, denunciando la costruzione di un “clima di paura”, di cui si è resa “complice una strategia mediatica disattenta alle esigenze dei più poveri”: il governo Berlusconi ha proposto soluzioni “fondate sulla garanzia delle armi e dell’esercito, sulla penalizzazione di alcune categorie di persone e sulla crescita del controllo con la conseguente limitazione del diritto alla riservatezza della sfera personale”. In questo modo – spiegano gli 11 preti – “si alimenta un giudizio negativo nei confronti di tutti gli immigrati irregolari ed un’ombra su tutti gli stranieri, si avallano pregiudizi inaccettabili verso tutti i nomadi e così via”. La lettera rintraccia nell’accoglienza degli stranieri, nella condivisione con i poveri e nella incessante pratica della giustizia i valori evangelici fondanti la vita di ogni cristiano. È inaccettabile che certi provvedimenti “siano varati evocando l’identità e le radici cristiane in modo ideologico, capzioso ed evidentemente strumentale”.

A questo proposito, i firmatari esortano la Chiesa tutta a condannare ogni atto di discriminazione e razzismo, non senza esprimere parole di solidarietà nei confronti di Famiglia Cristiana, all’arcivescovo di Milano, il card. Tettamanzi (v. notizie precedenti), e alla Fondazione “Migrantes”. Ma si vedono costretti ad esprimere anche vivo rammarico nei confronti delle gerarchie: “Non riusciamo a comprendere le parole di compiacimento dei responsabili della Conferenza Episcopale Italiana sul nuovo clima politico esistente nel nostro Paese” (v. Adista n. 47/08), poiché “il dibattito in corso è inquietante per i suoi tratti disumani nei confronti dei diversi, degli stranieri e dei nomadi e per la sistematica identificazione tra i problemi e le persone, tra la soluzione delle questioni ed il rifiuto, la ghettizzazione o l’espulsione”. Un atteggiamento, questo, che tanto più preoccupa in quanto raccoglie consenso “anche in chi si dichiara cristiano e frequenta la chiesa”.

L’aberrazione di fondo – si legge nel testo – sta nel considerare la questione della sicurezza esclusivamente nei termini della “nostra sicurezza”, quando invece è “una condizione che riguarda il diritto di tutte le persone, per il solo fatto che vivono sulla faccia del Pianeta”. “Del male e del bene – chiarisce – possiamo essere tutti protagonisti e responsabili”. L’insicurezza è “strutturale, riguarda i milioni di persone impoverite e affamate, oppresse e sfruttate, vittime della guerra e di violenze tremende, condizioni di cui in un modo o nell’altro siamo complici; mentre pretendiamo sicurezza per noi contribuiamo all’insicurezza di gran parte dell’umanità”.

Gli 11 preti invitano i lettori ad attuare concrete forme di testimonianza del dissenso. Alla Chiesa chiedono di accogliere i suggerimenti del card. Tettamanzi (v. Adista n. 51/08): “Nel momento in cui la Chiesa contesta giustamente il reato di clandestinità dovrebbe contemporaneamente ampliare di molto la disponibilità all’accoglienza nelle tante strutture di sua proprietà; esse potrebbero essere gestite in collaborazione fra volontariato e istituzioni pubbliche, diventando così un’alternativa concreta e sostenibile alla detenzione nei Cpt”. Dal mondo politico, infine, esigono “un’assunzione di responsabilità più seria e adeguata”, “per non favorire, come la legge attuale, la clandestinità” e “per non considerare gli immigrati una forza lavoro necessaria e poi una presenza indesiderata”. (giampaolo petrucci)

 

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IMC VOLLEY GAMBETTOLA, NOTIZIE

giovedì 24 luglio 2008
Si inaugura
Finalmente!!!
questa sera ritorna la pallavolo giocata, già ne sentivo la mancanza…l’adrenalina, gli urli, gli insulti all’arbitro (solo se è raffo!!!), baguer, schiacciate, battute, vai la vai qua, cambio, mia, è si gli allenamenti non sono la stessa cosa!
La competizione, se pur nell’ottica del torneo amichevole e a scopo benefico, ammetto che mi mancava, e poi per l’IMC volley è come sentirsi veramente a casa, visto che il sogno della squadra prendeva forma una sera del torneo di due anni fa!
Lo scopo prima di tutto è divertirsi e per quest’anno FARE BELLA FIGURA come il nostro allenatore mi ha assicurato!
FORZA I.M.C., gioca tranquilla ma carica e attenta come hai dimostrato di saper fare!!!
e son sicuro che non avendo il titolo di campioni del mondo cucito sulla maglia, non faremo la brutta figuraccia dei connazionali AZZURRI! :)
 

INDIOS DI RORAIMA

giovedì 24 luglio 2008
Scritto da Fr Carlo Zacquini, imc/Claudio Picco, giovanipace.org   
Photo: Nino LetoSiamo soliti accomunare sotto il nome di “indios” tutti gli indigeni sudamericani. In realtà sono popoli differenti. I nove popoli, in totale 40.000 persone, che vivono nello Stato brasiliano del Roraima continuano ad essere calpestati nei loro diritti. Nella Raposa-Serra do Sol – una superficie pari al nostro Lazio al confine con Guayana e Venezuela), dal 2005 riconosciuta proprietà dei popoli Makuxi, Ingarikò, Taurepang e Wapixana, 18.000 persone presenti in 148 villaggi – da metà aprile le comunità indigene hanno costituito il movimento “Terra libera: resistere fino all’ultimo Indio”.

Lo scopo è quello di riconquistare la loro terra invasa dai cercatori di minerali e dai risicoltori che praticano la monocoltura del riso. Una invasione che non è mai cessata e che usa la violenza per consolidarsi. L’adagio “troppa terra per pochi indios” sembra ancora guidare politici e giudici del Roraima.


Fratel Carlo Zacquini, missionario della Consolata, dal 1965 in Roraima e attualmente Coordinatore della pastorale per le attività della diocesi di Roraima tra gli indios, afferma che “gli stessi missionari che lavorano in quella regione soffrono continue minacce e sono costretti ad agire nel modo più prudente possibile per non lasciarci anche la pelle. Gli abusi e i crimini di ogni genere perpetrati contro gli indios, i loro difensori e i loro interessi, non sono puniti, e trovano un pulpito straordinario nei mezzi di comunicazione locali, con l’aiuto di quasi tutti i politici di Roraima. Chi non è contro gli interessi indigeni, per lo più sta zitto per non essere preso pure lui di mira. È naturale che in un ambiente come questo ci si senta a disagio, indifesi, sospettosi un po’ di tutto e di tutti”.

A fine marzo di quest’anno la polizia è intervenuta per liberare il territorio dagli invasori, ma ha trovato opposizione: distruzione di ponti, atti terroristici, rapimenti. Risultato? Il Supremo Tribunale Federale ha ordinato alla Polizia Federale di sospendere la sua azione!

Il CIR (Consiglio Indigeno di Roraima) chiede a tutti un’ampia e immediata Campagna di pressione sulle autorità brasiliane in difesa dei diritti dei Popoli Indigeni della Raposa-Serra do Sol.

Il diritto alla vita e al territorio dei popoli indigeni comporta anche la difesa della loro cultura. Fratel Carlo sta portando avanti un interessante progetto per salvaguardare la cultura indigena a Boa Vista, capitale del Roraima: la costruzione di un Centro culturale che – ci dice – “dovrebbe aiutare a sfatare un po’ miti e preconcetti che esistono nella popolazione e, purtroppo, anche a volte fra gli stessi indigeni che ormai da un secolo hanno contatto con la città e col modo di pensare dei loro colonizzatori. In un certo senso sono i loro padroni e ancora oggi, magari, danno loro un po’ di lavoro. Ma gli indigeni urbanizzati si rifiutano di capire che il lavoro che ottengono lo pagano ad un prezzo molto alto.

I soldi che ricevono sono i loro stessi soldi, perché ottenuti dai datori di lavoro con la terra e con le ricchezze naturali che per diritto sono degli indigeni. Non riescono a capire che ricevono in pratica un’elemosina. Però la maggior parte degli indigeni lo ha capito da tempo e sta lottando perché queste cose non avvengano più e per riconquistare la terra”.

Fratel Carlo continua spiegando che per i bianchi gli indigeni non avevano diritto alla loro terra perché non la facevano fruttare economicamente. In realtà le popolazioni indigene producono solo per le loro necessità, non essendo una società abituata al commercio e all’accumulazione. “È capitato che sono diventati dipendenti e qualche volta addirittura mendicanti di questi datori di lavoro che si arricchiscono a spese loro, con la loro manodopera e le risorse economiche della loro terra”.

Oramai anche per un certo numero di indigeni è difficile capire che non devono aver vergogna di quello che sono e di quello che sono stati i loro avi, ma devono avere orgoglio. “Una parte di loro lo sta facendo, ha già fatto questo passo e si ritiene onorato di dire che è indio. Ma non si fermano a dire semplicemente ‘io sono indio’, perché la parola indio è una invenzione nostra che arriva dai tempi di Colombo. Gli indios là non ci sono, ci sono dei popoli: io sono Yanomami, Ingaricô, Wapixana, Ye’kuana, …”.

Fratel Carlo aggiunge poi un concetto significativo che riguarda la cultura di questi popoli; “è stata danneggiata dall’arrivo dei bianchi, ma ha ancora ricchezze molto importanti che noi intendiamo preservare, anche se la loro vita e i loro costumi inevitabilmente cambieranno. Anche noi vogliamo che loro cambino, non vogliamo tenerli isolati sotto una campana di vetro, non vogliamo fare di loro oggetti da museo.

Appartengono a culture vive, le uniche culture che non cambiano sono quelle morte. Sono culture vive che hanno il diritto di progredire, di fare passi diversi. Non so se cambieranno in meglio, lo si vedrà in futuro, ma ognuno ha il diritto di adattarsi al modo di vivere che corrisponde al tempo attuale, al tempo in cui vive, non al passato. Nel Centro culturale gestito dai missionari della Consolata noi vorremmo far capire a loro e ai bianchi della città – in un posto assai privilegiato che il vescovo ha messo a disposizione per il Centro – quali sono le ricchezze di questi popoli, di queste culture”.

CRISI ALIMENTARE: 15 MILIONI A RISCHIO FAME NEL CORNO D’AFRICA

giovedì 24 luglio 2008

La crisi alimentare causata dall’impennata dei prezzi dei generi di prima necessità sui mercati mondiali, unita al caropetrolio e a fattori ‘endemici’ come la violenza, la povertà e i prolungati periodi di siccità, rischiano di provocare una nuova emergenza umanitaria nel Corno d’Africa, dove quasi 15 milioni di persone necessitano di immediati rifornimenti di cibo: “Gli sfollati e i rifugiati a causa dei conflitti sono i più colpiti. La situazione è molto grave e la maggior parte dei governi della regione non ha risorse sufficienti a provvedere alle necessità dei più bisognosi” ha detto in una conferenza stampa a Nairobi Besida Tonwe, responsabile per l’Africa Occidentale dell’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha). Epicentro della crisi è al momento l’Etiopia, ha aggiunto Tonwe, con 10 milioni di persone – pari al 12% della popolazione – che hanno bisogno di distribuzioni alimentari d’emergenza; il paese avrebbe già esaurito le scorte di cibo, mentre i costi dei carburanti e la mancanza di piogge hanno fortemente inciso sulla produzione e la distribuzione di cereali, il cui prezzo sul mercato nazionale è triplicato nell’ultimo anno. In Somalia, colpita da un prolungato conflitto, l’emergenza alimentare interessava oltre due milioni e mezzo di persone all’inizio dell’anno: “Entro la fine del 2008 saranno almeno tre milioni e mezzo. Abbiamo poco tempo per agire” ha detto Mark Bowden, portavoce del Programma alimentare mondiale dell’Onu (Pam/Wfp) in Kenya, ricordando che il paese “ha già sofferto tre periodi consecutivi di carestia”. La situazione è critica anche in Kenya, dove un milione e 200.000 abitanti, prevalentemente dei distretti rurali del nord-ovest, sono a rischio fame; in Uganda, concentrate prevalentemente nella regione nord-occidentale della Karamoja, le persone che necessitano assistenza sono almeno 700.000; a Gibuti 115.000.
[FB]

BREVI DALL’AFRICA (Niger, Capo-Verde, Costa d’Avorio, Zambia, Egitto, Guinea-Bissau)

giovedì 24 luglio 2008

NIGER – Dopo 10 mesi di detenzione, il giornalista Moussa Kaka, accusato dal governo di presunti legami con la ribellione del ‘Movimento dei nigerini per la giustizia’, ha beneficiato di una sentenza di non-luogo a procedere, emessa dal decano dei magistrati incaricati del suo caso. Il giudice ha ritenuto che non è stata compiuta nessuna infrazione e che il cronista dovrà essere liberato; il pubblico ministero può tuttavia fare appello e in tal caso, Kaka resterà in carcere. Già in altre occasioni la procura ha contestato i verdetti dei giudici a favore del corrispondente di ‘Radio France internationale’ (Rfi).

CAPO-VERDE – Grazie a significativi progressi economici, l’arcipelago lascia il gruppo dei paesi meno avanzati per entrare nel club dei paesi a reddito intermedio. Gli osservatori sono unanimi nel salutare il buon governo e i buoni risultati nel trattamento del debito estero. L’avanzata concede al paese e ai suoi 530.000 abitanti di diventare membro dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto-Omc).

COSTA D’AVORIO – Sembra tornata alla normalità la situazione nelle principali città del paese, in particolare Abidjan e Yamoussoukro, dove la circolazione dei mezzi di trasporto ha ripreso il suo ritmo. Le attività economiche erano state rallentate per una settimana a causa dello sciopero dei trasportatori, seguiti da altri settori, in protesta contro l’aumento dei prezzi del carburante imposto dal governo, che ha poi deciso di riabbassare i prezzi.

ZAMBIA – “Non c’è crisi nella direzione del partito” ha sostenuto Micheal Mabenga, dirigente del ‘Movimento per la democrazia multipartitica’ (Mmd), smentendo alcune voci secondo cui il partito al potere sarebbe sull’orlo del collasso a causa della malattia del presidente Levy Mwanawasa. Colpito da un ictus cerebrale, dal primo luglio Mwanawasa è ricoverato in un ospedale militare di Parigi. Al malore era seguita la diffusione di una serie di notizie incontrollate sulla presunta morte del capo di stato, notizie definite “false e tendenziose” dal governo.

EGITTO – Sono cinque bambini e quattro donne le vittime del naufragio di un’imbarcazione sul Nilo, a sud del Cairo. I traghetti sono spesso utilizzati dagli abitanti per passare da una sponda all’altra del fiume, ma a causa di una scarsa manutenzione e dell’assenza di regolamentazione, gli incidenti sono frequenti.

GUINEA BISSAU – Il governo ha deciso di prorogare di tre giorni il periodo di censimento elettorale, che sarebbe dovuto terminare oggi; la decisione è stata presa per le difficoltà logistiche e finanziarie incontrate sul campo. Il censimento era iniziato il 3 luglio e doveva durare 20 giorni.
[CC]

BREVI DI DIALOGO INTERRELIGIOSO (Marocco, Nepal, Inghilterra

giovedì 24 luglio 2008
MAROCCO – A partire da settembre, in concomitanza con il Ramadan, mese sacro del digiuno per i musulmani, Rabat invierà in diversi paesi europei e in Canada 176 guide spirituali (167 uomini e nove donne) per tenere corsi e seminari contro l’intolleranza e l’estremismo. La decisione è stata presa dal ministero per gli Affari religiosi e il consiglio superiore degli ulema per “proteggere i cittadini marocchini all’estero dal fanatismo religioso” e “aiutarli ad integrarsi nelle società occidentali”.

NEPAL – Un incontro di preghiera interconfessionale, al quale hanno partecipato cristiani, musulmani, induisti e buddisti si è tenuto a Katmandu per contrastare gli atti di violenza ai danni delle comunità religiose di minoranza. I partecipanti alla preghiera hanno ricordato l’impegno per il dialogo di padre Johnson Moyalan Prakash, missionario salesiano ucciso in Nepal il 1° luglio, la cui vita è stata definita un “esempio e un incoraggiamento per tutti a fare del bene, a prescindere dalla religione di appartenenza”.

INGHILTERRA – Educazione civica in moschea: è un progetto del governo di Londra per combattere le influenze dell’estremismo e dimostrare che non c’è conflittualità tra l’essere cittadini del Regno Unito e fedeli musulmani. La campagna, che partirà a settembre, riguarda moschee delle città di Londra, Leicester Birmingham, Oldham, Rochdale, Bradford e Kirklees ed è volta a sostenere i religiosi musulmani del paese, in passato lasciati soli a combattere contro il fondamentalismo ed evitare che messaggi ‘distorti’ possano plagiare le giovani generazioni.

DIRITTI DELLE DONNE, IN AFRICA…COME IN PALESTINA

giovedì 24 luglio 2008
Promuovere l’uguaglianza di genere creando una rete di contatti tra le associazioni per la difesa dei diritti femminili” e incoraggiare il “coinvolgimento delle donne nella vita istituzionale dei paesi di appartenenza” è l’obiettivo di una conferenza internazionale dei ministri per i Diritti delle donne di 11 paesi della regione dei Grandi Laghi che comincia oggi a Kinshasa; organizzato sotto gli auspici dell’Unesco (ente Onu per l’educazione, la scienza e la cultura), l’incontro intende tra l’altro dar vita un centro di ricerca e documentazione per i diritti delle donne sul modello del ‘Palestinian Womens Research & Documentation Center’ (Pwrsdc) creato nel 2006 a Ramallah, in Cisgiordania. L All’incontro partecipano rappresentanti di Angola, Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Repubblica democratica del Congo, Kenya, Rwanda, Sudan, Uganda, Tanzania e Zambia ed esponenti dell’Unione Africana (UA), della Banca africana di sviluppo e di diversi enti e organizzazioni a livello regionale.
[AdL]