A LONDRA MARCIA INTERRELIGIOSA CONTRO LA POVERTA’
giovedì 24 luglio 2008
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| Il Vangelo ci racconta – se si eccettua l’ultima frase – la storia di una catastrofe. Tutto comincia nella speranza e, nonostante questo, non tarda ad essere ridotto ad un nulla: gli uccelli mangiano il seme; il terreno pietroso gli impedisce di mettere le radici; le piante spinose lo soffocano… tutto segue il suo corso disperante. Tuttavia, in mezzo a questa catastrofe, Dio annuncia il suo “ma”: in mezzo al campo di concentramento di Auschwitz, padre Kolbe – morendo di denutrizione – loda ancora Dio onnipotente. Nella parabola del seminatore si incontra il “ma” di Dio: ci sono poche speranze, ma vi è almeno una terra buona per portare cento frutti. È con gli occhi di Gesù che bisogna leggerle questo genere di storie catastrofiche. E bisogna leggerle con Gesù fino in fondo. La prima parte mostra che tutto è vano. Eppure la storia di questa sconfitta porta ad una conclusione inattesa. Dio, nella sua infinita misericordia, non lascia che il seminatore soccomba come un personaggio tragico. Forse abbiamo qui, davanti a noi, una legge che vale per tutte le azioni di Dio nel mondo. Poiché la causa di Dio nel mondo è spesso povera e poco appariscente. Quando la si prende a cuore, si può soccombere alla tentazione della disperazione. Ma le storie di Dio hanno un lieto fine. Anche se all’inizio nulla lascia presagirlo. Forse Gesù non racconta solo questa storia alle persone che sono sulle rive del lago. Forse la racconta a se stesso per consolarsi. Si chiede: cosa sarà di ciò che intraprendo? Si scontra con la cecità, il rifiuto, la pedanteria e la violenza. Non è ignaro delle sconfitte. “Ma” la sua parola porta i suoi frutti nel cuore degli uomini. + Dal Vangelo secondo Matteo Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Parola del Signore. COMMENTO Siamo sempre nel contesto della prima crisi del ministero di Gesù, dove ai piccoli e ai poveri è dato apprezzare i misteri del Regno dei cieli. E i capi, e la folla, se ne vanno. Perché son pochi quelli che capiscono? Perché non ha così successo la parola e l’opera di Gesù come meriterebbe? Vien da pensare che non sia valida, non sia efficace, non serva…! La risposta di Gesù è ben precisa e duplice: l’opera di Dio ha tutta la sua validità; solo che la sua efficacia è legata all’accoglienza che ne fa la libertà dell’uomo, perché Dio non scavalca nessuno. “Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”. 1) L’EFFICACIA DELLA PAROLA “Ecco, il seminatore uscì a seminare…”. L’opera di Dio – dalla creazione alla redenzione – è grande, generosa, seminata a larghe mani nel cuore di tutti gli uomini. Dio è un seminatore prodigo: getta la sua semente su ogni terreno, con gratuità; non guarda il merito di nessuno, fa credito a tutti! Di fronte a tanto dono e premura di Dio – tanto più di un Dio che crediamo onnipotente – viene da rimanere scandalizzati dell’insuccesso: pochi credono e si convertono! A volte si dice anche: due mila anni di cristianesimo, non è cambiato niente nell’uomo e nella storia! Quanti sforzi di bene sciupati, misconosciuti; quanta persecuzione anche dei buoni, dei cristiani, quanto odio contro la Chiesa…! “Una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso…; un’altra cadde sulle spine…”. Ma Gesù non guarda al bicchiere metà vuoto; guarda al bicchiere metà pieno: è un ottimista! E dice: vedete, gli insuccessi non impediscono alla fine il successo finale, che compenserà largamente tutte le perdite! “Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta”. Non c’è d’aver paura, l’opera di Dio ha in sé una tal forza ed efficacia che non teme sconfitta. Contiene tutta la potenza creatrice di Dio la Parola che viene da Lui, possiede dalla sua tutta la fedeltà di Dio alle promesse di salvezza fatte, niente della sua premura verso l’uomo va perso. Ce lo richiama in un modo stupendo la prima lettura di oggi: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. Crediamo allora all’opera di Dio! La semente gettata da Dio nella storia – sappiamo bene – è la persona stessa di Gesù, seme messo nel solco, che muore per dare più frutto; Parola di Dio incarnata fino al fallimento della croce, ma per risorgere ed essere strumento di salvezza per tutti. La prima garanzia dell’efficacia dell’opera di Dio è proprio Gesù di Nazaret: nonostante l’accanirsi degli uomini contro di lui, alla fine lui è stato il vincente, Dio lo ha riabilitato, in lui Dio ha dispiegato la sua vittoria su ogni male, compresa la morte. 2) LA LIBERTA’ DELL’UOMO Proprio qui sta il punto – e il messaggio più specifico del vangelo di oggi: Dio può essere onnipotente, può darsi da fare con stimoli e premure, ma non sfonda mai la porta di un cuore libero. Ha scelto di limitare la sua onnipotenza alle soglie della libertà dell’uomo: il consenso e la collaborazione dell’uomo sono condizioni decisive per l’efficacia del progetto di Dio stesso. Di qui il discorso dei terreni diversamente pronti ad accogliere la parola. Quello di chi “ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada”. Chi è distratto, chi è ‘svuotato’ da troppa televisione, chi vive l’evasione più disimpegnata.. è come una strada, dove il seme non penetra neanche. “Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l’uomo che ascolta la parola e subito l’accoglie con gioia, ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato”. E’ un ingaggio che costa fare il cristiano seriamente! “Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l’inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto”. Quanto è normale trovare questo tipo di terreno nella nostra società opulenta…! La condizione positiva è quella di chi “ascolta la parola e la comprende: questi dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta”. La “comprende” significa che la vede come decisiva, come qualcosa di estremamente seria di fronte al proprio destino di riuscita o fallimento; non un di più, non un vestito festivo, non qualcosa come una minestra riscaldata da subire ogni domenica…! E’ la condizione interiore di sincerità e ingaggio che dà di “comprendere” le parabole; altrimenti “il cuore indurito rende duri d’orecchi e chiusi gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e così essere risanati”. Ai discepoli, a chi è disponibile “è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli”. “Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono”. In fondo Dio vuole una collaborazione sincera dell’uomo alla sua personale opera di salvezza. Non usa la bacchetta magica. San Paolo oggi ci suggerisce una immagine molto efficace: la vita cristiana è come un parto doloroso e faticoso per generare in noi la nuova creatura. “Sappiamo infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo”. Tutto nel creato ha questa legge, formulata bene da sant’Agostino: “Dio che ha creato te senza di te, non salverà te senza di te”. Non scoraggiamoci di qualche fatica, sacrificio o prova: il risultato finale merita bene questa nostra generosa collaborazione all’opera di Dio che salva. “Io ritengo – dice ancora san Paolo oggi – che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi”. Anche un piccolo seme può produrre il centuplo ..! ****** E’ allora oggi una parola di incoraggiamento e ottimismo. Il cristiano non è mai pessimista: crede all’opera di Dio nella storia, e sempre ad un angolo di bene nascosto nel cuore di ogni uomo. Finché c’è un Seminatore che semina – e Cristo risorto è vivo e attivo nella nostra storia anche di oggi – nessuno può dubitare che in qualche parte il seme produca “dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta”. Papa Giovanni ce l’aveva coi “profeti di sventura”: lui leggeva “i segni dei tempi”, appunto quei semi di bene gettati ovunque dallo Spirito di Dio che sempre sanno fruttificare più bene di quel che ci s’aspetti. |
Ciao, siete tutti invitati domenica 13 luglio alla pizzata per festeggiare il ritorno….e soprattutto… il compleanno di Padre Francesco!
Ci incontriamo alla Consolata ore 20:30!Gradita è la conferma a: me (francesca) o alla Caudia o alla Rosa…..
Accorrete numerosi!!!!!Grazie ciao!
| Una mobilitazione contro la cosiddetta ‘direttiva rimpatri’ approvata in giugno dal parlamento europeo è stata decisa dai partecipanti al “Forum dei popoli” – o “Vertice dei poveri” di Katibougou, nella prima giornata di lavori. La relazione su “Migrazioni e globalizzazione”, uno dei temi principali dell’incontro che fa da contraèppunto al “G8″ in Giappone, è stata presentata da Aminata Dramane Traore, ex-ministro della Cultura del Mali; seguita da altri relatori che, nel fitto programma dell’evento, hanno parlato a turno di democrazia, cancellazione di debito estero del Sud del mondo, ruolo della donna africana nella globalizzazione e cooperazione allo sviluppo. La parola è q1uindi passata agli agricoltori che, secondo fonti della MISNA presso l’Istituto politecnico rurale di Katibougou (Ipr), hanno discusso di sovranità alimentare, organismi geneticamente modificati (0gm), carovita e microcredito. L’arrivo di oltre 1000 partecipanti e la mancanza di fondi, secondo le stesse fonti della MISNA, hanno creato qualche problema organizzativo, soprattutto per l’alloggio di decine di persone che dovranno accontentarsi di un materasso al chiaro di luna. |
| Islam e cristianesimo “condividono l’attenzione al benessere di ogni uomo, la sacralità della vita e l’impegno dei credenti nella sfera pubblica…è piuttosto la perdita di valori e di spiritualità a preoccupare i musulmani nelle nostre società secolarizzate” ha detto Sara Silvestri, docente all’Università di Cambridge, intervenuta nei giorni scorsi a Bruxelles al seminario su “Europa cristiana e islam in Europa”. Era il terzo incontro del ciclo su “Islam, Cristianesimo ed Europa”, promosso dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità Europea) con la Commissione “Chiesa e Società” della Kek e la Fondazione Konrad Adenauer (Kas), e con il sostegno di partner islamici e del parlamento europeo, di cui dà notizia oggi il ‘Servizio informazione religiosa’ (Sir). Per Silvestri “il dialogo interculturale promosso dall’Unione Europea (UE) avrà senso solo se attuato in vista del bene comune”. Il rappresentante della comunità musulmana in Serbia, sceicco Abdullah Nu’man, ha messo in guardia contro “le cattive interpretazioni dell’islam, che si allontanano dal Corano a causa del sovrapporsi di diverse tradizioni culturali generatrici di errori” ed ha definito “infondato” il timore di “un’invasione musulmana e dell’imposizione della sharia”; il metropolita Emmanuel di Francia, rappresentante del Patriarcato ecumenico presso l’UE, ha quindi denunciato l’islamofobia come “scusa razzista che consente ad alcuni di odiare i musulmani” mentre l’islam “è per il dialogo e l’amore reciproco”; in Europa, ha aggiunto, “molti hanno irrazionalmente paura dell’islam. Paura che continua ad essere diffusa dalla rappresentazione stereotipata e parziale che i media fanno dell’islam e dalla mancanza di conoscenza generale”. Per Emmanuel “il timore dell’islam è una sfida che le istituzioni europee, le Chiese e i media devono affrontare”, e “un nuovo punto di partenza potrebbe essere trovato in un modo più equilibrato e corretto dei media di trattare l’argomento, e nell’insegnamento scolastico di tutte le religioni. Individuando in esse i punti comuni piuttosto che le divergenze, si potrebbero indicare priorità comuni e proporre una visione all’Europa”. L’ultimo seminario, in programma il prossimo 11 settembre, avrà come tema “Le relazioni esterne dell’Unione Europea con i Paesi a maggioranza musulmana e la responsabilità internazionale delle comunità religiose”. |
| Di carezze hanno bisogno i bambini rom, non di impronte. Di scuole, non di ghetti. Di coccole e non di giudizi negativi. Perché se si prosegue su questa strada di chiusura, di arroganza, il cielo anch’esso si chiuderà. Ma per tutti…Non mistifichiamo il provvedimento con la pretesa di difendere i piccoli…Amos, il profeta contadino, direbbe che ‘compriamo con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali…’ Chiediamoci invece se siamo capaci di costruire uno stato che sappia perseguire con forza chi sfrutta i poveri, chi favorisce la prostituzione, la mafia ignobile che li incatena… Essere cioè, come stato, forti con i prepotenti. E non forti con i deboli”.
[In un articolo pubblicato ieri sul “Quotidiano della Calabria”, ripreso in parte dal ‘Servizio informazione religiosa’ (Sir), monsignor Giancarlo Maria Bregantini, dal gennaio scorso arcivescovo di Campobasso-Bojano, dopo essere stato vescovo della diocesi calabrese di Locri-Gerace dal 1994, distinguendosi per le sue coraggiose prese di posizione contro la malavita organizzata e per un Sud migliore] |
L’incontro fissato per oggi sabato 5 luglio è rimandato a lunedì 7 luglio ore 21 sempre alla consolata……..
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In quel tempo Gesù disse: Un simile annuncio profetico trova il suo perfetto compimento in Gesù Cristo, “mite e umile di cuore”, che viene a portare sollievo e ristoro (Vangelo) a tutti coloro che sono affatticati e oppressi dal giogo della legge antica. Egli, che conosce intimamente il Padre, rivela il vero volto di Dio che è “paziente e misericordioso, lento all’ira” (salmo) e generoso nel perdonare chiunque, con umiltà, si riconosca bisognoso di misericordia: “ricordati, Signore, della tua misericordia”. Da parte sua, san Paolo ci ricorda che il piano di salvezza che questo re è venuto ad instaurare nel mondo, inizia con la conversione del cuore, che implica non vivere sotto il dominio disordinato ed egoistico dell’uomo, bensì secondo la guida sapiente dello Spirito di Cristo (seconda lettura). Messaggio dottrinale 1. Gesù, epifanìa del volto del Padre Nel Vangelo di Matteo, che la liturgia sottopone oggi alla nostra considerazione, ci viene offerta una delle rivelazioni più profonde di carattere Cristologico: Gesù è Figlio eterno del Padre. “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra”. Con queste parole di lode e benedizione Gesù Cristo inizia la sua “confessione”, rivolgendosi al Padre. Esse esprimono chiaramente il riconoscimento del primato del Padre da parte del Figlio, (Signore del cielo e della terra) e, pertanto, evidenziano il carattere trascendente di Dio che è creatore di tutto quanto esiste. Ma, allo stesso tempo, Gesù si rivolge al Creatore dell’Universo con l’appellativo più intimo e immediato con cui mai uomo alcuno avrebbe osato dirigersi a Dio: “Padre”. Il termine preciso in ebraico è “abbà”, che può essere tradotto come “papà”. Così, se da un lato Gesù ci manifesta la grandezza del Padre, la sua signoria e trascendenza, dall’altro egli ci rivela pure la sua vicinanza e la sua bontà. Il Dio che ci rivela Gesù Cristo è un Dio Padre nel senso più profondo e vero. In questo senso, il catechismo della Chiesa cattolica ci dice: “Chiamando Dio col nome di “Padre”, il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d’amore per i tutti i suoi figli”, (CCC, n° 239). Grazie a questa conoscenza reciproca che il Figlio dichiara di avere col Padre (“nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio”), Gesù Cristo può ben essere considerato, fuori di ogni dubbio, come manifestazione, “epifanìa”, del volto del Padre. 2. I segreti del Regno rivelati ai piccoli ed umili L’oggetto della lode che Gesù rivolge al Padre: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra” (Mt 11, 25), sta in questo: “perché hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25b). Ciò che Gesù indica in modo indeterminato, usando l’espressione “queste cose”, è con ogni probabilità il piano divino della salvezza, il mistero del regno dei cieli che il Figlio è venuto a instaurare sulla terra, ma che non è stato riconosciuto dai sapienti e dagli intelligenti del mondo suo contemporaneo. In questa categoria di sapienti e intelligenti sono compresi le autorità del popolo ebraico, gli scribi e i farisei che osservavano la legge con scrupolosità esasperata, tralasciando la giustizia e l’amore per Dio (cfr Lc 11, 42), che avevano la legge sulle labbra, ma non l’avevano compresa col cuore (cfr Is 29, 13). Questi si ritenevano la classe colta del popolo, ritenevano di essere esperti nello studio della Scrittura e, tuttavia, non seppero riconoscere il proposito divino, realizzato davanti ai loro stessi occhi, proprio nella mansuetudine del Figlio. Questo mistero di salvezza è, invece, compreso da coloro che sono umili e semplici di cuore, i poveri di spirito (cfr Mt 5,3), che si pongono di fronte a Dio in atteggiamento di ascolto e di disponibilità, e lo riconoscono come Signore del cielo e della terra, come il padre da cui proviene ogni bene e ogni dono. 3. Un volto misericordioso Presentando se stesso come “mite ed umile di cuore”, Gesù Cristo ci rivela un volto misericordioso di Dio che è “paziente e misericordioso, lento all’ira e ricco di grazia”. Sono innumerevoli i salmi che proclamano la nota peculiare caratteristica di Dio, nel suo rapporto col suo popolo: la bontà e la misericordia. Il salmo 103 è in se stesso un inno che esalta questo atteggiamento di Dio verso il suo popolo eletto: “Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie;/ salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di misericordia;/ egli sazia di beni i tuoi giorni e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza./ (…) Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore./ Egli non continua a contestare e non conserva per sempre il suo sdegno./ Non ci tratta secondo i nostri peccati, né ci ripaga secondo le nostre colpe./ Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono./ Perché egli sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere”, (Sal 103, 3-5. 8-10. 13-14). Suggerimenti pastorali 1. Far conoscere agli uomini il Dio dell’amore e della misericordia All’uomo contemporaneo, spesso tormentato e dibattuto tra l’angoscia e la speranza, prostrato dalla consapevolezza dei suoi limiti ed esaltato da ambizioni smisurate, turbato nel coraggio e diviso nel cuore, con la mente sospesa sull’enigma della morte, oppresso dalla solitudine mentre tende alla comunione, preda di sentimenti di nausea e disgusto, è quantomai necessario trovare e ammirare il volto misericordioso di Dio. La Chiesa, come afferma Giovanni Paolo II, “la Chiesa deve rendere testimonianza alla misericordia di Dio rivelata in Cristo, nell’intera sua missione di Messia, professandola in primo luogo come verità salvifica di fede e necessaria ad una vita coerente con la fede, poi cercando di introdurla e di incarnarla nella vita sia dei suoi fedeli sia, per quanto possibile, in quella di tutti gli uomini di buona volontà”, (Dives in misericordia, n°12). 2. Formare un cuore mite ed umile di cuore Ogni cristiano, ma in modo speciale il sacerdote, deve fare suo questo invito di Cristo: “imparate da me, che sono mite ed umile di cuore”. La mansuetudine e l’umiltà del cuore sono un arma poderosa su cui il sacerdote può far affidamento per aprire il cuore degli uomini e guadagnarli a Dio. San Giovanni Bosco incoraggiava così i suoi sacerdoti: “Quante volte, figli miei, durante la mia vita, già abbastanza lunga, ho avuto occasione di convincermi di questa grande verità! È più facile arrabbiarsi che sopportare, minacciare che persuadere; aggiungerò perfino che, per la nostra impazienza e superbia, risulta più comodo punire i ribelli che correggerli, sostenendoli con fermezza e soavità insieme. [...] Manteniamo sereno il nostro spirito, evitiamo il disprezzo nello sguardo, le parole graffianti; usiamo comprensione nel presente e speranza nel futuro, come si addice a dei veri genitori che si preoccupano sinceramente della correzione e della correzione dei loro figli” (Epistolario, Torino 1959, 4, 201-203). La mansuetudine è la virtù che ha lo scopo di moderare l’ira secondo la retta ragione. San Tommaso, citando Aristotele, distingue (II-II, q. 157, a 1 e q.158, a1,2 e a8, dedicate agli studi sulla mansuetudine e sull’ira) tre tipi di ira nell’uomo: quella dei violenti (acuti) che si irritano subito, per i motivi più banali; quella dei rancorosi (amari) che per molto tempo portano il ricordo delle offese ricevute; e quella degli ostinati, (difficiles sive graves) che non riposano fino quando non riescono a vendicarsi. Tutte queste forme di ira tanto estranee alla mansuetudine del cuore sono completamente assenti all’atteggiamento col quale Dio tratta il suo popolo, e che è stato confermato dal Figlio nel suo modo di trattare e rivolgersi agli uomini. Quanto bene possiamo fare ai nostri fedeli, rivolgendoci sempre loro con bontà, senza mostrare impazienza davanti alle loro limitazioni e manchevolezze personali, né indignazione davanti alle loro miserie! Quanto bene possiamo fare evitando dispute, voci incontrollate, parole, gesti o azioni brusche che possano ferire la sensibilità dei nostri fratelli, accogliendo con benevolenza i poveri, gli afflitti, i malati, i peccatori, e anche, temperando con la tenerezza i rimproveri che siano opportuni per il bene delle anime! D’altra parte, il sacerdote deve insegnare ai fedeli a vivere questo aspetto dell’amore con tutti i membri della comunità parrocchiale. Insegnar loro a non ricambiare il male col male, a non parlar male del prossimo, a sapere dominare le reazioni di collera e ira, a trattare con buone maniere i propri fratelli. |
| REP. DEM. CONGO – È stata respinta dalla Corte di Cassazione belga la richiesta di libertà provvisoria per Jean-Pierre Bemba, ex-vice presidente ed ex-capo ribelle, oggetto di un mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale (Cpi) per crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi in Centrafrica. La Cassazione ha confermatole sentenze di primo grado e d’appello. Secondo l’emittente congolese ‘Radio Okapi’, Bemba avrebbe accettato di comparire dinanzi alla Cpi, ma secondo altre fonti i suoi legali intenderebbero rivolgersi al Consiglio di sicurezza dell’Onu per sospendere il procedimento. (CC)
LESOTHO – Ha ricevuto circa 500 telefonate in due mesi il numero verde messo a disposizione dei bambini orfani e vulnerabili per trovare ascolto e assistenza; il servizio, istituito dal governo e da associazioni internazionali e locali, funziona a pieno ritmo. A denunciare abusi o chiedere semplici informazioni sono stati sia adulti che bambini. (CC) MOZAMBICO – Un piano quinquennale per l’acquisto di cereali e legumi da circa 3000 piccoli proprietari terrieri è stato avviato dal Programma alimentare mondiale dell’Onu (World food programme, Wfp/Pam), con l’obiettivo di sostenere l’agricoltura locale e ridurre così la dipendenza del paese da importazioni di generi alimentari sempre più cari.(VG) SUDAFRICA – I cittadini stranieri messi in fuga dalle violenze xenofobe ed ora ospitati nei campi di accoglienza riceveranno carte d’identità provvisorie emesse dal ministero dell’Interno: lo ha detto alla televisione sudafricana il portavoce del dicastero, precisando che i documenti saranno validi fino al 30 novembre. Si stima che siano 45.000 le persone costrette a sfollare e 62 le vittime, per gli attacchi – in gran parte contro immigrati dai paesi confinanti – avvenuti lo scorso maggio nei sobborghi poveri di alcune città del paese, soprattutto nella provincia di Guateng e in gran parte “manipolati”.(MZ) TANZANIA – Oltre 12 miliardi di dollari e più dell’1,3% del prodotto interno lordo, ogni anno: tanto costa la malaria all’economia africana, secondo le stime di un’organizzazione non governativa (ong) con sede in Tanzania impegnata nella lotta contro la malattia. Secondo Wen Kilama, responsabile di ‘African Malaria Network Trust’, le vittime della malattia nel continente sono pari al 90% di tutti i decessi causati dalla malaria in tutto il mondo. “La malattia – ha detto Kilama al settimanale keniano “East African” – è responsabile di un quinto delle morti infantili e, nei paesi più colpiti, di circa il 75% dei ricoveri ospedalieri”. (VG) |