Archivio di settembre 2008

RICORDANDO ABBA (2) – REAZIONE MIGRANTES, COMBONIANI, SANT’EGIDIO

martedì 16 settembre 2008

“Evidentemente ci sono italiani che si basano ancora sul colore della pelle per determinare il valore della persona, e italiani culturalmente labili che si possono sentire legittimati ad usare intolleranza nei confronti di chi è ritenuto straniero”: lo ha detto al Servizio informazione religiosa (Sir) padre Gianromano Gnesotto, direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale per gli immigrati e rifugiati della Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana (Cei). L’uccisione di Abdul William Guibren, secondo padre Gnesotto è “segnata da una violenza bestiale e da una volgarità razzista che fanno giudicare il fatto come estraneo al contesto civile non solo di Milano, ma anche dell’Italia. Il fatto ci riguarda, non solo perché spinge a manifestare la stessa indignazione dimostrata per altre uccisioni, ma anche perché pone degli interrogativi su che tipo di società stiamo costruendo”. Padre Teresino Serra, Superiore generale dei Missionari Comboniani , ha scritto alla MISNA: “Ieri ho desiderato tanto unirmi a tutti coloro che hanno denunciato e condannato questo delitto….così assurdo. La nostra terra italiana è nuovamente profanata e sconsacrata dal sangue di un ragazzo ucciso barbaramente, mentre sognava una vita migliore, in una società migliore, in una terra migliore. L’indifferenza di molti di noi, poi, uccide nuovamente ed ogni giorno i molti ‘Abdul’ arrivati ai nostri lidi in cerca di un pezzo di pane e un bicchiere d’acqua.” In una nota diffusa questo pomeriggio, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, afferma: “C’è una sorta di malattia italiana profonda e interiore: un ingiustificato e rabbioso vittimismo che rende tutti più insicuri e spietati. Lo vediamo in tanti episodi. Ovviamente le vittime più facili di tale clima sono i più deboli, i rom, gli immigrati, i poveri. Ma tutti possono esserne travolti. L’ingiusta scomparsa di Abdul, giovane di origini africane, cittadino italiano, ci spinge a ribadire con forza la necessità di ritrovare le ragioni della convivenza perché le nostre città non diventino città invivibili”. La nota ricorda anche la “Veglia di preghiera per le vittime della violenza e contro l’odio” che si svolge stasera a partire dalle 20 a Milano.

[Vedi anche “Per riflettere insieme”, “Edizione” e prima notizia di stamani][PMB]

RICORDANDO ABBA (3): “ADDIO FRATELLO”

martedì 16 settembre 2008

Manifestazioni di vario genere, istituzionali e spontanee, dovute anche all’esclusione dell’aggravante dell’odio razziale dalle procedure giudiziarie a carico dei responsabili dell’assurdo delitto, sono in corso stasera: a Milano, con un presidio a piazza San Babila, e a Cernusco sul Naviglio, il paese alla periferia del capoluogo lombardo dove viveva Abba, il ragazzo ucciso ieri a sprangate in testa. “Addio fratello” è scritto su uno dei due cartelloni che Prince, un giovane grafico, uno dei migliori amici di Abba, porta con sé mentre sta prendendo il treno per Cernusco. Prince, che preferisce non precisare il suo cognome (ed è significativo) dice alla MISNA: “Il punto non è essere neri o bianchi, il punto è che non si può morire per un biscotto”. Ha preparato anche un altro cartellone più duro e polemico: “Meglio uno ‘sporco negro’ che un bianco assassino bastardo” e aggiunge: “Immagino che quest’ultimo creerà qualche reazione, ma vedendo giornali che già cominciano a scrivere che era un ladro, è bene ricordare che c’è stata una persona barbaramente uccisa, che ci sono il dramma di una famiglia e la disperazione di una fidanzata. Poi, ripeto, buoni e cattivi possono essere di qualunque colore”. Secondo Prince, Abba era “un ragazzo buono… di cuore”. Con Prince ci sono gli amici di Lecco, Varese, Milano: “A Cernusco ricorderemo Abba – dice ancora il ragazzo terminando la breve telefonata – un ragazzo originario del Burkina Faso ma da sempre in Italia, cittadino italiano, precario, che il fine settimana, se poteva, andava a ballare”. A Cernusco, Abba aveva casa insieme a una sorella e tre fratelli; suo padre Assane Guibre – giunto in Italia 30 anni fa – lavora in una fabbrica di ascensori e l’ultima volta che si erano visti avevano parlato proprio di futuro, di lavoro. Abba aveva il diploma di scuola media, aveva studiato per due anni al Centro di formazione professionale di Gorgonzola, poi si era iscritto a un’agenzia di lavoro interinale. Quindi una vita da precario, con mille lavoretti alle spalle, come tanti suoi coetanei. Intanto, quando la notte è già calata, alla MISNA arriva una telefonata di Prince, si sente un vociare confuso, slogan urlati a squarcia gola e lui che dice: “Ci stiamo facendo sentire, devono capire che così non può andare avanti”. [GB] [CO]