Archivio di ottobre 2008

INCONTRO EUROPA-AFRICA (2), DIRITTI E DEMOCRAZIA ‘MINACCIATI’ DALLA FAME

venerdì 3 ottobre 2008

“Parlare di democrazia e diritti umani a gente con lo stomaco vuoto non ha senso”: lo ha detto il presidente della Commissione dell’Unione Africana Jean Ping al termine della riunione con i responsabili europei svoltasi oggi a Bruxelles. “In Africa abbiamo scontri causati dalla fame” ha affermato Ping al termine dell’incontro incentrato, oltre che sull’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e la crisi economica mondiale, su Obiettivi del Millennio, immigrazione, energia, e cambiamenti climatici. Riguardo le situazioni di crisi in atto in Zimbabwe e Mauritania, Ping ha sottolineato che l’UA dovrà monitorare la “corretta attuazione” dell’accordo raggiunto da governo e opposizione ad Harare per la distribuzione dei seggi nel nuovo governo, mentre chiederà a Nouakchott il “ritorno allo stato di diritto, sotto minaccia di sanzioni”. Parlando della crisi in Sudan, uno degli argomenti più ‘delicati’ nell’agenda dell’incontro, ha osservato che la Corte penale internazionale dell’Aja deve sospendere, per un periodo di dodici mesi, il mandato d’arresto nei confronti del presidente Omar Hassan al Beshir, e “dare una possibilità alla pace”. A Bruxelles, inoltre, l’UA ha presentato 19 nuovi progetti nell’ambito di accordi strategici relativi alla diffusione di Internet in Africa, allo sviluppo delle risorse scientifiche e al contributo nella lotta contro i cambiamenti climatici . Dal canto suo, il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso ha rivolto un appello al Parlamento europeo e ai governi dei 27 perché approvino il piano di aiuti di un miliardo di euro, finanziato con il denaro risparmiato dalla politica agricola comune dell’Unione. “Il problema è quello di avere una struttura organizzativa efficace, in cui, oltre al Consiglio di sicurezza, l’Unione africana e le rappresentanze regionali siano attrezzate per poter dare un contributo alla pace – ha detto Romano Prodi, nelle nuove vesti di capo della commissione speciale Onu per le missioni di pace in Africa – bisogna dare forza a strutture di lungo periodo. Non solo strutture occasionali per intervenire quando le crisi sono già in corso”. [AdL]

UN EVENTO DI RILIEVO IN ITALIA

venerdì 3 ottobre 2008

Da domenica 5 ottobre a sabato 11 ottobre

la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme aRoma sarà teatro di un evento straordinario: la

lettura integrale della Bibbia, Antico e

Nuovo Testamento, per sette giorni e sei

notti senza interruzioni e commenti.

I pochi segni dell’allestimento della Basilica

sottolineano la sacralità e la centralità della

Parola di Dio.

Al centro, il leggio e il libro da cui si irradia la

Parola.

Il prezioso pavimento cosmatesco di Santa

Croce diventa il rettangolo dell’Assemblea riunita

in ascolto.

Al leggio si alterneranno più di 1200 lettori di

ogni età, categoria sociale ed appartenenza religiosa.

Ma anche i non credenti possono partecipare.

Unica condizione richiesta è il rispetto

della Parola.

La lettura dei 73 libri che costituiscono la

Bibbia sarà intervallata ogni 90 minuti circa da

uno spazio musicale in tema: gruppi strumentali,

cori e solisti eseguiranno brani di musica

sacra, per accompagnare la riflessione sui passi

COLONI ISRAELIANI CONTRO RABBINI E PALESTINESI, NUMEROSI FERITI

venerdì 3 ottobre 2008

Ha provocato diversi feriti l’aggressione da parte di un gruppo di coloni israeliani avvenuta oggi nelle campagne di Hebron, in Cisgiordania, contro alcuni membri dell’associazione ‘Rabbini per i diritti umani’ che aiutava coltivatori palestinesi nella raccolta delle olive. “Siamo qui per affermare un diritto, poiché tutti sanno che questi alberi sono di proprietà dei palestinesi” sostiene una nota diffusa da Arik Asherman, direttore dell’organizzazione dei rabbini, che sottolinea come, in questo periodo dell’anno, nei Territori occupati (Tpo), si registri sempre “un aumento delle violenze tra coloni e contadini palestinesi che difendono i frutti del loro lavoro”. I rabbini presenti anche nelle campagne di Nablus, “dove da mesi l’esercito e i coloni impediscono ai palestinesi di coltivare i campi”, denunciano “il tentativo messo in atto per espandere gli insediamenti illegali” e chiedono che l’esercito israeliano dispiegato in Cisgiordania rispetti “gli obblighi previsti dal diritto internazionale e i pronunciamenti dell’Alta corte israeliana di giustizia”, che impongono di garantire la sicurezza degli abitanti palestinesi. L’aggressione contribuisce ad alimentare in Israele la polemica avviata la scorsa settimana dallo storico e uomo di pace Ze’ev Sternhell, ferito in un attentato presso la sua abitazione a Gerusalemme una decina di giorni fa, che ha accusato le autorità israeliane di “lassismo” nei confronti dei movimenti dell’estrema destra israeliana, collegando il rafforzamento dei gruppi di “estremisti” con il consolidarsi delle associazioni dei coloni più intransigenti. Ieri, anche il comandante in capo delle truppe israeliane in Cisgiordania aveva denunciato un “preoccupante aumento degli episodi di violenza” da parte di coloni ai danni dei palestinesi. “Gush Shalom”, il ‘Blocco per la pace’ fondato dall’ex-parlamentare israeliano Uri Avnery, in un messaggio a pagamento sul quotidiano “Ha’aretz” sottolinea che “non sono solo i coloni i responsabili delle violenze in crescita, ma tutto il sistema dell’occupazione e i suo organi: governo, esercito, polizia e giudici”.

SITUAZIONE PRECARIA A DUNGU: VOCI CONTRADDITTORIE SU NUMERO SFOLLATI

venerdì 3 ottobre 2008

“Sono segnalati movimenti di gruppi di sfollati a Dungu, Ngilima e nella città sud-sudanese di Yambio, ma nessuna notizia di ulteriori violenze”: lo hanno detto alla MISNA fonti delle Nazioni Unite a Kisangani e il portavoce militare della missione dell’Onu nel paese, in riferimento agli attacchi attribuiti ai ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) che nelle ultime settimane hanno interessato la Provincia orientale congolese. “Impossibile in questo momento fornire stime certe sul numero degli sfollati ma probabilmente si tratta di poche migliaia anche perché l’area non è densamente popolata” ha aggiunto il portavoce dell’Onu smentendo indirettamente stime più esagerate diffuse da alcuni mezzi di stampa. Le stesse fonti hanno riferito dell’uccisione da parte di alcuni abitanti di Ngilima (a 45 chilometri da Dungu) di un ribelle dell’Lra che si trovava insieme alla sua compagna ora tenuta prigioniera. Ieri, fonti umanitarie avevano confermato che a causa della difficoltà negli spostamenti aggravati dalla pioggia e dai blocchi stradali dei ribelli, un numero imprecisato di civili stava lasciando la zona camminando a piedi attraverso la foresta; di certo, almeno 1200 sfollati sono arrivati in Sud Sudan a Yambio dopo aver marciato per quattro giorni in cerca di un luogo più sicuro. Nei giorni scorsi i vertici dell’Lra – da due anni impegnati in un delicato e faticoso negoziato di pace con Kampala – avevano smentito qualunque coinvolgimento negli attacchi i cui contorni restano tuttora poco chiari anche per l’isolamento in cui si trova Dungu. [ GB]

BREVI DALL’AFRICA (Somalia, Guinea Bissau, Mauritania)

venerdì 3 ottobre 2008

SOMALIA – Almeno 28 i cittadini somali morti nel naufragio dell’imbarcazione su cui navigavano verso le coste dello Yemen. Secondo informazioni del ministero dell’Interno di Sana il battello, con un totale di 51 persone a bordo, era stato avvistato mercoledì dalla guardia costiera yemenita nelle acque della provincia di Shabwa, nel sud-est del paese: il forte vento e le onde avrebbero rovesciato la barca provocando la morte di parte dei passeggeri; 23 sono stati tratti in salvo. Solo martedì altri 187 cittadini somali erano riusciti a raggiungere le coste yemenite, sempre nella provincia di Shabwa e ad Hadramaut.

GUINEA BISSAU – “Tutte le parti devono cooperare pacificamente per garantire che le elezioni legislative del 16 novembre possano avere luogo in un’atmosfera di stabilità”: il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha rivolto un nuovo appello alla classe politica guineana esortandola all’unità e alla collaborazione in vista del voto. Ban si è detto preoccupato dalla crisi che ad agosto scorso ha portato alla nomina di un nuovo governo e un nuovo primo ministro, accompagnata da un presunto fallito tentativo di golpe attribuito al comandante in capo della Marina, Bubo Na Tchuto. “Tutti – ha aggiunto – sono chiamati a contribuire al consolidamento della pace e a creare le condizioni per le vitali riforme economiche necessarie al paese”.

MAURITANIA – Per far fronte alla crisi alimentare, il ministero della Pesca ha vietato l’esportazione di tre specie ittiche (ombrina, cefalo e pesce serra) riservandole esclusivamente al consumo interno. La misura “di immediata applicazione” consentirà, secondo gli auspici del governo, un rapido abbassamento dei prezzi dei tre pesci saliti negli ultimi mesi tra il 200% e il 300% a causa della loro penuria nei mercati nazionali. Non si tratta di specie che rientrano tra quelle destinate ai mercati europei, ha precisato il dicastero; lunedì l’Unione Europea aveva deciso di prorogare l’accordo sulla pesca siglato con la Mauritania, nonostante il golpe bianco del 6 agosto.

Earth Overshoot Day: si sono esaurite ieri le risorse naturali del 2008

venerdì 3 ottobre 2008
Scritto da Unimondo   
ImageIeri, 23 settembre è stato l’Earth Overshoot Day: il giorno in cui quest’anno il consumo umano di risorse naturali sorpassa la produzione naturale annua della Terra. Secondo i calcoli del Global Footprint Network, una associazione di ricerca che misura quante risorse naturali abbiamo, quante ne usiamo, e chi le usa – l’umanità ha completamente utilizzato tutte le risorse rinnovabili che la natura ci può fornire nel 2008.

Proprio come ogni azienda, il nostro Pianeta ha un bilancio annuale secondo il quale produce un certo quantitativo di risorse ed è in grado di assorbire un certo quantitativo di rifiuti. Il problema è che la richiesta di risorse e servizi da parte dell’umanità eccede le capacità della Terra. Fin dal 1980, l’umanità è nella condizione di sovraconsumo (Overshoot), poiché usa le risorse naturali più velocemente di quanto possano essere rigenerate e immette carbonio nell’atmosfera più velocemente di quanto possa essere riassorbito. Secondo il Global Footprint Network stiamo impiegando a livello globale la capacità biologica di 1,4 pianeti, ma, ovviamente, ne abbiamo solo uno a disposizione. Il risultato è che le nostre riserve – come gli alberi e i pesci – continuano ad assottigliarsi e i nostri rifiuti – in primis l’anidride carbonica – continuano ad accumularsi.


Ogni anno, il Global Footprint Network calcola l’Impronta Ecologica dell’umanità (ovvero la sua necessità di campi, pascoli, foreste, aree di pesca e spazio per infrastrutture), e la confronta con la biocapacità globale (ovvero la capacità degli ecosistemi appena citati di produrre risorse e assorbire rifiuti). L’Impronta Ecologica può quindi essere utilizzata per determinare la data esatta in cui la comunità globale inizia a vivere oltre i mezzi che il pianeta produce ogni anno. “Da adesso fino alla fine dell’anno noi attingeremo dalle nostre riserve ecologiche, chiedendo un prestito al futuro” – dice Mathis Wackernagel, Direttore Esecutivo del Global Footprint Network. “Questo può andare avanti per un breve periodo, ma fondamentalmente tutto ciò porta ad un accumulo di rifiuti e all’esaurimento delle reali risorse da cui dipende l’economia umana”.

Il sovraccarico ecologico è alla radice di molti dei più urgenti problemi ambientali che dobbiamo fronteggiare oggi: il cambiamento climatico, la diminuzione di biodiversità, la riduzione delle foreste, il collasso della pesca e l’attuale crisi alimentare globale. L’Earth Overshoot Day ogni anno arriva sempre più presto a causa della crescita dei consumi umani.

Il Primo Earth Overshoot Day fu il 31 dicembre 1986. Dieci anni più tardi, a causa di un consumo annuale maggiore del 15% rispetto alla capacità di produzione del pianeta, L’ Earth Overshoot Day cadeva in novembre. Quest’anno, a più di due decenni dal primo Overshoot la fatidica giornata cade il 23 settembre e il nostro livello di sovraconsumo è maggiore del 40% di quanto la Terra riesce a produrre annualmente. Il Global Footprint Network e i suoi partners internazionali sono concentrati sulla soluzione di questo problema, lavorando con i leader dei governi e delle aziende affinché nei processi decisionali tengano nella massima considerazione i limiti ecologici.

I cittadini possono determinare la loro impronta ecologica e imparare come ridurla su www.footprintnetwork.org. Potrebbero avere un impatto molto maggiore se cercassero di spingere i governi e i leader a creare comunità a basso impatto grazie ad una intelligente pianificazione delle infrastrutture e alle migliori tecnologie verdi a disposizione. Grazie ad un forte impegno internazionale per scongiurare queste dinamiche, l’Earth Overshoot Day potrebbe diventare storia e non più una notizia.

Congo: Paura a Dungu per attacchi dei ribelli LRA

venerdì 3 ottobre 2008
Scritto da Misna   
Soldiers from Uganda's Lord's Resistance Army - Reuters Pictures Resta alta la tensione nella zona di Dungu (Provincia Orientale, estremo nord est della Repubblica democratica del Congo), teatro la scorsa settimana di gravi attacchi contro alcuni villaggi (Duru, Kiliwa e Nimba) da parte dei ribelli ugandesi del Lord’s resistance army (Lra), nei quali sono morte oltre una decina di persone e circa un centinaio sono state rapite. “Dappertutto c’è paura e tristezza. Le scuole restano chiuse e stiamo ancora facendo il censimento della gente scappata per paura di nuovi attacchi” ha detto alla MISNA una fonte locale, in una testimonianza nella quale a distanza di quasi una settimana dalle violenze (avvenute nella notte tra il 17 e il 18 settembre) si fa un bilancio generale delle azioni degli uomini del Lra, da mesi nascosti nel parco della Garamba non lontano dal confine con il Sud Sudan.

Nonostante negli ultimi mesi azioni simili fossero già avvenute nell’area a nord di Dungu, in pieno parco della Garamba, quanto avvenuto nei giorni scorsi a Duru, Kiliwa e Nimba non trova paragoni. Fonti locali concordano nel sostenere che non si sia trattato di un “attacco politico”, ovvero ordinato dai vertici del movimento impegnati da quasi due anni in un delicato negoziato di pace, quanto piuttosto dell’azione di “cani sciolti” stufi di restare nascosti nella foresta e in perenne ricerca di cibo e beni da razziare. Altre fonti, invece, ritengono si possa anche trattare di una precisa strategia dei gruppi nascosti nelle foreste congolesi (si stima circa 900 ribelli) per spaventare la popolazione locale e dissuaderla dal collaborare con le autorità in vista dell’annunciata operazione militare dell’esercito congolese contro le basi del Lra. Secondo le testimonianze giunte alla MISNA da Dungu, almeno quattro persone sono state uccise a Duru, altre quattro a Kiliwa e altre due nelle zone circostanti. Tra loro anche alcuni capi villaggio. A Dungu, invece, è morta ieri una donna ricoverata per le ferite da arma da taglio riportate durante l’attacco a Kiliwa, dove, secondo informazioni ancora da confermare, sarebbe stato ucciso anche un pastore protestante. Altre informazioni riportano poi attacchi minori anche nei giorni scorsi in centri remoti in mezzo alla foresta, l’ultimo di cui si ha notizia sarebbe avvenuto domenica a Kpayka e avrebbe provocato almeno una vittima. Nonostante il dispiegamento di alcuni reparti dell’esercito congolese e il supporto logistico e aereo della Missione Onu in Congo (Monuc) soprattutto intorno ai principali centri abitati della zona, a cominciare da Dungu, la “popolazione locale si sente abbandonata” spiegano le fonti della MISNA. A preoccupare di più è la sorte dei molti studenti, prevalentemente ragazzini tra i 10 e 15 anni d’età e dei bambini, prelevati dai ribelli dopo gli attacchi e usati come portatori. Nei giorni scorsi anche il Fondo per l’infanzia delle Nazioni Unite (Unicef) ha lanciato un appello ai ribelli per la liberazione dei minori rapiti. Per quanto manchino ancora bilanci ufficiali, si stima che siano circa 900 le persone fuggite dalle violenze nella zona di Dungu, molti di loro hanno trovato riparo oltre confine in Sud Sudan. Tra questi anche tre missionari comboniani (due italiani e un sudanese) presenti a Duru al momento dell’attacco. La missione comboniana di Duru, una delle più antiche dell’intera area, e altre strutture collegate ai religiosi hanno subito gravi danni a causa degli incendi appiccati dai ribelli, prima di fuggire per tornare a nascondersi in boscaglia.

XXVII Domenica TO ( 5 ottobre )

venerdì 3 ottobre 2008

Il commento di questa XXVII Domenica è stato scritto da Riccardo e Chiara Colombo, laici della comunità di Bevera, attualmente in servizio con i missionari della Consolata nella comunità “Milaico” di Nervosa della Battaglia (Treviso), con i loro figli Paola, Silvia e Marco.


Is 5,1-7;
Sal 79;
Fil 4,6-9;
Mt 21,33-43

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LA VIGNA CALPESTATA

Continua anche oggi la lunga metafora della VIGNA/Regno di Dio, denominatore comune delle letture che la liturgia ci propone, da Isaia al vangelo di Matteo, passando per il salmo; solo Paolo non la cita, le sue parole rivolte ai Filippesi infatti possono essere interpretate come un’esortazione di carattere missionario, a cappello della conclusione del brano di Matteo.

E’ interessante vedere come l’immagine della Vigna si evolve dalla prima lettura attraverso il salmo fino al Vangelo.

Partendo da Isaia, le scritture mettono in evidenza prima la “passione” con cui Dio prepara la sua vigna e la cura (“Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino.”) – passione/amore che fa capire quanto Dio aveva investito nel suo popolo – e poi la delusione, forte e cocente, nel constatare che i risultati non solo sono stati deludenti, ma addirittura disastrosi (“ha fatto uva selvatica”). Traspare nel versetto 4 tutta la “disperazione” di Dio (“cosa devo fare ancora…?”), che suona così umana da ricordarci quella di tanti genitori che soffrono inascoltati e impotenti per i propri figli…

La delusione di Dio sfocia poi nella reazione severa e risoluta, senza mezzi termini: “toglierò la sua siepe, demolirò il suo muro, verrà calpestata. La renderò un deserto, vi cresceranno rovi e pruni”, ovvero la giusta ricompensa per essere stato tradito: “Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.” Ancora una volta Israele non è stato fedele al suo Dio!

RIALZACI SIGNORE

La parabola che Gesù racconta in Matteo rispecchia nella prima parte l’immagine proposta da Isaia, ma riserva un finale differente. E’ interessante a questo proposito vedere il salmo 79 come un elemento di passaggio tra la prima lettura e il vangelo, ovvero come la richiesta di perdono, e manifestazione di pentimento, che il popolo di Israele inoltra a Dio dopo aver “digerito” la punizione ed essersi reso conto delle proprie colpe.

Il salmo suona infatti come un canto di supplica e pentimento: prima racconta lo sdegno di Dio (v.5), poi rievoca le bellezze originali della vigna e il rammarico per averle perdute (v.14), infine esce struggente la richiesta di tornare a visitare la vigna (“Dio degli eserciti, volgiti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna”) seguita dal proposito di rinnovata fedeltà (“Da te più non ci allontaneremo”), che tanto ricorda la dinamica di un figlio che torna dal padre a chiedere scusa …

Bellissima è la supplica piena di speranza che attraversa tutto il salmo (3 volte): “Rialzaci, Signore, nostro Dio, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.”, che esprime ancora una volta la volontà del popolo di Israele di rimettersi sulla via del Signore.

LA TENTAZIONE

Venendo al brano di Matteo, anche qui, come in Isaia, è Dio che pianta la Vigna-Regno di Dio, la cura, la cresce e poi l’affida agli uomini, purtroppo con lo stesso risultato: il tradimento!

Ora Dio però fa un passo ulteriore: manda addirittura suo Figlio, come a rispondere alla domanda lasciata prima in sospeso (“cosa devo fare ancora…?”), ma anche questa volta il risultato non cambia: quanto è duro il cuore dell’uomo!

E’ importante notare però nel versetto 38, che questa volta viene data spiegazione del perché i vigniaiuoli uccidono il figlio: “costui è l’erede, avremo noi l’eredità!”.

Eccolo lì, il peccato originale, scolpito in poche righe con una semplice immagine: non solo fare a meno di Dio, ma prendere il suo posto!!!!

Crediamo che queste parole debbano farci riflettere perché non possono passarci sopra senza che un po’ non ci vengano i brividi: ci invitano con urgenza a fare una continua revisione della nostra vita, un costante esame di coscienza del nostro stile di vita…

Proviamo a chiederci in quali ambiti della nostra vita siamo anche noi colpiti, forse inconsciamente, da questa terribile tentazione: fare a meno di Dio, prendere il suo posto…

Forse non ci si rende conto che l’autorealizzazione di sé, il bastare a se stessi (“mi sono fatto da solo…”), il voler essere assolutamente e a tutti i costi i fautori – unici e totali – della propria vita ci sta spingendo a relegare Dio in un angolino (che magari rispolveriamo anche tutte le settimane, la domenica, ma per rimetterlo subito via pulito, come un soprammobile?). Basta accendere la televisione o vedere la società in cui viviamo, dove “gli altri” sono sempre più visti come “competitori” e avversari, in qualunque ambito, dallo sport (e va beh fin lì…) al lavoro, al tempo libero, al mondo degli affetti… senza accorgerci siamo portati a vedere l’altro, lo sconosciuto, come un nemico, una possibile e teorica minaccia alla mia persona e al mio ego; se poi l’altro è straniero, apriti cielo…

Dove sono i valori della fiducia, della fraternità e della solidarietà, quella concreta e tangibile nelle relazioni umane? Sono scomparsi? O forse in parte sono stati monetizzati anche quelli: chi infatti, sentendo la parola “solidarietà”, non pensa subito a qualche euro donato in qualche progetto magari dall’altra parte del mondo?

La cosa più importante è l’autoaffermazione di sé, un egocentrismo spinto all’eccesso in un delirio di onnipotenza; il male di oggi forse non è più dire “non credo” ma “non ho bisogno di credere”, io basto a me stesso.

Come cristiani è il caso di fermarci un attimo, prenderci per mano e gridare: Signore, abbiamo bisogno di Te, aiutaci a sentire bisogno di te per rimetterci coi piedi per terra e capire che la Vigna che cerchiamo con affanno di autocostruirci, Tu già ce l’hai donata col tuo Figlio prediletto Gesù il Cristo!!

DIO HA BISOGNO DI NOI

Tornando al vangelo di oggi, il finale è molto diverso da quello della prima lettura: Dio non distrugge più la Vigna ma, con uguale severità, “sarà tolta” per darla a un popolo nuovo che la farà fruttificare…

Ci sentiamo parte di questo popolo? Sentiamo la “responsabilità” di questo compito: siamo disposti a metterci in gioco o la paura ci blocca?

Forse è il caso di sottolineare la conclusione del brano di Matteo, perché non passi inosservata. Dio afferma che saranno degli uomini a far fruttificare la sua Vigna! Cioè non sarà Lui solo, anzi! Da una parte questa affermazione può spaventarci, ci mostra un Dio forse “debole” ai nostri occhi, ma dall’altra ci fa capire che abbiamo a disposizione tutto quello che ci serve, e cioè Gesù Risorto e il suo Amore che tutto vince.

La conclusione spetta dunque non a caso a San Paolo, primo missionario, che trasmette con poche parole a suoi fratelli Filippesi una carica e un entusiasmo che dovrebbero essere elementi distintivi del cristiano di oggi, ovvero di noi. L’aver scoperto / incontrato Gesù dovrebbe trasformare la nostra vita a tal punto da non poterci più tirare indietro dal lavorare perché la Vigna porti frutto!