Archivio di dicembre 2008

«Chi ci insegnerà la felicità?»del filosofo Paul Ricoeur

mercoledì 31 dicembre 2008

Mi piace molto la parola felicità. Per molto tempo ho pensato che era o troppo facile o troppo difficile parlare della felicità, e poi ho superato questo pudore, o meglio ho approfondito questo pudore di fronte alla parola felicità. La prendo in tutta la varietà dei suoi significati, compreso quello delle beatitudini. La formula della felicità è: «Beato chi…». Saluto la felicità come una «ri-conoscenza» nei tre sensi della parola. La riconosco come mia, l’approvo negli altri e ho della gratitudine per ciò che ho conosciuto della felicità, e delle piccole felicità, tra le quali, le piccole felicità della memoria, per guarirmi delle grandi infelicità dell’oblio. E qui funziono nello stesso tempo come filosofo, nutrito dei greci e come lettore della Bibbia e del Vangelo dove si può seguire il percorso della parola felicità. Ci sono come due registri: il meglio della filosofia greca è una riflessione sulla felicità, la parola greca eudeimon, come in Platone e Aristotele, e, d’altra parte, mi ritrovo molto bene nella Bibbia. Penso all’inizio del Salmo 4: « Chi ci farà vedere il bene?». E’ una domanda retorica, ma che ha la sua risposta nelle beatitudini, e le beatitudini sono l’orizzonte di felicità di una vita posta sotto il segno della benevolenza, poiché la felicità non è semplicemente ciò che non ho, ciò che spero di avere, ma anche ciò che ho gustato.

Tre immagini di felicità

Recentemente riflettevo sulle immagini della felicità nella vita. Riguardo alla creazione: un bel paesaggio di fronte a me, la felicità è l’ammirazione. Poi, seconda immagine, riguardo agli altri: nella riconoscenza degli altri e, sul modello nuziale del Cantico dei Cantici, è il giubilo. Poi, terza immagine della felicità, rivolta verso il futuro, è l’aspettativa: mi aspetto ancora qualcosa dalla vita. Spero di avere il coraggio del dolore che non conosco, ma mi aspetto ancora della felicità. Uso la parola aspettativa, potrei usarne un’altra che viene dalla lettera ai Corinzi, dal versetto che introduce il famoso capitolo 13, sulla «carità che comprende tutto, scusa tutto». Questo versetto dice: «Aspirate ai doni più grandi». «Aspirate»: è la felicità d’aspirare che completa la felicità del giubilo e la felicità dell’ammirazione (…).

Dietrich Bonhoeffer dal carcere

mercoledì 31 dicembre 2008

Condotto in carcere ed alla morte…Egli scrisse nel 1943: «Rimane un’esperienza di valore incomparabile, l’aver imparato a vedere i grandi avvenimenti della storia mondiale dal basso, dalla prospettiva di quelli che sono esclusi, guardati con sospetto, maltrattati, senza potere, oppressi e rigettati, in breve quelli che soffrono.»

lettera dal Kenia», scritta da frère Alois per l’anno 2009, FRATELLO DI TAIZE’

mercoledì 31 dicembre 2008

……….Affinché il progresso tecnico ed economico vada di pari passo con una maggiore umanità, è indispensabile cercare un senso più profondo dell’esistenza. Di fronte allo sconforto ed allo smarrimento di molti, emerge una domanda: qual è la nostra sorgente di vita ?

Alcuni secoli prima di Cristo, il profeta Isaia già indicava una sorgente quando scriveva: «Quanti sperano nel Signore riacquistano la forza, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi.» [2]

Molte più persone, rispetto al passato, non trovano questa sorgente. Anche il nome di Dio è caricato di ambiguità o del tutto dimenticato. Può esserci un legame fra questa rimozione della fede e la perdita del gusto di vivere? Come sbloccare in noi la sorgente? Certamente nel porre attenzione alla presenza di Dio. Da lì possiamo attingere la speranza e la gioia.

Allora la sorgente ricomincia a scorrere e la nostra vita acquista senso. Diventiamo capaci di farci carico della nostra esistenza: riceverla come un dono e donarla a nostra volta per coloro che ci sono affidati.

Anche con una fede piccolissima si realizza un ribaltamento: non viviamo più centrati su noi stessi. Aprendo a Dio le porte del nostro cuore, prepariamo anche la strada della sua venuta per molti altri………………….

AUGURI E LA BENEDIZIONE DEL SIGNORE SU TUTTI VOI

mercoledì 31 dicembre 2008
Nm 6, 22-27
Porranno il mio nome sugli Israeliti, e io li benedirò.
      

Dal libro dei Numeri   

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Parola di Dio

Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

Preghiera dei fedeli
In questo giorno in cui tutti si augurano ogni bene, la nostra preghiera per tutti gli uomini possa essere in sintonia con la volontà di Dio.
Preghiamo insieme dicendo: Dio della pace, venga il tuo regno!

1. Venga la pace, Signore, nelle Chiese: la fede dei piccoli sia rispettata, i doni dello Spirito siano accolti, il servizio di preti e vescovi sia pieno di cordialità, preghiamo.
2. Venga la pace, Signore, nella nostra società: tutti abbiano il necessario per vivere, i deboli e gli emarginati siano accolti, a tutti i malati e anziani sia data un’umana assistenza, preghiamo.
3. Venga la pace, Signore, nelle nostre famiglie: i giovani e gli adulti non si sottraggano al dialogo, e trovino le parole giuste per comprendersi e rispettarsi nella diversità, preghiamo.
4. Venga la pace, Signore, dove sembra così lontana: nei paesi martoriati dalla guerra, là dove la legge è quella della violenza e del terrore, preghiamo.
5. Venga la pace, Signore, nei luoghi di lavoro e di studio: gli uomini si offrano aiuto reciproco, nel rispetto dei diritti e della diversità dei ruoli, preghiamo.

O Signore, che in Maria hai mostrato che il tuo amore supera ogni nostro sogno e speranza, donaci la forza di non arrenderci mai di fronte alle ingiustizie e ai dolori del mondo, per impegnarci giorno per giorno a costruire nel mondo la tua pace. Per Cristo nostro Signore.

Fa’, o Signore, che anch’io sia come Maria e Giuseppe, silenzioso adoratore del tuo mistero. Non ti chiedo di sapere tutto di te, non ti chiedo di spiegarmi il tuo modo di nascere, di vivere e di morire. Ti chiedo solo, in questo primo giorno di un anno nuovo, di adorare la tua presenza, lasciando a te guidare gli eventi della mia vita e della vita del mondo. È importante perciò che, pronunciando il nome di Gesù, affidiamo a lui questa invocazione: Che la benedizione di Dio riposi su di noi. Che la luce del suo volto illumini il nostro volto. Che la luce, la tenerezza e la pace di cui godiamo diventino luce, tenerezza e pace per tanti i nostri fratelli che gridano: “Signore, salvaci!”.

TRA ATTENTATI E COMBATTIMENTI, ALTRE VITTIME CIVILI A MOGADISCIO

mercoledì 31 dicembre 2008

Dopo gli intensi combattimenti di ieri, oggi almeno tre persone sono morte nell’attentato contro un convoglio di militari governativi somali a Mogadiscio. Lo riferiscono fonti locali, precisando che questa mattina una forte esplosione nella zona del quartiere di Hamar Jajab ha provocato la morte di due soldati e un passante e il ferimento di altri tre civili. L’esplosione, che le fonti locali definiscono violentissima, ha richiamato altri soldati governativi, i quali, una volta arrivati sul luogo dell’attentato, hanno aperto il fuoco contro la gente che si trovava nell’area, colpendo a morte (riferisce una delle principali radio somale, Radio Shabelle) un anziano signore. I due civili morti oggi si sommano ai 10 uccisi ieri nei violenti scambi di colpi tra soldati etiopici ed elementi armati dell’opposizione. Secondo le ricostruzioni riportate oggi dai media somali, dopo un primo attacco degli insorti contro postazioni governative nei pressi del palazzo presidenziale (nel pieno centro di Mogadiscio) i soldati etiopici dispiegati all’interno dell’edificio presidenziale hanno sparato alcuni colpi di mortaio caduti sul mercato di Bakara, uccidendo sul colpo almeno cinque civili. Gli altri sono deceduti negli scontri a fuoco che sono seguiti e nei combattimenti esplosi poco più tardi nel quartiere settentrionale di Huriwa. [MZ]

MORTI IN MODO VIOLENTO NEL 2008 NON MENO DI 20 MISSIONARI E ALTRI OPERATORI PASTORALI

mercoledì 31 dicembre 2008

Nel 2008 sono stati non meno di 20 gli operatori pastorali uccisi nel mondo : un vescovo, 16 sacerdoti, un religioso e due volontari laici; lo ricorda l’agenzia stampa ‘Fides’, nel consueto dossier di fine d’anno . Persone che “senza eroismi o proclami – sottolinea il documento – non hanno esitato a mettere quotidianamente a rischio la propria vita in tanti contesti di sofferenza, di povertà, di tensione, per non far mancare a quanti li circondavano il soffio vitale della speranza cristiana”. Tra loro l’arcivescovo caldeo di Mosul (Iraq), monsignor Paulos Faraj Rahho, rapito il 29 febbraio all’uscita da una chiesa, in un’azione in cui sono morte altre tre persone, e il cui corpo senza vita è stato ritrovato il 13 marzo. In Africa hanno perso la vita in modo violento tre sacerdoti, un religioso e un volontario laico. In Kenya sono stati uccisi padre Michael Kamau Ithondeka, vice rettore del Mathias Mulumba Senior Seminary di Tindinyo, e padre Brian Thorp, missionario di Mill Hill ritrovato senza vita nella canonica della sua parrocchia a Lamu, archidiocesi di Mombasa. Padre Michael venne ucciso a un posto di blocco illegale istituito da una banda di giovani armati sulla strada Nakuru – Eldama, nella Rift Valley, zona d i violenti scontri post- elettorali; padre Brian risulta vittima di una rapina a mano armata avvenuta nella notte. Fratel Joseph Douet, 62 anni, dei Fratelli dell’istruzione cristiana di San Gabriele, è stato assassinato a Katako, in Guinea Conakry, nel collegio che aveva fondato ; mentre era in preghiera alcuni malviventi lo hanno legato e gli hanno messo un sacco in testa, soffocandolo, probabilmente a scopo di rapina. Don John Mark Ikpiki, è stato ucciso ad Isiokolo (stato del Delta, Nigeria), a poca distanza dalla stazione di polizia locale, da rapinatori che volevano rubare la sua automobile, poi ritrovata abbandonata. Nella martoriata Repubblica Democratica del Congo ha trovato la morte anche il volontario laico Boduin Ntamenya, originario di Goma (Nord Kivu) , ucciso mentre stava svolgendo il suo lavoro di formatore scolastico in zona di guerra per l’ organizzazione non governativa. Nelle Filippine, sull’isola di Tabawan, il 15 gennaio padre Jesus Reynaldo Roda, direttore di un istituto frequentato da bambini cristiani e musulmani, venne percosso e ucciso da un gruppo di uomini armati che tentavano di rapirlo ; i n India, don Bernard Digal, prete diocesano vittima delle violenze contro i cristiani in Orissa a fine Agosto; nello Sri Lanka, il sacerdote Mariampillai Xavier Karunaratnam, attivista per i diritti umani , che aveva denunciato le violazioni e gli abusi della guerra tra esercito e ribelli tamil, venne ucciso il 20 aprile . In Messico, il 2 settembre padre Gerando Manuel Miranda è stato raggiunto al petto da colpi di arma da fuoco sparati da un’auto mentre entrava nella scuola ‘Fray Juan de san Miguel’, di cui era direttore a Los Reyes (Michocaca) ; p adre Miranda è uno dei cinque sacerdoti uccisi in America Latina. In Europa, e più precisamente in Russia, due padri gesuiti sono stati uccisi da uno psicopatico. “A questo elenco provvisorio – conclude l’agenzia Fides – deve comunque essere aggiunta la lunga lista dei tanti di cui forse non si avrà mai notizia, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano anche con la vita la fede in Cristo. Si tratta di quella ‘nube di militi ignoti’ – secondo l’espressione coniata da Papa Giovanni Paolo II – a cui guardiamo con gratitudine e venerazione, pur senza conoscerne i volti, senza i quali la Chiesa e il mondo sarebbero enormemente impoveriti”. Il dossier precisa tra l’altro: “Negli ultimi tempi il conteggio di Fides non riguarda più solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma tutti gli operatori pastorali morti in modo violento, non espressamente “per odio alla fede”. Non usiamo di proposito il termine ‘martiri’, se non nel suo significato etimologico di ‘testimone’, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro, e anche per la scarsità di notizie che, nella maggior parte dei casi, si riesce a raccogliere sulla loro vita e perfino sulle circostanze della loro morte”. [CO]

BREVI DALL’AFRICA (Mozambico, Somalia, Burundi, Africa orientale, Zimbabwe)

mercoledì 31 dicembre 2008

MOZAMBICO – Più di 2000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni in seguito alle piogge torrenziali che hanno colpito la provincia costiera di Inhambane, nel sud del paese. Lo riferisce l’agenzia di stampa sudafricana Sapa, secondo la quale almeno una persona è morta, mentre è in corso la conta dei danni alle infrastrutture e alle coltivazioni.

SOMALIA – Il parlamento federale di transizione della Somalia si deve riunire al più presto per scegliere un nuovo presidente dopo le dimissioni di Ahmed Abdullahi Yusuf: è la richiesta del presidente della Commissione dell’Unione Africana (UA) Jean Ping, che in un comunicato ha invitato tutti i parlamentari a impegnarsi nel promuovere pace, sicurezza e stabilità nel paese. Ping ha inoltre espresso perplessità per il modo in cui si è dimesso Yusuf, sottolineando la criticità del momento in cui si trova la Somalia.

BURUNDI – Non si trasformeranno ancora in partito politico le Forze di liberazione nazionale (Fnl), ultimo gruppo militare ribelle in Burundi, a causa della mancata realizzazione del piano di pace siglato nel 2006 con il governo. A darne notizia sono fonti di agenzia internazionali, secondo le quali le Fnl hanno chiesto ai mediatori più tempo per completare la modifica, invitando il governo a istituire aree di riunione per i suoi combattenti e a rifornirli di cibo e medicine. Secondo i commentatori, l’integrazione politica delle Fnl è l’ultimo ostacolo per assicurare la stabilità nel paese dell’Africa centrale; finora né il governo né i mediatori hanno rilasciato commenti alla richiesta dei ribelli.

AFRICA ORIENTALE – Lo spiegamento delle flotte navali al largo delle coste somale per far fronte al fenomeno della pirateria può aggravare le condizioni di sicurezza in Somalia e in tutta la regione dell’Africa orientale. Ad affermarlo è il presidente del Sudan Omar el-Bechir, secondo il quale per eliminare il problema dei pirati bisogna risolvere la crisi in Somalia e garantire una pace duratura.

ZIMBABWE – Un tribunale di Harare ha stabilito la proroga della custodia cautelare per 16 attivisti per i diritti umani, in attesa della pronuncia della Corte Suprema dello Zimbabwe sugli addebiti a loro carico. Le 16 persone sonoeaccusati di terrorismo, banditismo e di aver reclutato individui in vista di un tentativo di colpo di stato per rovesciare il presidente Robert Mugabe. [MV][CO]

BREVI DA FRONTI DI GUERRA E DI CRISI (Iraq, Afghanistan, Rep. centrafricana, Filippine)

mercoledì 31 dicembre 2008

IRAQ – Ha provocato almeno due morti e nove feriti questa mattina l’esplosione di due mine nella città di Mosul, capoluogo della provincia settentrionale di Ninive: lo hanno riferito funzionari locali, secondo i quali la prima deflagrazione è avvenuta al passaggio di un convoglio della polizia. A causare le vittime sembra essere stata la seconda esplosione che, pochi attimi dopo il primo scoppio, ha investito alcune persone che tentavano di prestare soccorso.

AFGHANISTAN – E’ di 17 presunti guerriglieri uccisi il bilancio di due distinte operazioni condotte dalla Coalizione militare a guida americana e dall’esercito afgano: lo hanno reso noto oggi a Kabul i comandi statunitensi. A circa 60 chilometri dalla capitale, si afferma in un comunicato, hanno perso la vita 11 ribelli; altri sei sarebbero stati uccisi durante una serie di bombardamenti aerei nell’est del paese.

REPUBBLICA CENTRAFRICANA – Nuove misure di sicurezza sono state adottate dal governo di Bangui per impedire un possibile sconfinamento dei ribelli dell’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army, Lra), accusati di recente per attacchi e violenze ai danni della popolazione civile nelle zone di frontiera della Repubblica democratica del Congo. Secondo il ministro della Difesa Jean-Francois Bozizé, in territorio centrafricano non è stata finora segnalata alcuna presenza del gruppo ribelle.

FILIPPINE – E’ di un poliziotto ucciso e di quattro feriti il bilancio di due attentati avvenuti ieri nell’isola di Mindanao, nel sud delle Filippine: lo hanno riferito funzionari locali, secondo i quali le deflagrazioni hanno investito posti di blocco della polizia nelle città di Isulan ed Esperanza. Il sud di Mindanao è considerato la roccaforte dei ribelli separatisti del Fronte Moro islamico di liberazione (Milf).[VG]

A MEZZANOTTE, UN ASSORDANTE MINUTO DI SILENZIO PER LA PACE-BUON ANNO 2009

mercoledì 31 dicembre 2008

Anche per il 2009, appena trascorsa la mezzanotte di Capodanno, comincia la “Giornata mondiale della Pace”, istituita nel 1967 da Paolo VI. Nelle strade intorno alla redazione, a Roma, echeggiano già da ore, come deflagrazioni vicine e tuoni lontani, gli stupidi ‘botti’ con cui qualcuno crede di accogliere bene il 2009. Al telefono, da ancor più lontano, sono giunti e continuano a giungere altre e più sinistre, letali esplosioni… Parlare con le fonti raggiungibili nella Striscia di Gaza è diventato, anche per questo, una pena; quando oggi il TG3 è venuto a trovarci in redazione per un collegamento con l’unico sacerdote cattolico della Striscia, l’atmosfera non era proprio di festa, anche per le tante telefonate strazianti di questi giorni. “Sono ripresi stasera i bombardamenti aerei israeliani sulla linea di frontiera tra Striscia di Gaza ed Egitto a pochi chilometri dal valico di Rafah” scrive alle 19.23 l’agenzia di stampa italiana Ansa. E aggiunge: “Gli abitanti della parte egiziana della città di Rafah, terrorizzati come ieri sera, hanno abbandonato le case e si sono radunati nella grande piazza Salaheddin, dove era in precedenza la barriera mobile omonima, che è stata spostata di alcuni chilometri…”. Respinta la proposta francese per una tregua umanitaria di almeno 48 ore, nemmeno ascoltata la disponibilità di Hamas a discuterne, lasciati cadere tutti gli appelli, incluso quello di Benedetto XVI Domenica scorsa per la pace in Terrasanta, Israele sceglie di chiudere un anno e ne comincia un altro all’insegna delle armi e del sangue. Ma nell’anno che sta finendo son cambiate tante cose sulla scena mondiale. E forse nella mente e nel cuore di alcuni uomini. Un nuovo presidente americano, una crisi economica e sociale di gravità non ancora ben calcolata, insopportabile per i troppi ‘Ultimi della Terra’, sono “segni dei tempi” da cogliere senza esaltazioni né disperazione. Il presidente della Repubblica Giorgio NApolitano ha cominciato il suo tradizionale messaggio di fine d’anno al paese con queste parole: “Questa vigilia del nuovo anno è dominata, nell’animo di ciascuno di noi, dallo sgomento per le notizie e le immagini che ci giungono dal cuore del Medio Oriente. Si è riaccesa in quella terra una tragica spirale di violenza e di guerra. Una spirale che va fermata. Lo chiedono l’Italia, l’Unione Europea, le Nazioni Unite, il Pontefice: sentiamo oggi, mentre vi parlo, che questo è il nostro primo dovere, riaprire la strada della pace in una regione tormentata da così lungo tempo”. Ovunque tutti ci troviamo a mezzanotte, facciamo (e facciamo fare) almeno un minuto di silenzio. Un minuto e un secondo in più, visto che, ci dicono gli esperti, quest’anno ne possiamo disporre. E ripetiamolo, ripetiamolo, come una preghiera silenziosa, individuale e collettiva, più volte durante l’intera giornata. E poi ogni giorno e ogni successivo giorno ancora, fino a quando lo strazio di Gaza e di qualsiasi angolo di mondo in cui sia in corso un conflitto – dallo Sri Lanka all’Iraq, dalla Somalia al Nord Kivu all’Afghanistan – a poco a poco ceda il posto a quella miracolosa, taumaturgica ‘caritas’ che è l’amore nelle sue accezioni più nobili e sovrumane. Da Gerusalemme a Washington alle donne e agli uomini più dimenticati, quell’incessante minuto di silenzio potrebbe diventare a poco a poco più forte della fame e della violenza, più assordante di qualsiasi osceno boato di guerra. (Pietro Mariano Benni)
[PMB]

27 dicembre 2008 ATTACCO SU GAZA: PADRE MUSALLAM ALLA MISNA, “È UN MASSACRO NON UN BOMBARDAMENTO”

domenica 28 dicembre 2008

“Quello in corso a Gaza è un massacro non è un bombardamento. È un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice”: a parlare è padre Manuel Musallam, parroco della Santa Famiglia, contattato dalla MISNA a Gaza città. Con voce affranta il sacerdote prosegue: “io sto bene, la chiesa è intatta, ma la scuola delle suore del Rosario è distante solo pochi metri da un edificio centrato da uno dei razzi sparati dagli israeliani. La deflagrazione ha fatto esplodere tutte le finestre delle aule, ancora piene di alunni. Alcuni bambini hanno riportato lievi ferite a causa dei vetri. Subito dopo si sono barricati nei locali del Convento con le suore, finchè non sono arrivati i genitori a riportarli a casa”. Mentre la conta dei morti continua a salire, gli ultimi bilanci in circolazione parlano di circa 160 morti e oltre 200 feriti, i bombardamenti israeliani proseguono seppur con intensità minore. “Stanno continuando a colpire. Di quando in quando si sente un’altra esplosione qui a Gaza. Ma abbiamo notizie anche di bombardamenti in ogni angolo della Striscia. Temiamo che il numero dei morti in circolazione sia destinato a salire, perché molti cadaveri non sono stati ancora riconosciuti e altri potrebbe trovarsi sotto le macerie degli edifici distrutti” aggiunge padre Musallam. Il religioso contesta poi le notizie di un’operazione mirata contro le strutture legate ad Hamas e ai gruppi responsabili dei lanci di razzi Qassam in territorio israeliano, proietti artigianali che provocano un danno limitato quando raggiungono il bersaglio. “Nei bombardamenti è morto anche uno dei miei migliori amici, il capo della polizia di Gaza (Tawfiq Jabber, ndr). Cosa c’entra la polizia con Hamas? I poliziotti sono cittadini comuni che lavorano. È vero a Gaza comanda Hamas e in qualche modo la polizia deve rispondere a loro, ma i poliziotti non hanno niente a che fare con la politica e men che mai sono ‘terroristi’. Sono solo persone comuni che lavorano” aggiunge alla MISNA padre Musallam, confermando le gravi perdite subite dalle forze di polizia di Gaza, il cui quartier generale sarebbe stato centrato da più di un razzo, proprio mentre era in corso una cerimonia di premiazione di alcuni agenti. Intanto cominciano a circolare notizie relative a un alto numero di civili innocenti, incluse donne e bambini, uccisi nei bombardamenti israeliani. “È certo che ci siano vittime civili. In una zona così densamente popolata come Gaza è impossibile colpire un bersaglio senza colpirne anche altri” dice alla MISNA Adnan Abu Hasna, responsabile della comunicazione dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), anche lui contattato a Gaza. “La situazione è gravissima. Gli ospedali sono pieni di feriti e sono quasi già al collasso, anche perché qui manca l’elettricità da una settimana e i medicinali scarseggiano” aggiunge Abu Hasna, sottolineando come la popolazione sia presa dal panico. “La gente corre per strada disperata alla ricerca dei propri parenti e soprattutto dei propri figli. I bombardamenti sono iniziati proprio mentre i ragazzi si apprestavano a lasciare la scuola per far ritorno a casa” dice sconsolato Hasna. Intanto è giunta la notizia che l’Egitto ha aperto il valico di Rafah per consentire l’afflusso dei feriti più gravi trasferiti da Gaza. E mentre Hamas ha giurato vendetta per l’attacco, senza precedenti nella storia recente, di oggi, fonti militari israeliane hanno definito la massiccia operazione militare di oggi solo l’inizio di un’operazione più vasta. “I bombardamenti continueranno, saranno estesi e, se necessario, saranno ancora più massicci” recita una nota delle forze armate israeliane diffusa oggi. Nel frattempo dalla comunità internazionale si stanno lentamente alzando le prime voci critiche. (vedi anche precedenti notizie Striscia di Gaza: ore 10:58 e 11:32)[MZ]

UN’ASSURDA GIORNATA DI SANGUE. . .
Altro, Standard

“C’é sangue ovunque, ci sono feriti e martiri in ogni casa e in ogni strada. Gaza oggi è segnata dal sangue… Ci potranno essere altri martiri e ci potranno essere altri feriti ma Gaza non verrà mai annientata e non si arrenderà mai. Non lasceremo la nostra terra, non alzeremo bandiere bianche e non ci inginocchieremo se non di fronte a Dio”: lo ha scritto Ismail Haniyeh, numero uno del governo di Hamas nella Striscia di Gaza, in una lettera indirizzata al popolo palestinese, diffusa stasera in internet. In base alle ultime notizie disponibili – mentre continua a volume ridotto l’operazione israeliana “Piombo fuso” (in realtà in inglese ‘Solid lead’) – le vittime a Gaza secondo fonti palestinesi sono almeno 227; e forse anche 300 o più in base a informazioni ufficiose israeliane. Cominciata a sorpresa stamani dopo la necessaria autorizzazione dei rabbini nello speciale ‘shabbath’(sabato) di “Hanukkah”, inizio di un nuovo mese del calendario israeliano nel 60° anniversario della fondazione di Israele, l’operazione militare sembra destinata a continuare a lungo e se possibile ad irrobustirsi e ampliarsi, nonostante gli ‘inviti alla moderazione’ provenienti da diverse sedi internazionali e le proteste che si stanno levando nel mondo arabo, soprattutto nelle strade e a livello di popolo visto che la Lega Araba non si riunirà prima di una settimana e che non si sono in realta udite, salvo qualche eccezione della Giordania, altre voci arabe. Forti e chiare invece le voci israeliane, perfino con qualche distorta eco biblica. “Enough is enough… il troppo è troppo… c’è un tempo per la pace e uno per la guerra, ora è giunta l’ora di combattere…non voglio illudere nessuno, l’operazione non sarà facile e nemmeno breve” ha detto il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. E il primo ministro Ehud Olmert gli ha fatto eco invitando gli israeliani “alla pazienza” mentre la responsabile degli Esteri Tzipi Livni ribadiva che Hamas è un movimento terroristico sostenuto dall’Iran. A Ramallah il presidente dell’ Autorità nazionale palestinese (anp) Mahmoud Abbas (Abu Mazen), che avrebbe in corso negoziati di pace con Israele, ha chiesto la fine immediata dell’ “aggressione” e l’intervento di esponenti del mondo arabo. Dal Libano il movimento ‘Hezbollah’ ha definto l’attacco a Gaza “operazione di sterminio collettivo” denunciando “il silenzio sospetto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che costituisce una chiara connivenza con l’aggressore israeliano”; Hashem Safieddin. presidente del consiglio consultivo (Shura) di Hezbollah, parlando a Beirut, ha sostenuto che l’offensiva aerea israeliana “é stata decisa dall’America ed eseguita da Israele in collusione con i governi arabi”. In base a una sommaria ricostruzione della giornata, dozzine di caccia israeliani sono comparsi improvvisamente nella tarda mattinata di oggi nel cielo di Gaza; secondo testimonianze oculari, innumerevoli razzi e missili sparati dagli aerei hanno colpito decine e decine di obiettivi di ogni genere, incluse case di civili, anche se i portavoce di Tel Aviv hanno continuato a definire l’operazione “assolutamente chirurgica”. Gli attacchi sono continuati a ondate, ma il primo sarebbe stato tra i più sanguinosi proprio a causa dell’effetto sorpresa legato all’orario e al giorno. “Il numero più pesante di morti – scrive l’agenzia di stampa italiana Ansa da Gerusalemme – si è avuto in una base di Gaza dove era in corso una cerimonia di consegna dei diplomi ai partecipanti di un corso per ufficiali della polizia di Hamas. Il risultato dell’ attacco é stato devastante: tra le macerie e in strada si sono visti numerosi corpi di morti e feriti. Tra gli uccisi anche il capo della polizia di Hamas Tawfik Jaber. Per le strade di Gaza, tra gli scoppi delle bombe, l’urlo disperato delle sirene delle ambulanze, si sono viste scene di passanti in disperata fuga…”. Intanto, nel Sud di Israele, in risposta all’attacco, da Gaza partivano decine di razzi artigianali ‘qassam’ ma uno solo – sparato non si sa se da uomini di Hamas o della Jihad islamica o da altro gruppuscolo militante – secondo notizie di fonti israeliane, faceva un’unica vittima nella cittadina di Netivot. Per il Sud di Israele veniva deciso lo stato d’emergenza, mentre fonti di stampa e alcuni portavoce israeliani e vicini a Israele continuavano a indicare in questi assurdi lanci da Gaza il motivo dell’offensiva. A Betlemme, dove si è svolta una manifestazione di protesta in cui militari israeliani hanno fatto ricorso a proiettili di gomma e gas lacrimogeni, nella Piazza della Mangiatoia sono state spente le luminarie del presepe… [PMB]

OPERAZIONE “PIOMBO FUSO” A GAZA: MANIFESTAZIONI NEL MONDO ARABO
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Manifestazioni di protesta contro l’operazione israeliana “Piombo fuso” in corso da stamani nella Striscia di Gaza si svolgono o sono o in allestimento per domani in diversi paesi arabi. In Cisgiordania, da Betlemme, nel campo profughi di Duhyisha, a Ramallah ed Hebron, centinaia di persone, soprattutto giovani, si sono riversati nelle strade con striscioni anti-israeliani, scontrandosi anche con militari israeliani occupanti. Migliaia di cittadini, aderenti a diverse forze politiche, per lo più di opposizione, si sono riuniti al Cairo e in altre località egiziane annunciando per domani “il giorno dell’ira”. Dal Cairo, l’agenzia di stampa italiana Ansa scrive tra l’altro: “Nella capitale il raduno è davanti alle sedi dei sindacati dei giornalisti e degli avvocati: slogan molto forti contro Israele, contro gli Usa, ma anche contro i governi arabi, accusati di “complicità con Israele”. Per domani sono attese proteste degli studenti universitari, nella stessa giornata in cui la Lega Araba ha convocato in sessione straordinaria i ministri degli esteri. Ad Amman stasera centinaia di giordani si sono riuniti davanti alla sede delle Nazioni Unite scandendo slogan come “Hamas vai avanti, tu sei il cannone, noi siamo i proiettili”, mentre a Beirut decine di giovani hanno percorso le strade della città dando fuoco a copertoni. Proteste anche di centinaia di palestinesi nei campi profughi del Libano e della Siria, mentre il presidente siriano, Bashar el Assad, si è unito ad altri suoi omologhi per chiedere un vertice dei capi di stato arabi, aderendo all’iniziativa del Qatar, che ha contattato anche Gheddafi e re Abdallah II di Giordania”. [PMB]

 

MUSTAFA BARGHOUTI: “E’ UN CRIMINE DI GUERRA”
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“Questo è un crimine di guerra, senza precedenti, inaccettabile e Israele non oserebbe spingersi fino a questo punto se non ci fosse su questi crimini inumani il silenzio della comunità internazionale”: lo ha detto Mustafa Barghouti, una delle voci palestinesi più chiare ed equilibrate in un’intervista del canale in lingua inglese dell’emittente araba ‘al Jazira’. “E’ impossibile – ha aggiunto Barghouti, da sempre favorevole alla non-violenza e lontano parente del più noto Marwan Barghouti, detenuto da anni in Israele – paragonare Hamas a Israele:tutti i razzi che Hamas ha lanciato non hanno ucciso un solo israeliano. Nello stesso anno del cosiddetto processo di pace di Annapolis, Israele ha ucciso 546 palestinesi, inclusi 76 bambini, più di metà nella sola Cisgiordania (fonti israeliane sostengono che oggi un razzo palestinese avrebbe ucciso un vecchio israeliano, ndr). L’aggressione è unilaterale; Israele dispone presumibilmente della quarta forza militare del mondo, è il quarto esportatore di armi nel mondo e possiede testate nucleari. Oggi ha utilizzato 60 sofisticati caccia da combattimento contro Gaza che non ha nulla per difendersi. Israele vuole questa ‘escalation’ per spezzare la spina dorsale del popolo palestinese,ma non ci riuscirà”. Barghouti ha ripetutamente sottolineato che non è tanto Hamas quanto il popolo palestinese nel suo insieme – “ la sua richiesta di giustizia, indipendenza e libertà – il vero obiettivo della massiccia operazione militare che Israele ha cominciato oggi, dopo averla minacciata per giorni come rappresaglia per il recente lancio di alcune decine di razzi artigianali su territorio israeliano (senza apprezzabili conseguenze). In un’intervista immediatamente successiva, un portavoce israeliano ha sostenuto che l’operazione intende solo proteggere 250.000 abitanti nel Sud di Israele, inclusi 100.000 bambini, che vivono da tempo nel terrore a causa dei razzi lanciati da Gaza. Mentre le incursioni aeree israeliane stasera continuano – quattro gli ultimi palestinesi morti poco fa – continua a salire ben oltre 200 il numero degli abitanti di Gaza uccisi, inclusi numerosi civili, donne e bambini, e sono più di 1000 i feriti tra cui numerosi quelli in gravi condizioni. [PMB]