Natale 2008
La stalla
Cristo è nato in una stalla. Per C.G. Jung, psicologo che pratica l’analisi del profondo, questo è un simbolo importante. Secondo lui noi dovremmo ricordare sempre che siamo solo la stalla nella quale è nato Dio. Non siamo il palazzo né la bella casa appena costruita e ben arredata, e neanche un confortevole soggiorno.
Ciascuno di noi mette in relazione con la stalla esperienze e sentimenti differenti. Una donna mi raccontava che da bambina, appena tornata da scuola, si precipitava subito nella stalla. Lì si sentiva perfettamente a suo agio. L’odore di stalla le trasmetteva una sensazione di familiarità e protezione.
Nella stalla ci sono bestie che esistono e basta. C’è vita. Vi si avvicendano nascite, ma anche morti. Nella stalla c’è la vita quotidiana con i suoi alti e bassi, con le sue
preoccupazioni.
I bambini si sentono molto vicini agli animali. Questi si lasciano accarezzare, non se la prendono mai. Sono più pazienti degli uomini. Stanno ad ascoltare ciò che i bimbi raccontano loro. E nella stalla c’è sempre un bel calduccio. Anche in inverno, gli animali riscaldano la stalla con il calore del proprio corpo. La stalla non è un luogo di pulizia immacolata. Mischiati alla paglia e al fieno ci sono anche letame e spazzatura. Certo, la stalla viene pulita ogni giorno, ma il letame si accumula di continuo. Serve per concimare i campi.
E un’immagine che rappresenta il nostro intimo: anche il nostro cuore non è un luogo pulito’e immacolato, non è un luogo asettico. Qua e là c’è dell’immondizia ammucchiata. Sotto la superficie si nasconde tutto ciò che abbiamo represso e che se ne sta lì a marcire. E Dio vuole venire a nascere proprio dove si accumula tutto questo “letame”. Non siamo in grado di offrirgli un stanza pulita, ma solo la stalla sudicia del nostro cuore. Piuttosto imbarazzante. Ma questo ci libera dall’illusione di riuscire a meritarci la sua nascita con la perfezione. Dio vuole nascere dentro di noi perché ci ama, non perché possiamo esibire qualcosa.
Possiamo essere certi di offrire una dimora accogliente a Gesù così come siamo, la stalla in cui egli nasce per noi e per questo mondo.
LA MANGIATOIA
Sono qui, davanti
alla tua mangiatoia
Quando narra la nascita di Gesù, Luca descrive anche la mangiatoia in cui egli fu deposto: Maria “lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2,7). La mangiatoia è segno della povertà del bambino nel quale rifulge la gloria di Dio.
Gli artisti hanno riprodotto in mille modi diversi questa mangiatoia. In Oriente è spesso rappresentata come una greppia di pietra che assomiglia molto a un sarcofago, a una bara. E il bambino è tutto avvolto in fasce, proprio come un cadavere. Evidentemente qui la mangiatoia rimanda al sepolcro di Gesù, nel quale Cristo rinasce di nuovo, con la risurrezione. Solo con la risurrezione la morte viene sconfitta per sempre. La nascita di Cristo
fa sì che con la morte noi rinasciamo alla vita eterna.
L’incarnazione, la passione e la risurrezione sono strettamente correlate. Il poeta Paul Gerhardt scrive: “Sono qui, davanti alla tua mangiatoia, o Gesù, vita mia”. Non si tratta tanto di una visione idilliaca, quanto di un punto di riferimento per la speranza del credente, che in un’altra strofa prega con queste parole: “Mi trovavo nell’oscura notte della morte, tu sei stato il mio sole”.
Dietrich Bonhoeffer ha meditato su questo canto nella sua cella della prigione di Tegel, e nella quarta domenica di Avvento scrisse all’amico Eberhard Bethge: “In ogni parola c’è un’incredibile pienezza e bellezza, un’impronta lievemente mistica e monastica. ma proprio per questo dosata al punto giusto; accanto al noi c’è anche l’io e Cristo, e il significato di ciò non può essere detto meglio di come faccia questo canto”.
Uno dí noí
il Bimbo nella mangiatoia mostra che fin dalla sua nascita Gesù è stato solidale con i poveri di questo mondo, e che egli ci viene incontro soprattutto nel volto dei più miseri. Gesù viene deposto in una mangiatoia piena di fieno. Poiché gli uomini non lo hanno accolto, egli giace laddove gli animali trovano il loro cibo. Tuttavia essi gli cedono la loro mangiatoia.
Lo accolgono. Al contrario degli uomini, che spesso pensano troppo e con tutte le loro riflessioni non sanno più venire in aiuto al prossimo. Altri aiutano senza star lì tanto a pensare. Agiscono come di riflesso. Per loro è spontaneo darsi da fare quando vedono qualcuno in difficoltà. Vedono il Figlio di Dio fatto uomo in tutti quelli che hanno bisogno di aiuto, e non stanno lì a far tanti calcoli.
IL BUE E L’ASINELLA
Fin dalle prime rappresentazioni pittoriche della nascita di Gesù sono raffigurati anche il bue e l’asinello, benché Luca non ne faccia assolutamente menzione. Essi sono stati interpretati in vario modo. Gregorio di Nissa (t 394) ne dà la seguente interpretazione: il bue rappresenta la legge giudaica alla quale egli è legato come a un giogo. L’asino è il simbolo dei pagani. Porta infatti il peso dell’idolatria. Tra il bue e l’asino giace il Bambinello, che libererà dal loro giogo e dal loro peso sia i giudei sia i pagani.interpretazione simbolica è senz’altro giustificata, e ve ne sono molte altre possibili. Ad esempio che gli animali si dimostrano sensibili verso Cristo, mentre gli uomini si perdono in mille argomentazioni e non riescono a vedere il mistero dell’incarnazione. Oggi preferiremmo interpretare gli animali a partire dalla psicologia del profondo come
simbolo della natura istintiva e impulsiva dell’uomo. A livello impulsivo e istintivo comprendiamo prima il mistero della trasformazione che si è fatta evidente nell’incarnazione di Dio in Gesù Cristo. Gli impulsi possono essere mutati in spirito, gli istinti in saggezza.
Chi reprime i propri impulsi e istinti, chi ragiona solo con la testa convinto di poter così governare e controllare ogni cosa, non sfrutta appieno le proprie possibilità, non arriva a conoscersi pienamente e nulla di nuovo potrà mai nascere in lui. Senza impulsi ed istinti non vi sarà mai un rinnovamento nella propria vita, mai una rinascita.
Il bue e l’asinello presso la greppia ci invitano a mettere da parte le nostre pose da intellettuali e a rivolgerci umilmente agli animali che sono dentro di noi. Essi sono più vicini al Bambinello rispetto a quanto non lo sia la nostra testa, che si limita a riflettere sulla creatura invece di riconoscerla per quella che è realmente.
L’istinto e la natura spirituale fanno parte entrambi della complessità dell’uomo, e sono legati l’uno all’altra da una relazione misteriosa. Senza di essi l’uomo non potrà mai trovare se stesso. Nell’immagine del bue e dell’asinello che riscaldano il Bambino con il loro fiato si rende evidente che l’elemento naturale e istintivo dell’uomo può riscaldare e nutrire lo spirito, e che l’elemento spirituale che è dentro di noi diventa rigido e gelato nel momento in cui è privato dell’elemento vitale.
Il bue e l’asinello esprimono simbolicamente anche qualcos’altro: gli istinti e gli impulsi non sono soltanto forze positive. Possono essere anche simbolo dell’indolenza, della rigidità e dell’ottusità della legge, oltre che del peso dell’idolatria.
Il bue, che resta con lo sguardo stolidamente fisso davanti a sé, e l’asino, che crolla sotto il peso del suo carico, sono il simbolo di atteggiamenti che tutti conosciamo. Spesso andiamo ostinatamente avanti per la nostra strada, senza voltarci né a destra né a sinistra, e facendoci carico di un peso eccessivo solo perché non abbiamo il senso della misura. Il bimbo Gesù viene fatto nascere proprio dentro la nostra devozione che si appella alla legge. Un bimbo non ha il senso della legalità. Con il suo amore spontaneo getta ogni legge alle ortiche. E un bimbo non si accorge neanche del peso dell’idolatria, degli sforzi dell’ascesi che ci siamo costruiti da soli, convinti di riuscire a costringere Dio a venirci incontro e a fare del nostro ego un vero e proprio idolo. A un bimbo sembra tutto facile. Invece di caricarci di altro peso, ci mostra come giungere alla leggerezza dell’essere. Il Natale dona entrambe le cose: la spontaneità dell’amore e la leggerezza dell’essere.
(continua)