Archivio di marzo 2009

DON SANDRO LIBERO

giovedì 26 marzo 2009

Giorno di festa e di ringraziamento per la piccola comunità di Gibuti.

Don Sandro,unico prete diocesano della Diocesi di Gibuti ,ha terminato il suo calvario giudiziario.Questa mattina è stato giudicato e finalmente il rpocesso è terminato e può ricevere il passaporto ed è LIBERO (secondo la giustizia gibutina).

Quattro mesi di carcere duro qui a Gibuti, un anno di detenzione vigilata un mese di convocazioni al tribunale ,nessun giudice voleva emettere la sentenza essendo un processo politico,finalmente ,grazie a Dio e allla visita fatta al presidente  dal nuovo nunzio del corno d’Africa ,questa mattina si è terminata la lunga odissea di un prete che per quindici anni  ha lavorato, per  amore dei fratelli gibuziani  ,con entusiasmo e coraggio in mezzo ai più poveri :bambini di strada ,rifugiati,ammalati di ogni tipo.

Unitevi a tutti noi che abbiamo pregato e sperato in questa giorno ,per ringraziare il Signore .

 

I Missionari e le Missionarie della Consolata vi comunicano la bella notizia e vi ringraziano di esserci stati vicini con la preghiera e l’incoraggiamento.

 P.Francesco Giuliani  i.m.c.

 

Dal Papa appello ai governi africani

lunedì 23 marzo 2009

LUANDA - “Se mi è permesso rivolgere qui un appello finale, vorrei chiedere che la giusta realizzazione delle fondamentali aspirazioni delle popolazioni più bisognose costituisca la preoccupazione principale di coloro che ricoprono le cariche pubbliche, poichè la loro intenzione, ne sono certo, è quella di svolgere la missione ricevuta non per se stessi ma in vista del bene comune”. Lo ha detto Benedetto XVI, nel discorso conclusivo del suo viaggio in Africa.

Affiancato dal cardinale Tarcisio Bertone e dal segretario personale padre Georg, il Papa si è accomiatato dal presidente angolano José Eduardo Dos Santos e dalla sua famiglia sulla pista dell’aeroporto della capitale Luanda, ed è saluto sull’aereo poco dopo le 10,30.

Il Pontefice ha espresso “apprezzamento e gratitudine” sia alle uutorità civili e militari che ai vescovi dell’Angola: “Rivolgo loro più cordiali ringraziamenti per ogni gentilezza con cui hanno voluto onorare la mia persona durante questi giorni che ho potuto passare tra voi”. A tutta la popolazione del Paese, ha rivolto poi un invito alla rinconcilazione nazionale. Una parola di riconoscenza è andata anche “agli operatori dei mezzi di comunicazione sociale, agli agenti dei servizi di sicurezza e a tutti i volontari che, con generosità, efficienza e discrezione, hanno contribuito al buon esito della visita”.

Quello in Africa è stato l’undicesimo viaggio internazionale di papa Ratzinger dopo Colonia (Germania), Polonia, Spagna, Baviera, Turchia, Brasile, Austria, Usa, Australia e Francia. Il prossimo è previsto a maggio, e sarà una trasferta importante: in Israele e Giordania.

IL PAPA: AFRICA MESSA IN PERICOLO DA CHI NON HA SCRUPOLI

giovedì 19 marzo 2009

CITTA’ DEL VATICANO, 19 MAR – Il Vaticano attacca le multinazionali che “invadono” l’Africa, “si appropriano delle risorse naturali” e “deturpano il creato”. “Le multinazionali – si afferma nell’Instrumentum laboris, il documento preparatorio per il Sinodo speciale africano che si terrà in autunno in Vaticano consegnato oggi dal Papa a Yaoundé – continuano ad invadere gradualmente il continente per appropriarsi delle risorse naturali. Schiacciano le compagnie locali…con la complicità dei dirigenti africani. Inoltre “recano danno all’ambiente e deturpano il creato”.

L’Africa è “in pericolo” di fronte a nuovi seduttori immorali che “cercano di imporre il regno del denaro disprezzando i più indigenti”, e costringendoli persino all’esodo. E’ il grido d’allarme lanciato dal Papa, nella messa davanti a circa 40 mila persone stipate nello stadio di Yaoundé.

Calendario fitto di impegni per Benedetto XVI, al suo terzo giorno di visita a Yaoundé. Dopo l’incontro con i musulmani e la messa, nel pomeriggio visiterà il Centro Nazionale di Riabilitazione degli Handicappati, intitolato al defunto cardinale canadese Paul Emile Leger. Qui parlerà ad un gruppo di circa 200 malati (Aids, malaria etc.) e mutilati da guerre e conflitti etnici.In serata , infine, in nunziatura, discuterà con i vescovi africani sul prossimo sinodo e rivolgerà loro un nuovo discorso e nuove raccomandazioni.

PAPA IN AFRICA: AIDS. GIGLI (MEDICI CATTOLICI), “PROFILATTICO FALSA SICUREZZA

mercoledì 18 marzo 2009

“Affermare ideologicamente che il Papa sta in qualche modo favorendo l’epidemia perché invita alla sessualità responsabile, è veramente dire un assurdo, anzi, è fare della mistificazione anche dal punto di vista scientifico”. E’ quanto ha dichiarato oggi a Radio Vaticana Gianluigi Gigli, già presidente della Federazione mondiale dei medici cattolici, parlando della sessualità responsabile sulla quale il Papa si è soffermato più volte. “E’ documentato ormai in tutto il mondo come, a seconda di dove si mette l’accento nella prevenzione dell’Aids, i risultati possono essere anche fortemente diversi” ha detto Gigli citando due esempi “storici”. “L’Uganda, dove la lotta all’Aids è stata basata appunto sul comportamento, sugli stili di vita, ha ottenuto traguardi significativi in termini di riduzione dell’epidemia. La Thailandia, dove ci si è basati solo sul profilattico, non ha ottenuto nulla: la situazione è addirittura, appunto, peggiorata”.Tutto ciò, per Gigli, dovrebbe far riflettere “perché a parte ogni giudizio di ordine etico – se ci si limita solo al profilattico, la sensazione di ‘falsa’ sicurezza che esso dà – perché comunque c’è ancora un rischio di malattia che si mantiene, benché abbassato – questo rischio viene tuttavia a moltiplicarsi a causa del moltiplicarsi dei rapporti che la falsa sicurezza stessa genera. Quindi, rapporti occasionali, rapporti promiscui”. Gigli termina con un ricordo personale legato ad una sua discussione con il Premio Nobel Luc Montagnier, colui che aveva trovato il virus Hiv dell’Aids: “mi ricordo che Montagnier mi disse, con estrema chiarezza: noi riusciremo forse un giorno – e mi auguro presto – a trovare un vaccino in grado di controllare l’Aids. Ma se noi non riusciamo a modificare i nostri stili di vita, il che vuol dire – appunto – che l’uomo è fatto per la donna e per una sola – il rischio è che dietro l’angolo troveremo qualche altro ancor più temibile aggressore”.

dall’Europa attacchi alle parole del Papa

mercoledì 18 marzo 2009

PARIGI (18 marzo) - Il Vaticano, dopo le critiche di Francia, Germania e delle ong britanniche, conferma la posizione della Chiesa sull’uso dei preservativi contro l’Aids. «La Chiesa – si legge in una nota della Santa Sede – concentra il suo impegno non
Ieri il Papa, parlando della piaga dell’Aids, aveva lanciato un messaggio senza equivoci: «Non si può superare – aveva detto Benedetto XVI – con la distribuzione dei preservativi, che anzi aumentano il problema».

Le critiche della Francia. «Grandissima preoccupazione» è stata espressa oggi dal ministero degli Esteri francese per «le conseguenze» sulla lotta contro l’Aids delle parole del Papa Benedetto XVI contro l’uso del preservativo. «La Francia – ha dichiarato alla stampa il portavoce del ministero degli Esteri, Eric Chevallier – esprime fortissima preoccupazione davanti alle conseguenze di queste frasi di Benedetto XVI. Se non spetta a noi dare un giudizio sulla dottrina della Chiesa, riteniamo che frasi del genere mettano in pericolo le politiche di sanità pubblica e gli imperativi di protezione della vita umana».

Critiche anche da parte della Germania: i preservativi hanno un «ruolo decisivo» nella lotta all’Aids, qualsiasi altro mezzo sarebbe «irresponsabile» spiegano i ministeri tedeschi della Sanità e dello Sviluppo in un comunicato congiunto. «L’Hiv/Aids fa parte ancora oggi delle minacce più grandi all’umanità, non dobbiamo indebolire la lotta contro l’Aids, non nel nostro Paese, nè a livello internazionale», affermano le ministre federali della Sanità, Ulla Schmidt, e dello Sviluppo, Heidemarie Wieczorek-Zeul. Soltanto nell’Africa sub-sahariana «22 milioni di uomini hanno l’Aids» sottolineano le ministre. Qualsiasi altro mezzo contro la malattia, «sarebbe irresponsabile», conclude la nota.

Dello stesso parere le Ong britanniche. Secondo l’associazione di beneficenza cristiana Christian Aid  le parole del papa rischiano di seminare «confusione in Africa, nei Paesi dove la Chiesa cattolica ha un’influenza importante». L’astinenza, spiegano, «è una parte importante nell’insieme delle misure, ma che non è l’unico modo per combattere la diffusione del virus dell’Hiv». Dello stesso parere Mohga Kamal-Yanni, esperta di Hiv e Aids dell’organizzazione di beneficenza Oxfam. «La disponibilità dei preservativi per combattere l’Hiv è assolutamente cruciale», ha detto la Kamal-Yanni all’agenzia francese, aggiungendo: «Se vogliamo evitare nuovi casi di infezione tra i giovani, dobbiamo aumentare la diffusione dei preservativi».

L’importanza di un viaggio -PRIMO VIAGGIO DEL PAPA IN AFRICA-

mercoledì 18 marzo 2009

Sarà importante, anzi lo è già, questo nuovo viaggio internazionale del Papa. E lo hanno percepito i media, sia pure riducendolo a un solo aspetto – per di più stravolto in chiave polemica – e cioè quello dei metodi per contrastare la diffusione dell’Aids. Sì, è importante  la  presenza  di  Benedetto XVI in Camerun e Angola, come i giornalisti al seguito hanno potuto capire subito dalle sue risposte alle loro domande mentre l’aereo iniziava a sorvolare il deserto del Sahara, e come è apparso dai primi due discorsi, durante la cerimonia di benvenuto e ai vescovi. Proprio loro sono stati i primi a porgere al Papa gli auguri – che formula con affetto anche il nostro giornale – per la festa del suo santo patrono.
L’importanza del viaggio ha diversi aspetti:  la visita – la terza di un Papa in poco più di un ventennio – a due grandi Paesi quali il Camerun, presentato non a torto come un’Africa in miniatura, e l’Angola; la vicinanza che anche in questo modo il vescovo di Roma vuole dimostrare a tutto il continente africano, dove il cattolicesimo è giovane e in vigorosa crescita, su radici antiche e con realizzazioni rilevanti; la dimensione collegiale, che è ancora più accentuata di quanto non sia solitamente nelle visite papali internazionali.
Questo aspetto collegiale del viaggio africano è stato sottolineato da Benedetto XVI interrogato sulla sua presunta solitudine, una raffigurazione che lo fa “un po’ ridere” – ha detto testualmente. Aggiungendo subito dopo che è circondato da amici, anzi da una “rete di amicizia”, formata innanzi tutto dal cardinale segretario di Stato e dai suoi più stretti collaboratori, in un impegno quotidiano di tipo collegiale, come storicamente è quello della Curia romana, segnato dalle udienze abituali, dalle visite degli episcopati, dalle riunioni plenarie delle congregazioni – ha voluto spiegare a chi non vuole capire. In una circolarità tra centro e periferia sempre più accentuata.
Nel lavoro di ogni giorno è compresa la preparazione, lunga e coscienziosa, dei viaggi, divenuti da quasi mezzo secolo una forma nuova del servizio papale. Come questo, al quale non solo simbolicamente prendono parte i responsabili più alti della Segreteria di Stato, ma anche un cardinale vescovo proveniente dall’Africa, il cardinale prefetto e l’arcivescovo segretario (anch’egli africano) della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, l’arcivescovo segretario del Sinodo dei vescovi.
Grazie a questa preparazione, in continuo scambio con le rappresentanze pontificie nei diversi Paesi e con gli episcopati, le visite internazionali del vescovo di Roma portano frutti, immediati – come appare in queste ore dall’entusiasmo autentico e commovente dei fedeli camerunesi – e durevoli. Benedetto XVI viaggia, come i suoi predecessori, per testimoniare e annunciare il Signore. E questo ha effetti politici in senso alto. Anche ora nel sollecitare il continente africano e tutta la comunità internazionale a un impegno comune che aiuti a superare la crisi globale.

I cristiani diano voce al grido di riconciliazione e giustizia dell’Africa -IL PAPA AI VESCOVI-

mercoledì 18 marzo 2009

I cristiani non possono restare in silenzio di fronte alle grandi tragedie dell’Africa:  violenza, povertà, fame, corruzione, abusi. Spetta alla Chiesa dare voce alle attese di riconciliazione e di giustizia del continente:  una missione che, accanto a sacerdoti e laici, deve vedere in prima linea gli stessi vescovi come “principali difensori dei diritti dei poveri”.
Benedetto XVI arriva per la prima volta in Africa ed entra subito nel cuore dei problemi che affliggono questa immensa porzione del pianeta. Dal Camerun – dove è giunto nel pomeriggio di martedì 17 marzo – lancia “un appello a tutti i vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici del continente a dedicarsi nuovamente alla missione della Chiesa a portare speranza ai cuori del popolo dell’Africa”. Il messaggio del Vangelo – incalza – “esige di essere proclamato con forza e chiarezza”. E ognuno deve fare la sua parte perché “la luce di Cristo possa brillare nel buio della vita delle persone”.
Nel primo discorso pronunciato all’aeroporto di Yaoundé il Pontefice denuncia il persistere dei conflitti locali in diversi Paesi africani. E deplora in particolare la piaga del traffico di esseri umani, “moderna forma di schiavitù” che colpisce soprattutto donne e bambini. “In un tempo di globale scarsità di cibo, di scompiglio finanziario, di modelli disturbati di cambiamenti climatici – avverte – l’Africa soffre sproporzionatamente:  un numero crescente di suoi abitanti finisce preda della fame, della povertà, della malattia”. Sono proprio loro che “implorano a gran voce riconciliazione, giustizia e pace”. Un grido che è un appello al mondo perché non consideri il continente solo una colonia o un mercato da conquistare. No, dunque, a “nuove forme di oppressione economica o politica” e all’imposizione “di modelli culturali che ignorano il diritto alla vita”. Sì, invece, a una solidarietà a tutto campo, all’impegno educativo, alle iniziative a favore dei bisognosi e dei malati.
Di formazione e carità il Papa parla anche ai vescovi durante l’incontro di mercoledì mattina, indicando tra le priorità pastorali la comunione tra presuli e sacerdoti, la solidità della vita spirituale, l’inculturazione della fede, la difesa dei più poveri. In un Paese caratterizzato dalla presenza di oltre duecento etnie la Chiesa – raccomanda Benedetto XVI – deve dedicarsi alla riconciliazione tra i diversi gruppi “per il bene di tutti”. Suo compito è “risvegliare la speranza nei cuori degli esclusi” contribuendo alla “costruzione di un mondo più giusto in cui ciascuno potrà vivere dignitosamente”.

Papa in Africa: incoraggia impegno donne in Chiesa e società

mercoledì 18 marzo 2009

YAOUNDE’  – Benedetto XVI, in missione apostolica in Africa, ha incoraggiato la partecipazione femminile nei vari settori della Chiesa che rivela una forte consapevolezza della dignità della donna, non solo nella Chiesa ma anche nella società africana.

“Sono lieto – ha affermato Benedetto XVI nel suo discorso ai vescovi del Camerun presso la chiesa Christ-roi di Yaoundé – di evidenziare e incoraggiare la partecipazione attiva delle associazioni femminili nei vari settori della missione della Chiesa, dimostrando così – ha aggiunto – una reale consapevolezza della dignità della donna e la sua specifica vocazione nella comunità ecclesiale e nella società “.

Una comunità IN PACE E IN ARMONIA -IL NUNZIO APOSTOLICO DEL CAMERUN

martedì 17 marzo 2009

Da quando il Santo Padre ha annunciato solennemente la sua visita pastorale in Africa, in Camerun e in Angola i due Paesi sono nella gioia e nell’attesa. In Camerun lo si legge sui volti e nelle anime, in seno alla comunità cattolica e anche al di fuori di essa, è una gioia condivisa, piena di speranza, che dà sapore alla vita e alla quotidianità di tutti.
I cattolici del Camerun, che hanno l’onore e la grazia di accogliere il Papa Benedetto XVI nel suo primo viaggio in terra africana, mostrano una fierezza particolare, poiché è la terza volta negli ultimi trent’anni che essi accolgono il Vicario di Cristo, il Pastore della Chiesa Universale. Ma come si presenta la realtà ecclesiale che il Santo Padre vedrà da vicino in Camerun? Al di là di quella gioia spontanea, cosa potrà apportare quest’incontro con il Papa che viene in Africa nel nome del Signore?
Si dice spesso che il Camerun, Paese dell’Africa centrale, di 450.000 km2 per circa 18 milioni di abitanti, sia un’Africa in miniatura, per la sua storia, lingua e geografia. In effetti, oltre il francese e l’inglese come lingue ufficiali, si contano ancora più di 220 parlate locali, da quelle bantu a quelle sub-saheliane.
Sul piano religioso, si incontrano tanto i musulmani che i cristiani, cattolici e protestanti. Sul piano socio-politico, il Paese ha subito molti cambiamenti. L’immagine migliore che la nazione offre è quella di essere l’unica isola di pace in un’Africa centro-occidentale marcata da guerre e conflitti di ogni genere. Dal 1992 si registra una certa apertura democratica con elezioni multipartitiche regolarmente organizzate. L’ultima elezione del capo di Stato, nell’ottobre 2004, ha visto la rielezione di Paul Biya, al potere dal 1982, sotto la cui guida il Paese si muove verso un processo di democratizzazione e di sviluppo.
Il Camerun, pur condividendo le stesse difficoltà degli altri Paesi africani, si presenta come una nazione che gode di un clima politico piuttosto tranquillo e di una certa stabilità sociale, nonostante rivendicazioni economiche sempre più pressanti. Le sfide che il Paese deve affrontare sono enormi, sempre alla ricerca di una crescita economica e della riduzione della povertà che è visibile, a tanti livelli:  dell’educazione, delle infrastrutture, della comunicazione, del problema idrico, dell’elettricità, della disoccupazione, dell’insicurezza, dei salari molto bassi e del sistema sanitario.
Oltre al peso del debito pubblico che rimane enorme, la popolazione non riesce a liberarsi dal problema della corruzione né da quello della cattiva gestione della società civile. Nonostante tutto, il Camerun offre un quadro ideale per rivolgersi all’Africa tutta intera e per invitare il continente a entrare in una fase di rinnovamento, di democratizzazione e di progresso, ma soprattutto di nuova evangelizzazione.
La Chiesa cattolica in Camerun coesiste con altre confessioni cristiane. Forte è la presenza delle Chiese della riforma, come quella presbiteriana, la battista, l’evangelica, l’anglicana e la luterana. Sempre più presente è anche la Chiesa greco-ortodossa di Alessandria d’Egitto. Vari incontri sono organizzati ogni anno nel quadro del dialogo ecumenico e interreligioso. I vescovi cattolici, da parte loro, sono coscienti della necessità di mantenere una certa coesistenza pacifica con tutti i credenti delle varie confessioni. Sempre più numerose e preoccupanti, invece, sono le nuove sette cristiane, che spaccano il tessuto ecclesiale tradizionale. La maggior parte di esse provengono dagli Stati Uniti, ma alcune sono il prodotto di un particolare sincretismo afro-cristiano.
Le relazioni tra cristiani e musulmani, in genere, si basano su uno spirito di reciproca tolleranza e moderazione, sostenute dalla laicità dello Stato. I musulmani sono maggioritari nel nord del Paese, dove di recente non sono mancate tensioni create da alcuni gruppi intransigenti, regolate dalla collaborazione tra i capi delle due comunità religiose.
La Chiesa in Camerun ha conosciuto un più significativo sviluppo.
Il dinamismo di crescita ecclesiale si esprime anche nell’implicazione dei laici nella pastorale, in special modo per quanto concerne l’attività dei catechisti. Bisogna anche menzionare i movimenti di Azione Cattolica, le associazioni, le confraternite e le nuove comunità. Le corali, oltre ad animare le celebrazioni liturgiche, costituiscono sempre più un luogo di espressione di fede. Le donne e i giovani sono le categorie di fedeli che militano maggiormente nella Chiesa. Con più difficoltà emerge, invece, la figura dell’intellettuale laico, pertanto indispensabile per un più grande impegno dei cattolici all’interno dei quadri politici ed economici della nazione.
Per quanto concerne la vita sociale, i vescovi hanno preso coscienza dell’importanza di permeare la cultura locale dei valori cristiani, per ravvivare la speranza degli strati più poveri della popolazione. Con dichiarazioni e lettere pastorali, i presuli non cessano di denunciare i mali morali che minano la vita sociopolitica e interpellano i fedeli a un impegno personale e comunitario.
L’impegno sociale della Chiesa non si limita all’insegnamento della verità, ma si materializza con azioni concrete presso i poveri e gli emarginati. In effetti, davanti alla carenza dell’azione propria dello Stato in settori fondamentali come la salute pubblica, la scuola, o lo sviluppo rurale, la Chiesa in Camerun è testimone della presenza concreta di Cristo tra i poveri. I differenti servizi della Conferenza episcopale nazionale del Camerun (cenc) cercano di rispondere a tale esigenza in cooperazione con i servizi statali, con la Caritas internazionale e altri organismi ecclesiali. Numerosi comitati diocesani di attività sociali e caritative coordinano le attività e i progetti di sviluppo per le popolazioni. Di particolare importanza è il ruolo svolto sul piano dell’educazione dalle scuole e dai collegi cattolici, tra cui spicca l’istituto cattolico di Yaoundé e l’università cattolica dell’Africa centrale (ucac).
La miseria crescente, che scava un abisso sempre più profondo tra la classe politica benestante e le masse popolari più povere, provoca l’abbandono di valori culturali tradizionali quali la famiglia, il rispetto della vita, il rispetto degli anziani, la gratuità, la solidarietà, ecc. Nello stesso tempo, si assiste con sempre maggior frequenza al ritorno verso certe pratiche tradizionali, quali la stregoneria e la divinazione. In tale contesto, si assiste a una recrudescenza della mentalità magico-religiosa di gruppi ancestrali e di sette, che approfittano della situazione per vendere guarigioni, successo, salute a buon mercato e attirare nuovi adepti.
La risposta della Chiesa davanti a tali sfide consiste nell’organizzare meglio la diaconia spirituale e materiale:  l’assistenza ai poveri, ai malati e ai più bisognosi, ma soprattutto il rafforzamento della catechesi e dell’istruzione religiosa. Purtroppo, allo stesso tempo, si assiste anche all’uso poco corretto dei mezzi sacramentali e a una pratica disordinata degli esorcismi e delle preghiere dei malati da parte di alcuni membri del clero locale.
Un’ulteriore sfida, assai complessa per la Chiesa, è quella della celebrazione dei funerali. Su tutto il territorio nazionale, i funerali sono celebrati con grande fasto, ben oltre le possibilità economiche della famiglia. La Chiesa cerca di affrontare questa realtà sul piano pastorale, anche se ancora troppo timidamente.
In ogni caso, bisogna riconoscere la volontà dell’episcopato camerunese di assicurare ai fedeli una formazione catechetica appropriata. Quanto più le sfide e i problemi sono complessi, tanto più i mezzi umani e finanziari sono limitati. Le situazioni attuali esigono nuovi metodi e strategie per assicurare una solida educazione dei fedeli ai valori cristiani.
I fedeli del Camerun attendono con impazienza questa visita storica del Santo Padre, poiché essa può apportare quello slancio spirituale necessario per stimolare in essi un rinnovato spirito evangelico che possa permettere di lavorare solidamente per lo sviluppo e di lottare con determinazione contro le forze negative generate dalla povertà in un Paese che in se stesso è ricco di risorse materiali e umane.
I cattolici del Paese sono coscienti del fatto che il Santo Padre viene ad annunciare l’originalità della vita cristiana affinché diventi un mezzo di salvezza per tutto il continente africano e una testimonianza per una vera solidarietà umana.
Solo così, la seconda assemblea dei vescovi del Sinodo speciale per l’Africa, sarà una sorgente di speranza per la Chiesa che è in Camerun e per tutta l’Africa.

In Africa tra dolorose ferite e grandi SPERANZE

martedì 17 marzo 2009

Con questa visita, intendo idealmente abbracciare l’intero continente africano:  i suoi gravi problemi, le sue dolorose ferite e le sue enormi potenzialità e speranze”. Lo ha detto il Papa all’Angelus di domenica 15 marzo, alla vigilia della partenza per il viaggio nel continente. 

Cari fratelli e sorelle!
Da martedì 17 a lunedì 23 marzo compirò il mio primo viaggio apostolico in Africa. Mi recherò in Camerun, nella capitale Yaoundé, per consegnare lo “Strumento di lavoro” della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in ottobre qui in Vaticano; proseguirò poi per Luanda, capitale dell’Angola, un Paese che, dopo la lunga guerra interna, ha ritrovato la pace ed ora è chiamato a ricostruirsi nella giustizia. Con questa visita, intendo idealmente abbracciare l’intero continente africano:  le sue mille differenze e la sua profonda anima religiosa; le sue antiche culture e il suo faticoso cammino di sviluppo e di riconciliazione; i suoi gravi problemi, le sue dolorose ferite e le sue enormi potenzialità e speranze. Intendo confermare nella fede i cattolici, incoraggiare i cristiani nell’impegno ecumenico, recare a tutti l’annuncio di pace affidato alla Chiesa dal Signore risorto.
Mentre mi preparo per questo viaggio missionario, mi risuonano nell’animo le parole dell’apostolo Paolo che la liturgia propone alla nostra meditazione nell’odierna terza Domenica di Quaresima:  “Noi annunciamo Cristo crocifisso – scrive l’Apostolo ai cristiani di Corinto -:  scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Cor 1, 23-24). Sì, cari fratelli e sorelle! Parto per l’Africa con la consapevolezza di non avere altro da proporre e donare a quanti incontrerò se non Cristo e la Buona Novella della sua Croce, mistero di amore supremo, di amore divino che vince ogni umana resistenza e rende possibile persino il perdono e l’amore per i nemici. Questa è la grazia del Vangelo capace di trasformare il mondo; questa è la grazia che può rinnovare anche l’Africa, perché genera una irresistibile forza di pace e di riconciliazione profonda e radicale. La Chiesa non persegue dunque obbiettivi economici, sociali e politici; la Chiesa annuncia Cristo, certa che il Vangelo può toccare i cuori di tutti e trasformarli, rinnovando in tal modo dal di dentro le persone e le società.
Il 19 marzo, proprio durante la visita pastorale in Africa, celebreremo la solennità di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, e anche mio personale. San Giuseppe, avvertito in sogno da un angelo, dovette fuggire con Maria in Egitto, in Africa, per mettere in salvo Gesù appena nato, che il re Erode voleva uccidere. Si adempirono così le Scritture:  Gesù ha calcato le orme degli antichi patriarchi e, come il popolo d’Israele, è rientrato nella Terra promessa dopo essere stato in esilio in Egitto. Alla celeste intercessione di questo grande Santo affido il prossimo pellegrinaggio e le popolazioni dell’Africa tutta intera, con le sfide che le segnano e le speranze che le animano. In particolare, penso alle vittime della fame, delle malattie, delle ingiustizie, dei conflitti fratricidi e di ogni forma di violenza che purtroppo continua a colpire adulti e bambini, senza risparmiare missionari, sacerdoti, religiosi, religiose e volontari. Fratelli e sorelle, accompagnatemi in questo viaggio con la vostra preghiera, invocando Maria, Madre e Regina dell’Africa.