Archivio di dicembre 2009

Preghiera dell’anziano

venerdì 4 dicembre 2009

Signore, insegnami a invecchiare! Convincimi che la società non compie alcun torto verso di me se mi va esonerando da responsabilità, se non mi chiede più pareri, se ha indicato altri ad occupare il mio posto.

Che io colga, in questo graduale distacco dalle cose, unicamente la legge del tempo e avverta in questo avvicendamento di compiti la tua mirabile Provvidenza che, nel succedersi delle stagioni, rinnova continuamente la vita.

Fa’, o Signore, che io riesca ancora utile alla comunità umana, contribuendo con l’ottimismo e la preghiera alla gioia e al coraggio di chi è in turno nelle responsabilità, guardando con fiducia al mondo in trasformazione, senza rimpianti sul passato, affinché la mia uscita dall’attività sia semplice e naturale, come un felice tramonto di sole.

Perdona se solo oggi, giunto quasi alla sera della mia lunga giornata, riesco a capire quanto tu mi hai amato e aiutato.

Che almeno ora abbia viva e penetrante la percezione del destino di gioia che mi hai preparato e verso il quale mi hai incamminato dal primo giorno di vita.

Signore, aiutami.

2 DOMENICA DI AVVENTO-S.GIOVANNI BATTISTA-

venerdì 4 dicembre 2009

Avvenne che la Parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto» (Lc 3,2). Questo evento – apparentemente semplice – è collocato da Luca non solo all’interno della storia ebraica, ma anche all’interno della storia universale. Secondo la Bibbia – e per la fede – l’arrivo della Parola di Dio comporta sempre svolte radicali. Ma è anche vero che i risvolti della Parola di Dio sono sempre all’inizio visibili soltanto alla fede: il mondo non se ne accorge neppure. I grandi personaggi che Luca ha elencato non hanno dato importanza alla predicazione del Battista nel deserto e alle folle che accorrevano da lui. C’è già da imparare: il discepolo impari a puntare gli occhi sui germi ricchi di sviluppo, non invece sulle cose clamorose già morte.
La Parola di Dio va riconosciuta (ai più, infatti, appare deludente e insignificante), e occorre saperla accogliere, e per questo occorrono delle condizioni. Luca non dimentica che ci sono condizioni morali indispensabili. Già Isaia parlava di «preparare la strada» e «raddrizzare i sentieri». Giovanni Battista parla di «conversione» e di «perdono dei peccati». È questo che occorre: la conversione comporta un cambiamento.
La conversione, parola che significa cambiamento di rotta, è l’atteggiamento che l’uomo deve assumere nei confronti della Parola di Dio che lo raggiunge, si tratti della predicazione del Battista (come qui), o della predicazione di Gesù (come nel Vangelo) o della predicazione della Chiesa (come oggi). Conversione non indica un cambiamento parziale, ma un cambiamento totale, sia nella mentalità che nel comportamento pratico.
Luca è attento a sottolineare anche una seconda dimensione della Parola: essa risuona in un luogo particolare della storia, in una regione determinata e si rivolge – immediatamente – a uomini determinati. E tuttavia questa Parola così storica (al punto che si direbbe prigioniera di un tempo e di un luogo) è universale, rompe lo spazio in cui è risuonata e si rivolge agli uomini di ogni tempo: «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio».
La Parola di Dio, che è Gesù, è al centro della storia e ha un significato non solo per gli ebrei ma per tutti i popoli.
La prima pagina della Bibbia racconta che la Parola del Signore scese sul caos e impresse al disordine un senso e una direzione, e ordinò all’uomo di continuare in questa impresa.
Ora la Parola del Signore giunge di nuovo, e imprime una svolta all’intera storia umana, tanto che i cristiani sentirono il bisogno di dividere la storia in due, iniziando una nuova numerazione: prima di Cristo, dopo Cristo.(MOS.BRUNO MAGGIONI)

La Chiesa missionaria grida oggi nel deserto del mondo

La salvezza di Dio si realizza dentro la storia umana, non al di fuori di essa; non si sovrappone alla storia, ma vi si inserisce, anche se la trascende. Come il sale. Con la forza del seme e del lievito. Come un fermento di vita nuova. È esattamente ciò che ha fatto Gesù e ciò che siamo chiamati a fare i cristiani nel mondo (vedi la Lettera a Diogneto). Giovanni Battista lo preannuncia con le parole dei profeti Isaia e Baruc, che prendono corpo in quel preciso contesto geografico. Giovanni predica nel deserto, luogo biblico, più che geografico; luogo e tempo di forti esperienze spirituali (vocazione e alleanza, tentazioni e fedeltà…), che il popolo eletto deve rivivere continuamente. Il Battista predica sulle sponde del Giordano: il fiume che bisogna attraversare (rito del Battesimo) con un cambio di mentalità e di vita (conversione), per entrare nella terra promessa. Percorrendo non più cammini scabrosi e tortuosi (simboli biblici di superbia, arroganza, sopraffazione, ingiustizie…), ma un cammino di conversione interiore, spianato e diritto (v. 4-5; e I lettura). Paolo offre un’ulteriore descrizione di tale vita nuova in Cristo: ricolma di carità, di integrità morale, di impegno nella diffusione del Vangelo (II lettura).

La salvezza di Dio è per tutti, insiste il Battista, citando Isaia: “Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” (v. 6). Ogni uomo, ogni carne, cioè ogni persona nella sua debolezza e fragilità avrà la salvezza da Dio. Una salvezza che Dio offre a tutte le persone, senza esclusioni. Una salvezza che l’uomo non può produrre da se stesso, ma che gli viene da fuori: solo da Dio!. Lo scrittore russo Alessandro Soljenitsyn descrive così l’incapacità radicale dell’uomo riguardo alla propria salvezza: “Se qualcuno sta affondando in uno stagno, non si salva tirandosi in su per i capelli”. Occorre una mano da fuori: la mano di Dio. E la mano degli amici di Dio! Il tempo di Avvento, tempo dell’attesa dell’umanità, ci invita a pensare e operare per i numerosi popoli che ancora non conoscono il Salvatore che viene.

La mano amica di Dio si rivela anche nella presenza materna di Maria Immacolata (8 dicembre), così vicina a Dio e alla famiglia umana, come si manifesta nel titolo di Madonna di Guadalupe (vedi sotto il calendario 12/12). Dio si manifesta anche nella mano amica dei cristiani, mano tesa ad aiutare chiunque è nel bisogno materiale o spirituale. Oggi, l’erede di Giovanni Battista è la Chiesa missionaria, che grida nel deserto del mondo: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” (v. 4). Annunciare Cristo è un compito permanente dei cristiani, un tesoro da condividere con altri, come ha ripetuto Papa Benedetto XVI a conclusione del suo recente viaggio pastorale ed ecumenico in Turchia. (*) Il Vangelo è il bene più prezioso per tutta la famiglia umana.

Parola del Papa
(*) “Corpo del Cristo, essa (la Chiesa) ha ricevuto il compito di annunciare il suo Vangelo fino ai confini della terra (cfr. Mt 28, 19), vale a dire di trasmettere agli uomini e alle donne di questo tempo una buona novella che non solo illumina ma cambia la loro vita, fino a passare e vincere la morte stessa. Questa Buona Novella non è soltanto una Parola, ma è una Persona, Cristo stesso, risorto, vivo!… Come i cristiani potrebbero trattenere soltanto per loro ciò che hanno ricevuto? Come potrebbero confiscare questo tesoro e nascondere questa fonte? La missione della Chiesa non consiste nel difendere poteri, né ottenere ricchezze; la sua missione è di donare Cristo, di partecipare la Vita di Cristo, il bene più prezioso dell’uomo che Dio stesso ci dà nel suo Figlio”.
Benedetto XVI
Omelia nella Cattedrale dello Spirito Santo, Istanbul, 1 dicembre 2006