Archivio di aprile 2010

UN NUOVO LIBRO DEL NOSTRO AMICO RENATO

venerdì 9 aprile 2010

Editrice Missionaria Italiana – Bologna


Vangelo

dei Migranti

di Renato Zilio
(Pref. Card. Roger Etchegaray),
pag. 128, euro 9,00
Pensieri e meditazioni di un
missionario dei migranti diventano
qui pagine vive, che nascono giorno dopo giorno dall’espe¬rienza della sua parrocchia londinese.
È un vero microcosmo. Sono gli emigrati italiani, la cui vita si intreccia, oltre che con quella del Paese ospite, anche con le comunità portoghese, filippina.
Per gli uni e per gli altri – per tutti – “emigrare è sempre una lotta. Lo è per il pane e la dignità”.
Impegno pastorale e sfida del “vivere insieme” si rivelano par¬ticolarmente vivi, stimolanti e attuali. Una lettura tra prosa e poesia che rinvia il lettore alla realtà degli immigrati in Italia oggi e porta a riflettere sulla nostra condizione ormai di po¬polo che accoglie. Uno strumento prezioso per capire il mon¬do multiculturale in cui viviamo.
Nel contesto dell’anno 2010, proclamato dalle Nazioni Unite “Anno internazionale per l’avvicinamento delle culture” e dal¬la Conferenza delle Chiese Europee (Kek) “Anno europeo per le migrazioni” un libro di sorprendente attualità e freschezza.
“Se la tua storia è più preziosa della tua origine,
ciò che tu hai costruito è più importante di quanto tu hai ricevuto…
Se hai rivelato una libertà responsabile che ti ha reso differente,
hai fatto il tuo volto ancora più luminoso.
E se per te un cammino con altri vale più del tuo punto di partenza,
avrai detto la grandezza di un essere umano!”
La congregazione scalabriniana è fondata da Mons. G.B. Sca¬labrini alla fine Ottocento, per sostenere socialmente e spiri¬tualmente i numerosissimi emigrati italiani.
Ora i suoi missionari e missionarie sono inviati nel mondo alle comunità di migranti di ogni cultura e nazione, per costrui¬re attraverso le loro vicende causate da ingiustizie o squilibri economico-demografici la solidarietà tra tutti gli uomini.
Renato Zilio (1950) è missionario scalabriniano con una lunga esperienza al servizio dei migranti.
Ha fondato e diretto il Centro Interculturale Gio¬vanile di Ecoublay nella Regione Parigina, ha diret¬to a Ginevra la rivista della comunità italiana Pre¬senza Italiana, ha lavorato presso il Centro Studi Migrazioni Internazionali di Parigi e svolto attività di missione a Gibuti, nel Corno d’Africa. Vive attualmente a Londra presso il Centro Interculturale Scalabrini di Brixton Road.
I suoi ultimi libri:
• Lettere da Gibuti (Ed. Messaggero Padova, 2008),
• Parole dal deserto (Ed. Paoline, 2009)
Per informazioni e contatti:
Monica Martinelli • stampa@emi.it • cell. 331 399 69 44 • tel. 051 32 60 27

Spirito di sconfinata apertura

mercoledì 7 aprile 2010

(Jean Galot)

Spirito di Dio, vieni ad aprire sull’infinito le porte del nostro spirito e del nostro cuore. Aprile definitivamente e non permettere che noi tentiamo di richiuderle. Aprile al mistero di Dio e all’immensità dell’universo.
Apri il nostro intelletto agli stupendi orizzonti della Divina Sapienza.
Apri il nostro modo di pensare perché sia pronto ad accogliere i molteplici punti di vista diversi dai nostri.
Apri la nostra simpatia alla diversità dei temperamenti e delle personalità che ci circondano.
Apri il nostro affetto a tutti quelli che sono privi di amore, a quanti chiedono conforto.
Apri la nostra carità ai problemi del mondo, a tutti i bisogni della umanità.
Apri la nostra mente alla collaborazione con tutti coloro che si adoperano per un medesimo fine.
"SE NON RITORNERETE COME BAMBINI...."

MEDITAZIONE

mercoledì 7 aprile 2010

(Martin Luther King)

Sì, è vero, io stesso sono vittima di sogni svaniti, di speranze rovinate, ma nonostante tutto voglio concludere dicendo che ho ancora dei sogni, perché so che nella vita non bisogna mai cedere.
Se perdete la speranza, perdete anche quella vitalità che rende degna la vita, quel coraggio di essere voi stessi, quella forza che vi fa continuare nonostante tutto.
Ecco perché io ho ancora un sogno…
Ho il sogno che un giorno gli uomini si rizzeranno in piedi e si renderanno conto che sono stati creati per vivere insieme come fratelli.
Questa mattina ho ancora il sogno che un giorno ogni nero della nostra patria, ogni uomo di colore di tutto il mondo, sarà giudicato sulla base del suo carattere piuttosto che su quella del colore della sua pelle, e ogni uomo rispetterà la dignità e il valore della personalità umana.
Ho ancora il sogno che un giorno la giustizia scorrerà come acqua e la rettitudine come una corrente poderosa. Ho ancora il sogno che un giorno la guerra cesserà, che gli uomini muteranno le loro spade in aratri e che le nazioni non insorgeranno più contro le nazioni, e la guerra non sarà neppure oggetto di studio.
Ho ancora il sogno che ogni valle sarà innalzata e ogni montagna sarà spianata.
Con questa fede noi saremo capaci di affrettare il giorno in cui vi sarà la pace sulla terra.

UN PIATTO DI SPAGHETTI PER TUTTI I BAMBINI DEL MONDO

UN PIATTO DI SPAGHETTI PER TUTTI I BAMBINI DEL MONDO

DIARIO DI VIAGGIO DI DANIELA A GIBUTI- 1 PUNTATA-

martedì 6 aprile 2010

DIARIO DI VIAGGIO di DANIELA – GIBUTI 2010 –

16/01/10
H.19.00 eccomi sono in aeroporto (Fiumicino RM), la mia avventura comincia. Ma come è iniziata?
Settembre 2009 cena con padre Francesco. Francesco sta per partire per tornare nella sua seconda casa in Africa, Gibuti, e chiacchierando l’idea che io possa raggiungerlo per le mie ferie invernali si fa sempre più forte. Mi racconta la realtà che vive lì, e il suo desiderio che io ne possa prendere parte è tale che anche dopo la sua partenza il mio pensiero si cristallizza sulle sue parole. nel giro di breve prenoto il volo di linea che mi porterà a Gibuti.
Passa l’autunno, il Natale, e le volte che ho l’opportunità di parlare con Francesco su skype, mi confermano che ho fatto una gran bella scelta. Quindici giorni prima della partenza comincio a pensare al viaggio in termini di preparativi, faccio le adeguate vaccinazioni e contatto le persone alle quali Francesco ha delegato vari compiti. Dopo telefonate, contatti e incontri riesco a recuperare tutto ciò che Francesco a richiesto e da parte mia raccolgo altre piccole cose che possono essere utili. In queste giornate ho scoperto una grande solidarietà che non mi aspettavo. Tutte le persone alle quali ho parlato della “vacanza” hanno avuto parole e gesti di solidarietà e diversi l’hanno anche dimostrato materialmente.
E’ una mia grande convinzione che il buono e il “bello” siano estremamente contagiosi tanto che se ne parlassimo di più creeremmo delle condizioni tali da accrescere il positivo che c’è in tutti noi e nelle realtà che ci circondano!
Ora sono seduta qui aspettando che si apra il check-in, osservo le persone che passano, non posso fare a meno di immaginare qualcosa delle loro vite, magari da uno stralcio di conversazione o da come sono vestiti, come camminano…ed è impossibile non vedere che siamo tutti cittadini del mondo e tutti unicamente esseri umani.
Si capisce che il mondo è pieno di gente di buoni propositi. All’imbarco del mio volo molti sono i religiosi che vanno in missioni e altrettanti sono i volontari! Dovrebbero far vedere certe realtà sui tg! C’è tutto un mondo sommerso di brava gente che opera in piccole e grandi realtà, in silenzio e senza che i più se ne accorgono!
Ho ricevuto gli ultimi messaggi di amici e ora leggo gli ultimi dei miei figli poi spegnerò il telefono, mi mancano già ma quello che scrivono è tale che non può che rafforzare il mio amore per loro!
Quello che mi piace delle attese (forzate l’aereo è in ritardo) è che si può fare ciò che nella quotidianità spesso ci è negato: pensare!!! Io cerco di ritagliarmi spesso del tempo per farlo. Pensare nel profondo (non cosa fare per cena). E’ una sana abitudine e quando passo dei periodi più lunghi senza il tempo per farlo, perché presa da mille altre cose, allora arrivo al punto che mi sento soffocare e dico mentalmente alt, fermi tutti. Mi prendo il tempo per una ossigenante camminata con la mia fidata cagnolina e svuoto la mente dalle tante superficialità di cui le nostre vite sono imbevute e mi apro a ciò che di più puro c’è dentro ognuno di noi. La natura mi è grande amica, non potrei vivere in città, mi sento come un animale selvatico-addomesticato. Faccio sempre la brava ma alla prima occasione scappo, libera!
….aspetto e penso…
Sono felice e molto fortunata. Credo che tutto dipenda dalla mia “rinascita”, dal mio approccio alla vita, valuto bene ciò per cui vale la pena soffrire e lottare e, lascio indietro molto di inutile e superfluo.
Nel frattempo sono passata dal grande aeroporto di Roma a quello di Adis Abeba per finire a quello di Djibuti il tutto in un fluire di volti, lingue e colori che mano a mano che mi avvicinavo alla meta cambiava per assumere quello dell’ Africa più vera.
All’aeroporto un fidato amico di Francesco mi accoglie con un gran bel sorriso e un cartello di “ benvenuta daniela ti aspettiamo padre Francesco e padre Matthew”! Non vi dico la gioia di vedere Francesco e il nuovo amico padre Mathew! La giornata è ventosa e umida loro dicono che sono fortunata perché è raro che sia così fresco. La missione è a pochi passi dall’aeroporto , una struttura centrale più recente ospita la cappella, la sala, la cucina e un corridoio lungo il quale si snodano quattro stanze due occupate dai padri e due libere. Entro nella mia trovo un bel biglietto di benvenuto stampato su una foto del deserto, sorrido per una delle tante prove di amore e accoglienza che riceverò durante tutto il mio soggiorno.
La tavola è imbandita a festa per una occasione speciale, il mio arrivo e Mastaot la “domestica” si è sbizzarrita nella preparazione di molto più cibo di quello che potremmo mangiare. Faccio conoscenza anche di Fortunata la figlia di Mastaot, una ragazzina di tredici anni veramente splendida. La madre e lei sono state accolte qui dopo una serie di vicissitudini che in Africa sono all’ordine del giorno e ora Fortunata studia aiutata dai padri, che hanno intenzione di farle frequentare la scuola più prestigiosa di Gibuti. La sera andiamo a Messa, celebrata nella cattedrale e mentre Francesco presiede la funzione, io insieme a Fortunata mi siedo e faccio conoscenza di suor Anna una delle suore che si occupa della missione di Ali Sabhieh, che visiteremo il giorno dopo.
La funzione è quella della domenica ed è l’incontro di tutti i cristiani di Gibuti comprese le famiglie dei militari che vivono qui, e dei congolesi che mi spiegano sono un popolo fortemente cristiano e dei religiosi che prestano qui il loro aiuto.
Il coro cambia ogni domenica e questa sera è formato dai congolesi; variopinti e splendidi e dalle belle voci cantano anche canzoni nella loro lingua. Vicino alla cattedrale c’è l’episcopio e in un angolo del piazzale adiacente c’è una piccola statua della Madonna visitata continuamente dalle tante prostitute del posto.
E’ strano ascoltare la Santa Messa in francese, i canti in lingua congolese, e sentire in lontananza il Muezzin che chiama alla preghiera! Tutto nel medesimo istante.

daniela con la famiglia imc di gibuti

daniela con la famiglia imc di gibuti

DOMENICA DI RESURREZIONE

domenica 4 aprile 2010

Alla fine della morte non vi è la morte,
ma la vita.
Alla fine del servizio non vi è il fallimento,
ma la Risurrezione.
Alla fine del cammino dei discepoli
vi è la festa della vita.

Servire, non è più vivere di sé, ma di Cristo,
è fare l’esperienza che la vita è l’assoluto,
è rinunciare a voler accaparrare tutto per sé stessi.
Quando la vita viene dal basso
si congela in innumerevoli prescrizioni,
si sviluppa in tecniche di salute
per il mio completo benessere.

Servire la vita che viene dall’alto,
è ricevere se stessi ogni mattina
come un dono di Dio,
è meravigliarsi di questa vita che germoglia
nella primavera nascente,
è impegnarsi a dare da vivere una vita
che vale la pena di essere vissuta.

DSCN6251

Se dovessi scegliere
una reliquia della tua passione,
prenderei proprio quel catino
colmo di acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
e ad ogni piede cingermi
dell’asciugatoio e curvarmi giù in basso
non alzando mai la testa
oltre il polpaccio per non distinguere
gli amici dai nemici, e lavare i piedi
del vagabondo, dell’ateo, del drogato,
del carcerato, dell’omicida,
di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai,
in silenzio, finché tutti abbiano capito
nel mio il tuo Amore.
Amen.

(Don tonino Bello)

don Tonino Bello, Pietre di Scarto

giovedì 1 aprile 2010

Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno:
Pasqua è la festa dei macigni rotolati.
E’ la festa del terremoto.
La mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.
Ognuno di noi ha il suo macigno.
Una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima che non lascia filtrare l’ossigeno,
che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce,
che impedisce la comunicazione con l’altro.
E’ il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio,
della disperazione del peccato.
Siamo tombe alienate. Ognuno con il suo sigillo di morte.
Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno,
la fine degli incubi, l’inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi
e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro,
si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto,
si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo.

Cari amici,
come vorrei che il mio augurio, invece che giungervi
con le formule consumate del vocabolario di circostanza,
vi arrivasse con una stretta di mano, con uno sguardo
profondo, con un sorriso senza parole!
Come vorrei togliervi dall’anima, quasi dall’imboccatura
di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà,
che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace!
Posso dirvi però una parola. Sillabandola con lentezza per
farvi capire di quanto amore intendo caricarla: “coraggio”!
La Risurrezione di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore,
è il paradigma dei nostri destini. La Risurrezione. Non la
distruzione. Non la catastrofe. Non l’olocausto planetario. Non
la fine. Non il precipitare nel nulla.
Coraggio, fratelli che siete avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti
che abusano di voi. Coraggio, disoccupati. Coraggio, giovani
senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad
accorciare sogni a lungo cullati. Coraggio, gente solitaria,
turba dolente e senza volto. Coraggio, fratelli che il
peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato, che
la povertà morale ha avvilito.
Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di fronte
a chi decide di “amare”, non c’è morte che tenga, non
c’è tomba che chiuda, non c’è macigno sepolcrale che
non rotoli via.

Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie
della vostra prigione. Vostro
don Tonino, vescovo

Buona Pasqua a tutti!

“il Triduo pasquale, fulcro dell’intero anno liturgico”

giovedì 1 aprile 2010

Cari Fratelli e Sorelle,

stiamo vivendo i giorni santi che ci invitano a meditare gli eventi centrali della nostra Redenzione, il nucleo essenziale della nostra fede. Domani inizia il Triduo pasquale, fulcro dell’intero anno liturgico, nel quale siamo chiamati al silenzio e alla preghiera per contemplare il mistero della Passione, Morte e Risurrezione del Signore.
Vi esorto pertanto a vivere intensamente questi giorni affinché orientino decisamente la vita di ciascuno all’adesione generosa e convinta a Cristo, morto e risorto per noi.
La Santa Messa Crismale, preludio mattutino del Giovedì Santo, vedrà domani mattina riuniti i presbiteri con il proprio Vescovo. Nel corso di una significativa celebrazione eucaristica, che ha luogo solitamente nelle Cattedrali diocesane, verranno benedetti l’olio degli infermi, dei catecumeni e il Crisma. Inoltre, il Vescovo e i Presbiteri, rinnoveranno le promesse sacerdotali pronunciate il giorno dell’Ordinazione.
Domani pomeriggio celebreremo il momento istitutivo dell’Eucaristia. L’apostolo Paolo, scrivendo ai Corinti, confermava i primi cristiani nella verità del mistero eucaristico, comunicando loro quanto egli stesso aveva appreso: «Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me» (1Cor 11,23-25). Queste parole manifestano con chiarezza l’intenzione di Cristo: sotto le specie del pane e del vino, Egli si rende presente in modo reale col suo corpo donato e col suo sangue versato quale sacrificio della Nuova Alleanza. Al tempo stesso, Egli costituisce gli Apostoli e i loro successori ministri di questo sacramento, che consegna alla sua Chiesa come prova suprema del suo amore.
Con suggestivo rito, ricorderemo, inoltre, il gesto di Gesù che lava i piedi agli Apostoli (cfr Gv 13,1-25). Tale atto diviene per l’evangelista la rappresentazione di tutta la vita di Gesù e rivela il suo amore sino alla fine, un amore infinito, capace di abilitare l’uomo alla comunione con Dio e di renderlo libero. Al termine della liturgia del Giovedì santo, la Chiesa ripone il Santissimo Sacramento in un luogo appositamente preparato, che sta a rappresentare la solitudine del Getsemani e l’angoscia mortale di Gesù.
Il Venerdì Santo faremo memoria della passione e della morte del Signore. Gesù ha voluto offrire la sua vita in sacrificio per la remissione dei peccati dell’umanità, scegliendo a tal fine la morte più crudele ed umiliante: la crocifissione. Esiste una inscindibile connessione fra l’Ultima Cena e la morte di Gesù. Nella prima Gesù dona il suo Corpo e il suo Sangue, ossia la sua esistenza terrena, se stesso, anticipando la sua morte e trasformandola in un atto di amore. Così la morte che, per sua natura, è la fine, la distruzione di ogni relazione, viene da lui resa atto di comunicazione di sé, strumento di salvezza e proclamazione della vittoria dell’amore. In tal modo, Gesù diventa la chiave per comprendere l’Ultima Cena che è anticipazione della trasformazione della morte violenta in sacrificio volontario, in atto di amore che redime e salva il mondo.
Nella notte del Sabato Santo, durante la solenne Veglia Pasquale, “madre di tutte le veglie”, tale silenzio sarà rotto dal canto dell’Alleluia, che annuncia la resurrezione di Cristo e proclama la vittoria della luce sulle tenebre, della vita sulla morte. La Chiesa gioirà nell’incontro con il suo Signore, entrando nel giorno della Pasqua che il Signore inaugura risorgendo dai morti.
Con questi sentimenti, ricambio fin d’ora i più cordiali auguri di santa Pasqua a tutti voi, estendendoli alle vostre Comunità e a tutti i vostri cari.
Benedetto XVI

La nostra vita quotidiana con i fratelli Mussulmani di Gibuti,i Padri IMC.

giovedì 1 aprile 2010

La comunità dei Padri imc di Gibuti ha iniziato l’anno scolastico salutando P.Andrè in partenza per la Costa D’Avorio e ha dato il benvenuto a P.Matthieu che con P.Giuliani hanno continuato il lavoro di approfondimento della conoscenza e del dialogo con i nostri amici Mussulmani di Gibuti.Due sono stati gli “areopaghi” in cui si sono impegnati quest’anno .
Il primo sono i giovani della città cercando di incontrarli ,conoscerli ,parlare con loro per conoscere le loro gioie e speranze,i loro valori,i loro problemi . Per fare ciò si sono impegnati nella scuola più prestigiosa diretta dalle suore Francescane “La Natività”.Il vivere con i ragazzi quattro ore al giorno si diventa amici si parla e si possono conoscere non solo le loro idee ,i loro sentimenti ,ma anche le loro famiglie e gli ambienti che frequentano. E’ un impegno sicuramente difficile ,ma efficace per lo scopo che noi Missionari della Consolata ci siamo prefissi venendo in questo paese. Attraverso l’insegnamento dell’inglese ,dell’arabo si possono veicolare tanti valori,tra cui ,l’onestà la giustizia la comunione ed il rispetto vicendevole. Ma soprattutto insegnando ,come qui la chiamano,la morale alle classi dei più adulti che la sfida si fa’ ancora più difficile ,ma tanto interessante. Un semplice fatto tra i tanti,è deceduta una suora che aveva fondato la scuola ,tanti anni fa’e che tutto il paese conosce e ama,e nello stesso giorno a scuola il Padre esorta i ragazzi nelle loro preghiere quotidiane(da tener presente che i giovani sono tutti Mussulmani ferventi) di ricordare Suor Merie Robert.Una ragazzina velata che frequenta assiduamente la scuola coranica,alza la mano e dice che è inutile pregare per lei perché è già all’inferno essendo una cristiana infedele. Nasce un bel dibattito e alla fine tutti si convincono che anche il Corano manda in paradiso i giusti,gli onesti i buoni.
Un altro campo che ci tiene impegnati nel dialogo e nella conoscenza dell’Islam , è collaborare con i nomadi Afar del nord del paese,che sono anche i più poveri ed abbandonati,nel animare i ragazzi affinché frequentino la scuola. Così con pazienza e una buona animazione alle famiglie,interessate di più a mandare i bambini a pascolare le capre,stanno nascendo ,in montagna e nel deserto due scuoline comunitarie con 40 bambini che interessatissimi a imparare fanno spesso molti Km. Per raggiungere il luogo dove un ragazzo più grande insegna loro a leggere e scrivere sperando poi che un giorno il direttore scolastico di zona si accorga di loro e invii un vero maestro.
Tutto ciò e la preghiera che condividiamo a distanza con i nostri fratelli(Mentre celebriamo loro pregano nella moschea e le loro preghiere gridate al vento con grossi altoparlanti si uniscono alle nostre e tutte salgono in quel “Cielo”che crediamo abitato da un Dio buono e misericordioso).Noi intanto testimoniamo il Cristo vivo in mezzo a noi con tanto amore fraterno e servizio generoso.

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L’Amico E’

giovedì 1 aprile 2010

E’ l’amico e’
una persona schietta come te
che non fa prediche
e non ti giudica
fra lui e te divisa
in due la stessa anima
però lui sa
l’amico sa
il gusto amaro della verità . .
ma sa nasconderla
e per difenderti
un vero amico anche bugiardo e’

L’amico e’
qualcosa che più ce n’e’ meglio e’
e’ un silenzio
che può diventare musica
da cantare in coro io con te
E’ un coro e’
un grido che più si e’ meglio e’
e’ un silenzio
che può diventare musica
e il mio amore nel tuo amore e’

E’ l’amico e’
il più deciso della compagnia
e ti convincerà a non arrenderti
anche le volte
che rincorri l’impossibile
perché lui ha
l’amico ha
il saper vivere che manca a te . .
ti spinge a correre
ti lascia vincere
perché un amico punto e basta e’

L’amico e’
qualcosa che più ce n’e’ meglio e’
e’ un silenzio
che può diventare musica
da cantare in coro io con te
E’ un coro e’
un grido che più si e’ meglio e’
Oh Oh Oh Oh Oh Oh
Oh Oh Oh Oh Oh Oh Oh
e il mio amore nel tuo amore e’

E’ l’amico e’
uno che ha molta gelosia di te
per ogni tua pazzia
ne fa una malattia
tanto che a volte ti vien voglia
di mandarlo via
però lui no
l’amico no
per niente al mondo io lo perderò . .
litigheremo si
e lo sa lui perché
eppure il mio migliore amico e’

L’amico e’
qualcosa che più ce n’e’ meglio e’
e’ un silenzio
che può diventare musica
da cantare in coro io con te
E’ un coro e’
un grido che piu’ si e’ meglio e’
Oh Oh Oh Oh Oh Oh
Oh Oh Oh Oh Oh Oh Oh
e il mio amore nel tuo amore e’
e il mio amore nel tuo amore e’

AUGURI DI UNA FELICE E SANTA PASQUA

giovedì 1 aprile 2010

Notizie dalla comunità cristiana di Gibuti
I cristiani della diocesi di Gibuti sono pochi ,ma ben impegnati a vivere la loro fede ,soprattutto nei momenti forti. La Quaresima è stata vissuta all’insegna della conversione al dialogo,alla giustizia ,alla riconciliazione.Un momento molto sentito da tutti è la tradizionale marcia penitenziale nel deserto. Con in testa il Vescovo ci si incontra per meditare la Parola ,pregare ,celebrare i sacramenti dell’eucarestia e della Penitenza. Come il Popolo di Israele tutti assieme ,uniti si va verso la terra promessa ,che per noi è il Signore Gesù Risorto. Quest’anno abbiamo scelto per questo cammino proprio uno dei tanti deserti che circondano la città di Gibuti,il Piccolo Barah.Il vento ha attenuato un po’ il caldo e durante il cammino quattro tappe ristoro con tende e acqua hanno agevolato la sofferenza del nostro andare cantando tra pietre e sabbia. Il deserto ci sembrava fosse un po’ lo specchio della nostra vita ,con i sassi da togliere l’arida sabbia da irrigare,l’aridità inospitale da convertire in accoglienza e amore per tutti. Era molto bello osservare questo avanzare comunitario,meditativo e pregante verso l’Eucarestia che avrebbe dissipato tutte le nostre paure e dato il coraggio di avanzare ,spediti verso i fratelli che ci chiedono speranza,giustizia ,pace ,fraternità. Il Popolo cristiano di Gibuti è proprio come quello che si trovava attorno a Giovanni il Battista nel deserto:Filippini ,Francesi ,Africani di tutti i paesi ,Asiatici,Italiani ,tutti assieme ,militari,preti e laici in marcia con una sola speranza nel cuore un mondo nuovo più giusto e fraterno. Un altro momento importante vissuto durante la quaresima è stato il quaresimale predicato tutti i martedì sera da P.Giuliani,sul tema del Dialogo interreligioso.
L’incontro di tutti i religiosi e le religiose della diocesi ad Arta per una mezza giornata di ritiro ha concluso la Quaresima e ci ha preparati a vivere bene la settimana Santa. Il Vescovo, durante l’adorazione,ci ha dettato la meditazione sul senso che noi missionari dobbiamo avere della comunione Ecclesiale.

“Se vogliamo sapere se siamo capaci di amare,non interroghi-amoci sui nostri sentimenti o sulle nostre iniziative,non guardiamo alle cose che siamo capaci di fare,ma piuttosto mettiamoci di fronte a questa formidabile domanda e pur tanto semplice:chi è Cristo risorto per noi?Lo abbiamo incontrato?…Chi ama riceve la vita di Cristo ed è fatto capace di trasmettere vita attorno a se…la gioia pasquale è capace di fare memoria seria della croce di Cristo;così ci fa trovare le strade per incontrarlo vivo e risorto nei fratelli e annunciare loro la SPERANZA vera.”( Card.Martini)

Auguri di gioia e felicità P.Francesco
Buona Pasqua
AUGURI DI PASQUA!!!

Cari amici,
come vorrei che il mio augurio, invece che giungervi
con le formule consumate del vocabolario di circostanza,
vi arrivasse con una stretta di mano, con uno sguardo
profondo, con un sorriso senza parole!
Come vorrei togliervi dall’anima, quasi dall’imboccatura
di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà,
che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace!
Posso dirvi però una parola. Sillabandola con lentezza per
farvi capire di quanto amore intendo caricarla: “coraggio”!
La Risurrezione di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore,
è il paradigma dei nostri destini. La Risurrezione. Non la
distruzione. Non la catastrofe. Non l’olocausto planetario. Non
la fine. Non il precipitare nel nulla.
Coraggio, fratelli che siete avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti
che abusano di voi. Coraggio, disoccupati. Coraggio, giovani
senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad
accorciare sogni a lungo cullati. Coraggio, gente solitaria,
turba dolente e senza volto. Coraggio, fratelli che il
peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato, che
la povertà morale ha avvilito.
Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di fronte
a chi decide di “amare”, non c’è morte che tenga, non
c’è tomba che chiuda, non c’è macigno sepolcrale che
non rotoli via.
Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie
della vostra prigione.