Archivio di luglio 2010

ECCOMI IN ROMAGNA

domenica 18 luglio 2010

Da oggi fino a sabato prossimo sarò a Gambettola quindi chi volesse incontrarmi sarò a disposizione.Il viaggio di ritornoè stato un po’ faticoso per via dei ritardi dell’aereo,ma alla fine sono quà.Buone vacanze a tutti.

Dialogare con l’islam, per sopravvivere in Medio Oriente

martedì 13 luglio 2010

ROMA, lunedì, 12 luglio 2010 (ZENIT.org).- L’impatto dell’estremismo sui cristiani del Medio Oriente è stato esposto chiaramente in un discorso pronunciato il 27 giugno all’Oratorio di Birmingham (Gran Bretagna) da padre Samir Khalil Samir, uno dei maggiori esperti vaticani sull’islam.
Il sacerdote ha chiesto un’azione decisa per salvaguardare la presenza della Chiesa in una regione in cui la sua sopravvivenza è minacciata, e ha catalogato i Paesi mediorientali in base a una scala di oppressione anticristiana, con l’Arabia Saudita che detiene il triste primato.
Padre Samir Khalil Samir, gesuita nato in Egitto e che vive in Libano, sta coordinando i preparativi per il Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente, che si svolgerà in Vaticano dal 10 al 24 ottobre 2010 sul tema “La Chiesa cattolica nel Medio Oriente: Comunione e testimonianza. ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola’ (Atti, 4, 32)”.
Nell’incontro all’Oratorio di Birmingham, organizzato dall’associazione caritativa internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), ha lamentato che “i cristiani in Arabia Saudita non possono nemmeno riunirsi nelle proprie case per pregare”.
“E’ la situazione peggiore, in cui i diritti umani sono praticamente sconosciuti”, ha denunciato.
Riconoscendo che in molte zone del Medio Oriente i cristiani sono ormai una sparuta minoranza, ha sottolineato che “per molti l’unica soluzione è l’emigrazione”. “Annunciare Cristo a tutti è proibito. Non c’è uguaglianza”.
In questo contesto, ha segnalato l’importanza di dialogare con l’islam.
“La domanda è: ‘Chi può dialogarci?’. Anche se la situazione è dura per gli arabi cristiani, infatti, sono proprio loro che dialogano con i musulmani e che possono apportare un cambiamento”.
“Siamo coinvolti nel dialogo ogni giorno – ha riconosciuto -. Lavoriamo insieme, andiamo a scuola insieme”.
Il sacerdote, che ha fondato 20 scuole ed è autore di almeno 40 libri, ha ricordato la necessità di progetti congiunti con i musulmani, volti ad abbattere ignoranza e sfiducia e a promuovere l’istruzione.
A suo avviso, l’islam “è in crisi” nel contesto di crescente insicurezza tra i musulmani sul rapporto tra fede e modernità, e le discussioni teologiche sono estremamente difficili per i diversi punti di vista su Gesù Cristo e sulla Bibbia, così come sul Profeta Maometto e sul Corano.
“Abbiamo bisogno del vostro aiuto spirituale, della vostra preghiera per sostenere la gente in una regione in cui c’è oppressione – ha concluso -. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per progetti che promuovano istruzione e pace”.
Durante l’incontro, il direttore nazionale di ACS nel Regno Unito, Neville Kyrke-Smith, ha parlato del suo recente viaggio in Ucraina, dove l’associazione sta dando un aiuto prezioso per permettere alla Chiesa di riprendersi dalle difficoltà che ha vissuto sotto il comunismo, sostenendo catechisti, seminaristi, religiose, monaci e sacerdoti.
Kyrke-Smith ha citato l’ucraino padre Orest Demko, vicerettore di seminario, che ha detto: “Dobbiamo essere le mani di Cristo in questo mondo. Voi di ACS siete stati le mani di Cristo per noi”.

UNA PASSEGGIATA NELLA ”FORESTA ”DI DAI

venerdì 9 luglio 2010

Al nord del paese di Gibuti . a 1700 m.di altitudine al confine con l’Etiopia c’è un parco chiamato ”Foresta di Dai”.Ieri con la direttrice della scuola e il deputato governativo,nostro amico ,nativo di quella zona,decidiamo di prenderci un giorno di riposo e fare una passeggiata in questa foresta.Ci alziamo all’alba e dopo due ore di viaggio sulla solita strada che faccio per andare al nord ,lasciamo la strada asfaltata e iniziamo a percorrere una strada che .chiamarla tale le vere strade si offendono,tutta sassi ,buche.21Km. normalmente sono pochi ma in montagna e su questo sentiero scoseso ci sono volute ben due ore per arrivare ai 1700 m di altitudine ,per fortuna che la nostra Toiota è forte.”Ed ecco arrivati” ci dice il Parlamentare Ali,”questo è il mio territorio e questa è la mia gente ,che mi ha votato e mi vuole bene.Io chiedo se la foresta è ancora lontana e lui come risposta mi dice che siamo al centro.Pochi alberi secchi e spennacchiate,che tristezza.(Vedi foto)in conpenso anche sul mezzogiorno non fa troppo caldo.Grande festa per il nostro arrivo,da parte dei cittadini della zona,pranzo nel Camping turistico e passeggiata con mucche e capre attraverso i cespugli che un vecchio del posto ci dice  un tempo erono grandi alberi e facevano tanta ombra che non si poteva vedere il cielo.Passiamo in rassegna la numerosa famiglia di Ali e incominciamo a salutare tutti perchè ,anche se il freschino di queste montagne ci piace,la strada del ritorno è lunga e si spera sempre di arrivare prima del buio.Passseggiata divertente o viaggio stancante …comunque sicuramente una giornata diversa con cari amici.

PREGHIAMO

mercoledì 7 luglio 2010


BENEDETTO SII TU, SIGNORE

Dovrai sentire ancora la mia voce,
Signore,
sin dal mattino presto
dirigerò a te le orazioni
e guarderò in alto.

Benedetto sii tu,
Signore mio,
che facesti il firmamento del cielo,
e un cielo di cieli,
e potenze altissime,
e angeli, arcangeli,
cherubini, serafini,
e oceani sopra i cieli,
e foschie
ed evaporazioni sulla terra,
per gli acquazzoni, le rugiade,
la grandine, la neve come lana,
la brina come cenere,
il ghiaccio a cubetti,
le nubi per confini della terra,
e lampi, tuoni, venti gagliardi
che tiri fuori dalle tue riserve,
e le tempeste;
e tutte le acque sulla terra,
per bere e per bagnarci.

CONFESSERÒ I MIEI PECCATI

Confesserò i miei peccati
e le colpe dei miei padri,
poiché ti ho oltrepassato
e trascurato, Signore,
camminando tortuosamente davanti a te.

Non rappresentarti, Signore, i miei misfatti,
e la mia vita non scrutarla
alla luce del tuo volto,
perdona invece l’iniquità del tuo servo,
a misura della tua infinita misericordia;
poiché sei stato generoso con me
sin da bambino,
e sempre fino a oggi.
Ho peccato, cosa farò vicino a te,
custode di ogni vita umana?
Perché mi poni a bersaglio della tua ira,
sì che io diventi peso a me stesso?
Perdona invece la mia trasgressione
e scaccia la mia malizia.

PIETÀ DI ME, FIGLIO DI DAVIDE

Trattienimi dal franare nell’abisso,
perché un riscatto per me tu l ‘hai trovato.
Pietà di me, Figlio di Davide,
Signore, aiutami.
Sì, Signore,
perfino i cagnolini mangiano le briciole
che cadono dalla mensa del padrone.
Pazienza con me, Signore,
ancora non ho di che ripagarti,
lo confesso;
ma perdonami l’intero debito,
te ne supplico.

Per quanto tempo vorrai dimenticarmi,
Signore? Per sempre?
Per quanto tempo vorrai nascondermi
il tuo volto?
Per quanto ancora dovrò consigliarmi
con la mia anima
e affliggermi interiormente giorno e notte?
Per quanto i miei nemici
festeggeranno a mie spese?
Pensaci e ascoltami, Signore Dio,
tieni i miei occhi aperti,
ché io non m’appesantisca
nel sonno della morte,
per timore che il mio nemico dica:
Ho vinto io contro di lui,
poiché se crollo, quelli che mi emarginano
se ne rallegreranno;
la mia fiducia è però
nella tua misericordia.

ALLONTANA DA ME IL MALE

Allontana da me
1. ogni iniquità, superstizione spiritica e ipocrisia,
2. il culto di idoli, di personalità,
3. i giuramenti affrettati e le bestemmie,
4. negligenza e incuria in chiesa,
5. alterigia e avventatezza,
6. conflitti e rancori,
7. licenziosità e corruzione,
8. indolenza e frode,
9. menzogna e parolacce,
10. ogni comunicazione maligna,
ogni pensiero osceno,
ogni desiderio meschino,
ogni pensiero scadente.

CONCEDIMI, O DIO

Concedimi
1. di essere religioso e devoto,
2. di adorarti e servirti,
3. di benedire e attestare la verità,
4. di confessare con proprietà di linguaggio la fede,
5. affetto e obbedienza,
6. pazienza e calma,
7. sobrietà e purezza,
8. contentezza e bontà,
9. verità e incorruttibilità,
10. pensieri buoni,
perseveranza fino alla fine.

E chi è il mio prossimo?

mercoledì 7 luglio 2010

Dt 30,10-14
Col 1,15-20
Lc 10,25-37

Il Vangelo di oggi è molto importante perché ci indica come dobbiamo concepire la carità, come dobbiamo amare il prossimo (Albert Vanhoye).
Un dottore della Legge volendo mettere alla prova Gesù gli chiese: “maestro che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù risponde invitando lui stesso a cercare la risposta nella Legge. E il dottore della Legge riesce a dare una risposta che corrisponde all’insegnamento di Gesù: cita quanto dice il Deuteronomio (6,5) “amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente…” e cita quanto dice il Levitico (19,18) “amerai il prossimo tuo come te stesso”. Gesù elogia la risposta del dottore della Legge e gli dice “fa questo e vivrai”. Il comando dell’amore è la via sicura verso la vita.
Ma il dottore della Legge, riferendosi ad uno dei problemi più discussi, chiede ancora a Gesù “e chi è il mio prossimo?”.
Vuole sapere come va interpretato il comandamento dell’amore per il prossimo, chiede a Gesù di precisare i limiti di tale amore. In quei tempi un buon giudeo sapeva che il suo prossimo era l’uomo della stessa religione e dello stesso sangue, ossia i connazionali o al massimo anche i proseliti. Invece con i vicini samaritani c’era un odio secolare.
Gesù risponde portando un caso concreto, narra la parabola del buon samaritano.

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei ladroni che lo depredarono, lo percossero abbandonandolo mezzo morto sulla strada. La strada che da Gerusalemme scende all’oasi di Gerico passando tra gole e dirupi deserti era pericolosa. Corre dalle montagne della Giudea al punto della massima depressione terrestre, a duecentocinquanta metri sotto il livello del mare, superando un dislivello di oltre mille metri su un percorso di una trentina di chilometri.
Nell’oasi di Gerico abitavano tanti Sacerdoti e Leviti che si portavano a Gerusalemme per il loro turno di servizio nel Tempio. I primi ad imbattersi in quel malcapitato furono proprio un Sacerdote ed un Levita che non si fermarono ad aiutarlo. Avevano ambedue un cuore arido. Forse hanno tenuto questo atteggiamento perché temevano toccando quello sfortunato che giaceva sulla strada mezzo morto di incorrere in qualche impurità legale che li avrebbe resi inabili alle funzioni sacre. Invece Gesù un giorno dirà: “voglio la misericordia e non il sacrificio” (Mt 12,7). Lui che guariva i malati anche in giorno di sabato per dimostrare che l’amore è superiore a qualsiasi legge. La punta della parabola sta nell’intervento di un samaritano che si commuove profondamente. Il samaritano, proprio perché forestiero e non ben visto in Giudea, aveva tutto l’interesse a non immischiarsi in questo fatto, invece sarà proprio lui a chinarsi sul ferito divenendo così il modello da imitare nella scoperta del prossimo.
Gesù indugia a descrivere minuziosamente la premura del samaritano per sottolineare tutta la prontezza del suo intervento, la delicatezza delle sue attenzioni, la generosità del suo cuore.

“E chi è il mio prossimo?”. Gesù con la parabola del buon samaritano scopre un orizzonte senza fine. Fa’ vedere aspetti e dimensioni insospettati del problema, attua insomma il passaggio dalla Legge al Vangelo.
“Chi è il mio prossimo?”, la risposta è: non c’è nessun limite. La parola ‘prossimo’ indica l’uomo per se stesso, così com’è, non per qualcosa di aggiunto alla sua realtà. L’uomo in terra è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stesso (Gaudium et Spes).
Più che chiedersi “chi è il mio prossimo”, bisogna chiedersi: a chi posso farmi prossimo. Anche Gesù disse: “chi dei tre ti sembra che sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”.
L’importante è dimostrarsi prossimo verso il nostro prossimo, altrimenti egli ci rimarrà sempre molto lontano anche se di fatto si trova ad un passo da noi. Gesù ha questo pressante invito perché noi diventiamo buon samaritano del nostro prossimo: “va’ e fa’ anche tu lo stesso”.
L’insegnamento di Gesù è quello di un amore universale, senza limiti; perciò dobbiamo abbattere tutte le barriere, i pregiudizi, e diventare il prossimo di tutti.
Perciò Gesù chiede anche a noi di avere un cuore aperto a tutti. Egli, che è presente dappertutto come Figlio di Dio e che ha salvato tutti, ci chiede di aiutarlo a far giungere la sua grazia a tutti gli uomini, con grande generosità, restando uniti a Lui e spinti dalla sua carità (Albert Vanhoye).

Il samaritano sembra essere un personaggio al di fuori della realtà, così come sembra essere al di fuori della realtà il padre della parabola del figliol prodigo: una carità e una bontà così grandi fra gli uomini non si trovano.
Gesù parlando del samaritano, pensava alla sua propria storia, così come nella parabola del figliol prodigo.
“Va’ e anche tu fa’ lo stesso” questa proposta riassume una storia e una esperienza di amore infinito, tutt’ora in atto: la storia di Cristo che per tutti noi si è fatto buon samaritano (Settimio Cipriani).
La parabola più che parabola è l’autoritratto di Gesù.
Nella tradizione patristica fin dal secondo secolo era assai diffusa l’interpretazione secondo la quale il buon samaritano rappresenta Cristo venuto a soccorrere l’uomo aggredito e portato da satana a un passo dalla morte. “Perché l’uomo non avesse a perire, e perché tutto ciò che era per crollare in Adamo fosse più felicemente innalzato in Gesù” (Pio IX).
Egli è il buon samaritano che è sempre pronto a curvarsi sulle nostre ferite con gesti di grande tenerezza e di dolcissima pietà (Luigi Pozzoli).
L’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio è un riflesso del mistero divino e ambedue sono ineffabili. Dio ha desiderato farsi uomo perché voleva che l’umanità fosse il luogo prediletto della sua presenza.
Vuol continuare ad essere buon samaritano per mezzo nostro: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).
Lo sapeva san Martino che aveva dato metà del suo mantello al povero Ambiano e di notte sognò Gesù che gli diceva: “Martino ancora catecumeno mi ha rivestito del suo mantello”.
Lo sapeva sant’Alfonso Rodriguez, portinaio in una casa di gesuiti nell’isola di Maiorca. Un giorno bussò alla sua porta Gesù stesso: “Alfonso tu mi tratti sempre bene quando arrivo alla tua porta, anch’io ti tratterò bene quando arriverai alla porta del paradiso”.
Lo sapeva Madre Teresa di Calcutta. A lei un povero che ella aveva lavato, gli aveva ridato per così dire la sua fisionomia umana, disse “ma perché fai questo?” ed essa rispose in modo semplice “per amor di Dio”. E quel povero colpito da ciò disse: “allora Dio c’è”.
Ecco, l’amore vicendevole è annuncio grande dell’amore di Dio